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Esperienze di Home Recording - Seconda parte

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 23 dicembre 2010 ore 13:34
Nell'acciaio degli anni cinquanta. Dopo il precedente sfogo delirante, devo ammettere che sono anch’io un esagerato fruitore della moderna tecnologia, e che non sono qui a invitare a impossibili ritorni al passato.

Con le esagerazioni espresse in qualche riga fa, spero perdonabili, mi premeva sottolineare quanto sarebbe utile che gli home recordist instaurassero un diverso approccio con le macchine attuali, ridimensionandone l’importanza attribuita e facendone un uso corretto che non appannasse, o addirittura non facesse perdere di vista, lo scopo principale di questa magnifica pratica casalinga: fermare momenti della nostra sensibilità musicale che desideriamo non vadano persi. Si pensi, dunque, meno alla tecnologia, si liberino di più i momenti creativi e non li si faccia spegnere perchè dobbiamo attivare tre plug-in, mettere il riverbero giusto e via discorrendo. Quelle sono eventuali cose del dopo! Catturare il momento magico significa imprigionare un attimo della nostra bellezza esecutiva, della nostra sensibilità. Non mortifichiamole, non perdiamole consumando il tempo a schiacciar bottoncini e a tirar di mouse. La verità del momento ispirato è mille volte più potente del riverbero perfetto. Ripeto: sto esagerando ma devo riconoscere che certe registrazioni fatte durante gli anni Sessanta e Settanta (anche certe mie casalinghe) hanno una forza evocatrice decisamente maggiore di quelle dei periodi successivi tecnologicamente più contaminati. In quel periodo, l’unica cosa da fare era schiacciare REC. Se c’eri, c’eri e se non c’eri, non c’eri. Cerchiamo di esserci sempre, in prima fila se possibile.

Dopo questa “tirata” che spero abbiate assorbito e che vi abbia stimolato a scrivermi per qualsiasi critica o argomento da trattare, intingo la penna nei ricordi e nel calamaio di Internet!

Non so quanti in Italia si dedicassero alla registrazione casalinga all’alba della seconda metà del secolo scorso. Credo in tre, perché sicuramente c’era dell’altro a cui pensare. E poi registrare con che cosa? Il registratore a filo era stato una macchina costosa fin da quando il danese Poulsen, facendo sue le idee dell’americano Oberlin Smith, aveva dato dimostrazione ai suoi amici (eravamo, pensate, nel 1898) che era possibile registrare un qualsiasi suono su di un filo d’acciaio, cancellarlo e ri-registrare (Telegraphone). Questo tipo di dispositivo, con le inevitabili migliorie, rimase in uso negli Stati Uniti fin dopo la Seconda Guerra Mondiale ma in Italia ne dovettero arrivare ben pochi. Un certo movimento si notò dopo il 1950 quando furono disponibili anche nel nostro paese i primi registratori a nastro magnetico (ossido di ferro su base cartacea) ma non è che questi fossero accessibili ai più. Si utilizzavano negli studi professionali ed era raro trovarli tra le pareti domestiche ad uso della registrazione amatoriale. Questa pratica, questo esercizio più o meno solitario di fermare su un supporto proprie composizioni musicali non era ancora nato. I registratori a nastro più economici nascevano con funzione di registratori per uso vocale, da usarsi negli uffici di questa o quest’altra società. Il “capo” registrava i testi delle lettere da inviare e la segretaria li batteva poi a macchina, con la possibilità di potersi riascoltare una frase. Il famoso “Gelosino”, uscito nel 1958, aveva anch’esso questa funzione di dittafono, di macchina supertecnologica per appunti.

