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è difficile parlare di musica

di gwynnett [user #9523] - pubblicato il 07 marzo 2011 ore 00:46
Parlando di musica non possiamo esimerci dal citare i sentimenti, le profonde sensazioni e le pericolose emozioni che suscita in noi spingendoci spesso ad una riflessione romantica che non si esaurisce con la fine dell'ascolto ma che pervade il nostro essere con prepotenza e determinazione fino a condizionare una scelta od una forma di comportamento.

Possiamo parlare di musica sottolineando i contenuti di un brano, definendone gli aspetti melodici o individuando le tecniche ed i virtuosismi usati per produrla ma tutte le metodologie di indagine si riconducono alla sensibilità individuale, al livello di cultura, alla capacità di critica che è in noi.

Coloro i quali producono musica e la diffondono sono consapevoli della complessità dell'azione innescata e molto spesso agiscono secondo uno schema coscientemente costruito ed usando un frasario molto tecnico e convincente anche se a volte metaforico ed incomprensibile ai più.

Ne consegue che la crudezza di un testo può essere facilmente mitigata con un soffice effluvio di note che ne confonde il vero senso rendendolo non traducibile nell'immediato.

Un brano suonato secondo canoni universali ma cantato in una lingua non nota accentua questa confusione perchè immediatamente se ne apprezza la melodia senza che il contenuto possa essere contemporaneamente compreso ed analizzato escludendo ogni forma di condivisione o di diniego.

La musica nasce con scopi propiziatori, si cerca l'attenzione degli dei donando loro suoni regolari ed ispirati per differenziarli da quelli casuali prodotti dalla natura e viene proposta la caratteristica di unicità, la propensione ad essere privilegiati per quella forma primitiva di espressione sempre e comunque qualificabile come arte.

Oggi sembra che la musica debba essere necessariamente divulgata con specchi mediatici privilegiando  l'immagine di chi la produce ed analizzando nel dettaglio i mezzi tecnici usati.

Si induce il bisogno di un particolare strumento con l'uso del quale uno splendido artista ha prodotto una musica eterna ma non si consiglia uno studio assiduo per eguagliarlo nella preparazione nè si propone e si pianifica un percorso di formazione per elevare il quoziente di sensibilità individuale.

Sembra che ogni scelta sia operata sull'esperienza di altri e che si rivolga ad un pubblico non idoneo a discernere le sottili sfumature ed i conivolgimenti profondi di questa nobile arte.


