Sul diario di alfio, si legge questa frase:
Mi ha trascinato in improvvisazioni basate su strani accordi jazz, territorio a me del tutto sconosciuto e mi sono reso conto che le pentatoniche non bastavano proprio! Mi sono rifugiato nelle modali e in qualche bending in cui la nota di partenza era stabilita, ma quella di arrivo era da scoprire!
Ogni volta che leggo qualcosa sulla tecnica chitarristica e sull'armonia, mi interesso e cerco di saperne di più, o cerco conferme su quello che già sò.
Allora mi piacerebbe che l'amico alfio, se ne avesse voglia, approfondisse di più questa esperienza, che lui stesso definisce sconosciuta, ed entrasse nei particolari.
Per esempio, che vuol dire: la nota di partenza era stabilita, ma quella di arrivo da scoprire? e in quali modali ti sei "rifugiato"? e su quali accordi?
Io, come molti, so cosa sono i modi, conosco molti schemi e relative diteggiature. Diciamo che potrei anche sapere come suonare sui cambi di accordo, però all'atto pratico mi rifugio nella solita universale pentatonica, perchè suonando appunto le scale modali, tutto risulta scontato e impersonale.
Mi faccio mille domande sull'argomento, e se qualcun altro avesse voglia di scambiare le proprie esperienze sarebbe sicuramente proficuo per me.
Per esempio: evitando la pentatonica, cosa suonate su un classico II-V-I?;
e su un semplice accordo maggiore in prima posizione? dovrebbe essere facile, ma si cade facilmente in una banalità insentibile;
e su un VI minore? sempre evitando la pentatonica;
e la locria, c'è qualcuno che sà dove infilarla senza farla sembrare stonata?
I libri che ho letto, e i maestri che ho avuto sicuramente mi hanno fornito una certa base, ma ho scoperto anche che più sai e più sai di non sapere.