Direi che in quella decade la musica la si suonava, la si ascoltava alla radio (nella mia cucina-salotto troneggiava il gigantesco Allocchio-Bacchini), dai giradischi a 78 giri con le puntine in acciaio e dai primi juke-box arrivati in Italia a partire dal 1944. Passai la parte finale degli anni Cinquanta abbracciato al vetro di un colorato juke box Ami H, la mia prima “fidanzata”, ascoltando i Platters, Tony Dallara, Celentano e tanti altri cantanti mentre i più grandi in un’altra stanza del bar sottocasa a Venezia giocavano a biliardo, sport allora diffusissimo assieme al contrabbando di sigarette e roba varia. Dev’esser stato lì che mi punse la zanzara della musica. Mi piaceva davvero tanto che quest’ultima si mescolasse così bene al mio sentire interiore e che impreziosisse tutto, dagli sguardi alle e dalle ragazzine alle prime malinconie. Niente registrazioni da parte mia, visto che ancora non suonavo. La cicogna che doveva portarmi bobine, microfoni e strumentini vari con i quali avrei giocherellato per più di cinquecento lune era ancora lontana, stazionante oltre oceano.


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====Si pensi, dunque, meno alla tecnologia, si ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 23/12/2010 ore 14:4
====Si pensi, dunque, meno alla tecnologia, si liberino di più i momenti creativi e non li si faccia spegnere perchè dobbiamo attivare tre plug-in, mettere il riverbero giusto e via discorrendo==== la questione e' facilmente risolvibile approcciando i vari mezzi di registrazione come quando prendiamo in mano uno strumento musicale non per suonare ma per esercitarci.,, per scoprire soluzioni, modi d'uso, piuttosto che per voler fare un brano... Se uno accende il computer e il software di composizione solo quando ha l'ispirazione di realizzare una composizione , e' chiaro che i vari marchingegni e plug ins gli risulteranno solo ostacoli da dimenticare o da aggirare. Invece, se, ogni tanto, da' un certo spazio all'esercitarsi su tali mezzi, a farsi i propri sei o sette presets di riverbero, flanger, chorus ecc. ecc... se ogni tanto si dedica alla conoscenza di questi mezzi, senza che il suo momento sia finalizzato al comporre.. quando poi dovra' veramente comporre, le soluzioni sonore gli verranno spontaneamente quanto i giri d'accordo, le melodie ecc. ecc. e vivra' il lato tecnico come perfettamente armonico con quello "musicale".. il problema dell' home recorder, spesso, e' che registrarsi non gli piace.. se avesse soldi, farebbe fare volentieri tutto ad un tecnico mentre si gode la vita a suonare.. addirittura la pensano cosi' molti giovincelli dediti alla dance elettronica, cosa del tutto paradossale dato che, per una gran percentuale il suo impatto e' dovuto al suono.. per questo motivo registrarsi e ottimizzare le nostre registrazioni, a molti appare come un fastidio da evitare o da minimizzare il piu' possibile... e' necessario ritagliarsi momenti di esercizio puro.. Perche' sulla chitarra non siamo infastiditi o ostacolati dall'esigenza di diteggiare in modo giusto l'accordo di DO MAGGIORE? Perche' e' una delle prime cose che un chitarrista impara a fare fino ad assorbirne completamente l'attuazione e farla diventare qualcosa di automatico e non disturbante del momento creativo.. stessa cosa per i plug in e i preset.. se uno si esercita, se uno prova, se uno accantona presets e settaggi.. al momento del comporre vivra' il fatto tecnico come un gusto aggiuntivo del suonare o cantare (o viceversa :-D ).. consideriamo anche che non e' sempre possibile distinguere il suono dalla musica.. certa musica esce fuori perche' chi la fa e' ispirato da un certo suono.. quindi puo' anche andare bene che qualcuno si preoccupi prima di registrare e poi di regolare suoni ed effetti, ma puo' essere anche che il dedicarcisi immediatamente favorisca l'ispirazione invece che ostacolarla. ... :-)
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Re: ====Si pensi, dunque, meno alla tecnologia, si ...
