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| Lévi-Strauss, again.
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La citazione iniziale é un po' lunghetta. Se qualcuno legge queste pagine e non ha voglia di leggersela, può saltare al punto in cui dico "Ricapitolando"... Volevo farne un articolo di Metamusica, ma, forse, non é adatto. non so."A seconda dello stile, del luogo e dell'epoca, questa contingenza [cioé, più o meno, le cose nel mondo] si manifesta in tre diversi aspetti, ovvero in tre momenti distinti della creazione artistica (che possono anche sommarsi), cioé essa si situa al livello dell'occasione, dell'esecuzione o della destinazione. Solamente nel primo caso la contingenza prende forma di evento, il che significa una contingenza esterna e anteriore all'atto creativo. L'artista la coglie dal di fuori: un atteggiamento, un'espressione, una luce, una situazione, tutte modalità di cui egli afferra il rapporto sensibile e intelligibile con la struttura dell'oggetto che esse appunto rivelano e che egli incorpora nella sua opera. Ma può anche darsi il caso che la contingenza si manifesti in quanto intrinseca, durante l'esecuzione: nelle proporzioni o nella forma del pezzo di legno di cui lo scultore dispone (...). E infine la contingenza può essere estrinseca come nel primo caso, ma posteriore (e non più anteriore) all'atto della creazione: é quanto avviene quando il lavoro é destinato a un uso determinato, poiché l'artista elaborerà la sua opera appunto in funzione delle modalità e della fasi potenziali del suo uso futuro (e quindi mettendosi consciamente o inconsciamente al posto di chi l'utilizzerà."(C. Lévi-Strauss, Il pensiero selvaggio, 1962 fr., 1964 it., p 39-40)Ricapitolando:
Ricordando che queste sono distinzioni grosse e, nella realtà, si hanno casi ibridi, abbiamo opere che sono funzione 1. di una realtà che viene organizzata e strutturata con l'opera d'arte, 2. della tecnica con cui sono prodotte, 3. della funzione per cui sono state create (é il caso, ad esempio, dell'arte primitiva, in cui simbolo e funzione collassano).Ma con la musica? Spesso diciamo che, nella nostra concezione occidentale di arte, il peso accordato alla tecnica ed alla funzione é minore rispetto a quello dato a qualcos'altro (per ora restiamo vaghi). Nel caso dello sbilanciamento verso la tecnica, abbiamo freddi virtuosi o esercizi di composizione (nei quali abbiamo "tecnicamente" una sonata o una fuga perfette ma, chissà perché, non abbiamo arte ma solo esercizi). Nel caso dello sbilanciamento verso la funzione (o fine), abbiamo musica da intrattenimento, musica da ascensore e musica commerciale che sfrutta l'onda della moda del momento.
Bene. Cos'é, allora, quell'oggetto che la musica descrive? La musica é un'arte molto formale, mancando di oggetti (anche interiori) chiaramente descrivibili, eppure...
Non so bene se la "musica vera" sia solo un'illusione, sia cioé un insieme di tecniche particolari a cui abbiamo dato il ruolo di simboleggiare (pur senza aver contatto diretto con loro) gli stati d'animo di chi compone o suona. Insomma, un certo uso é ben accetto e osannato per qualcosa che, di fatto, non fa. Oppure questo oggetto "esiste"?
Comunque sia, finzione o no, quella resta la "vera musica": vedere più chiaramente le cose non ci fa meravigliare di meno. Citando Wittgenstein, sappiamo che l'amore é chimica ma ci innamoriamo lo stesso; sappiamo che il fulmine é solo una scarica elettrica, ma restiamo colpiti dalla sua bellezza e maestosità. Così per la musica. Ma riflettere fa sempre bene.
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La citazione iniziale é un po' lunghetta. Se qualcuno legge queste pagine e non ha voglia di leggersela, può saltare al punto in cui dico "Ricapitolando"... Volevo farne un articolo di Metamusica, ma, forse, non é adatto. non so. "A seconda dello stile, del luogo e dell'epoca, questa contingenza [cioé, più o meno, le cose nel mondo] si manifesta in tre diversi aspetti, ovvero in tre momenti distinti della creazione artistica (che possono anche sommarsi), cioé essa si situa al livello dell'occasione, dell'esecuzione o della destinazione. Solamente nel primo caso la contingenza prende forma di evento, il che significa una contingenza esterna e anteriore all'atto creativo. L'artista la coglie dal di fuori: un atteggiamento, un'espressione, una luce, una situazione, tutte modalità di cui egli afferra il rapporto sensibile e intelligibile con la struttura dell'oggetto che esse appunto rivelano e che egli incorpora nella sua opera. Ma può anche darsi il caso che la contingenza si manifesti in quanto intrinseca, durante l'esecuzione: nelle proporzioni o nella forma del pezzo di legno di cui lo scultore dispone (...). E infine la contingenza può essere estrinseca come nel primo caso, ma posteriore (e non più anteriore) all'atto della creazione: é quanto avviene quando il lavoro é destinato a un uso determinato, poiché l'artista elaborerà la sua opera appunto in funzione delle modalità e della fasi potenziali del suo uso futuro (e quindi mettendosi consciamente o inconsciamente al posto di chi l'utilizzerà." (C. Lévi-Strauss, Il pensiero selvaggio, 1962 fr., 1964 it., p 39-40) Ricapitolando:
Ricordando che queste sono distinzioni grosse e, nella realtà, si hanno casi ibridi, abbiamo opere che sono funzione 1. di una realtà che viene organizzata e strutturata con l'opera d'arte, 2. della tecnica con cui sono prodotte, 3. della funzione per cui sono state create (é il caso, ad esempio, dell'arte primitiva, in cui simbolo e funzione collassano). Ma con la musica? Spesso diciamo che, nella nostra concezione occidentale di arte, il peso accordato alla tecnica ed alla funzione é minore rispetto a quello dato a qualcos'altro (per ora restiamo vaghi). Nel caso dello sbilanciamento verso la tecnica, abbiamo freddi virtuosi o esercizi di composizione (nei quali abbiamo "tecnicamente" una sonata o una fuga perfette ma, chissà perché, non abbiamo arte ma solo esercizi). Nel caso dello sbilanciamento verso la funzione (o fine), abbiamo musica da intrattenimento, musica da ascensore e musica commerciale che sfrutta l'onda della moda del momento.
Bene. Cos'é, allora, quell'oggetto che la musica descrive? La musica é un'arte molto formale, mancando di oggetti (anche interiori) chiaramente descrivibili, eppure...
Non so bene se la "musica vera" sia solo un'illusione, sia cioé un insieme di tecniche particolari a cui abbiamo dato il ruolo di simboleggiare (pur senza aver contatto diretto con loro) gli stati d'animo di chi compone o suona. Insomma, un certo uso é ben accetto e osannato per qualcosa che, di fatto, non fa. Oppure questo oggetto "esiste"?
Comunque sia, finzione o no, quella resta la "vera musica": vedere più chiaramente le cose non ci fa meravigliare di meno. Citando Wittgenstein, sappiamo che l'amore é chimica ma ci innamoriamo lo stesso; sappiamo che il fulmine é solo una scarica elettrica, ma restiamo colpiti dalla sua bellezza e maestosità. Così per la musica. Ma riflettere fa sempre bene. |
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