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brunoritchie
utente #11773 - registrato il 07/01/2007
Città: Taranto
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Attività

Mente arida
di brunoritchie | 12 settembre 2007 ore 16:36
Non mi viene niente di intelligente da scrivere.L'ultima mia brutta esperienza mi ha completamente prosciugato la mente.Ho molta paura di scrivere qualcosa di sbagliato, persino sul mio diario, dove invece potrei liberamente darmi dell'imbecille senza rischiare di venire frainteso e senza mancare involontariamente di rispetto ad un mio interlocutore ...Ma si può?
Concerto ABandOn del 31/8/2007 a Torre Ovo (TA)
di brunoritchie | 10 settembre 2007 ore 17:56
Ecco le foto del Concerto del 31/8/2007 degli ABandOn a Torre Ovo - Marina di Torricella (TA):http://brunoritchie.spaces.live.com/Come è mia consuetudine, dopo ogni nostro concerto mi diverto a scrivere una piccola cronistoria della serata. Dopo aver ripreso un po' di serenità a seguito di qualche disavventura, mi voglio rilassare nel raccontarmi/Vi quello che è successo due venerdi fa.Come si sa, ogni esibizione dal vivo di un Gruppo ha una storia a sé stante: purtroppo, deve sempre capitare qualche imprevisto o qualche inconveniente. il 31 agosto abbiamo avuto poca fortuna ... sia per il ritardo con cui siamo stati costretti a cominciare, sia per i due black-out elettrici che ci hanno stoppati prima della fine del Concerto.Per quel che mi riguarda è stato un deja vù, visto che mi mi sono trovato in situazioni analoghe, suonando con altre bands, in almeno una mezza dozzina di occasioni. Ho imparato che è inutile arrabbiarsi e avvilirsi: Sono cose che capitano e bisogna prenderle così come vengono, possibilmente con il sorriso sulle labbra! A Torre Ovo, secondo me, abbiamo suonato abbastanza bene, sicuramente con molto impegno e con tantissima energia.Personalmente mi sono molto divertito, alla faccia degli inconvenienti che abbiamo subito:1) Doppio scherzetto dell'Enel (può capitare se non ci si può permettere di pagare un Service dotato di generatore di corrente - l'evento era auto-prodotto da noi ABandOn)! 2) Manie di protagonismo di chi ci ha preceduto, che ha iniziato con forte ritardo e si è dilungato ingiustificatamente oltre l'orario concordato... in pratica il palco ci è stato reso libero alle 22,20 ... non so se mi sono spiegato! Vabbè! Pazienza! Quello che mi sembra importante è aver avuto il coraggio di portare la musica dei Deep Purple in una piazza frequentata soprattutto da persone anziane e da giovani coppie con bimbi in tenera età. All'inizio del nostro concerto sono saliti sulla passerella antistante il palco una decina di bimbetti scatenati, tutti sui 4/5 anni, che si sono messi a ballare freneticamente sulle note di Bloodsucker e di Woman From Tokyo. Erano un autentico spasso! Ho anche notato diversi vecchietti seduti in prima fila che battevano ritmicamente il tempo con i piedi e applaudivano con calore alla fine di ogni brano! Mia moglie ha sentito, al primo black-out, una persona anziana dire: "Porca miseria, proprio stasera doveva mancare la luce? Le altre volte c'erano tutte quelle cavolate di commedie o di balli di gruppo e non è mai mancata!" Dopo una mezz'ora di concerto c'è stato un piccolo ricambio generazionale. I vecchietti e i bimbi sono andati a nanna (erano le 11,45); la piazza si è riempita di giovani, di curiosi e di nostalgici cinquantenni, questi ultimi probabilmente innamorati della musica dei Deep Purple per motivi generazionali. Al secondo black-out, proprio nel bel mezzo di Smoke on the water che stavamo appunto ripetendo dopo il primo stop forzato, tutti i presenti hanno tutti fatto un grosso tifo per noi, battendo ritmicamente le mani per invitarci a riprendere la nostra esibizione.Poichè temevamo altre interruzioni e visto che erano già le 00.15, abbiamo preferito smettere di suonare, anche per non disturbare oltre il riposo gli abitanti delle case più vicine al palco. Abbiamo suonato per circa settanta minuti ed abbiamo eseguito una decina di brani. Mi sembra dunque che a Torre Ovo siamo riusciti a compiere un autentico miracolo, sul quale io non avrei scommesso un Euro bucato prima del Concerto: siamo riusciti a far divertire grandi e piccini! Mi pare opportuno segnalare inoltre che la nostra iniziativa ha anche dato modo ai volontari della Associazione "Aiutiamo Ippocrate Angela Maria Miola Onlus" di Taranto di dare una buona visibilità alle proprie nobilissime attività di assistenza ai malati di cancro. Ultima nota: nel corso della serata, l'Associazione in discorso ha offerto in omaggio, a tutti i presenti, un CD di musica leggera registrato da un paio di propri giovani iscritti che si sono esibiti durante la sfilata di moda che ha preceduto il nostro concerto. Ciao a tutti e alla prossima. BrunoRitchie - Abandon Deep Purple Cover Band - Taranto
Non so dove nascondere la faccia
di brunoritchie | 07 settembre 2007 ore 14:15
Ho commesso una imperdonabile ingenuità, una stupidissima leggerezza e, per colpa mia è successo un autentico putiferio. Ora non so dove nascondere la faccia. Anche se ho chiesto scusa (per iscritto) a chi ho involontariamente ferito, mi sento tremendamente responsabile e la coscienza si ribella. Mi vergogno tantissimo: potessi riavvolgere la mia vita come la pellicola di un film ... non so cosa darei pur di non aver commesso una simile sciocchezza! Fino ad oggi avevo fatto delle brutte figure, ma mai grosse come questa! E' bruttissimo vivere in questo stato d'animo: sono addolorato, depresso e non mi va di fare più nulla. Sono più che mai convinto che me ne debba rimanere in silenzio per meditare.
La Stampa, 7 agosto 2007
di brunoritchie | 04 settembre 2007 ore 13:42
Articolo di Marinella Venegoni tratto da La Stampa del 7/8/2007:IL CASO Sfruttare il mito e fare uno show Ma non tutti gli eredi approvano gli omaggiSe al cimitero di Père Lachaise hanno dovuto metter transenne per arginare le file dei giovani che vanno a trovare in ogni momento dell’anno Jim Morrison dei Doors; se in America il Sundance Festival ha appena ricordato con un film di Julian Temple (Joe Strummer: the future is unwritten) la figura dell’ex leader dei Clash, Strummer appunto, gentiluomo che aveva sposato il punk e il sottoproletariato; se Elvis Presley e Buddy Holly sono anche eroi di film di gran successo; qui da noi, in Italia, la memoria dei nostri divi della musica popolare si preferisce invece celebrarla cantando. Il costume dell’anniversario che si fa spettacolo (e business) si è allargato al punto che in ogni angolo d’Italia fioriscono kermesse che raccontano quanto radicata sia la passione per questa musica e per i più significativi eroi del suo passato.Qualche giorno fa ha debuttato il primo «Bruno Lauzi Memorial», sulle alture di Crocefieschi dove ha villa Patrizia Mauceri, vecchia amica dello scomparso cantautore, che proprio lì tenne il suo ultimo concerto il 21 luglio 2006. Serata calda e affettuosa, con Maurizio figlio di Bruno, Enzo Jannacci e suo figlio Paolo, i vecchi leoni genovesi Giorgio Calabrese e Gianfranco Reverberi. Però poi si è anche deciso che dal prossimo anno il memorial sarà rafforzato con un premio al miglior testo scritto per una canzone.Sul territorio della più nobile canzone d’autore, la Liguria è quella che conta la più vasta collezione di croci alla memoria e dunque di premi: a Santa Margherita si è tenuto a metà luglio, nel ricordo di Umberto, il Premio Bindi, che ospita giovani cantautori, presenze illustri, e dibattiti. Nella Riviera i memorial son cominciati già nel 1974, quando nacque su un’idea di Amilcare Rambaldi (mai abbastanza rimpianto, pure lui) il Premio Tenco, per onorare il cantautore che si uccise in quel tragico Festival nel 1967. In tanti anni, la kermesse ha saputo resistere, pur con qualche incerta apprensione, ai tempi duri che attraversa la musica, e Tenco è diventato un paradigma, un lontano modello culturale, piuttosto che il ricordo palpitante d’un giovane cantante poeta. Ora Tenco s’è guadagnato un secondo appuntamento, più raccolto, più autenticamente di omaggio, ogni anno a fine luglio, a Ricaldone dov’è sepolto. Un memorial si fa comprensibilmente più intenso quando a sostenerlo c’è la presenza forte e commossa della famiglia. Sia per Fabrizio De André sia per Giorgio Gaber, sono nate Fondazioni che, in loro nome, promuovono attività culturali: se il ricordo dell’autore di «Marinella» (grazie anche all’impegno trascinante di Dori Ghezzi) si sparge attraverso mille eventi e concorsi annuali dal Trentino alla Sardegna, il Festival Gaber (grazie anche alla tenacia contagiosa della figlia Dalia) richiama a Viareggio ad ogni fine luglio fior di professionisti, con intenti più decisamente celebrativi. Sono episodi, però, e non sempre le cose vanno lisce: la vedova di Lucio Battisti, Grazia Letizia Veronesi, ha chiesto di cancellare il Festival in memoria del marito, Emozioni, che si tiene ogni settembre a Molteno, in provincia di Lecco, definendolo «mercantile e di bassa qualità» (in realtà il Festival si ripeterà anche questa volta, l’8 e 9 settembre); nemmeno Anna Gaetano pare fin qui molto soddisfatta delle celebrazioni di suo fratello Rino (ricordato pure con musica e film), tanto che ha appena messo su una band con il proprio figlio che rifaccia il repertorio del mitico Rino. A Crotone, poi, un Premio Mia Martini vanta ogni anno audizioni tipo Festival di Sanremo.======================================= Vorrei esprimere qualche pensiero sul rigido clima di tutela della privacy nel quale si è rinchiuso il grande Lucio Battisti negli ultimi anni di vita. Non è un mistero che l'illustre scomparso sia sempre stato molto schivo, riservato e poco incline a mostrarsi in pubblico. Talvolta reagiva in maniera decisamente infastidita se, per puro caso, veniva riconosciuto per strada dai propri fans. Quello che mi sembra strano è che tale ostilità si sia automaticamente trasmessa ai suoi familiari che, a quanto ho sentito dire, non gradiscono addirittura che i fans si rechino al cimitero per rendere omaggio alla tomba dell'illustre del Caro Estinto. Con tutto il rispetto, mi permetto di dire: non capisco!