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 23/12/2010 ore 15:0
Il problema che io e forse anche tu abbiamo seguito passo passo l'evoluzione del computer e dell'elttronica applicata alla musica. ovviamente io sono rimasto un Home recorder amatoriale, tu sei più professionale. Cmq io ho comiciato con un Vesta Fire a cassette (non potevo permettermi il Tascam) e poi sono passato al BR8 Roland e quindi al PC con Protools LE e MBOX. Chi arriva ora si trova a disposizione TUTTO ANZI FIN TROPPO e questo disorienta. Inoltre io essendo un elettronico sono semrpe stato interessato dal lato tecnico. Come ci sono persone che chiamano l'elettricista anche per cambiare una lampadina, così ci sono chitarristi o musicisti che quasi non sanno cambarsi le corde della chitarra figuriamoci usare i sequencer (mi hanno detto che si chiamano così i programmi per registrare). Sei da troppa importanza a certe cose e poca ad altre si può vivere anche se non sai fare lo string skipping e si può fare ottima musica lo stesso. Come è già stato detto in altri post tutti si impegnano tantissimo a fare gli assoli ma poi magari fanno pena a fare un accompagnamento banale. E' come se nel mondo volessero tutti essere ingenieri e poi si morisse di fame perchè nessuno coltiva le verdure.
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Re: ====Si pensi, dunque, meno alla tecnologia, si ...
di jrizz [user #23356]
commento del 24/12/2010 ore 20:0
il mitico Vesta Fire!!! Anch'io ho iniziato con quello.
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Interessante
di ventum [user #15791]
commento del 24/12/2010 ore 11:3
Caro Metamauco, ho letto con interesse i (primi?) due articoli, e relativi commenti. Belli, interessanti, fanno riflettere e ricordare.... Sono meno 'navigato', ma ho anch'io consumato un Tascam 244 e ora uso il PC. Però credo che mescolare tecnica e cuore sia un terreno 'scivoloso'. Mi spiego meglio per evitare incomprensioni, buttando giù pensieri alla rinfusa: - i Beatles hanno fatto grande musica, registrata con quanto di meglio ci fosse all'epoca... non confondiamo con l'home recording. Se io sapessi scrivere canzoni come quelle, anche registrate a 24 bit 96 kHz, rimmarrebbero grandi canzoni anche se 'pulite'. Non è detto però che oggi avrebbero un successo commerciale, e comunque non sarebbe lontanamente paragonabile al loro. Butto lì un nome senza polemica: Oasis. - la memoria smussa i problemi, complice la nostalgia della gioventù. Anche a me piacerebbe tornare al tempo delle superiori per tante cose, ma riavvolgere cassette, demagnetizzare o fare dump di tracce... no grazie - sovraincisioni e trucchi si sono sempre fatti, altrimenti saremmo tutti Clapton; chi poteva ci metteva i riverberi o gli effetti.... oggi possono in molti di più visti i costi inferiori. - se canto stonato cerco di correggermi alla prossima take, non uso autotune. Se dovessi registrare un disco e un cantante non ne andasse fuori, non potendo cambiare cantante userei l'autotune... - ho letto tempo fa una cosa molto interessante di Daniel Levitin, che aveva fatto ascoltare una sua selezione di brani 'rock' ad un esperto di musica classica, totalmente a digiuno di rock. Le sue considerazioni più interessanti sono l'estrema importanza del ritmo e del suono nella musica ascoltata rispetto alla classica. Questo per dire (e concordo) che per la musica 'pop' il suono è parte dell'opera, una canzone giusta con il suono giusto è magica, una canzone bella con i suoni sbagliati è una canzone a metà. - L'uniformità di suoni di quello che si sente in giro (stiamo parlando di demo o musica da vendere?) forse è fisiologico di una tecnologia matura. Credo che sia per tutto così... inizialmente c'è spazio per molta sperimentazione, poi qualcuno si fa prendere la mano e alla lunga stufa, infine ci si 'assesta'. Penso ai CD ultra compressi per la guerra dei dB, ai riverberi spaziali anni 80 etc etc. Mi pare che oggi alla radio vada di moda molto il 'modern vintage' con annesse caricature. Mi fermo qui.... ti avrò già stufato! Ciao da un tuo (credo) concittadino
