La questione dei diritti relativi all’opera di un artista scomparso è quasi sempre complessa. Se l’artista è stato prolifico, da complessa diventa un serio problema. Se l’artista è Frank Zappa, è sicuramente un autentico delirio. Con un catalogo di più di sessanta dischi, Zappa è un colosso discografico e non serve essere geni del calcolo per comprendere l’entità del business di cui stiamo parlando. Alcuni di voi forse ricorderanno che nel ’93, in punto di morte, fu proprio Zappa – sempre molto attento agli affari e scaltro manager di se stesso – a consigliare alla moglie Gail di cedere i diritti del suo intero catalogo a un’etichetta purché questa fosse fidata, onde evitarle problemi nella gestione degli stessi. Fu così che nel ’94 la Rykodisc acquisì i diritti, a patto di rispettare “l’integrità del lavoro” dell’artista. Neanche a dirlo, dal ’97 è iniziata una battaglia legale tra Ryko e i Zappa conclusasi soltanto di recente (storica la lotta di Gail per impedire l’uscita delle versioni digitali dei dischi del marito). Di poche settimane fa è l’annuncio che, scaduta la licenza della Rykodisc, i diritti sono tornati interamente nelle mani dello Zappa Family Trust e a tempo di record è stato firmato un accordo di licenza e distribuzione con la Universal Music. Risultato? Il 30 luglio prossimo uscirà l’intera discografia di Zappa della Barking Pumpkin (l’etichetta fondata da Frank) in digitale. Seguiranno le ristampe dei CD fisici in cinque sfornate successive. La prima (il 31 luglio) includerà dodici dischi tra cui – viene da ridere – We’re Only in It for the Money!
Al di là delle riflessioni sui diritti morali, l’intera vicenda e la determinazione di Gail Zappa in questi anni negli USA hanno dato il là a innumerevoli dibattiti sulla gestione dei diritti patrimoniali delle opere, sollevando questioni come il rispetto della loro integrità, l’osservanza della volontà dell’autore di non pubblicare specifiche composizioni, il diritto di bloccare la diffusione dell’opera in determinati formati ecc. risultando più in generale in un’interessante opera di informazione che ha ingagliardito nuove leve di musicisti, molto più consapevoli dei propri diritti di quanto non fossero un tempo, e forse indispettito le case discografiche. A questo punto non sarebbe male se simili battaglie facessero rumore anche da questa parte del mondo. Nell’attesa gustiamoci il ritorno di Zappa, sperando in qualche sorpresa dalle ristampe la cui uscita ci accompagnerà verso il ventennale della scomparsa di questo genio mai troppo celebrato. |