Sostieni Accordo
  • Accedi o registrati
  • Info e contatti
    • FAQ
    • Fai pubblicità su ACCORDO
    • Politiche di gestione dei thread
    • Regolamento di Accordo
    • Contatti e info aziendali
    • Privacy
    • Banner e ad-block
    • Servizio consulenza
    • Servizio grafico per le aziende
  • Scrivi
    • ...un post su People
    • ...un articolo o chiedi una consulenza
    • Segnala un appuntamento
  • Pubblicità
SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

l'enigma dei cavi

di gwynnett [user #9523] - pubblicato il 06 febbraio 2010 ore 16:28
Non è possibile giudicare la validità di un cavo dedicato ad una qualsiasi applicazione con il solo ausilio della vista e dell'udito, per farlo è necessaria un'accurata analisi condotta con apparecchiature specifiche ed effettuata da tecnici che riescano ad interpretare criticamente i responsi attribuendo i giusti coefficienti di funzionalità.

Naturalmente il vasto e complicato mondo dei cavi e le molteplici applicazioni non rientrano nella sfera dei nostri interessi e quindi faremo solo quei pochi passi che separano lo strumento dall'ampli cercando di descrivere quel breve percorso che per mezzo secolo ha complicato la vita di non pochi musicisti.

Un punto fermo: le frequenze in Hertz generate dal pickup giungono all'ampli attraversando un cavo costituito da un conduttore non rigido insieme con una tensione alternata epressa in millivolt e qualunque sia la validità della schermatura saranno presenti sempre e comunque delle capacità parassite più o meno apprezzabili ma certamente dipendenti dalla qualità generale del cavo e delle sue terminazioni.

Un jack per chitarra non corre in una guaina fissata al muro e non si trova all'interno di un'apparecchiatura dove i cavi sono saldamente fascettati ma serpeggia libero su un palco sottostando a strozzature e calpestamenti di ogni sorta quando non vi si poggi addirittura qualcosa al di sopra come un mixer o una cassa e quindi la qualità del materiale deve essere testata per questi stress e scelta per resistervi al meglio.

Questo per evidenziare l'importanza della resistenza meccanica che rappresenta solo un aspetto dell'intera costruzione del cavo che deve avere ben altre caratteristiche per essere idoneo.

Qualcuno afferma di usare con ottimi risultati e da anni un Jack da tre euro e può essere vero qualora:

- si disponga di un strumento meravigliosamente schermato al suo interno

- le prese femmina dello strumento e dell'ampli siano ottime e nelle ottime condizioni

- se ne faccia un uso prevalentemente domestico non sottoponendo il cavo ad eccessive sollecitazioni meccaniche.

Aggiungiamo anche che lo strumentista citato abbia dei dubbi termini di paragone e che, come nessun altro, sia in grado di dare una giusta valutazione al risultato finale non avendo i mezzi tecnici per farlo.

Un cavo jack per essere veramente idoneo deve rappresentare la risultante di un'accurata progettazione operata distinguendo anche gli stili e gli strumenti ai quali applicarlo (elettrici o acustici, microfonici o di pre) e da qui, ad esempio, la scelta dell'uso di un'anima monocore o composta da trefoli e di una calza di schermatura con questa o quella trama e con quale ordito e, importantissimo, quale dielettrico per isolante, pvc, policarbonato o semplice tessuto che non abbia solo capacità isolanti ma il cui spessore e flessibilità attenuino quell'effetto condensatore tanto menzionato e dannoso.

E' abitudine di molti formare da soli il proprio cavo ed in questo caso assume massima importanza la qualità delle saldature effettuate e la lunghezza da spina a spina del jack costruito di cui tenere conto in relazione a spessori e consistenza dei materiali usati. Vi è trasporto di frequenze ed una lunghezza eccessiva può generare solenoidi inaspettate con conseguenti loop del tutto indesiderati per ovviare ai quali forse bisognava utilizzare un altro tipo di cavo, con una diversa maglia  ed un diverso dielettrico per non ascoltare Radio Maria nell'ampli o la scelta di un ristorante da parte di un camionista munito di trasmittente.