Oggi sono rientrato dalle vacanze
di brunoritchie | 02 settembre 2007 ore 18:04
Oggi sono rientrato dalle vacanze. Quattro settimane di ferie sparate, una dietro l'altra, per staccare bene la spina ... L'ultima è stata un po' faticosa per due andate forzate e due ritorni per/da San Giovanni Rotondo. Per fortuna tutto OK.
Fausto Cigliano, una vita dedicata alla chitarra
di brunoritchie | 07 agosto 2007 ore 10:00
brunoritchie scrive: Avevo circa sei o sette anni. La TV era arrivata da pochi anni nelle case di tutti gli italiani. Io, come tutti gli altri bimbi della mia età, adoravo Carosello, Intervallo, La TV dei Ragazzi, Non è mai troppo tardi, Giocagiò, Braccobaldo Show e Zorro...
Fausto Cigliano
di brunoritchie | 03 agosto 2007 ore 15:52
Avevo circa sei o sette anni. La TV era arrivata da pochi anni nelle case di tutti gli italiani. Io, come tutti gli altri bimbi della mia età, adoravo Carosello, Intervallo, La TV dei Ragazzi, Non è mai troppo tardi, Giocagiò, Braccobaldo Show e Zorro. Ero ancora molto piccolo ma già mi affascinava la chitarra (che iniziai a strimpellare intorno ai dieci anni). I programmi che infatti mi ipnotizzavano e mi tenevano incollato al video, erano appunto certi fuori-programma pre-serali (peccato che non li trasmettano più), in cui si esibivano "senza rete" artisti famosi, primo tra tutti Irio De Paula ed il suo trio. Di questo grande scriverò un'altra volta. Ricordo anche, con nostalgia ed affetto, certi "special", sempre trasmessi nel tardo pomeriggio, in cui si aveva la possibilità di veder suonare e cantare artisti di grande valore. Un paio di queste rassegne furono dedicate, non mi ricordo come e quando, rispettivamente al compianto Roberto Murolo ed a Fausto Cigliano, due illustri interpreti di musica napoletana. Fausto Cigliano è napoletano doc. Era ancora studende in ragioneria (da qui il suo soprannome "Il Ragioniere della Chitarra") quando, negli anni cinquanta, si propone al grande pubblico televisivo, partecipando con successo al Festival della Canzone Napoletana. Ne vince anche l'edizione del 1959 con la canzone “Sarrà chi sa”. Ma la sua passione per la musica era di parecchi anni antecedente. Fausto apparteneva a una numerosa famiglia che non poteva permettersi il lusso di comprargliela. La prima chitarra gliela regalò, infatti, un suo compagno di scuola. Imparò a suonarla da auto-didatta. Dopo la partecipazione a svariate edizioni del festival di Sanremo, nel 1961 e nel 1964 con la canzone “E se domani”, Cigliano, ormai in età matura, si ritira dalle scene e riprende gli studi di chitarra classica sotto la guida del Maestro Mario Gangi. Nel 1976 si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. Lo studio approfondito delle varie discipline musicali rianima il suo interesse nei confronti delle sue origini e delle sue tradizioni musicali. La sua città natale gli offre infatti un panorama sconfinato di ricerca e di sperimentazione. In conseguenza di queste particolari attività, partecipa ad alcuni eventi musicali, debitamente registrati ed incisi, realizzati in coppia con il Maestro Mario Gangi: si tratta di una lunga serie di concerti, tenuti in Italia e nel mondo, primo tra tutti "Napoli Concerto", che copre l’intera evoluzione del “fenomeno” canzone napoletana. Negli anni ‘50 ha partecipato come attore in diversi film leggeri italiani: Classe di ferro (Turi Vasile), Guardia, ladro e cameriera (Steno) Ragazzi della marina (De Robertis) Cerasella. È autore delle seguenti canzoni: Ossessione ‘70, Napule mia, Nella mia città, Ventata nova, Scena muta, E t’aggia perdere, Pucundria ed altre. Ha anche composto la colonna sonora dello sceneggiato "Camilla". Nell’Antologia della canzone napoletana (De Agostini) è uscita la ristampa (Cd e cassette) di Tempo d’ammore, poesia e canzoni con A. Mille, e una monografia comprendente brani registrati in varie epoche. Ha partecipato, eseguendo musiche proprie per chitarra sola, al film "Identificazione di una donna" del compianto grande regista Michelangelo Antonioni, scomparso proprio in questi giorni. Nel 1999 è stato pubblicato il Cd "Teatro nella canzone napoletana", edito dalla Polosud, contenente tredici canzoni di indimenticabili artisti teatrali: Totò, Pupella Maggio, Eduardo e Peppino De Filippo, Angela Pagani, Raffaele Viviani, Nino Taranto e tante altre. Questi brani sono interpretati e suonati dallo stesso Cigliano, accompagnato alla chitarra dal Maestro Mario Gangi. Nel 2002 è stato pubblicato dalla Polosud "...e adesso slow!", bel quale Fausto traduce in napoletano e reinterpreta, a modo suo modo, alcuni classici americani degli anni '40 e '50 del grande Nat King Cole. Nel marzo del 2004, viene pubblicato ‘L’oro di Napoli’, una raccolta di classici napoletani che contiene alcuni omaggi ad autori contemporanei, tara i quali: S.Bruni (“Carmela”) e C. Mattone (“’A città ‘e Pulecenella”). Il disco è interamente interpretato e cantato da Fausto Cigliano, con l'aggiunta di qualche arrangiamento di archi, a cura di Rino Alfieri, oltre che dalla voce di "background" di Gabriella Pascale. Molti dei brani presenti ne "L'Oro di Napoli" sono stati registrati in occasione della trasmissione di RAI 2 "In Famiglia", nella quale Fausto cigliano proponeva le grandi melodie della tradizione partenopea. Ecco i brani inseriti in questo CD: Carmela, Core ‘ngrato, Canzone appassiunata, Passione, Vierno, Tu ca nun chiagne, Uocchie nire, A città ‘e Pullecenella, Te voglio bene assaie, Duorme, Che t’aggia dì, Tu sì ‘na cosa grande, ‘O sole mio, Scetate, ‘Na sera ‘e Maggio, Autunno, Dicitencello vuie, Nu suonno.
