Mah, a meno che non succeda qualcosa di inaudito, la mia fiducia nelle scienze umane per come vengono (generalmente) fatte sta scemando. Credo che di antropologi (sociologi, filosofi, ecc) bravi ce ne siano pochi, ma, di questi, quelli che fanno qualcosa di valido siano pochissimi.
Sto meditando seriamente sul futuro... Insomma, che fare? Fra un annetto, mi laureo. Poi? Dottorato? Sarebbe disonesto: con le mie attuali conoscenze non potrei fare nulla di valido. Potrei fare solo qualcosa per cui andrei a letto poco in pace con me stesso. Non potrei essere onesto con il mio lavoro...
L'idea di iscrivermi ad ingegneria elettronica mi sgana parecchio: un po' di matematica, un po' di programmazione, e, soprattutto, la possibilità di capire come si può passare da un po' di pezzi di silicio e qualche saldatura ad un sistema che fa cose, che può essere programmato. Per me è il primo grande salto: il salto base. Capita quella filosofia (che é poi quella che sta tra l'atomo e il DNA) posso dire qualcosa sull'uomo. Poi delle buone basi formali (matematica, statistica) mi servono.
Certo che la scelta dell'elettronica viene molto dal mio desiderio di saper fare pedali, ampli e altri scatolotti musicali.
Forse, fisica o matematica sarebbero più oneste. Ma le trovo bellissime, ma difficili, troppo. Non so come spiegarlo.
Comunque, 3 anni di una facoltà "più seria" mi parerebbero anche il culo, in caso il mio cammino nelle scienze umane non fosse così luminoso. Per ora, non promette bene: lo vedo pieno di beghe burocratiche, giochini di potere, portare pazienza e nessun interesse intellettuale. Mi sembra che per fare buona scienza sull'uomo serva molto di più delle parole. L'antropologia, poi, che potrebbe essere la nuova e unica filosofia si perde tra muli che sgobbano sul terreno senza andare molto in là e cavalli purosangue che si lasciano andare a stravaganze. E' troppo difficile...
Magari è solo un momento di sconforto e fra due giorni torno ad essere entusiasta di dove mi trovo, ma non so...