In questo mio forse inutile post ho descritto solo la minima parte dei malfunzionamenti derivanti da un jack inadeguato e vi assicuro che il discorso è molto meno semplice di quanto detto ma il mio invito rimane comunque quello di dedicare più denaro e maggiori accortezze a questa componente così trasparente ma tanto importante nel complesso di amplificazione degli strumenti non sottovalutando quello che si trova ai due capi del cavo cioè le prese femmina delle altre parti interessate: chitarra/basso/keyborg/ampli/pedaliere/effetti.

Un saluto dal vecchio Gwynn

 

 


Dello stesso autore
il suono, la mia passione
il redfrog emula il "fuzz" di Jimi
Marshall JTM45, il giglio di Jim
la metà di un AC30 non è un AC15
5 watt super clean class "A"
gli stampati di un vecchio progetto
uno stampato molto versatile
ECL86 la regina delle fonovaligie
Loggati per commentare

Chiaramente i cavett
di oneshot83 [user #22363]
commento del 06/02/2010 ore 16:5
Chiaramente i cavetti da tre euro lasciano un po il tempo che trovano..io personalmente utilizzo cavi della Proel"Die Hard" che sono garantiti a vita(per modo di dire), però comunque io ce li ho da 5 o 6 anni e funzionano perfettamente,non ho problemi di rumore..con una spesa di 15/18 euro per un cavo da 5 metri mi pare....comunque una buona soluzione può essere andare in un negozio di radioforniture,scegliere il cavo che piu prediligiamo, i jack e farcelo da solo..basta giusto sapere usare uno stagnatore..Sicuramente spenderemmo la metà e forse la qualità potrebbe anche essere maggiore.Ad esempio il mio batterista tempo fa comprò un trigger per la batteria in negozio..50 euro.Dopodichè sono andato in radio fornitura,ho comprato i piezo,i jack femmina ed il resto,con sei euro ne ho fatti 4 e devo dire che avevano una sensibilità maggiore di queli acquistati in negozio.Questo per dire che se noi dedichiamo un po' del nostro tempo a queste cose il risultato che otteniamo puo' essere superiore a quello di un prodotto acquistato in negozio,e soprattutto,fatto secondo le nostre esigenze.
Rispondi
Re: Chiaramente i cavett
di gwynnett [user #9523]
commento del 06/02/2010 ore 17:0
La Proel usa spine pressofuse e, se ricordo bene, le lamelle sono elettrosaldate, quindi, in teoria, assemblaggio al top se a questi fattori uniamo la validità del materiale e principalmente "lunghezze progettate" e non determinate da una semplice scelta. Non metto in dubbio la tua abilità nelle saldature che rappresentano un elemento cardine per un buon esito finale, ma si tratta sempre di "sperimentare", al limite del "tirare ad indovinare" nell'ambito di una componente che non trasporta solo tensione, ma principalmente frequenze a volta critiche ed altamente influenzabili da fattori esterni in un momento in cui l'etere è saturo di portanti più meno consistenti. Comunque rimane valido tutto quello che è soddisfacente e se non hai disturbi la tua soluzione è senz'altro ottimale.
Rispondi
Re: Chiaramente i cavett
di oneshot83 [user #22363]
commento del 06/02/2010 ore 17:2
Mi ritengo abbastanza fortunato perchè ho un diploma di perito elettronico e quindi mi hanno insegnato fin dalle superiori a stagnare,cosa che poi ho affinato nel mio primo lavoro,e nell'ultimo lavoro che ho fatto come elettricista nell ambito di macchine industriali ho potuto testare le differenze tra i vari cavi ed i vari tipi di schermatura....Certo poter fare varie prove magari con un oscilloscopio per vedere i comportamenti del segnale in uscita dal nostro conduttore in esame sarebbe interessante e ci darebbe molte risposte..Comunque concordo in pieno con te sul fatto che si dedica sempre poca attenzione al tipo di cavo che vogliamo utilizzare.Spesso sento parlare di mettere buffer all'ingresso di una pedaliera per compensare il fatto che molti pedali non siano true bypass e quindi si mangiano parte del segnale,dimenticando che molte volte potrebbe dipendere bensi dal fatto che utilizziamo un tipo di cavo economico che disperde parte delle frequenze del nostro segnale,ecco perchè condivido il tuo pensiero.
Rispondi
Re: Chiaramente i cavett
di voodooman [user #8538]
commento del 07/02/2010 ore 01:1
Secondo me meglio tutti e due: cavo di qualità e buffer. Col cavo sei certo che le frequenze della tua chitarra arrivino esattamente come sono al primo pedale che hai in catena. Arrivati al primo effetto non truebypass però perdi molto, quindi meglio un buffer che tiene più alto il segnale che arriva, così l'effetto non si mangia niente. Ovviamente devono essere di qualità anche i cavetti tra i pedali.
Rispondi
Loggati per commentare