Le Orme - Recensione al contrario
di brunoritchie | 01 agosto 2007 ore 18:11
Lo letto su Accordo una recensione sull'Album delle Orme “Uomo di Pezza”. Trovo anche io che si tratti di un album molto bello anche se Collage mi sembra più fresco ed originale. Leggo in questo articolo che alcuni componenti delle Orme sono Maestri di Conservatorio. Mi viene spontaneo osservare che gli elementi della Band originaria erano solo tre. Pertanto, cosa si intende per alcuni componenti? Altra osservazione: anche Luciana Littizzetto è diplomata a pieni voti al Conservatorio, ma non mi sembra che ne vada molto fiera. Mi spiego meglio. Sono convinto che un musicista veramente completo debba avere completato gli studi musicali, ma che debba necessariamente possedere anche talento e creatività, due doti naturali che non si acquisiscono né con l'esercizio, né con lo studio scolastico.Le Orme sono state parecchio massacrate dalla critica, spesso ingiustamente. Io li definisco senza lode e senza infamia; c'è di peggio, ma c'è anche di meglio. Negli anni settanta veniva considerata come la solita Band italiana priva di una spiccata personalità propria, puntualmente ispirata a formazioni più blasonate. Erano addirittura in molti a pensare che le loro composizioni fossero letteralmente scopiazzate. Ho anche sentito dire in giro che i loro Concerti non sempre sono andati benissimo, per la non perfetta qualità del suono, per l'esecuzione dei brani approssimativa e per la totale mancanza di presenza scenica della Band.Che dire della cosiddetta infatuazione giovanile di cui parla l'autore dell'articolo? E' una sensazione che io ho provato ascoltando Fireball dei Deep Purple o Abraxas di Carlos Santana e che ancora mi porto dietro. Sono convinto che altre persone hanno provato la stessa emozione ascoltando il Tuca Tuca di Raffaella Carrà, oppure il Ballo del Qua-Qua di Romina Power. L'autore dell'articolo l'ha legittimamente provata ascoltando "Uomo di Pezza" delle Orme.Condivido l’affermazione riguardante l’esasperata esterofilia di allora e anche di oggi. E’ un vizio che da sempre ammalia ed ammala i giovani. Però, gli anni settanta furono molto fecondi dal punto di vista musicale e circolavano Bands, italiane e straniere, decisamente più convincenti e coinvolgenti di quanto non lo fossero, a mio modesto parere, le Orme.Sono anche del modesto parere che il termine rock progressivo debba essere utilizzato con estrema prudenza e parsimonia. Diciamo che le Orme appartenevano a quel genere musicale pienamente ispirato alla musica classica, in cui un po' tutti ci hanno inzuppato il biscotto: ELP (Mussorsky a piene mani), Procol Harum, Focus, Jethro Tull, Deep Purple, New Trolls (Concerto Grosso n.1 e n. 2) ecc. Persino “All by myself”, motivetto sentimental-melodico della fine degli anni settanta, è stato costruito con un inciso integralmente tratto da uno dei concerti per pianoforte ed orchestra di Rachmaninov. C’è chi afferma che le Orme fossero una delle Band più forti di quei tempi. Non mi è però chiaro se, a confronto, gli altri illustri Gruppi italiani dovessero essere considerati dei fenomeni e dei mostri sacri, oppure delle mezze cartucce ... Mi ha creato qualche perplessità leggere il non felice accostamento di Alan Sorrenti ai ... "soliti Area, PFM, Banco e Osanna. Mi ha invece fatto letteralmente rabbrividire l'accostamento delle Orme a Jimi Hendrix ed ai Beatles, secondo me completamtente fuori luogo. Quelli sono stati musicisti che il rock lo hanno inventato, lo hanno vissuto e ce lo hanno tramandato. Rimarranno indimenticabili e inimitabili. Non mischierei, quindi, il sacro con il profano.C’è chi ha recentemente visto suonare le Orme con una formazione allargata, dotata di due tastieristi. Bene! L’unione fa la forza. E poi si sa che, con il tempo, il vino più invecchia e più diventa più buono, sempre che, nel frattempo, non si trasformi in aceto.C’è chi dice che avrebbe voluto un chitarrista, magari bravo, in Canzone d’amore. Ma il chitarrista bravo, in quel brano, c’era davvero! A proposito di musica commerciale, non credo che Canzone d'amore possa essere annoverato nel Palmarés dei capolavori del rock progressivo! E' una canzonetta costruita apposta per fare cassa. Punto e basta!E qui mi voglio appunto allacciare all’affermazione “le Orme non facevano musica commerciale. Cosa significa? Per caso, i musicisti, i produttori e gli addetti ai lavori campano di aria? Cosa ne fanno del ricavato della vendita dei loro dischi e dell’incasso dei loro concerti? Li regalano? Li danno in beneficenza? Lasciamo perdere i discorsi nobili e filosofici del tipo: “La musica è sopratutto un’arte, è una modalità di espressione”. La musica è, oggi più di ieri e meno di domani, uno dei mezzi più efficaci per realizzare facili ed enormi guadagni. C’è stato chi si è lamentato del fatto che alcuni chitarristi dell’epoca non sapevano nemmeno accordare una chitarra. Anche oggi ce ne sono parecchi. Io ho visto gente che si rifiuta di utilizzare quella magica “scatoletta” (che non esisteva negli anni settanta). C'è chi addirittura suona volutamente con la chitarra scordata, si diverte a prendere note a casaccio ed utilizza tonalità random ... va molto di moda!C’è chi ha scritto che le Orme sono un gruppo che ha segnato e che continua a segnare le scalette dei gruppi amatoriali più attenti e aperti. Visto che segnano così bene, tanto vale schierarle in Nazionale. Hai visto mai che vinciamo il Campionato del mondo di calcio per altre quattro volte? Comunque, di quelle scalette e di quei gruppi raffinati non mi è mai giunta notizia e credo di non aver mai incontrato una Cover o una Tribute Band delle Orme Ops! Potrebbe essere un’idea! Mi chiedo che choc ha provato quel bimbo quando ha ascoltato, nel Fisher Price, la musicassetta delle Orme che aveva fregato di nascosto al proprio genitore! E ci credo! Fino a quel momento si era alienato con i Pooh. Dopo ha continuato ad alienarsi con “Alienazione”.Per favore, datemi un pizzicotto! Sto sognando, oppure sto vivendo un grosso incubo? E’ vero che i gusti personali non si discutono. Però ... Quello che più mi rende perplesso è che nessuno ha risposto al mio quesito: “Non Vi sembra che quanto ha scritto Fabrizio Zampa nel 1971, sia maledettamente attuale e riconducibile ai tempi di oggi”? Non solo nessuno mi ha risposto, ma nessuno si è accorto della colossale “coniglia” che ho lanciato. Nessuno si è sentito bacchettato!Che vuoi farci, caro BrunoRitchie. Anche tu sei uno di quelli che pensa che le Orme potessero essere definite la brutta copia degli ELP . E’ proprio vero che di musica non ne capisci proprio un ...Avevo promesso una bomba per vitalizzare questo periodo feriale. Eccola: BOOM!
Come funziona il punteggio della moderazione automatica?