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Non è sempre la solita musica
di jebstuart [user #19455]
commento del 07/03/2011 ore 01:3
Il tuo diario spinge a riflessioni profonde chiunque, come noi, ha nella musica una parte importante della propria vita. Posso sbagliarmi, ma credo che gli anni '60 contrassegnarono una progressiva tecnicizzazione dell'ascolto musicale anche nel pubblico laico, intendendo come tale quello sprovvisto di cultura tecnica musicale. Uno stato di grazia che è durato almeno fino all'inizio degli anni '90. Da allora è iniziato un riflusso che perdura tuttora, e che fa in modo che il grande pubblico si diriga verso ascolti fruibili con impegno di gran lunga minore. Ci vorrebbe un trattato in più volumi per analizzare le cause. Da quelle storico-sociali, a quelle più squisitamente tecniche, passando per Internet, le televisioni commerciali ed i talent show. Perfino la scomparsa dei vinili, l'avvento dei CD e, più recentemente, degli mp3 hanno giocato un ruolo in questo. Il risultato è che, quando prendo il caffè nel bar sotto casa, ho la rara fortuna di vedere, su un plasma a non so quanti pollici, quel che va per la maggiore oggi. Cantanti con espressioni perennemente allucinate, video con montaggi deliranti e scene pulp (cose che al confronto gli happening del Progressive sembrano cose da educande), chitarre imbracciate per pura coreografia, improbabili tastierine Bontempi che emettono suoni da orchestra sinfonica ad 88 elementi. E, su tutto, il desiderio furibondo di stupire non col suono, nè coi testi, ma con le immagini. Ma, dico, perchè non si danno al Teatro?
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Re: Non è sempre la solita musica
di perrynason [user #17170]
commento del 07/03/2011 ore 02:0
Video killed the radio star! ;-) Le mutazioni a cui accenni e la odierna cultura della superficialità sono brillantemente analizzate in un libro di Baricco: "I barbari". Probabilmente lo conosci già. Quando mi ci sono imbattuto su La Repubblica (era pubblicato come un diario a puntate) ho pensato che l'autore si fosse bevuto il cervello. Poi mi è capitata tra le mani la versione in libro. Beh, geniale! Mi ha aperto la mente sul mondo nuovo, che non mi piace, ma se non altro può essere spiegato e capito per tentare di migliorarlo. Baricco ha molti detrattori, soprattutto tra gli intellettuali snob (e capisco perché: lui riesce a dire in quattro righe ciò che ad Arbasino o Citati richiede venti pagine!), ma secondo me è uno dei pochi che riesce a mettersi in sintonia col presente e a vedere lontano.
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Quello che dici è condivisibile, ma credo ...
di perrynason [user #17170]
commento del 07/03/2011 ore 02:3
Gwynnett, ciò che dici è condivisibile, ma credo abbia un difetto di impostazione. Il tuo discorso va circoscritto al mondo musicale occidentale e in particolar modo alla musica di consumo (forse si può definire meglio, ma non saprei come altro chiamarla). Accenni al rapporto tra testo e musica, quindi alla forma canzone (non credo che tu ti riferisca al melodramma...) che è il genere più diffuso, ma è solo una piccola parte del mondo musicale. Inoltre credo che i "canoni universali" non esistano in senso stretto. Certo, ormai i mass media hanno fatto arrivare la musica pop anche in Amazzonia e hanno imposto determinati canoni, ma esistono migliaia di linguaggi musicali prodotti da culture millenarie e profondamente diverse che non condividono gli stessi canoni. Un concerto di Gamelan indonesiano è incomprensibile a qualunque ascoltatore occidentale che non abbia studiato quella espressione musicale. Potrà pure apprezzarlo, ma si fermerà a sensazioni superficiali, dettate da semplici similitudini con altre musiche più vicine alla sua esperienza musicale. In certi casi proverà addirittura emozioni contrarie a quelle che la musica vuole trasmettere. Si dice spesso che la musica è un linguaggio universale, ma credo che sia un luogo comune con poco fondamento, retaggio di una visione eurocentrica.
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Re: Quello che dici è condivisibile, ma credo ...
di gwynnett [user #9523]
commento del 07/03/2011 ore 08:2
non a caso esordisco dicendo che è difficile parlare di musica e sono pienamente consapevole del difetto di impostazione che impera nello scritto ma che non sono riuscito ad eliminare in nessun modo nonostante lo abbia tenuto fermo un'intera giornata cercando un'altra forma qualunque accenno alla musica di oggi, resa appunto universale dalla capacità di farla recepire in ogni angolo del mondo, deve necessariamente, a mio avviso, essere circoscritto alla musica occidentale e non credo ne rappresenti solo una piccola parte ancora nelle culture asiatiche, sud americane o africane la musica è un modo propiziatorio per rivolgersi ad una divinità quando non è intesa come puro business e la netta differenziazione appare evidente quando si cerca di comunicarla ad un pubblico non addentro alla loro cultura che spesso la rifiuta in modo pragmatico o, meno frequentemente, la abbraccia attuando una specie di conversione condividendo non solo l'espressione ma l'intero modus vivendi di quei popoli i miei accenni non escludono comunque il melodramma di cui si apprezza la grandiosità e la genialità artistica non indagando abbastanza sul modo di commissione dell'opera che ha quasi sempre contenuti protesi verso la commemorazione di un evento legato positivamente al commitente
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Tutto fa brodo... Nel senso che la musica è ...
di francescoRELIVE [user #13581]
commento del 07/03/2011 ore 10:0
Tutto fa brodo... Nel senso che la musica è un insieme di caratteristiche: alcuni le colgono, altri si accontentano di assaggiarne sono una piccola parte, quella che "piace" di più.
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Eppure è ancora una grande catalizzatrice
di stefano58 [user #23807]
commento del 07/03/2011 ore 10:5