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Re: Interessante
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 24/12/2010 ore 13:5
Concordo su molte cose ma non completamente sul fatto che una canzone bella con i suoni sbagliati è una canzone a metà. Per me resta una canzone bella che va risuonata, magari solo chitarra e voce per non cadere nelle assassine, brutte scelte di suono. E devo dire che non condivido il parere dell'esperto in musica classica: il ritmo e il suono sono estremamente importanti anche nella musica chiamiamola colta. Personalmente gli farei cambiare mestiere! Cambio argomento. E chi tornerebbe alle vecchie operazioni macchinose di un tempo? Nessuno, credo. Il problema, ripeto, sta nel rapporto con le nuove macchine le quali hanno indotto moltissimi a pensare di riuscire a fare un prodotto professionale e, peggio ancora, a pensare di essere artisti vestendosi delle enormi possibilità del digitale. Ho come la visione che in giro ci siano tanti Icaro con le ali digitali che poi si bruciano ma che per un breve periodo riescono a volicchiare data la scarsa discrezionalità della bocca del mercato, pronto a ingurgitare molta fuffa! Le vecchie macchine non ti permettevano questo salto di superbia, ti dicevano quello che eri e dovevi sottoporti al vaglio di chi si supponeva avesse le doti per capire se eri un artista o no. Certo anche sulle capacità di scelta dei vari direttori artistici dell'epoca ci sarebbe da discutere (di cantonate ne hanno prese tante) ma costituivano comunque un setaccio attraverso il quale dovevi passare. Di Icaro digitali ne vedo e sento in giro tanti, con i loro demo e le loro spesso inutili stravaganze, ma di artisti veri ne sento pochi. Con simpatia, Maurizio Piccoli
Rispondi
Re: Interessante
di guitarsword [user #20669]
commento del 25/12/2010 ore 16:1
..o forse oggi la super tecnologia ti dà la possibilità di sognare in modo più semplice e diretto, e sentirsi artisti o guitar heroes per qualche minuto, ossia per la durata del brano che hai con tanto sudore registrato in digitale al pc di casa e che ora stai facendo ascoltare al tuo amico più fidato sperando in una espressione di vivo stupore nei suoi occhi....stupore che in cuor tuo temi, o sai, che non vedrai mai. Credo ci sia una linea di confine in tutte le cose, anche e soprattutto nella musica: usare gli autotune è attraente come un canto di sirena ma non mi renderebbe chitarrista (sorry, Chitarrista!), ma solo uno squallido dee jay che scimmiotta uno che gioca a guitar hero (quello della Activision!!)
Rispondi
Re: Interessante
di ventum [user #15791]
commento del 26/12/2010 ore 00:0
C'è chi usa l'autotune sulla chitarra? Davvero? Ma 'sto benedetto/maledetto autotune.... è davvero così diffuso o è un mito... tranne i brani 'ovvi' (penso a Cher) non mi par di sentirlo poi tanto in giro... o va proprio così bene?
Rispondi
Re: Interessante
di guitarsword [user #20669]
commento del 27/12/2010 ore 12:1
..che io sappia in sala prove, qnd vai per registrare una demo, è oramai una cosa "ovvia": non ti fanno ripetere il riff fino a che non lo esegui alla perfezione (penso ad esempio a un riff di shred in distorto...:-S ), ma dopo 3-4 volte ti dicono di andare avanti, tanto "ci pensano loro". anche molti programmi da home recording piuttosto "amatoriali" e meno diffusi dei classici must stile cubase, nuendo ecc. hanno autotune e sim., che se usati a dovere rendono perfetta l'intonazione di qualsiasi traccia....