di brunoritchie | 31 luglio 2007 ore 18:22
Gli amici accordiani sono liberi di chiamarmi scemo, ovvero polemico. Ebbene sì. E' da qualche giorno che sono irascibile e polemico. Tutto mi da fastidio e mi innervosisce. Beh! Lasciatemi sfogare, altrimenti scoppio! Ragazzi, non ho assolutamente capito come funziona il meccanismo di "Accordo" nell'attribuzione dei punteggi ai vari commenti e/o risposte. Le opportune istruzioni le ho lette attentamente. Ne riporto, qui di seguito, il capoverso finale: "... Chiaro? Quindi, se ricevi moderazioni negative, anziché prendertela con la redazione", il direttore, gli autori o altre entità incolpevoli, prova a domandarti se per caso non hai effettivamente postato contributi di valore scarso. Per qualunque chiarimento puoi scrivere al Webmaster". E' così che funziona? Non credo.Non ne faccio una questione personale. Parlo dei commenti altrui. Ho notato che alcuni scritti, molto belli, interessanti e condivisibili, collezionano punteggi piuttosto striminziti (1, o al massimo, 2). Viceversa, certe risposte acide, polemiche e, a mio modesto avviso, poco "centrate", ovvero piene di parolacce e termini tutto sommato offensivi, vengono premiate addirittura con dei 2 o con dei 3. Ho notato addirittura che alcuni commenti contengono delle autentiche banalità o, addirittura, delle mostruose castronerie ... che avrei preferito non leggere. Trattasi di pareri e di gusti personali? Giustissimo, per carità! Però, tutto ha un limite. Altrimenti, di questo passo, finiremo con l'affermare che gli Asini, intesi come somari a quattro zampe, oltre a volare in cielo, sono anche in grado di suonare perfettamente la chitarra e di recitare a memoria tutte le tabelline aritmetiche!Mi chiedo, quindi, se per prendere degli alti punteggi occorre scrivere commenti ipercritici e polemici, dimostrare di avere costantemente il sopracciglio sollevato (anche quando non serve), pontificare con frasi lapidarie ed esprimere argomentazioni spigolose? E' così che funziona?Ebbene: non sono il depositario del "Verbo" e non voglio fare la figura di Catone il Censore. Mi sembra però che la moderazione automatica (ammesso che sia automatica) di "Accordo" sia alquanto discutibile. Per testare ciò che vado affermando ho fatto anche qualche prova pratica: alla fine di un lungo scambio di pareri, ho scritto un messaggio della serie : "Ciao. E' stato un piacere". Il punteggio assegnatomi è stato giustamente 1. La risposta che mi è arrivata, ugualmente banale, della serie : "Ciao. Piacere mio". Ha invece preso un bel 2. Ridicolo, non è vero?
Altra brutta notizia
di brunoritchie | 30 luglio 2007 ore 09:31
Sabato, 28 luglio 2007. Tony Lord mi scrive questa mail:"......purtroppo ieri sera è morto marco di 22 anni, un amico di paolo e matteo. Giocavano a beach volley tutti insieme alla meridiana, quando si è accasciato improvvisamente. Il 118 non ha potuto far nulla. Sono arrivato quando era già morto. Era venuto a sentirci a Crispiano e, molto delicatamente come sempre, mi aveva detto che, anche se non era il suo genere preferito, si era molto divertito. Ci aveva fatto i complimenti. Vi saluto..."Marco A. era uno dei tanti ragazzi del nostro seguito che spesso veniva ad ascoltare gli ABandOn nei vari concerti. Era molto amico di Paolo e Matteo, figli gemelli di Tony Lord. Aveva solo 22 anni, era uno sportivo ed era sottufficiale di Marina. Venerdi si stava divertendo con i suoi amici e stava facendo una semplice partitina di beach volley. Nulla di agostico. Non faceva neppure troppo caldo. Perchè è successo? Si sospetta un aneurisma o un arresto cardiaco per affaticamento.Quello che non capisco è perchè, nel giro di poco più di due mesi, tre giovani a Taranto sono deceduti prematuramente, quasi nella stessa maniera. Il primo a morire è stato, nel mese di maggio, il mio amico Claudio di 49 anni. Si controllava periodicamente dal punto di vista medico, in quanto autista dell'AMAT - Az. Munic. Trasporti urbani. Ne aveva fatto uno da meno di un mese. Il 118 è prontamente intervenuto. Ha tentato di rianimarlo, ma non c'è stato nulla da fare. Il secondo è deceduto lo stesso giorno. Era un ragazzo di 25 anni che stava percorrendo (credo in motocicletta) il Ponte di Punta Penna, nelle immediate vicinanze della città di Taranto. Aveva da qualche giorno effettuato un check-up in ospedale e non erano emerse alcune patologie. Per fortuna, quando si è accorto di sentirsi male, si è fermato ed è stato soccorso da altri automobilisti. Anche in questo caso il 118, sopraggiunto dopo pochi minuti, non ha potuto far nulla. Ed ora è mancato Marco, per il quale la magistratura ha ordinato un autopsia che tenterà di chiarire cosa è successo. E' solo routine giudiziaria che provocherà ulteriore dolore e strazio ai parenti che lo stanno piangendo. Di sicuro non servirà a restituirlo all'affetto dei suoi cari e dei suoi amici. Perchè le leggi della natura sono così dure? Come è possibile che si debba morire a 22 anni senza un motivo plausibile? Così come scrissi per il mio amico Claudio, non posso che ripetermi: sono molto triste e addolorato.
Il silenzio vale più delle parole
di brunoritchie | 27 luglio 2007 ore 12:04
“Per imparare a parlare l’uomo impiega tre anni; per imparare a tacere cinquanta”(E. Hemingway)-------------------------------------------------------------- Un buon silenzio in alcune circostanze è sicuramente più opportuno di un cattivo dialogo e di un pessimo monologo. Avere la decenza di starsene zitti, quando non si può fare di meglio, funziona molto di più che iniziare a sparare cavolate a raffica. Questo è un principio su cui ho deciso di ispirarmi e che utilizzo come linea di comportamento generale. Però, visto che ho solo quarantanove anni, posso per una volta ignorare questo principio?Primo pensiero: Non posso non osservare l'indegno comportamento del mio "successore" che ha preso la direzione della mia ex-Filiale. Non perde occasione per mettermi in cattiva luce con i capi e per gettare fango sul mio operato. E' nel ruolo da quasi un anno e mezzo e ancora non conosce i principi elementari che un direttore di filiale deve conoscere per svolgere bene le proprie incombenze quotidiane. Fresco di nomina e sicuramente inesperto, invece di fare tesoro delle esperienze e delle conoscenze altrui, continua ad aprire la bocca a vanvera e a prendere decisioni sciagurate, senza avere la minima idea di cosa sta parlando o cosa sta facendo. In alcuni casi scende addirittura nel ridicolo e, chi lo ascolta ed è in grado di pesare le sue parole, non può non ridere di lui. A Taranto di queste persone si dice che: "... non sanno nemmeno scrivere la lettera O aiutandosi con un bicchiere".Secondo pensiero: non capisco come si possa passare da momenti ricchi di dialoghi fitti-fitti e quasi logorroici, a momenti in cui non ci si scambia nemmeno un buongiorno o un buonasera. Che cosa fa smettere di parlare in modo costruttivo? Che cosa si frappone fra le persone in modo da smorzare, se non addirittura troncare, una bella relazione ed una ottima conversazione?Terzo pensiero: la buon'anima di Luis Amstrong cantava "We have al the time in the world", canzone che io ho sempre adorato e che ho sempre cercato di inserire nel Repertorio del mio vecchio Gruppo "I Fuori dal Tempo". La cover italiana si intitolava "Il silenzio vale più delle parole". Guarda caso ... siamo in argomento. Perchè non rimettiamo in "scaletta" questa bella canzone al posto di tanti altri pezzi banali o, quanto meno, poco rappresentativi? Cosa ci diverte di più nel suonare "Il mondo non c'è più", oppure "Affogo Baby" di Francesco Renga? Boh! Perchè non torniamo ad interpretare - a modo nostro - gli "ever-green" dei Beatles, dei C.C.R., di Lucio Battisti, dei Dik Dik, dei Camaleonti e dei New Trolls e di tanti altri? Sarebbe il nostro pane!
Oggi ho scritto ...
