“Per imparare a parlare l’uomo impiega tre anni; per imparare a tacere cinquanta”
(E. Hemingway)
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Un buon silenzio in alcune circostanze è sicuramente più opportuno di un cattivo dialogo e di un pessimo monologo.
Avere la decenza di starsene zitti, quando non si può fare di meglio, funziona molto di più che iniziare a sparare cavolate a raffica. Questo è un principio su cui ho deciso di ispirarmi e che utilizzo come linea di comportamento generale. Però, visto che ho solo quarantanove anni, posso per una volta ignorare questo principio?
Primo pensiero:
Non posso non osservare l'indegno comportamento del mio "successore" che ha preso la direzione della mia ex-Filiale. Non perde occasione per mettermi in cattiva luce con i capi e per gettare fango sul mio operato.
E' nel ruolo da quasi un anno e mezzo e ancora non conosce i principi elementari che un direttore di filiale deve conoscere per svolgere bene le proprie incombenze quotidiane.
Fresco di nomina e sicuramente inesperto, invece di fare tesoro delle esperienze e delle conoscenze altrui, continua ad aprire la bocca a vanvera e a prendere decisioni sciagurate, senza avere la minima idea di cosa sta parlando o cosa sta facendo. In alcuni casi scende addirittura nel ridicolo e, chi lo ascolta ed è in grado di pesare le sue parole, non può non ridere di lui.
A Taranto di queste persone si dice che: "... non sanno nemmeno scrivere la lettera O aiutandosi con un bicchiere".
Secondo pensiero: non capisco come si possa passare da momenti ricchi di dialoghi fitti-fitti e quasi logorroici, a momenti in cui non ci si scambia nemmeno un buongiorno o un buonasera. Che cosa fa smettere di parlare in modo costruttivo? Che cosa si frappone fra le persone in modo da smorzare, se non addirittura troncare, una bella relazione ed una ottima conversazione?
Terzo pensiero: la buon'anima di Luis Amstrong cantava "We have al the time in the world", canzone che io ho sempre adorato e che ho sempre cercato di inserire nel Repertorio del mio vecchio Gruppo "I Fuori dal Tempo".
La cover italiana si intitolava "Il silenzio vale più delle parole".
Guarda caso ... siamo in argomento.
Perchè non rimettiamo in "scaletta" questa bella canzone al posto di tanti altri pezzi banali o, quanto meno, poco rappresentativi?
Cosa ci diverte di più nel suonare "Il mondo non c'è più", oppure "Affogo Baby" di Francesco Renga? Boh!
Perchè non torniamo ad interpretare - a modo nostro - gli "ever-green" dei Beatles, dei C.C.R., di Lucio Battisti, dei Dik Dik, dei Camaleonti e dei New Trolls e di tanti altri? Sarebbe il nostro pane!