Qualche settimana fa ho scritto un articolo “The song remains the same” nel quale ho espresso delle semplici valutazioni, anche se tristi, della considerazione che oggi si ha dei grandi chitarristi, o artisti in generale, rispetto a quanto accadeva tempo fa ma soprattutto ho espresso le mie valutazioni sulla diseducazione rispetto a ciò che oggi viene considerato “bello” in senso artistico.
Molti sono stati i dissensi e altrettanto i consensi. Questo mi ha fatto riflettere sul senso di comunità online estremamente poliedriche, come quella di “Accordo”, dalle quali tutti dovrebbero imparare , la politica in primis, il senso di democrazia rispettando quindi le opinioni di tutti, anche quelle che non si condividono, avendo quindi profondo il senso, anche se il termine è improprio, di TOLLERANZA.
Leggendo i vari commenti, avrei voluto rispondere, chiarire, ampliare dei concetti che alcuni di voi hanno espresso, ma ho deciso di non farlo e di continuare il discorso in questa sede.
Nello sviscerare la discussione è venuto fuori di tutto: dall’amore smisurato per il nostro strumento (scontato), a ciò che oggi i media ci offrono; dalla tristezza di vivere in un mondo fatto di coercizioni mediatiche ed economiche, alla politica intesa nel senso più pragmatico del termine.
La politica, e di conseguenza le istituzioni, nasce per garantire la “felicità” di un popolo offrendogli una sorta di organizzazione e concedendogli dei servizi oltre che garantire a tutti le stesse opportunità di partenza.
Si può essere felici senza conoscenza?
E’ assurdo quindi pensare ad un “musicista statale”, ma di sicuro non è altrettanto assurdo pretendere di poter scegliere avendo la conoscenza e la cultura di base per poterlo fare.
La generazione precedente alla mia anche se non ascoltava ad esempio il JAZZ conosceva sicuramente gente come Louis Armstrong o Miles Davis solo per i passaggi al “Festival di S. Remo” di qualche decennio fa. Il fatto di non ascoltare poi il jazz ed ascoltare che so …… PincoPallo derivava da una scelta basata sui gusti, ma in ogni caso era figlia di “consapevolezza”. Oggi è possibile fare una “scelta consapevole” oppure ascoltiamo questa o quella musica in funzione di una “consapevolezza relativa”? Anni fa vedevo Franco Cerri in TV che accompagnava Mina suonando Corcovado e lo stesso Cerri condurre diversi programmi televisivi e/o radiofonici e come lui altri : Lino Patruno ecc………..
Oggi io so che per ascoltare la musica che a me piace devo essere io ad andare da “LEI” tramite canali non proprio convenzionali (e per fortuna esistono), ma la massa? Può fare una scelta consapevole?
Per scegliere bisogna conoscere ecco perché la cultura del “bello” va inculcata sin da piccoli. Dovrebbe essere obbligatorio l’insegnamento nelle scuole della musica intesa non come “educazione musicale” ma come linguaggio universale perché la musica è l’unico linguaggio universale esistente. La musica è una lingua vera e propria con una sintassi all’inizio semplice perché basata su sensazioni naturali. Poi, succede che il linguaggio può divenire molto complesso e, mancando una sorta di scolarizzazione, non ci viene concesso di capire i livelli più profondi di complessità. Se avessimo tutti accesso alla comprensione di quei livelli più profondi, potremmo non solo esprimerci, senza incomprensioni e dietrologia, ma anche liberarci da condizionamenti di chi usa la musica semplice per i propri ritorni economici e non. Come dice il grande Mauro Pagani : “su certi pezzi commerciali costruiti ad arte, c’è una sorta di circonvenzione di incapace” Tutti quindi dovremmo avere la chiave di accesso e la possibilità di comprendere . Per fare un parallelo – chi di noi non ha giocato a calcio da bambino? ma non tutti siamo diventati fuoriclasse - Tutti dovrebbero saper suonare uno strumento e credo che alla fine saremmo tutti più felici e consapevoli ma soprattutto in grado si esprimere quanto di meglio c’è in ognuno di noi.