di brunoritchie | 25 luglio 2007 ore 20:09
Oggi ho scritto questi pensieri, in risposta ad un articolo pubblicato nella home-page di "Accordo". Mi piace così tanto quello che è uscito dalla tastiera del mio PC che me lo voglio riportare sul mio diario:Inizia ... " Sicuramente per ciascuno di noi esiste almeno un brano che ha fatto da colonna sonora alla nostra adolescenza. Alcune canzoni non ci stancheremmo mai di ascoltarle e, non appena passano casualmente per radio, ci passano davanti agli occhi momenti felici e momenti tristi del passato e ci viene la pelle d'oca. Episodio triste: Era il due di agosto del 1980. Avevo trovato un lavoro trimestrale in una colonia estiva a Igea Marina in qualità di segretario amministrativo, con un impegno giornaliero di dieci ore, durante le quali dovevo necessariamente presidiare l'ufficio per rispondere al telefono e/o per soddisfare richieste estemporanee da parte degli altri dipendenti della struttura. Tenevo immancabilmente acceso il mio radio/registratore, 24 ore su 24, sempre sintonizzato su una emittente locale della riviera romagnola: "Radio Sabbia". Trasmetteva buona musica a tutte le ore del giorno e della notte e, in quei tre mesi di pseudo-solitudine, mi ha fatto una buona compagnia. Ho anche registrato diverse musicassette - che ancora conservo - nelle quali appaiono i brani più gettonati di quel periodo: Message in the bottle e Walikin' on the moon dei Police, Vincenzo e Milano di Alberto Fortis, Luna di Gianni Togni, Evviva le ferrovie dello Stato di Goran Kusminac, Sultan of swing dei Dire Straits, ovvero Autschwitz, Ma noi non ci saremo ed altri brani contenuti nell'Album Live dei Nomadi del 1979. E tantissime altre canzoni ancora che non ricordo. Qualla mattina arrivò in colonia il padre di un bambino che non era riuscito ad integrarsi con i propri compagni e piangeva in continuazione perchè voleva tornare a casa dalla sua mamma. Lo avevamo chiamato al telefono, pregandolo di venire a fare un salto per tranquillizzare e rassicurare il ragazzino. Mi disse che aveva fatto un lunghissimo viaggio in treno da Torino: il suo convoglio aveva dovuto compiere una tortuosissima deviazione per giungere a Rimini, senza passare per Bologna. Mi disse che: "... A Bologna sembra che sia successo un casino! Non fanno passare nessun treno"! Rimasi sbalordito. Erano le cinque del pomeriggio di quel maledetto 2 agosto e, dalla mattina, era capitato che non avessi ascoltato nessun notiziario. Non sapevo quindi che c'era stato un attentato dinamitardo alla stazione ferroviaria di Bologna ed erano morte tante persone innocenti. Ancora conservo quelle musicassette contenenti i brani trasmessi da "Radio Sabbia" nell'estate del 1980. Quando le riascolto mi viene una grande tristezza e una fortissima rabbia. Come si fa a dimenticare un momento così drammatico della nostra storia? Quella cassetta mi fa riaffiorare tutti i ricordi di quell'estate, a tratti anche piacevole, in cui avevo terminato il servizio militare ed ero finalmente riuscito a rendermi economicamente indipendente dai miei genitori. Voglio ora dedicare quelle belle musiche, in particolare Autschwitz, alla memoria di tutti coloro i quali hanno perso prematuramente la propria vita per mano di alcuni esaltati ed incoscienti assassini. Quelle vittime innocenti non devono mai essere dimenticate! Ecco l'indirizzo Internet a loro dedicato che trasmetto volentieri a tutti coloro i quali volessero visitarlo: http://www.stragi.it/ Episodio piacevole: Avevo dodici anni, ero a casa a letto, influenzato, con la febbre alta e forti crampi allo stomaco. Mio fratello Sergio, più grande di me di sei anni, tornò tardi a casa dal lavoro. Mi vide abbacchiato, triste e sconsolato e mi disse: "Guarda un po' che bella sorpresa che ti ho portato! Ascoltalo. Questo si che è un chitarrista!". Mise il disco sul piatto dello stereo e mi arrivò la magia di suoni ed armonie mai udite fino a quel momento. Già strimpellavo la chitarra semi-acustica - marca Ferrarotti - che mi aveva passato mio fratello, il quale aveva acquistato una solid body HB modello Gibson SG. Era il top delle sottomarche di quell'epoca. In quegli anni ero costantemente alla ricerca di buona musica e di validi fraseggi eseguiti con la chitarra. Mi ispiravo ai Led Zeppelin, ai Grand Funk Railroad e ai Creedence Clearwater Revival. L'atmosfera magica riempì la mia stanza da letto. E' la stessa magia che si rinnova ancora oggi, ogni volta, cioè, che ascolto l'Album Abraxas di Carlos Santana. E' una magia che si intensifica - brano dopo brano - prende forza ed energia, fino a culminare nelle note iniziali di Samba Pa Ti. Quando arrivo a quel brano, la mia anima non è più su questo pianeta. Ogni volta che riascolto Abraxas, mi vengono i brividi e ricordo quel bel momento. Sono immensamente grato a mio fratello: quella sera mi ha fatto uno dei più bei regali della mia vita: mi ha fatto incontrare e conoscere virtualmente colui che ha rappresentato la colonna sonora di tutta la mia adolescenza: Mr. Carlos Santana che, circa un mese fa, ha compiuto la bella età di 60 anni. Auguri Carlos. 100 di questi anni! ... " finisce
Grant Geissman guitar jazz solo
di brunoritchie | 24 luglio 2007 ore 21:20
Ecco un paio di video di Grant Geissman nei quali sfoggia una bellissima ES 335:http://it.youtube.com/watch?v=N2-XrhXlBVYIn questo video è un po' ingrassato, ma in buona forma chitarristica. Peccato che la qualità del video e soprattutto dell'audio non sia eccellente.http://it.youtube.com/watch?v=-TjUj4finUsIn questa ripresa è invece ancora molto giovane e, come sua consuetudine, si esibisce con un'orchestra Jazz, nella fattispecie la la Big Phat Band. La bellissima voce solista è quella di Dianne Reeves.In passato Grant Geissman ha collaborato con prestigiosi musicisti del calibro di Quincy Jones, David Benoit, Burt Bacharach and Elvis Costello, Paula Abdul, Ringo Starr, John Tesh, Keiko Matsui, Van Dyke Parks, Brian Wilson, Placido Domingo, Luis Miguel, e Julio Iglesias.Per diversi anni ha fatto parte del quintetto di Chuck Mangione con il quale ha realizzato questa bellissima discografia: Chuck Children of Sanchez (1978) Everything for Love (2000) Fun and Games (1979) The Hat’s Back (1995) Feels So Good (1977) An Evening of Magic/Live at the Hollywood Bowl (1979) Chuck Mangione's Finest Hour (2001) Gap Family Holidays (2004) Gap Stolen Moments (2003)Formazione del quintetto fino al 1979: Chcuk Mangione (flicorno) Chris Vadala (sax) James Bradley Jr. (batteria) Charles Meeks (basso) Grant Geissman (chitarra)Ecco altri due video con Chuck Mangione:http://it.youtube.com/watch?v=T92RvI3QmqITrattasi del filmato di Feels So Good (si vede e si sente purtroppo male) nel quale Grant (giovanissimo) esegue un assolo di chitarra veramente bello !!!!http://it.youtube.com/watch?v=TYmQoLm8ZJ8&mode=related&search=Questo è invece il promo di Children of Sanchez. Le foto sono molto belle e l'audio è di qualità discreta.Questo l'indirizzo mail di Grant Geissman:futurismrecords@aol.comQuesto è il suo sitohttp://www.grantgeissman.comSto cercando di farlo venire in Italia per suonare in una tournée. HELP ME, PLEASE!
