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| Io
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Io penso, io ho tanti, tantissimi pensieri. Io ho delle sensazioni, come un animale: sono felice, sono triste a volte, sento il piacere e il dolore. Io ho le mie paranoie, le mie ansie. Io ho anche aspirazioni, desideri - velleità, forse.Io non so, però, se ho dei sentimenti. Sentimenti. La parola mi suona incomprensibile. Una costruzione, una menzogna. Eppure, mi sento vuoto. Inspiegabilmente vuoto.Sapessi almeno cosa voglio potrei adeguarmi. Ma la volontà mi fa difetto, quando serve.Forse sono stato messo di fronte ad una verità oppure solo di fronte ad un problema, ad un nodo da sbrogliare.
Forse si è arrivati vicini ad una conclusione, complice, ora me ne accorgo, il Fato: l'intenzione nel dire le cose, le aspettative nascoste e tradite, il rimedio cercato, la felicità effimera che ci porta di fronte ad altri problemi. Forse, invece, si attraversa un brutto periodo. Chissà, magari necessario ad arrivare a qualcosa di meglio, ad una maggiore conoscenza l'uno dell'altro.
Non mi rimprovero niente, o forse qualcosa, ma non so: a volte, l'effetto desiderato nasconde un percorso poco virtuoso, le piccole bugie che diciamo, prima di tutti, a noi stessi. Eppure, anche se non mi rimprovero niente, mi sento male. Vuoto di me stesso e pieno di dolore.
Le paranoie si confondono alle paure, alle sensazioni; i desideri, i sogni sembrano... temo che siano frutto dell'inerzia, dell'abitudine, della voglia di stabilità.Che buffo, mi ha sempre divertito notare come le cose vengano guardate, perché è tanto facile farlo, in modi diversi a seconda del risultato, a seconda delle parole che si usano cambiano come il giorno si tramuta in notte.
L'amor proprio diventa orgoglio o testardaggine, il coraggio diventa avventatezza, l'onestà diventa faccia tosta, l'amore diventa bisogno di attenzione o di possesso, e così via...
Le parole mi hanno sempre intrigato: pensare, pensare - questo mi dicevo e mi dico, a questo non posso rinunciare. Ma le parole mi intrigano come maglie di una tela di ragno, invischiano le mie sensazioni, i miei desideri e mi frenano. Ma, lo so, la purezza dell'Io non esiste, al di fuori delle convenioni, del linguaggio e delle sue ambiguità.
Cosa c'è di certo se non il modo in cui definiamo le cose.
Forse bisogna essere più decisi. Di sicuro, funziona. Ma non mi sento a casa. Almeno su cose così complicate.Gli impegni presi, i programmi fatti a fronte dell'incertezza contingente per il domani. I desideri e le mezze promesse e, adesso, il vuoto, come se non ci fosse mai stato un passato, come dover ricominciare da capo, come estranei. Eppure non sembra sia cambiato niente, non è successo davvero qualcosa che ha cambiato le cose, è come se avessimo abbiamo aperto gli occhi. Oppure li abbiamo chiusi ed abbiamo iniziato a sognare.E' difficile. Oppure troppo facile.
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Io penso, io ho tanti, tantissimi pensieri. Io ho delle sensazioni, come un animale: sono felice, sono triste a volte, sento il piacere e il dolore. Io ho le mie paranoie, le mie ansie. Io ho anche aspirazioni, desideri - velleità, forse. Io non so, però, se ho dei sentimenti. Sentimenti. La parola mi suona incomprensibile. Una costruzione, una menzogna. Eppure, mi sento vuoto. Inspiegabilmente vuoto. Sapessi almeno cosa voglio potrei adeguarmi. Ma la volontà mi fa difetto, quando serve. Forse sono stato messo di fronte ad una verità oppure solo di fronte ad un problema, ad un nodo da sbrogliare.
Forse si è arrivati vicini ad una conclusione, complice, ora me ne accorgo, il Fato: l'intenzione nel dire le cose, le aspettative nascoste e tradite, il rimedio cercato, la felicità effimera che ci porta di fronte ad altri problemi. Forse, invece, si attraversa un brutto periodo. Chissà, magari necessario ad arrivare a qualcosa di meglio, ad una maggiore conoscenza l'uno dell'altro.
Non mi rimprovero niente, o forse qualcosa, ma non so: a volte, l'effetto desiderato nasconde un percorso poco virtuoso, le piccole bugie che diciamo, prima di tutti, a noi stessi. Eppure, anche se non mi rimprovero niente, mi sento male. Vuoto di me stesso e pieno di dolore.
Le paranoie si confondono alle paure, alle sensazioni; i desideri, i sogni sembrano... temo che siano frutto dell'inerzia, dell'abitudine, della voglia di stabilità. Che buffo, mi ha sempre divertito notare come le cose vengano guardate, perché è tanto facile farlo, in modi diversi a seconda del risultato, a seconda delle parole che si usano cambiano come il giorno si tramuta in notte.
L'amor proprio diventa orgoglio o testardaggine, il coraggio diventa avventatezza, l'onestà diventa faccia tosta, l'amore diventa bisogno di attenzione o di possesso, e così via...
Le parole mi hanno sempre intrigato: pensare, pensare - questo mi dicevo e mi dico, a questo non posso rinunciare. Ma le parole mi intrigano come maglie di una tela di ragno, invischiano le mie sensazioni, i miei desideri e mi frenano. Ma, lo so, la purezza dell'Io non esiste, al di fuori delle convenioni, del linguaggio e delle sue ambiguità.
Cosa c'è di certo se non il modo in cui definiamo le cose.
Forse bisogna essere più decisi. Di sicuro, funziona. Ma non mi sento a casa. Almeno su cose così complicate. Gli impegni presi, i programmi fatti a fronte dell'incertezza contingente per il domani. I desideri e le mezze promesse e, adesso, il vuoto, come se non ci fosse mai stato un passato, come dover ricominciare da capo, come estranei. Eppure non sembra sia cambiato niente, non è successo davvero qualcosa che ha cambiato le cose, è come se avessimo abbiamo aperto gli occhi. Oppure li abbiamo chiusi ed abbiamo iniziato a sognare. E' difficile. Oppure troppo facile. |
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