Qui finisce la trilogia, ormai relegata nei diari, evidentemente la redazione s’è giustamente stufata delle mie storie, trilogia che con non poca presunzione mi sono messo in testa di scrivere: Lucio Battisti, Jimi Hendrix ed infine i Nomadi.
Tre modi di fare musica, tre nomi, tre etichette, tre suoni che hanno accompagnato e caratterizzato la mia adolescenza e, ne sono certo, non solo la mia.
I Nomadi sono Augusto Daolio, il resto è la determinata volontà di continuare a tutti i costi un discorso contro tutto e contro tutti, sopratutto contro la morte, ma partiamo dall’inizio...
Era l’estate del 1966, avevo tredici anni, un ragazzino che le cinquanta lire estorte a fatica alla mamma le metteva nel Joke-Box del bar per sentire quello che per noi era il vero inno nazionale: “Come potete giudicar” canzonetta senza pretese presentata al Cantagiro di quell’anno dai Nomadi.
Già, il 1966... in quegli anni si incominciava a respirare un’aria che aveva un sapore strano, diverso, si annusava nel vento che qualcosa stava cambiando, Hendrix, Battisti e tutti gli altri mostri del Rock erano ancora lontani a divenire, almeno in Italia. Però anche qui alla radio e in TV qualcosa si muoveva, poche cose e molto vaghe, ma qualcosa si muoveva. Da lontano i Beatles aprivano la strada del cambiamento come una nave rompighiaccio sfonda la banchisa polare, girava tra i giovani un termine che voleva dire ribellione: Capelloni! In Tv la trasmissione: “Giovani!” con la sua splendida sigla: Un mondo d’amore di Morandi, riscuoteva un successo formidabile, era la prima volta che la televisione regalava uno spazio agli adolescenti, alla radio prendevano piede le classifiche dei dischi più venduti, prima “Bandiera Gialla”e poi “Per voi giovani” tenevano con le orecchie incollate alla radio noi ragazzi di allora.
Oh raga! Finalmente qualcuno ci cagava! D’un tratto eravamo diventati visibili! Qualcuno si accorgeva che noi adolescenti esistevamo! Qualcuno si stava rendendo conto che eravamo persone anche noi, che potevamo essere presi in considerazione e ascoltati. Incredibile!
Come potete giudicar...
Come potete condannar...
Chi vi credete che noi siam...
Per i capelli che portiam!
Questo cantavano i Nomadi nel 1966, e questo era il nostro inno, certo magari non sarà stato un gran inno ma comunque era il nostro inno, era nuovo di zecca e nessuno ce lo poteva portare via perchè noi eravamo i capelloni!
Capelli lunghi voleva dire essere contro, contro cosa? Contro, mica serve fare tante questioni, contro e basta. Eh, ma mica era facile! A casa era una guerra senza esclusione di colpi tra figli e genitori, “TAGLIATI I CAPELLI CHE MI SEMBRI UN BARBONE!!!!” era la frase più ricorrente. Più d’una volta mia madre ha tentato di tagliarmeli nel sonno, manco fossi stato Sansone. I vecchi di allora tentarono di spargere la voce che i capelloni portavano malattie infettive, e magari chissà, forse loro ci credevano davvero! Per le ragazze poi era anche più dura, loro avevano pure la minigonna da sfoggiare e da litigare. E intanto i Nomadi cantavano nelle radio, nei Joke-Box, alla televisione. La voce ancora acerba di Augusto era dappertutto, poi all’improvviso scoppiò la bomba, usci una canzone: “Dio è morto”, il binomio Guccini-Nomadi aveva funzionato, aveva sfondato i muri del perbenismo italico, addirittura mandato in confusione le già abbastanza contorte menti dei pubblici censori, tanto che Dio è morto fu vietata in Italia ma non dalla radio Vaticana dove anzi venne molto apprezzata per i suoi contenuti. I cristianodemocraticibacchettonicensorintegralisti della RAI non capivano più nulla, non sapevano più che cosa censurare, dove, quando, chi, come, perchè? Fu il primo colpo sferrato allo stomaco del potere costituito, portato da una band che doveva diventare leggenda: I NOMADI. Pur non essendo mai stati una band musicalmente devastante, i Nomadi coi loro testi, le musiche sempre indovinate, gli arrangiamenti mai eccessivi, la voce e il personaggio Augusto si ritagliarono uno spazio inventando quella che sarebbe poi diventata la canzone di protesta, loro furono tra gli artefici del dare importanza ai giovani, dare loro la parola, e questo si dimostrò devastante per l’allora potere politico, il sessantotto era dietro l’angolo e loro, i potenti, non lo sapevano...! Ma i Nomadi non hanno mai voluto essere identificati con un particolare colore, politicamente non si sono mai schierati apertamente, però per loro è stato inevitabile, coi loro messaggi d’amore, di pace, contro tutte le guerre, di denuncia dei mali del mondo, dalla droga ai misfatti dei poteri totalitari d’ogni colore, è stato facile quindi accomunarli all’eskimo, ai capelloni, ai movimenti studenteschi a tutti quelli che volevano, che vogliono cambiare il mondo. Certo cambiare il mondo..., mica ci siamo riusciti però, noi abbiamo messo solo un mattoncino nel muro del cambiamento, ora tocca ad altri continuare. Ma noi, per fortuna avevamo I Nomadi, la colonna sonora della mia e di tantissime altre giavani vite. Purtroppo come Jimi Hendrix, Jenis Joplin, Jim Morrison e tanti altri, Augusto c’ha lasciati troppo presto, la sua voce dal timbro inconfondibile, così potente e profonda e aggressiva e allo stesso tempo melodica manca, manca tantissimo, è un vuoto immenso. Quanti l’hanno sostituito in questi anni, l’hanno fatto bene, con dignità e grande professionalità, ma sostituire Augusto è oggettivamente impossibile. Fondati ufficialmente nel 1965 i Nomadi sono arrivati fino a noi, oggi, cambiando mille volte formazione tranne per Beppe Carletti, unico rimasto del gruppo storico e attuale leader indiscusso. Che dire? Grazie Beppe di tutto, grazie davvero.
Noi, quelli nati nei cinquanta, ora siamo dei signori d’una certa età..., genitori e in alcuni casi anche nonni e nonne, lo so, per voi sarà strano pensare ai nonni che fanno a botte con la polizia e le nonne in minigonna, ma eravamo davvero così, giusto qualche anno fa. Però, anche se con qualche capello in meno, e le gambe magari non più da minigonna, noi laggiù nel fondo dell’anima, nascosto nel posto più inarrivabile, dove nessuno lo può trovare, in un angolo che sappiamo solo noi dov’è, noi teniamo un marchio, un segno indelebile, nessuno lo può vedere ma noi sappiamo che c’è, è il marchio del: SEMPRE NOMADI!!!! Fino alla fine...