John Miles
di brunoritchie | 21 luglio 2007 ore 19:03
Music (dall'album "Rebel" - J. Miles, 1976)Music was my first love And it will be my last, Music of the future And music of the past.To live without my music Would be impossible to do, In this world of troubles My music pulls me through.Music was my first love And it will be my last, Music of the future And music of the past. And music of the past. And music of the past. Music was my first love And it will be my last, Music of the future And music of the past.http://www.john-miles.net/http://it.youtube.com/watch?v=HndflwfvUB8http://it.youtube.com/watch?v=SYZX-Wb0KdEhttp://it.youtube.com/watch?v=n-49wjdZzjshttp://it.youtube.com/watch?v=kOYOIwzbfEchttp://it.youtube.com/watch?v=3t2ud49-hjgBreve biografia di John Miles:... inizia" John Miles, al secolo John Errington, nasce nel giorno di San Giorgio il 23 aprile 1949 a Jarrow, una città vicino a Newcastle nell'Est dell'Inghilterra. Da piccolo John Miles studia pianoforte, proprio come tanti altri bambini degli anni cinquanta, senza però una spiccata vocazione nei riguardi di questo strumento. Terminati gli studi alle scuole medie, gli interessi musicali di John vengono stimolati grazie al suo vecchio insegnante di musica che riesce a fargli ritornare la passione per il pianoforte. Nel frattempo coltivava diversi interressi ed il suo naturale talento inizia a venire fuori. Riesce persino a convincere il padre, dopo lunga insistenza, ad acquistargli una chitarra elettrica. Nel frattempo si impegna a completare gli studi scolastici, frequentando un Art College. Proprio al College John ha l'occasione di frequentare altre menti musicali che suonano con gruppi semi-professionali, tra cui "The Influence", di cui fanno parte il chitarrista Vic Malcolm (in seguito componente dei Geordie) ed il batterista Paul Thompson (in seguito componente dei Roxy Music). La mancanza di fondi e di finanziamenti non fa decollare i progetti musicali di John e dei suoi compagni. Lasciati i "The Influence", John vuole formare una propria band, chiamata localmente "The John Miles Set". John riscuote con questo gruppo, nel quale suona anche il pianoforte, particolari soccessi nei clubs del Nord-Est dell'Inghilterra. Nel luglio del 1971, John incide un singolo pubblicato dalla Decca, José, con una sua composizione, You Make it so Hard, pubblicata sul lato B del disco. Non riscuote molto consenso da parte del pubblico e non vende molte copie. Questo determina la fine della sua prima collaborazione con la Decca. Scoraggiato, John scioglie la band, rimanendo in contatto a Londra con il suo bassista, Bob Marshall. Saltuariamente essi lavorano per conto della Orange Records, grazie ai favori del loro manager Cliff Cooper; per conto di questa etichetta John and Bob realizzano alcuni singoli. John e la band ricevono offerte da altre prestigiose etichette, tra cui la EMI. Ma il suo sogno è ritornare a suonare per conto della Decca, con la quale ritorna, in seguito a collaborare. John entra in collaborazione con Alan Parsons e, nell'estate del 1975, registrano insieme Highfly, che viene prodotto e pubblicato in Inghilterra come singolo nel mese di settembre. L'Album Rebel viene realizzato nel marzo del 1976. Riscuote un enorme successo di pubblico e di critica. In seguito John collabora con Robin Trower, i Jethro Tull e i Rolling Stones, con i quali fa diverse apparizioni in alcune date dei loro concerti europei. In luglio John collabora con Elton John negli USA, partecipando ai festeggiamenti per il 200° anniversario degli States; debutta a Boston, in uno stadio di football, avendo di fronte un pubblico di ben 60,000 spettatori! Proprio negli States incide il suo secondo Album: Stranger in the City, con Rupert Holmes come produttore (personaggio noto per Escape - the Pina Colada Song). Remember Yesterday viene inciso anche come singolo nel settembre del 1976, con House on the Hill come lato B. Il periodo a cavallo tra il 1976 ed il 1977 è molto importante dal punto di vista artistico per John, periodo nel quale fa un tour con David Essex. Il 1978 non si rivela altrettanto felice ... ecc "... finisce =========================... E qui mi fermo perchè non ce la faccio a tradurre tutta la biografia di John Miles contenuta nel link di cui sopra: oggi fa molto caldo ed il mio inglese fa acqua da tutte le parti!Comunque, John Miles a quei tempi mi piaceva molto, sia come compositore, sia come chitarrista.Ogni tanto ascolto con attenzione e con una certa nostalgia i suoi dischi.Questo volevo semplicemente scrivere nel mio diario.
18.7.2007, il mio giorno fortunato?
di brunoritchie | 19 luglio 2007 ore 18:15
"Ma che bella giornata!", cantava Ugolino nel 1968, o giù di lì con la sua bella pronuncia genovese. Da ragazzini avevamo modificato ad arte il testo della sua canzone:"Mi sveglio al mattino e mi dico cretino scendo le scale e mi spacco le bale (licenza poetica) apro il cancello e mi rompo l'uccello entro in ufficio e mi dicono picio. Ma che bella giornata!Ma sì, ieri non è andata benissimo, però poteva anche andare peggio! Sono tutte cose che capitano! Pazienza. Però più ci penso e più mi convinco che il 18 luglio non è stato il mio giorno fortunato: lasciamo perdere i disguidi di varia natura, oltre che i noti problemi al braccio che anche ieri sera mi hanno fortemente condizionato durante il Concerto al Bar Nuove Dimensioni a Crispiano (TA) con gli ABandOn.Lasciamo perdere che ho sono stato a disagio e a chiappe strette per tutta la serata a causa di problemi che, per pudore personale, definirò viscerali.Però, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata che alle due del mattino, dopo aver scaricato gli strumenti alla sala prove, la mia autovettura si è rifiutata di ripartire.Trattasi di una Nissan Primera 1,9 TD CR di quattro anni, tenuta come una sposa, con tutti i tagliandi fatti alle scadenze chilometriche previste. L'ultimo l'ho fatto 5000 chilometri fa. Fortunatamente Tony Lord era ancora con me e mi ha dato un passaggio a casa.Questa mattina ho recuperato l'autovettura con il carro attrezzi del mio meccanico di fiducia che ha espresso la seguente diagnosi: ieri mattina, durante il rifornimento di carburante, mi hanno messo 30 Euro di benzina verde al posto del gasolio. Per fortuna che nel serbatoio c'era ancora molta nafta, per cui la macchina non si è fermata subito. Prognosi: 180 Euro per il recupero del mezzo, lo svuotamento e il lavaggio del serbatoio, la sostituzione dei filtri del gasolio e non so che altro. Spero solo che non ci siano stati altri danni al motore o agli iniettori. Il meccanico dice di no.Ma io dico: Sono un automobilista e non faccio il benzinaio. Per cui potrei anche essermi sbagliato a fermarmi davanti ad una colonnina di benzina verde che, manco a dirlo, sono ugualissime, per forma e colore, a quelle del gasolio: l'unica differenza è il colore della placchetta applicata sulla pistola. Quella, però, non l'ho manovrata io!Ma io dico ancora: chi fa il benzinaio, e sa che deve fare bene il proprio lavoro, quale incombenza principale gli rimane se non quella di mettere la pistola giusta nel bocchettone del carburante? Quali altri problemi lo assillano? Che pensieri ha? Boooooh! Non mi dirà che si sbaglia ad inserire anche la sua pistola personale nel bocchettone sbagliato! Scommetterei di si, visto il tipo.Sta a vedere che è colpa mia se il garzone del benzinaio che mi ha servito ha solo vent'anni e ha la testa fra le nuvole?Sta a vedere che la colpa è la mia che, con la mia consueta cortesia, gli ho fatto trovare lo sportellino aperto ed il tappo del bocchettone svitato, visto che se la prendeva comoda ad uscire dal gabbiotto per venire a servirmi!Sta vedere che è colpa mia se il garzone non ha visto che sul fianco dello sportellino c'è un cartellino vistosissimo e grosso come una casa con su scritto: "GASOLIO"!Sta a vedere che è colpa mia se il garzone non sa che la serie di autovetture come la mia - che girano numerose a Taranto - sono per il 99,9% tutte alimentate a GASOLIO!Sta a vedere che è stata colpa mia se mi sono distratto un secondo, mentre lui ha estratto la pistola con la placchetta di colore verde e mi ha sparato 30 euro di benzina verde al posto del gasolio!Il bello è che gli ho detto: "Strano, non era vuoto ma non era neanche pieno. Non capisco come mai ce ne stia ancora". Se avessi dato un'occhiata al display della colonnina, avrei notato che il prezzo e il quantitativo in litri del carburante non erano esatti. Mi sarei fatto svuotare subito il serbatoio ed avrei evitato il peggio.Ma che bella giornata! Porca miseria!Le foto di ieri sera sono su questo indirizzo Internet:http://brunoritchie.spaces.live.com
Genova per noi (Bruno Lauzi, 1975)
di brunoritchie | 14 luglio 2007 ore 09:34
brunoritchie scrive: Seppur con una certa riluttanza, ripropongo l’articolo - opportunamente integrato - che tempo fa ho proposto alla Redazione di Accordo. Il mio scritto fu accettato ma non fu pubblicato perchè, appena qualche giorno prima, era stato pubblicato un omaggio al compianto Bruno Lauzi. Ci rimasi un pochino male. Tuttavia, registrai sul mio diario la mia modesta ed affettuosa testimonianza. Tutti gli amici che l’hanno letta, mi hanno esortato a pubblicarla come articolo. Ci riprovo oggi, facendo una premessa etimologica che, in qualche modo, penso possa aiutarci a comprendere l'autentico spirito che ha ispirato Bruno Lauzi in tutta la sua lunga e prestigiosa carriera artistica e musicale, non ultimo il suo impegno a sostegno della Fondazione Grigioni che si occupa della ricerca scientifica sul Morbo di Parkinson.