Quoto in toto ;)
di Kata_ts [user #2290]
commento del 06/02/2010 ore 20:0
bye
Rispondi
Ciao Gwynn
di lorenzof [user #17952]
commento del 07/02/2010 ore 17:5
Ecco un'altra delle appendici di Gwynn che meritano di stare tra i preferiti. Ormai mi sono arreso al fatto che vuoi boicottare la home in favore di un salottino raccolto e rilassato, ma sta bene così! Allora mi metto comodo (davvero) e mentre bevo un Earl Grey condito con spremuta d'arancia ti chiedo: "Psst, ora che ci sentono in pochi: che cavi ha conosciuto Gwynn per i quali valga la pena di spendere qualche euro, secondo la sua esperienza?" Ormai non faccio più live da cinque anni, ma prevedo in un futuro prossimo di riprendere. I vari cavi proel (formato medio 2,5 metri x 20 -25 euro) che ho in casa (coi quali suono e registro senza problema alcuno) potrebbero avere presto un'aggiunta di rango per il live. Penso ad un 5 metri massimo tra me e la strumentazione (uso al massimo un multifx Rocktron Intellifex Xl, più spesso solo chitarra ed amp). -- OT: hai mai sentito parlare di reamping?
Rispondi
Ciao Lorenzo
di gwynnett [user #9523]
commento del 07/02/2010 ore 21:0
I cavi che ha conosciuto il vecchio Gwynn da povero musico itinerante di altri tempi non sono nemmeno da mensionare: ruvidi grezzi rigidi brutti pezzotti e solitamente interrotti, quelli in uso oggi nell'antro per le prove hanno qualcosa in più ma niente di che. I Proel sono buoni, hanno una considerevole resistenza meccanica e rimanendo nella sfera degli "sbilanciati" rappresentano un buon rapporto qualitativo rispetto al costo ma dipende sempre dal modo in cui sono trattati specialmente sul palco, (pestandoli spesso con scarpe non gommate vanno via anche quelli). Ti rispondo bevendo succo di arancia ma senza Earl Grey e ti prego di considerarla una risposta data sottovoce, senza echi, conseguente ad una domanda timida e quasi involontaria. Se usi una solid body e la colleghi direttamente usa un buon cavo che non sia gracchiante e pestato, ascolta e godi. Non appena scegli uno strumento che abbia un minimo di cassa e pickup a "striscia" adotta un trifase bilanciato anche se è in opzione e ti accorgerai immediatamente della differenza solo muovendo minimamente i cursori del pre, poi ascolta e godi.
Rispondi
Seguici anche su:
Cerca Utente
Scrivono i lettori
Una semi-acustica home made: l’evoluzione di una chitarra unica
Never Ending Pedalboard (e relative sfumature made in Italy)
Gretsch G5220: gran muletto per i più esperti
Mini Humbucker FG Mini-H SP-1
Fattoria Mendoza Hi-Crunch: il fratello arrabbiato dell'M
Harley Benton Tube5 combo: sei bella quando strilli
Parliamo di analogico!
Sistemi digitali per cinquantenni soddisfatti
Impressioni a freddo sul Neural DSP Quad Cortex
Acquistare strumenti musicali in Gran Bretagna: come funziona il dazio...
Basi o Altezze?
M-Vave: profiling per tutti
Vintage V132: Les Paul style con un rapporto qualità-prezzo sbalordit...
Wiring Nashville su un kit Telecaster

Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964