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Info su amplificatori anni '70 '80 italiani
...

di MatteoTo [user #43243] - pubblicato il 05 ottobre 2015 ore 21:00
Info su amplificatori anni '70 '80 italiani
Buongiorno volevo avere delle impressioni di uso sugli ampli a transistor italiani come gli F.B.T. mm o lo Steelphone ga 805: si possono usare in un contesto di band cover pop-rock anni '70-'80? Sono affidabili? Digeriscono i pedali? Credo che abbiano dei buoni suoni puliti, si riesce a tirare fuori dei suoni distorti buoni? E' possibile usarli sia per le prove che per dei live nei locali?
Grazie in anticipo per le risposte

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di Farloppo [user #27319]
commento del 06/10/2015 ore 09:34:0
Sarebbe un discorso da fare ampli per ampli. In genere sono buoni e suonano bene, il problema è che, tolti i 2-3 modelli più famosi, diventa un'impresa capire cosa si ha sottomano. Per esempio, io possiedo una testata FBT BR503, solid state con solo 3 controlli (volume, alti e bassi) e 2 ingressi separati. Però non ho idea dell'impedenza di uscita, del wattaggio e nemmeno del fatto se sia un ampli da chitarra oppure da basso (anche aprendolo dentro non c'é scritto niente). Suona molto bene e, tirando a manetta il volume, si ottiene un crunch bellissimo ma il volume generale resta basso (può essere per il basso wattaggio oppure perché usavo una cassa a 16ohm). I pedali li digeriscono bene ma scordati il loop FX.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 06/10/2015 ore 13:23:04
Grazie! Capisco il discorso, ma hai da consigliarmi qualcosa a transistor? Posseggo un Montarbo Mod. 40: volume abbondante, discreto drive con gli humbucker, ma un po' troppo "cupo" e non digerisce i pedali.
Rispondi
di Sparklelight [user #41788]
commento del 06/10/2015 ore 09:34:43
FBT e Steelphon hanno prodotto dei buoni amplificatori ma quelli che hai indicato non sono proprio il massimo.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 06/10/2015 ore 13:25:16
Ti riferisci al fatto che sono meglio i valvolari? Hai ragione, ma cercavo qualcosa di particolare e usato. Grazie per il tuo commento.
Rispondi
di Sparklelight [user #41788]
commento del 06/10/2015 ore 14:37:29
Negli anni ne ho provati diversi e sinceramente non è facile ricordarsi i modelli, di sicuro ricordo con piacere una testata e cassa Steelphon Pioner (fine anni 60) con un suono splendido, digeriva bene anche i pedali, peso enorme, ed un'altra testata e cassa credo Polaris.
Di FBT penserei al 300R, 500R e il 150.
Considera che per tutti gli ampli di quegli anni il problema a cui andrai in contro è l'affidabilità e non ci sono molti riparatori che sanno davvero metterci le mani (vale anche per Binson, Davoli, Eko, Meazzi).
Ho avuto la fortuna di provarne tanti (spesso in riparazione), alcuni buoni e altri orrendi, il suono è soggettivo e comunque sono particolari.
Rispondi
di vicky utente non più registrato
commento del 06/10/2015 ore 18:06:28
ho revisionato e poi dato via una Steelphon pioneeer e una FBT 500r.
La prima aveva un suono spettacolare e non era fatta nemmeno male.
La seconda ha una realizzazione ottima: è tutta point to point e fatto abbastanza bene.
Difetto (se così si può dire) delle FBT 500: hanno come finali le EL503, introvabili e carissime (200 € la coppia). Infatti sulla mia, complice anche il trasformatore di uscita andato, ho ricablato il finale con 2 EL34 e t.u. apposito
Rispondi
di Sparklelight [user #41788]
commento del 07/10/2015 ore 10:48:0
Ho piacere che qualcuno confermi le mie impressioni.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 07/10/2015 ore 11:29:13
Che fortuna aver provato tutta quella roba. Il Pioneer deve essere stato un gran bel prodotto.
Rispondi
di Sparklelight [user #41788]
commento del 07/10/2015 ore 11:44:22
Il Pioneer lo trovi ma costicchia, mentre se vuoi una testata fbt 500 la trovi a prezzi da ampli economico ... buona caccia!
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 07/10/2015 ore 17:39:58
Ho di che divertirmi! Grazie a tutti
Rispondi
di vicky utente non più registrato
commento del 08/10/2015 ore 00:13:30
solo una ultima cosa che mi sono ricordato ora: i Davoli ibridi, intendo quelli con finale a valvole (che solitamente si sistema agevolmente) e i pre a stato solido: ecco questi ultimi, su molti modelli (orbach ad es.) , erano fatti con i componenti incapsulati in contenitori di alluminio e il tutto annegato in resina. Pertanto se guasti non sono riaccessibili.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 08/10/2015 ore 11:40:42
Ottima info. Penso che cercherò qualcosa tra Steelphon o F.B.T.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 08/10/2015 ore 12:39:46
Il mio primo ampli è stato un FBT 1965-66 a transistor. Era un combo con la sezione per controlli è argentata angolata. Si era a Venezia, era l'ampli più a buon mercato... La ragione per scrivere questo è che ha sopravvissuto acqua alta e la folle umidità di una "sala prove" da film. Raso canale e c'erano pure visite di pantegane. Pur essendo da principianti era solido e trasportabile in peata per i canali per andare a suonare dal vivo. È un sound squillante, pochi bassi e da Shadows. Watt e coni? Boh... nessuna idea... Era OK per un complessino alle prime armi. Anche Steelphon era popolare dato che un Davoli era costosetto! Noi suonavamo blues/rock - l'FBT è però un ampli progettato per Musica Leggera! Penso che digerisca bene i pedalini.
Per chi è interessato ad ampli Made in Italy c'è Lombardi (a valvole) - arrivato però più tardi e con un sound orientato verso il Marshall.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 10/10/2015 ore 11:21:5
Grazie per il commento. Leggo sempre con interesse le tue testimonianze, dovresti scrivere un libro! I Lombardi sono amplificatori da prima classe, a Torino in un ''famoso'' negozio di parti di ricambio ne ha una restaurata che mi dà i brividi.
Partirò con una ricerca al tappetto di prove su marchi storici italiani.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 11/10/2015 ore 13:25:16
Il libro c'è già... !!! È "Venice rock'n'roll".