Ivan Graziani, anche lui mi manca.
di brunoritchie | 13 luglio 2007 ore 14:27
"Il difficile non è certo avere idee nuove, ma riuscire a sradicarsi da quelle vecchie, ramificate in ogni angolo del nostro spirito". (Keynes)Maledette malelingue (Ivan Graziani, 1994)Lo sai cosa fa / lo sai con chi va / e con chi si vede / il pomeriggio dopo palestra / verso le sei / lei sale da lui / all'ultimo piano / lei va da quell'uomo / un uomo maturo / si dice sposato / tanto più grande di lei / Ma cosa faranno ma cosa diranno / per più di due ore / si toccheranno si baceranno / ah! se suo padre sapesse / qualcuno di noi / con un po' di coraggio / glielo devo dire / e che diamine qua / ci vuole sicuro un po' di moralità / Ma la gente non lo sa che... / Federica ha quindici anni / anche se una donna è / così la gente vede il male / anche dove non ce n'è. / Lei sta coi grandi e non frequenta / quelli della sua età. / Oh! maledette malelingue / la gente la distruggerà / la gente la distruggerà / SI dice che sì / si dice che no.. Hhuh... / Ma! Vedrai vedrai vedrai / qualcosa ci sarà / metti la paglia sul fuoco / e un incendio poi scoppierà / lui l' hanno cacciato allontanato / in un'altra città / E si dice che a lei / suo padre le ha date / di santa ragione / adesso sta chiusa in casa / e per un bel pezzo non uscirà / con un po' di coraggio / certe puttane vanno punite e che diamine qua / ci vuole sicuro un po' di moralità / ma la gente non lo sa che... / Federica ha quindici anni / anche se una donna è / così la gente vede il male / anche dove non ce n'è. / Lei sta coi grandi e non frequenta / quelli della sua età / Oh! maledette malelingue / la gente la distruggerà / Oh! maledette malelingue / la gente la distruggerà / la gente la distruggerà...============ Ivan Graziani è stato uno dei pochi cantautori italiani degli anni settanta/ottanta che ho seguito con assiduità ed estremo rispetto ed ammirazione. Mi piaceva come artista, come interprete, come autore e, soprattutto come chitarrista di indubbio talento e versatilità. La sua lunga e prestigiosa carriera artistica è costellata di grandi successi. Ha quasi sempre riscosso elevati consensi, sia da parte del pubblico, sia della Critica.L'album che più ho apprezzato è Pigro, a mio avviso ricco di contenuti, di temi estremamente attuali per quell'epoca, oltre che molto originale dal punto di vista compositivo. La canzone che mi piace di meno è Paolina: troppo orecchiabile, commerciale, scontata. Quella che mi piace di più è Gabriele D'Annunzio: un piccolo capolavoro. Molto grintose e piene di ritmo sono: Monna Lisa ed il brano che da il titolo all'album.Tempo fa ho conosciuto una persona che fa parte di una Cover Band di Ivan Graziani. Mi ha raccontato che quando il loro Gruppo si è esibito in un grosso evento commemorativo, la gente è trasalita, pensando di vedere un fantasma: il loro cantante gli sommiglia molto, soprattutto se visto da lontano. E poi, truccato ed abbigliato come lui, con un bel paio di occhialoni bianchi e la voce praticamente identica ... beh! Sembrava fosse ritornato dall'Aldilà per abbracciare simbolicamente i suoi affezionati fans. Più di uno dei suoi amici di sempre è scoppiato a piangere per la commozione.Ivan, anche tu, come Bruno Lauzi, mi manchi molto! Per ricordarti riporto qui, in un angolino del mio diario, la tua biografia:Nasce il 6 ottobre 1945 a Teramo. Secondo una leggenda la sua nascita sarebbe avvenuta su di un traghetto tra Civitavecchia e Olbia. Nel 1963 consegue il diploma in arti grafiche ad Urbino. Nel 1966 fonda L'Anonima Sound. Gruppo musicale che segna l'inizio della sua carriera artistica. Nel 1967 incide con il gruppo il primo singolo dal titolo "Fuori piove/Parla tu" con il quale partecipano al Cantagiro risultando ultimi. Nel 1969 l'Anonima Sound incide un 45 giri intitolato "Ombre vive/Girotondo" con la casa discografica Numero Uno di Mogol. Nel 1970 Ivan Graziani abbandona L'Anonima Sound dopo aver inciso con il gruppo un LP mai pubblicato, per dedicarsi alla carriera di solista. Il suo primo lavoro che realizza come solista è un LP interamente strumentale ed autoprodotto che Ivan registra in occasione della nascita del figlio Tommaso. Un omaggio alla moglie Anna per il lieto evento dal titolo "Tato Tommaso Guitar". Il disco non viene distribuito. Nel 1973 Ivan Graziani realizza "Desperation". Un 33 giri interpretato in inglese con musiche orientate verso un classico rock' n' roll anni '50. Entra a far parte dei musicisti di studio della casa discografica Numero Uno; etichetta cui incidono tra gli altri Lucio Battisti, Antonello Venditti, Formula Tre e Premiata Forneria Marconi. Nel 1974 viene inciso "La città che io vorrei". Un LP dove si apprezzano le caratteristiche e lo stile che renderanno famoso Ivan Graziani. Inizia una collaborazione artistica con la Premiata Forneria Marconi. Sembra che debba essere proprio Ivan a sostituire Mauro Pagani, che dopo una tournee negli Stati Uniti decide di lasciare la PFM. Alla fine il progetto non andrà in porto. Nello studio il Mulino viene registrato "La batteria, il contrabbasso, ecc. " di Lucio Battisti. Ivan Graziani vi partecipa da protagonista come musicista alla chitarra e al mandolino. Forte di questa esperienza è lo stesso Lucio Battisti ad incoraggiare l'esordio discografico di Ivan. Verso la fine dell'anno esce "Ballata per quattro stagioni". Il 33 giri, che viene inciso con gli stessi musicisti di "La batteria, il contrabbasso, ecc.". Tale lavoro risulterà particolarmente apprezzato dalla critica. E' la consacrazione di Ivan Graziani. come chitarrista e solista. Nel 1976 Ivan Graziani viene chiamato a suonare la chitarra nel nuovo album di Antonello Venditti intitolato "Ullalla". Nella tournee di Venditti che segue l'uscita del 33 giri Ivan partecipa come chitarrista disponendo anche di uno spazio in apertura di concerto come artista di spalla. Nasce così una grande amicizia tra Venditti e Graziani. Nel 1977 Esce il 33 giri "I Lupi". Lugano addio, che è incisa anche su 45 giri, si attesta per diverse settimane sulle zone alte della classifica. Con questo lavoro Ivan Graziani si fa conoscere dal grande pubblico. Nel 1978 viene inciso "Pigro" che Ivan realizza con la stessa formazione che aveva registrato "La batteria, il contrabbasso, ecc. ". Paolina e Monna Lisa escono su 45 giri e riscuotono un buon successo commerciale. Nel 1979 Ivan pubblica un 33 giri che conferma il suo grande talento artistico dal titolo "Agnese dolce Agnese". La canzone portante dell'album "Agnese" spopola nelle radio locali e nelle classifiche nazionali. Ivan grazie al suo buon repertorio, inizia un'intensa attività concertistica che lo porterà a girare per tutta l'Italia. Nel 1980 esce "Viaggi ed intemperie". Un ulteriore 33 giri di grande successo. Come per il disco precedente tutte le canzoni contenute in esso sono di grande qualità. Con questo LP Ivan Graziani raggiunge l'apice della sua carriera. Nel 1981 si intitola "Seni e coseni" il 33 giri che esce in quest'anno. I brani in esso contenuti non sono però dello stesso spessore degli LP precedenti. Quest'anno è caratterizzato da un fatto nuovo per la discografia italiana; tre artisti si uniscono per un grande progetto dal titolo "Canzone senza inganni". Ne nasce un Q Disc ed una tournèe che girerà tutta l'Italia. I protagonisti sono Ivan Graziani, Ron e Kuzminac. Nel 1982 esce il primo disco Live di Ivan Graziani dal titolo "Parla tu" 1983 Incide LP omonimo "Ivan Graziani" con la collaborazione di personaggi storici della Numero Uno che ritrova dopo anni. Il risultato è buono. Nel 1984 viene pubblicato il 33 giri "Nove". Il lavoro viene realizzato con la collaborazione di Celso Valli (uno dei migliori arrangiatori italiani) e di autorevoli musicisti. Nonostante l'impegno il disco non sarà gradito al grande pubblico. Nel 1985 Ivan partecipa per la prima volta al Festival di San Remo con la canzone "Franca ti amo". Il pezzo non è dei migliori e ne consegue un risultato disastroso. Nel 1986 esce il 33 giri "Piknic"; l'ultimo realizzato con