Rispondi
Re: Interessante
di ventum [user #15791]
commento del 27/12/2010 ore 14:1
che tristezza :-( buono a sapersi. Ho visto/provato un paio di VST (solitamente uso reaper o cubase) ma non ci ho cavato nulla di degno di nota... e li ho definitivamente archiviati. Sui distorti non fanno casino?
Rispondi
Re: Interessante
di ventum [user #15791]
commento del 26/12/2010 ore 00:0
Ciao Maurizio, bellissima l'immagine degli Icaro digitali. Credo che oltre alla tecnologia dell'home recording sia ancora più devastante la facilità con cui ci si pubblica, si mette una pagina su myspace, e ci si crede rockstar, quello sì. C'è da dire che la mia conoscenza si limita ad usare il digitale come un analogico evoluto.... magari avessi avuto una volta la possibilità di utilizzare (ed imparare) compressori, eq e quant'altro. Confesso di non conoscere tanti tipi di prodotti che oggi vengono usati per far musica... ancora il discorso 'deborda' dall'home recording alla produzione di un brano, mettendo cori gregoriani o tamburi tibetani fatti con chi sa quale VST. Se poi oggi c'è meno arte o meno 'fenomeni' di una volta... probabilmente sì. Ma non mi sento di addossare tutta la colpa alla tecnica. La mia sensazione, e su questo chiedo un tuo riscontro più 'informato', è che meno ragazzi sono interessati a suonare. Per quelli che 'insistono' (fortunati loro) ormai il minimo sindacale è registrare una demo in digitale e pubblicarsi sul web. Lo vedo però un po' come uno scrittore che propone un romanzo ad una casa editrice. Chiaramente word non lo renderà capace di scrivere un capolavoro, ma il minimo oggi richiesto è il formato elettronico e la correzione ortografica.
Rispondi
Re: Interessante
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 26/12/2010 ore 11:1
Non so quanti anni hai ma trovo molto buonsenso ed equilibrio nelle tue risposte. Certo non è solo colpa della tecnica se in giro ci sono meno artisti diciamo "universali", I tempi generano i loro frutti. Sicuramente chi fa musica oggi suona molto meglio di noi sessantottini che pigolavamo sulle chitarre. Dalla nostra c'era però, grazie anche al fatto che eravamo i primi, il fatto che inventavamo riff storici. Ho davvero tanta ammirazione per i giovanissimi che scalpitano musicalmente. I tempi sono difficili, ma in generale consiglierei loro di abbandonare la nostra vecchia barca e di vogare con i loro remi, di parlare con la loro lingua, cercando di evitare per quanto possibile i compromessi. Salutoni! Maurizio Metamauco Piccoli
Rispondi
Re: Interessante
di ventum [user #15791]
commento del 27/12/2010 ore 01:0
Ciao Maurizio, ne ho 36.... e per fortuna la musica per me è sempre e solo un divertimento. Dal mio piccolo punto di vista, vedo che in giro pochi gruppi sono alla ricerca di una sala per suonare, rispetto ad una volta, e che i locali chiamano praticamente solo tribute band (e solo le solite note). Parliamo del veneziano ovviamente, ma leggendo qui su accordo pare che sia prassi comune. Certamente ci vuole fegato oggi a cercare di intraprendere una carriera professionale con questi presupposti... e la tentazione del lato oscuro (sicuro) è forte. Purtroppo ho sentito anche di alcuni pro della zona che hanno praticamente appeso lo strumento al muro per lavori più 'sicuri'... eppure a suo tempo parevano avere strade lastricate d'oro, spesso grazie ad ottima tecnica in un periodo in cui andava di moda.... poi tutto si è polverizzato, complice un abbassamento generalizzato di tutti i mercati. Insomma...se 15 anni fa mi avessero detto che avrei visto fare demo di strumenti in un negozio a pochi km da casa mia personaggi come Jennifer Batten, Paul Gilbert o Steve Lukater...beh non ci avrei creduto. E sono Musicisti enormi, che chiaramente hanno assaporato vette di successo professionale che non torneranno più ma non solo per loro, in generale. Per questo ammiro chiunque tenti questa difficile strada... sono andato un po' fuori tema... ma spesso è piacevole.... Ciao e buon Natale Marco
Rispondi
Gelosino
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/12/2010 ore 13:5
