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“Gunther Schuller – Il jazz, Il periodo classico”

di jazzino [user #23867] - pubblicato il 29 febbraio 2012 ore 08:50

Anche oggi prima di andare a lavoro voglio salutare tutti e offrire qualche rigo di lettura su cui riflettere; cosa dite?

“Nonostante i limiti della notazione musicale, una pagina di Beethoven o Schonberg è un documento definitivo, un tracciato da cui possono derivare varie letture lievemente diverse. Al contrario, l’incisione di un brano jazz improvvisato è cosa di un attimo: in molti casi è l’unica versione accessibile, e perciò “definitiva”, di un qualcosa mai pensato come definitivo. Che sia, e non possa che essere, definitiva - se ispirata o no, è ovviamente un altro discorso - è un fatto intrinseco alla natura e al concetto di improvvisazione. Perciò lo storico del jazz è costretto a giudicare l’unica cosa che ha in mano: il documento sonoro. Mentre ci interessa anzitutto l’Eroica e solo  econdariamente il modo in cui qualcuno la esegue, nel jazz il rapporto si rovescia. Ci interessa ben poco West End Blues come tema o composizione; prima di tutto conta il modo in cui Armstrong lo interpreta. Oltretutto siamo obbligati a giudicare sulla scorta di una singola versione, incisa per caso nel 1928, e non ci resta che immaginare le altre centinaia che Armstrong ne diede, nessuna esattamente uguale, alcune inferiori al disco, altre forse anche più ispirate.”


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ottima osservazione... noi siamo abituati a ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 29/02/2012 ore 09:0
ottima osservazione... noi siamo abituati a dare, il fatto della registrazione, per scontato, invece ha, praticamente, provocato la nascita di nuove categorizzazioni musicali...
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hai ragione, ormai ci siamo abituati ma la ...
di superloco [user #24204]
commento del 29/02/2012 ore 09:2
hai ragione, ormai ci siamo abituati ma la svolta fu decisiva. Adesso ad esempio amiamo i video e con questo forse dedichiamo meno orecchio all'audio
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Bello spunto
di stefano58 [user #23807]
commento del 29/02/2012 ore 09:4
che apre interrogativi che coinvolgono non solo la sfera jazz ,campo nel quale non sono ferrato per disquisire.Ma come dice giustamente e acutamente Yaso , la registrazione , intesa come tecnica di fermare l'attimo artistico , getta nuove basi e apre nuove catalogazioni.Probabilmente anche le opere dei secoli scorsi non suonavano come noi le conosciamo , anche se gli spartiti divrebbero dare linne guida precise , perchè l'intensità e l'intenzione che ogni musicista da alla sua performance , incanala e determina il risultato finale . Non so dove sia il bene e il male , ne se dobbiamo cercarli , so solo che la musica è sensazione , e anche se oggi possiamo avvalerci di molteplici supporti tecnici per l'ascolto , suonare o assistere dal vivo ad una esibizione regala cose che niente altro può fare.Ciao
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Credo che ad oggi avere la possibilità di ...
di jazzino [user #23867]
commento del 29/02/2012 ore 11:2
Credo che ad oggi avere la possibilità di "fermare l'attimo" molto più facilmente rispetto al passato sia uno stimolo alla crescita poichè può guidarci nell'evoluzione del nostro linguaggio, della nostra voce. Il linguaggio va vissuto: come un dialetto. Per imparare il barese o il milanese o il napoletano dobbiamo sentire un barese, un milanese e un napoletano parlare. PAISA’!!! Il linguaggio è IDENTITA’. Allo stesso modo della composizione o dell’arrangiamento.
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Premettiamo che io ... sò di essere un pò ...
di Kata_ts [user #2290]
commento del 29/02/2012 ore 12:2
Premettiamo che io ... sò di essere un pò 'strano' , ceti miei modi di pensare sono ... per molta gente 'assurdi', .... comunque ..... Veramente .... qualunque registrazione registra 'l'"attimo", che diventa 'eterno' sul supporto di registrazione (se è digitale poi ;)) ). Lo spartito invece è un supporto cartaceo a mò di 'documento'. La musica scritta, il pentagramma , le note, e i segni di espressione e tutto quello che stà 'scritto sulla carta' ..... NON è 'musica' nel senso "letterale" della parola. Viene "tramutata" in musica da CHI la suona, la esegue, fà diventare 'vivo' quello che è SCRITTO su carta. EDIT ON dimenticavo, lo STESSO pezzo, seguendo lo spartito, suonato più volte dallo STESSO artista dal vivo NON sarà MAI uguale alle precedenti versioni perchè l'artista stesso di giorno in giorno "cambia", per la verità già dal mattino alla sera nel nostro corpo moltissime cose sono già cambiate, figurarsi lungo il corso di una settimana !!!! ;oP EDIT OFF SaluTOneS
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Re: Premettiamo che io ... sò di essere un pò ...
di jazzino [user #23867]
commento del 29/02/2012 ore 13:2
Nei vari real book in uso tra i jazzisti vengono scritte principalmente due cose: una linea melodica e degli accordi siglati. Entrambi vengono interpretati in senso “compositivo” dal jazzista che può arrivare quindi a stravolgerli e sicuro li stravolgerà ogni volta come se fosse la prima.
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Noi siamo abituati a pensare alla Musica ...
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 29/02/2012 ore 14:0
Noi siamo abituati a pensare alla Musica Classica come uno modello antico e al Jazz come modello moderno. In realtà la disciplina accademica in se è scaturita da una lunga letteratura che via via ha dato vita a delle regole grammaticali con le sue eccezioni. Nel caso del Jazz è come se si tornasse alla musica primitiva. Le notazioni con tutte le leggende che si apportano tipo jazz feel per leggere in 4/4 qualcosa che in realtà somiglia ad un 12/8 per esempio,sono dei metodi per codificare dei suoni che l'artista esprime in maniera libera basandosi su di un canovaccio su una serie di accordi appartenenti ad un pezzo che poi,ad un certo punto,diventa un pretesto per suonarci su tutt'altro.Insomma giriamo sempre intorno ad un discorso che sta alla base di questo linguaggio cioè:la estrazione popolare di questa musica.Un linguaggio che si è emancipato attraverso i tentativi,molti sbagli che sono diventati suoni caratteristici.Il Jazz non sarebbe mai potuto nascere da persone istruite musicalmente.Quelli hanno inventato cose tipo la Musica Seriale nello stesso periodo.Il jazz è qualcosa di semplice,spontaneo e poco codificabile.
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