vai al link

A cavallo del 1970 era fermamente una parte vitale della Venezia musicale e suona tuttora una tosta armonica Blues :) È uno di noi e vive tutto come se dal vivo - i complessini di Venezia, le difficoltà, ecc. Il libro in questione è però un romanzo e non un elenco di chi c'era per il Wikipedia!

Dopo dopo tuti questi anni, Paolo è da tempo uno scrittore affermato e la qualità dei suoi lavori e musica non si discute.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 18/10/2015 ore 14:04:42
Interessante... Grazie per la segnalazione
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 18/10/2015 ore 16:37:02
La Venezia degli anni della musica Beat è un pianeta a parte. Non si può paragonare alla Terraferma (il resto del mondo).Per tornare al soggetto ampli... adesso vi passo una menzione del Service (mixer/impianto)! Un Semprini era costoso ma una buona band doveva averne uno per forza. Montarbo si è intromessa sul serio inizi '70 con impianti enormi a transistor - le spie erano più che sufficienti per un locale di media grandezza! A quel punto la Montarbo aveva già costruito ampli da chitarra ma non li ho visti in azione.

Un PS: registrando pezzi da musica leggera si oscillava tra i vari Fender e per casi estremi il Vox AC30. Si arrivava, e lo studio aveva i loro ampli preferiti da "plug & play" abbinati ai microfoni preferiti. I chitarristi da AC30 a tutti i costi se lo dovevono portare loro! Credo che ampli Made in Italy siano rarissimi su incisioni sinché sono arrivati i Lombardi per il rock spinto da Hendrix e The Cream.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 19/10/2015 ore 12:16:49
Hai ragione sulla difficoltà di sentire il suono di ampli italiani su delle incisioni: forse ci sono i Pooh del periodo Alessandra/Parsifal che in alcune foto/video con l'orchestra hanno dei Montarbo testa+cassa (Dodi e Fogli) e Lombardi (Facchinetti). Però in due studi di registrazione ho trovato un Corland combo a transistor e uno Stephon testa a transistor. Il commento dei tecnici dello studio: fanno una sola cosa, ma la fanno bene.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 19/10/2015 ore 13:27:48
Montarbo vale una storiella! Erano interessati a sponsorare bands fornendo impianti. Re Mida era una band senza impianto e da rodare. Siamo andati in alta montagna, in Austria e il boss della Montarbo ha fatto trasportare, venuto per un salutino e consegnato un impiantone enorme da Stadio Olimpico! Tutto questo era sulla base della reputazione di Nino Smeraldi che a quel punto aveva lasciato Le Orme dopo "Ad Gloriam" e intendeva formare una specie di Led Zeppelin con 2 chitarristi e un percussionista. È una lunga storia ma di poco interesse per accordiani. L'impianto era da hi-fi, a transistor ma quasi impossibile da trasportare!!!
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 22/10/2015 ore 13:27:11
Chissà che volume avevate... Però un libro sulle tue esperienze da turnista dovresti scriverlo.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 22/10/2015 ore 14:43:46
Volume... OK, ti racconto: si era in montagna e sotto c'era una valle. Era una fattoria con bella sala prove (le spie bastavano). Ogni tanto si suonava all'aperto col tutto del tutto in azione. 4 stacks e il Montarbo. Dalla valle tornava un echo di quelli veri... folle e irreplicabile. L'impianto era da hi-fi "maggiorato" e digeriva bene volumi spinti. Se ne trovate uno a prezzo stracciato vale la pena di esaminarlo. 2 gigantesche casse - altezza come un stack. Ci andava sopra una cassa extra per un horn speaker (come si dice in italiano?). 4 spie potenti e un bel mixer - send-returns, monitor send su ogni canale e buon EQ ma non parametrico. Credo vi fossero perlomeno 12 canali - noi usavamo 1 per il canto, 2 per le percussioni e 1 per un keyboard con annesso Binson Echorec. La musica voleva emulare Led Zeppelin e per questo serviva un impianto tosto. Libro? Ci ho pensato, però sarebbe basato su episodi divertenti che poco hanno a che fare con la chitarra.
Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 28/10/2015 ore 10:00:3
molti fatti sono interessanti, potresti fare un mix di storie e cose più legate alla chitarra... Il binson ho sempre voluto provarlo, ma e' difficile da trovare e provare
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 28/10/2015 ore 14:11:49
Chitarre in Italia: sono partito imprestando una Eko semiacustica dai preti di SS Giovanni e Paolo in cambio di servire la messa e suonare all'oratorio pezzi rock sexy e diavoleschi in inglese che nessuno capiva - questo era da teenager a Venezia. Le prove si facevano a casa senza ampli dato che questi erano Eko fissi per l'oratorio. Dopo questo un FBT e per Blues Right Off un AC30 imprestato.