Anche se , come dicono sopra , la mercificazione di ogni cosa , ed anche delle emozioni , domina il mondo intero , la musica attrae intorno a se un gran numero di appassionati veri . Se due persone amanti delle sette note si incontrano con i loro strumenti , non c'è razza,religione o lingua che li ostacoli nel tentare di comunicare suonando,aldilà dei generi e del terreno culturale frequentato.Per il fruitore medio , l'ascoltatore distratto di radio e TV , la faccenda si fa più complicata , perchè quello che succede in tutti i campi , cioè appiattimento dell'offerta e della qualità , nella musica si traduce nel nulla sonoro , nel ripescaggio selvaggio e nella proposizione dei modelli tanto in voga : pochi contenuti ,tanto apparire !Ma è anche vero che , negli anni sessanta e settanta nulla , di tutto il buono che c'era , ci era offerto su piatti d'argento , e solo la curiosità e la fame di nuovo ci spingeva a cercare trasmissioni al limite della clandestinità e riviste per pochi eletti , forse spinti dall'aria nuova che circolava allora.Società e cultura sono lo specchio dei tempi.Ciao ;-)))))
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Ancora uno spunto interessante. Oggi è ...
di Oliver [user #910]
commento del 07/03/2011 ore 13:2
Ancora uno spunto interessante. Oggi è difficile slegare la musica dall'immagine, di cui in realtà non ha alcun bisogno. Anzi. Pur nelle sue molteplici forme di espressione, la musica si origina sempre e comunque su basi che potremmo definire matematiche (sembra di rovinarne la poesia, ma non è così), nel senso che sfrutta certi intervalli tra le frequenze per generare delle sensazioni nell'ascoltatore. La contrapposizione tra i suoni casuali della natura e quelli ordinati della musica è interessante proprio in questo senso. Gli intervalli percepiti come "giusti", benchè possano essere diversi in funzione delle culture -mi viene in mente la musica microtonale indiana, sostanzialmente incomprensibile per l'occidentale medio- o anche delle mode, si rifanno in ogni caso a dei rapporti numerici precisi che si ritrovano in un'infinità di fenomeni naturali, dalla disposizione delle cellule in un embrione fino alla composizione delle galassie. La matematica, a dispetto della sua apparente freddezza e... laicità, è alla base dell'universo e anche della vita. E' la percezione istintiva dell'equilibrio, che giustamente definiamo armonia, che ci rende partecipi di qualcosa che va al di là del rumore, della fisica e della matematica stessa. E' la medesima sensazione che si prova quando si ammira un'opera d'arte, o semplicemente ci si accorge di preferire determinate forme e proporzioni rispetto ad altre (come facciamo anche quando guardiamo una chitarra): il nostro cervello riconosce l'armonia e la preferisce, la cerca. Perfino tra i "freddi" ingegneri: mi piace ricordare spesso un detto degli ingegneri aeronautici che, al di là dei calcoli e delle simulazioni sofisticate, continuano a pensare che... "se non è bello, non volerà".
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Se si usa la Musica per veicolare il proprio ...
di hivez [user #9272]
commento del 07/03/2011 ore 15:2
Se si usa la Musica per veicolare il proprio ego e non per servirLa il risultato non può che essere una grossa ed puzzolente merda.
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Io trovo che la musica sia uno strumento......
di bernablues [user #16917]
commento del 07/03/2011 ore 17:2
Molto importante, nelle mani della civiltà aumana......tu hai detto (molto bene) , di come a volte la musica possa sovrastare anche la parola detta, in questo caso cantata, stravolgendone a volte il significato, che magari senza il supporto della musica sarebbe stato un'altro. La Musica è vibrazione, ed in quanto vibrazione è vita, ogni essere vivente, ogni evento energetico ogni astro, nell'universo producono vibrazioni, che abbracciano tutto lo spettro delle frequenze udibili e non, se vogliamo anche la luce, è musica in quanto anch'essa si propaga tramite oscillazioni. Ed ecco perché nella nostra vita, detiene un'aspetto così importante...... anche i gusti musicali di ognuno di noi possono essere ricondotti al fatto, che talune frequenze, riescono ad entrare in sintonia con le nostre......ed ecco che ad esempio, un TAM TAM suonato alla frequenza di un battito cardiaco (di una persona rilassata), può ricondurci ancestralmente alla nostra vita uterina, quando l'unica "musica" da noi ascoltata era quella del cuore e dei flussi sanguigni, della donna che ci portava in grembo.
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La mia visione onirica
di Jimmi [user #27100]
commento del 07/03/2011 ore 22:0
La musica è un idea che rompe il silenzio, è la strada che ci allontana dal ritmo che ha il battito del nostro cuore, per avvicinarci al concetto del tempo come mezzo nostro e complice della nostra fantasia. La musica è l' eterea astrazione che ci avvicina all' intimo desiderio di essere liberi di propagarci nell' aria e disporre dell' infinito azzurro del cielo, ala ricerca di un nostro Dio o del nostro amore, o di qualsiasi altra illusoria ebbrezza emozionale che ci dia la sensazione di respirare la vita. Un saluto a tutti gli accordiani!
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Musca o video.
di Toby [user #27677]
commento del 08/03/2011 ore 18:0
Secondo me ci sono due modi di ascoltare musica, il primo, il più attuale, è quello guardando video tramite Televisione o Youtube. In questo caso è più facile essere rapiti dalle immagini che non dalla melodia, virtuosismi e testo. Il secondo, quello che prediligo, è quello di prendere il supporto musicale e farlo suonare tramite un impianto Hi-Fi, in questo modo la musica arriva diretta a noi, lasciandoci il tempo di percepire le varie sfumature. Ci sarebbe un terzo modo di ascolto quello dal vivo, sicuramente il migliore se l'opera viene eseguita in un luogo adeguato. Io sono un collezionista di dischi, preferibilmente LP, ultimamente ho comprato diversi Album tra i quali alcuni di nuovi artisti; ascoltandoli mi avevano stupito certe scelte sonore, poi è arrivato nel mio impianto l'ultimo CD ( uscito nel 2010 ) di Anne Sophie Mutter annullando tutto quello che avevo ascoltato prima. La mia conclusione, forse con l'immagine si cerca di sopperire a quelle carenze che si riscontrano nell'eseguire o meglio nella creare musica. Ciao.
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