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i legni la hit parade pIII

di Enzzosab [user #16838] - pubblicato il 23 settembre 2009 ore 18:48
i legni ma quali sono i legni che donano alla chitarra acustica le doti di volume e di proiezione sonora?

i legni

ma quali sono i legni che donano alla chitarra acustica le doti di volume e

di proiezione sonora? il piano armonico delle chitarre è generalmente

ricavato da una tavoletta, aperta a libro (book-matched, per avere una

maturazione simmetrica), di abete, di cedro o altro. posto in vibrazione

dalle corde, attraverso la placca del ponte, esso si fa carico di fornire

gran parte della risposta sonora la quale varia a seconda della sua qualità,

del suo spessore e delle caratteristiche della catenatura sottostante

(configurazione, lavorazione delle catene, legni utilizzati). la catenatura,

costituita da catene generalmente in abete, svolge due funzioni

fondamentali: di rinforzo del piano armonico e di "accordatura" dello

stesso, equalizzando, a seconda dei gusti del costruttore (generalmente si

tratta di equilibrare), la risposta in frequenza. la risposta globale dello

strumento è, però, determinata non solo dalle prestazioni della tavola

armonica (un buon 70% almeno) ma anche dalla forma e dalle dimensioni del

corpo, dal tipo di legni utilizzati per quest'ultimo e dalle dimensioni

della buca. una breve annotazione. i legni, di certo, concorrono molto a

creare il suono di una chitarra acustica ma questo loro importante

contributo non va esagerato. sono molti gli aneddoti su liutai che hanno

costruito, per scherzo o per motivi più scientifici, corpi in cartapesta, o

in altri materiali non nobili, con il preciso fine di dimostrare che i legni

non sono tutto e che una buona progettazione determina il suono finale più

di quanto si possa immaginare. chiudiamo questa annotazione sottolineando

che con essa non abbiamo voluto sminuire l'apporto dei legni quanto dare la

giusta importanza all'aspetto progettuale. se la chitarra acustica è giunta

attualmente a un soddisfacente stadio di sviluppo e a garantire prestazioni

dignitosissime a basso costo, lo si deve di certo all'instancabile ricerca

dei liutai e dei tecnici, sempre in corsa per "incatenare" definitivamente

"il bel suono". ma torniamo ai legni. il palissandro brasiliano è, tra

quelli lavorabili, un legno che offre non solo ottima densità e durezza ma

anche una grande capacità di riflettere molto bene verso l'esterno le onde

sonore generate dal movimento verso l'interno del piano armonico. le stesse

ottime prestazioni le offrono il palissandro indiano e altri legni duri ma

per molti in una sfida che mettesse in campo le sole doti di proiezione e

volume quello brasiliano risulterebbe insuperabile. risultati più che buoni

si stanno ottenendo, da qualche parte negli stati uniti, utilizzando allo

stesso scopo lo "striped ebony" (vedi a fine articolo), un ebano striato

proveniente dalla nuova guinea. ma per costruire i fianchi e il dorso delle

chitarre acustiche non c'è solo il palissandro. da più parti e in più

modelli (la gibson j200, per fare un esempio, ma anche in molte

semiacustiche e arch top) viene usato anche l'acero. si tratta di un legno

dalle ottime capacità di proiezione ma risultante carente nella risposta

alle basse frequenze e generante un timbro a volte troppo secco. a queste

defaillance naturali e nel caso la risposta di un modello-prototipo

risultasse troppo spostata verso gli acuti, si rimedia lavorando sulle

dimensioni del corpo, sulla catenatura e sulle dimensioni della buca.

cogliamo qui l'occasione per dire che stringere o allargare il diametro

della buca significa rispettivamente aumentare o diminuire la risposta ai

bassi. sì, avete capito bene! una buca più stretta regala maggiori bassi.

non bisogna, ovviamente, esagerare in entrambe le direzioni, nel senso di

restringerla o allargarla a dismisura. il risultato sarebbe uno squilibrio

generale del suono. per le caratteristiche degli altri legni utilizzati per

costruire il fondo e le fasce, vi rimando all'apposita sezione. a

proposito di fondo e fasce, legni per costruirli e riflessione del suono da

parte del fondo, vorrei citare il caso delle chitarre ovation e della loro

"bacinella" in materiale sintetico. se da un lato le doti di riflessione del

fondo paiono garantite dalla rigidità e compattezza del materiale e la

gittata del suono dalla concavità del bowl che lo fa convergere alla buca,

dall'altro, c'è da riportare una teoria che ci dice che il fondo non serve

solo a riflettere verso la buca le onde generate internamente ma che è buona

cosa che esso stesso vibri. una semplice esperienza che potete fare anche

voi, mette in evidenza che allontanando il fondo della chitarra dal corpo

del suonatore, il suono può essere migliore, o comunque, diverso. parte

delle chitarre costruite dell'ottimo liutaio spagnolo contreras sono a

doppio fondo e ciò per permettere al "fondo interno" di vibrare liberamente

e di concorrere più decisamente al suono. non vogliamo addentrarci qui nei

problemi di questo tipo di costruzione ma  preme sottolineare che la

liuteria è un'arte e come tale in parte non canonizzata. fin qui i legni

utilizzati per il fondo sono stati legni compatti, duri, tali da costituire

una barriera riflettente alle vibrazioni interne della cassa armonica. non

stupitevi, però, se qualcosa cambierà in futuro o, se durante qualche test,

metteremo in luce insospettate capacità vibratorie dell'ebano striato o

scopriremo che un fondo laminato ha uno dei fogli in abete per concorrere

alla risposta tonale dello strumento.

 


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