La prima chitarra comprata era una Framus semi a prezzo nullo e la ho dipinto in Humbrol di un grigio da navale militare dato che era orrenda! Poi una Framus a corpo solido. Arriva poi un Fuzz Vox. È una specia di accendino da mettere direttamente nella spina di una chitarra e inteso da riprodurre il riff di "Satisfaction"... orribile ma è cmq il Fuzz più strano mai visto! Inusabile però con la Strat...

Poi... a Venezia si sparge la voce che vi è una Gibson in vendita a Verona a 150.000 lire... non si sapeva di che tipo era e cmq poco costosa rispetto a quelle nuove. OK, ci vado! È una SG Special distrutta - manca un p/u, ha un wraparound sommariamente modificato a una specie di TOM e segni di uso violento sul corpo alla Pete Townshend - era stata venduta da un militare USA di stanza. Ho trovato un p/u Framus per il manico e fatto fare un battipenna rosso identico al batwing e aggiunto un switch on/off e macchinette Grover. È usata per Blues Right Off e Venetian Power.

Una invenzione di Ermanno Velludo: ai tempi di Suono Recording Studio ha creato qualcosa di fenomenale e da copiare. Vi spiego: si prende un Wah e lo si cambia a un EQ parametrico - non è di certo un Wah dato che è un EQ da mixer. Forte per live e recording.

Una ES330 (P90), molto meglio della Epi Casino, ma mi è poi stata rubata - Natural, e se ne scovate una è probabile che sia la mia! I Re Mida era con SG e stack Sound City a valvole da 120W. Era un ampli costruito dal negozio a Londra delle stesso nome e una specie di super-Fender e quindi non un Marshall / HiWatt. Durante la stessa visita da GAS estremo Nino Smeraldi si è preso un Sunn 120W, a transistor! Per me è il miglior ampli in esistenza ma non è piacuto a Nino.

Echorec Binson: non si batte! Assolutamente!!! Usa una specie di disco magnetico e parecchie testine senza contatto con la pista magnetica e non richiede quindi un continuo cambio di nastro da loop e unicamente con una sola testina. Se ne scovate uno funzionante a prezzo abbordabile è da acquistare. L'unica cosa che non so riguarda un cambio di valvole dato che non possono durare in eterno.

Rispondi
di MatteoTo [user #43243]
commento del 28/10/2015 ore 14:37:23
Belle chitarre la SG e la 330. Ma il Sunn a transistor che suono aveva?
Rispondi
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di Claes [user #29011]
commento del 28/10/2015 ore 17:18:39
Sunn era da valvole e a lungo molto usato per basso in competizione con l'Ampeg. Quello di Nino era un Coliseum 120 con testata a transistor quasi da rack invece di enorme con le valvole. Il sound era da hi-fi come fosse un impianto e molto utile per manovrare i controlli della chitarra... e senza pedalini.
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