Ciao Maurizio. Il tuo Diario (che è inutile definire di razza, perchè non poteva essere altrimenti), mi ha fatto ricordare il Geloso. Befana del '64, se ben ricordo. Microfono a parallelepipedo, corpo in bachelite e coperchio il plexiglass. E i nastri. Ci ho registrato di tutto. Dalle interviste ai miei familiari sull'autunmno caldo quando giocavo a fare il rivoluzionario, alle prime performance chitarristiche, agli amati LP. Il tutto prima che le musicassette, che avevano già in sè l'odioso seme dell'edonismo reganiano, non lo scalzassero e lo facessero finire, imbronciato monarca, nel suo scatolo in un buio scaffale. Però, e di questo ti ringrazio, me l'hai fatto ricordare. Deve essere ancora nel recesso sperduto del suo esilio, da qualche parte a casa di mia madre. Vado, gli dico che c'è stato un referendum e lo riporto sul trono :-) PS: Oltre all'acciaio, giustamente ricordato, spezzo una lancia a favore della bachelite, della latta, dell'antimonio e del moplen ...
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Ascolto queste parole e dò un'occhiata al mio ...
di giambu [user #4070]
commento del 26/12/2010 ore 18:1
Ascolto queste parole e dò un'occhiata al mio Fostex X28 dell'inizio degli anni '90. Quattro piste su cassetta e dolby C. Il mio primo registratore acquistato come cambio di una pessima Cort semiacustica erroneamente acquistata. E un microfono AKG D321. Il tutto per circa 700.000 lire ! Suonavo gia da tanti anni ma non riuscivo ad andare molto avanti (non ero adatto alla velocità e tantomeno alla tecnica) ma, complice il nuovo mondo aperto dall'home recording, mi sono sentito rapidamente come il brutto anatroccolo diventato cigno; non ero un grande strumentista ma per lo meno avevo una certa capacità compositiva. E per più di dieci anni ho creato, arrangiato, registrato e masterizzato (su cassetta) circa una ottantina di brani. Per dieci anni e oltre ho studiato accuratamente tutte le riviste del settore per capire bene cosa potessi comprare per migliorare la mia strumentazione. E, dopo una serie di acquisti e molto tempo dedicato, improvvisamente si è come interrotta la magia. Da diversi anni non riesco quasi più a comporre. Penso spesso al sound ideale e a come ottenerlo ma non riesco più a mettere insieme le idee con sufficente coerenza e concentrazione. Sarà che il lavoro, quello con cui cerco di campare senza nessuno che mi paghi uno stipendio, mi assorbe troppo, sarà che con l'età non riesco più avere quella concentrazione che mi permetteva in tre, quattro ore, di mettermi a creare un brano decente, sarà che alla unica chitarra che possedevo con una infinità di pedali collegati si sono sostituite tre chitarre e un basso (più altre tre acustiche) e alla tastierina Casio, anche essa collegata ai pedali e all'ampli della chitarra si sono sostituiti 4 synth, due analogici e due digitali, sarà tutto questo o sarà che anche io risento di questi tempi in cui la musica non viaggia più nell'aria ed è sufficente afferrarla. Non credo che il mio registratore Roland VS 890, che oggi è anche esso quasi un pezzo di antiquariato, sia la causa delle mie difficoltà. Piuttosto ci sono tanti motivi che concorrono insieme a rendere difficile la vita dell'Home Recording Man. Semplicemente, forse aveva ragione Brian Eno; "Ridurre le opzioni", cioè limitare forzosamente e da soli le possibilità prima di affrontare la musica. Stabilire in anticipo la strumentazione da usare (poca), il tempo del brano e a sua struttura. Solo muovendoci entro limiti fissi e predefiniti potremmo sperare di creare qualcosa. L'ebbrezza determinata dalla sensazione di avere infinite possibilità e infinite opzioni, perchè così ci fanno credere le macchine non ci porteranno mai a nulla...Dobbiamo sforzarci di forzare i miti che ci siamo imposti in anticipo per crere qualcosa. In passato i grandi compositori come Mozart hanno creato le loro cose migliori all'interno di forme predefinite di cui sono riusciti a forzare ed espandere i limiti. E noi, piccoli compositori, pensiamo di poterci muovere senza limiti?