la casa discografica Numero Uno. Un disco che molti considerano più un'esigenza di contratto, che un desiderio dell'artista. Lascia l'etichetta Numero Uno e si lega contrattualmente alla Carosello. Nel 1989, con la nuova casa discografica, esce "Ivangarage". Ivan Graziani realizza "Segni d'amore" una raccolta con vecchie canzoni tutte riarrangiate e con un pezzo inedito "La sposa bambina". Nel 1991, dopo anni di assenza, Ivan torna sul mercato con LP "Cicli e tricicli". Il disco viene arrangiato da Claudio Fapi. La critica è divisa; per alcuni è un buon lavoro, per altri è un passo falso. Il 33 giri non vende molte copie. Nel 1994 partecipa per la seconda volta al Festival di San Remo con il brano "Maledette malelingue" riscuotendo un buon successo. La classifica finale lo vede al settimo posto. Esce il CD "Maledette malelingue" che contiene fra gli altri il brano presentato a San Remo. Finalmente un disco che riavvicina Ivan al grande pubblico. Nel 1996 scade il contratto con la Carosello ed Ivan decide di non rinnovarlo per proseguire la sua carriera con Fonopoli. Si consolida l'amicizia e la collaborazione artistica tra Renato Zero e Ivan Graziani. Pubblica "Fragili fiori Livan" dove trovano spazio brani classici del suo repertorio in versione dal vivo e cinque inediti tra cui "La nutella di tua sorella" dove interviene vocalmente Renato Zero. Il 1 gennaio 1997 muore, nella sua casa di Novafeltria, colpito da un male incurabile.Nel 1999 esce un CD postumo dal titolo "Per sempre Ivan" realizzato con l'ultimo materiale disponibile e con interventi vocali di Renato Zero, Antonello Venditti, Biagio Antonacci e Umberto Tozzi. Un progetto fortemente voluto da Renato Zero. Il ritornello della canzone "Vita" racchiude in se tutta l'esistenza di questo grande artista: "....vita, vita e che non si dica che io non ti ho vissuta mai...." Per saperne di più:http://www.ivangraziani.it http://www.geocities.com/Broadway/Alley/3096/foto.html http://www.musicalstore.it/cantautori/GRAZIANI%20-%20BIOGRAFIA.htm
SINCERO
di brunoritchie | 10 luglio 2007 ore 18:28
Ai tempi dell’antica Roma, gli scultori talvolta cercavano di nascondere le crepe che si erano determinate nella parte superficiale delle statue adoperando cera liquefatta. Accadeva così che un acquirente, ingannevolmente convinto di avere acquistato un’opera marmorea senza alcun difetto, collocasse quel pezzo con orgoglio nel bel mezzo del suo atrio.Alcune settimane più tardi, la cera si staccava, sbriciolandosi, e le crepe apparivano alla vista esterrefatta dell’amatore. Questo trucco della cera assunse proporzioni così allarmanti che ad un certo momento divenne costume degli scultori, i quali godevano di una certa reputazione, il garantire che le loro opere erano esenti da cera, letteralmente “sine cera”.Ed è alla ribellione contro la cera che noi dobbiamo il nostro vocabolo corrente “sincero”.================================ "E' un vino sincero": senza trucco e senza inganno."Sincera come l'acqua di un fiume di sera trasparente eppur mi sembri nera amore caro amore bello non ti voglio più. Ho visto cattedrali di luce nel cuore troppo sole può fare morire amore caro amore bello non ti voglio più. Un uomo?... Ma chi è non dire che assomiglia a me le mani... non le ha oppure sì e poi cos'ha? Io muoio io se lascio te son solo ma insieme a te io vedo che un fantasma c'è. Ma cosa accade tu non parli e non piangi stasera come un bimbo mi guardi severa io soffro tanto tanto ma tanto non ci credi eppure forse hai ragione che strano d'improvviso mi sento arlecchino rido ballo e ti prendo per mano amore caro amore bello amore mio."Si ritiene fondamentalmente un bravo professionista: per campare canta e scrive canzoni. Non importa che siano sue, conta che siano belle" (G.Baldazzi - L.Clarotti - A.Rocco, "I nostri cantautori"). Artista poliedrico ed aperto agli apporti esterni, Lauzi ha molte volte eseguito brani composti da altri, da Paolo Conte ("Genova per noi", "Bartali", "Onda su onda") a Mogol-Battisti ("Acqua azzurra acqua chiara", "E penso a te", "L'aquila"). Al fortunato duo, in particolare, egli deve uno tra i propri cavalli di battaglia, quell' "Amore caro, amore bello" (1971) che gli frutta la vetta delle classifiche di vendita, fatto piuttosto raro nel corso d'una carriera avara di soddisfazioni commerciali. Pezzo anomalo, praticamente privo di ritornello e su cadenze di rock morbido, conduce Lauzi su terreni per lui desueti e conosce grande successo nella versione francese dal medesimo titolo, eseguita da Hervé Vilard.Francesco Troiano===============================http://www.brunolauzi.com/index.htmlhttp://www.italica.rai.it/monografie/canzone_italiana/scuola_genovese/lauzi/index.htm
Comprensione tra padri e figli
di brunoritchie | 10 luglio 2007 ore 01:15
Una volta un padre disse: “Non riesco a capire mio figlio. Proprio non mi vuole ascoltare, per niente”. “Vorrei riformulare quello che ha appena detto”. Gli fu replicato. “Lei non capisce suo figlio perché lui non le dà ascolto?”. “Esatto”, rispose il padre. “Mi consenta di riprovare”, gli fu ulteriormente ribattuto. “Lei non capisce suo figlio perchè lui non ascolta lei, è così?”. “E’ proprio questo che ho detto”, confermò il padre spazientito. “Io pensavo che, per capire un altro, lei dovesse ascoltare lui”, gli fu suggerito. “Oh!” esclamò. Ci fu una lunga pausa. “Oh!” ripeté, mentre nella sua mente cominciava a farsi luce. Quell’uomo non aveva la più pallida idea di quanto stava succedendo nella testa del suo ragazzo. Guardava nella propria testa e pensava di vedere il mondo, compreso suo figlio”. ========================= Mai avuto problemi di comprensione reciproca con mio padre: ho sempre ascoltato i suoi consigli e le sue indicazioni; lui ha sempre cercato di comprendere le mie idee, le mie necessità. Ha sempre condiviso le mie priorità, facendole proprie, ed ha sempre cercato di accontentare i miei desideri o le mie richieste, a meno che ne fosse materialmente impossibilitato. A gennaio ha compiuto 84 anni. E' ancora molto lucido ed attivo: guida l'autovettura (anche se i riflessi e la vista non sono quelli di un tempo), va a fare la spesa al supermercato, per passare il tempo da una mano ad un Patronato (risponde al telefono, riceve le visite, annota gli appuntamenti ecc.). E' un padre eccezionale. In molti me lo invidiano ed avrebbero voluto averne uno così. Che il Signore me lo conservi ancora per molti anni.
Concerto di Vasco a Torino e Presentazione Nuova Fiat 500
di brunoritchie | 07 luglio 2007 ore 11:39
Ricevo da mio fratello Sergio, ex-chitarrista rammaricato, questa bella EMail:"Ciao vi mando l'ultimo numero dell'inforazione dipendenti sulla nuova 500 e l'immagine del concerto di Vasco che siamo andati a vedere io e Virginia con 2 biglietti omaggio che un paziente di Virginia, che fa il tecnico luci per Vasco, le ha dato all'ultimo momento. Il concerto è stato molto bello e affascinante anche se l'audio nello stadio Delle Alpi, nonostante i 200.000 watts dell'impianto, era uno schifo.Stupenda era la coreografia dell'impianto luci e l'atmosfera creata dai 75000 fanatici che saltavano a ritmo di musica mettendo a rischio le strutture degli spalti.Ad un certo punto temevo che le tribune crollassero per le vibrazioni e mi sono chiesto se il comune di Torino non abbia organizzato la cosa ad hoc per anticipare la demolizione dello stadio... Lo spettacolo per il lancio della nuova 500 non era male soprattutto dal punto di vista pirotecnico.A quanto mi risulta solo per la manifestazione sono stati spesi 6 milioni di euro.Noi siamo riusciti ad avere 4 pass come ospiti per i "Murazzi", dove, con altri 1500 pellegrini stipati come sardine, abbiamo visto in parte lo spettacolo cercando di allungare il collo.I 10.000 ospiti VIP enano invece comodamente sistemati nelle tribune allestite in corso Cairoli, con tanto di gadgets e e bibite offerte dalla Campari. Adesso speriamo che le aspettative di vendita si realizzino... Speriamo bene.Ciao. Sergio"
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