Dieci o forse quindici anni fa, mio padre volle ampliare il proprio parco strumenti con un mandolino. Era influenzato dallo splendido DVD di No Quarter, registrato tra India e Gran Bretagna dalla splendida coppia Page/Plant, e dalla musica della nostra tradizione popolare. Purtroppo all'epoca ancora non era esploso il fenomeno folk-country, ne' tanto meno avevano raggiunto il mainstream in italia la musica indie o il celtic metal, ergo trovare un mandolino in un negozio di strumenti musicali non specializzato era un miraggio. Contrattando un po' col suo negoziante riuscì a farsene procurare uno, non un modello irlandese o americano come desiderava, ma quantomeno dal prezzo tutto sommato abbordabile, venduto al negoziante da una azienda napoletana - ditta Gaetano Miroglio - che lo descriveva come prodotto di liuteria artigianale. Dopo alcune settimane lo strumento arrivò in negozio e mio padre lo portò a casa, ingenuamente felice. Iniziato lo studio, dopo poco, tutti i limiti dello strumento furono evidenti: la tastiera era più stretta del normale, soli 2,4cm al capotasto; il manico era leggermente imbarcato, causando un'azione da tiro con l'arco; i tasti erano realizzati in un materiale indegno, tanto che in un mese di utilizzo già risultavano ossidati e, anche se lievemente, segnati dalle corde; le finiture erano ben più che semplicemente approssimative, le definirei proprio grossolane; le meccaniche erano dure da azionare e incapaci di tenere l'accordatura e, soprattutto, lo strumento era inesorabilmente stonato. Caduto presto in disuso rimase abbandonato in un angolo della casa dietro una valanga di roba.
 
Pochi giorni fa, avendo voglia di sperimentare alcune cose, ho recuperato lo strumento che, nel tempo, ha visto solo peggiorate le proprie condizioni. Per partire ho allentato completamente le corde, che ormai scorrevano a un centimetro dalla tastiera, e messo il manico sotto morse, per una sola giornata. Poi ho dato una pulita generale al tutto e ho oliato leggermente le meccaniche, pur senza grande successo a causa del grasso solidificatosi nel tempo. Per finire, una volta mollate le morse sul manico, ho provato a suonare lo strumento: restava il problema dell'intonazione. Staccato il ponte - pur se debolmente, incollato - l'ho dovuto arretrare di un centimetro prima di raggiungere il giusto compromesso tra intonazione ed action! A questo fine, per evitare che le corde frustassero sul manico ancora leggermente incurvato, ho spessorato la base del ponte con un sottile foglio di legno dolce. Rimesso il tutto in tensione lo strumento è diventato di nuovo suonabile, dotato di una voce almeno godibile, pur dovendo accettare qualche difficoltà di esecuzione dovuta ai difetti di costruzione maggiori. Non escludo nel prossimo futuro di rimetterci le mani: mantarci una muta di corde fresche, dare una lucidata ai tasti, ripulire o sostituire le meccaniche e, perchè no, anche il ponte. Per il momento strimpello lo strumento resuscitato a costo zero dopo un coma durato dieci anni.


Tutto questo mi ha ricordato per l'ennesima volta quanto siamo fortunati noi a suonare e comprare strumenti nel 2016. Anche il più scarso mandolino da 50 euro, ad oggi, è mediamente suonabile e godibile; anche con un budget limitatissimo ci si può permettere una chitarra degna di questo nome. Tutta questa nostalgia notrita da molti per bei tempi andati - da questo punto di vista - io non la capisco e non la capirò mai: per quanto ami strumenti storici, non solo d'alta fascia, non baratterei mai gli standard qualitativi raggiunti dalla produzione industriale negli ultimi anni. La "fascia bassa" fino a pochi anni fa era una palude indegna, oggi la stessa offre un parco strumenti finanche vasto e generalmente valido in cui scegliere. Fino a pochi anni fa non avrei mai acquistato "al buio", non avrei mandato un amico inesperto da solo in negozio, oggi sono abbastanza sicuro che in entrambi i casi il rischio di beccare una ciofeca è limitatissimo. Appena 15 anni fa spendendo 200 euro non si prendeva che uno sgorbio insuonabile, oggi è ben più facile trovare uno strumento capace di accompagnare lo studente nel suo percorso offrendogli anche più che qualche soddisfazione. Questo, per me, è un immenso passo avanti. |