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Re: Ascolto queste parole e dò un'occhiata al mio ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 26/12/2010 ore 19:1
Apprezzo molto quello che hai detto e concordo sia sui "sacrifici" suggeriti da Eno sia sul fatto che poi in fondo non sono le tante macchine a farci inciampare sulla creatività quanto piuttosto gli anni, con il loro già detto, le delusioni con il loro già deluso, l'amore con tutto il già amato .... insomma credo che la stagione cambi e quello che avevi urgenza di dire molti anni fa o si è risolto o se n'è andato. Certo le tante macchine attuali aumentano gli eventuali inciampamenti a quelli che vogliono continuare il cammino compositivo per cui mi sento di suggerire di "smagrire" il parco e tornare a poche cose così che risulti evidente subito se abbiamo fatto una cazzatina o qualcosa di buono che val la pensa di ripensare più seriamente in quanto a realizzazione. Quanto mi piacerebbe costituire una piccola giuria, con rappresentanti di tutte le età, per giudicare e premiare due tre belle cose di home recording inviate dagli accordiani. Direi un premio alla miglior composizione perchè in fondo credo che gran parte dell'attività di registrazione casalinga sia indirizzata a dare voce dignitosa a quanto vogliamo esprimere. E' solo una proposta, da precisare e migliorare certo ma mi piacerebbe molto che la cosa si realizzasse. Salutoni! Maurizio Metamauco Piccoli
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Gelosino, hi-fi, iTunes, home-recoding e i Beatles
di alberto biraghi [user #3]
commento del 26/12/2010 ore 21:2
Il Gelosino serviva anche per le segreterie telefoniche. Mio padre aveva questo scatolone nero con una serie di bracci in acciaio. Quando arrivava una telefonata, un braccio sollevava la cornetta che ascoltava l'altoparlante riprodurre "questa è la segreteria telefonica..." da un nastro senza fine. Poi a messaggio finito, un altro braccio pigiava in giù il tasto rosso di un Gelosino che dal microfono attaccato alla cornetta registrava il messaggio. Quel Gelosino - quando mio padre passò a una nuovissima segreteria integrata - divenne il mio impianto hi-fi, iTunes e al contempo home-recording studio. Dopo qualche anno, coi primi soldi guadagnati, spesi 1 milione per il Tascam Portastudio 244 (prova letta su Fare Musica, forse scritta da Enrico Cosimi), quattro piste su una cassetta Philips. Era un aggeggio amatoriale, anche se ben fatto, ma quando chiesi al negoziante una conferma sulla qualità mi disse "i Beatles per fare Sgt. Pepper avevano anche meno di questo". In effetti non avevano neanche un riverbero digitale, eppure non suona mica male quel disco.
Rispondi
Re: Gelosino, hi-fi, iTunes, home-recoding e i Beatles
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/12/2010 ore 21:4
vai al link Nei tasti multicolore ci sono tutti gli anni '60. Per registrarmi gli LP senza rumori di fondo dovevo aspettare fosse notte fonda. I rumori non c'erano, ma in molte registrazioni compariva all'improvviso la voce di mia madre che urlava di andare a letto :-)
Rispondi
l'importante è...
di superloco [user #24204]
commento del 04/02/2011 ore 10:0
usare la tecnologia quando serve davvero e sapere apprezzare il passato per quello che ci ha dato.
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