Ore 16 circa. Sono un po’ stanco e stressato, ci vuole una suonata. Imbraccio la chitarra e non ne cavo nulla di buono: il suono è completamente spento, gli armonici quasi assenti, l’accordatura è imprecisa nonostante il giorno prima abbia riposto la chitarra perfettamente intonata. Il SI non ne vuole sapere di stare a posto, comincio a smanettare, lo tendo, lo mollo, sembra intonato in certe posizioni, ma è disastroso in altre. Sferraglia, si ribella, mi spinge a ritoccare più volte anche l’intonazione del Mi cantino, ma ormai l’accordatura è andata e la chitarra ha letteralmente cambiato suono. Sembra una scatola da pochi euro! La cosa mi innervosisce parecchio, inoltre odio far parte dei chitarristi descritti da Segovia (“...passano metà della loro vita ad accordare la chitarra e l’altra metà a suonare con la chitarra scordata”). La mia chitarra è piuttosto stabile e rimane accordata anche per settimane, di solito solo il MI basso e il SI richiedono piccoli aggiustamenti a orecchio di tanto in tanto. Ma poi, ciclicamente, arriva il momento critico: se il SI decide di guidare la rivolta non se ne esce più. Sono quasi deciso a un cambio di corde, in fondo le ho cambiate due mesi fa, ma prima tento un reset con l’accordatore.
L’aggeggino elettronico agganciato alla paletta fa la solita diagnosi: a parte MI e SI che ho appena torturato, come sempre la mia chitarra si è assestata tutta un quarto di tono sotto l’accordatura standard. Ad ogni cambio di corde uso l’accordatore e la chitarra rimane accordata per diversi giorni, ma poi, non so come e quando, fa scendere tutte le corde perfettamente un quarto di tono sotto, neanche l’avessi accordata così apposta! Va beh, ripristino l’accordatura standard, domo il SI e la chitarra si riprende, ma sembra avere proprio bisogno di una muta nuova. Se ne riparlerà dopo cena.
In serata sono pronto al cambio. Faccio un’ultima suonatina giusto per godermi il confronto che farò con le corde nuove, ma la chitarra risponde in modo completamente diverso. Il suono ha recuperato stabilità e brillantezza, gli armonici sono tornati, perfino le corde sembrano più ruvide al tatto, come quelle nuove. Tutto quadra e una nuova muta di corde non sembra più così necessaria. Possibile? Si. E non è la prima volta che mi capita. Come si spiega? Non lo so, ma azzardo qualche ipotesi.
1. Dopo due mesi le corde sono usurate, ma non ancora da buttar via. Però il suono risulta più cupo, gli armonici sono meno in risalto e l’accordatura a orecchio diventa più difficoltosa. Tutto il sistema è più instabile e soggetto a minimi cambiamenti.
2. Nel pomeriggio ero agitato, forse con le mani sudaticce, mentre dopo cena ero più rilassato e con le mani ben asciutte. Inoltre dopo aver maneggiato sapone e detersivo per piatti, il ph delle mie dita era in condizioni più favorevoli all’incontro con la lega di bronzo delle corde.
3. Nel pomeriggio ho imbracciato la chitarra con animo non positivo (leggi: palle girate), cosa che induce a ingigantire i difetti rispetto ai pregi. Forse la chitarra non suonava poi così male.
Si va dalla acustica, alla chimica, alla psicoacustica. E non è escluso che tutte queste componenti giochino sempre un loro ruolo in proporzioni diverse. Cosa che, ad esempio, potrebbe condizionare parecchio l’approccio ad uno strumento nuovo e spiegare perché la stessa chitarra possa esaltarci al primo incontro e deluderci qualche giorno dopo. O viceversa. Per non parlare delle opinioni a volte così diverse che molti di noi si fanno sul medesimo strumento. Se poi aggiungiamo la risposta dei diversi luoghi in cui si suona, più o meno riflettenti o addirittura fonoassorbenti, le cose si complicano all’infinito. E pensare che il mio liutaio sostiene che esistono parametri oggettivi su cui valutare il suono di una chitarra. Conoscendolo non ho motivo di dubitarne. Però sono un po’ scettico...