Inizio con due precisazioni :
1)spero di riuscire a trattare tale argomento senza creare malcontento alcuno
2)sono un gibsoniano Les Paulista convinto
Poco tempo fa, arrivato in sala prove, mi accorgo che nella rastrelliera porta chitarre del mio fido solista c’è una new entry, ovviamente les paul, è una standard con top color marron chiaro (cammello) che lascia intravedere le venature del legno…molto bella.
Giusto per chiarire: le altre asce sono una gibson les paul studio del 98, una gibson les paul special del 2000 ed una gibson les paul standard del 2003.
Ovviamente me ne impossesso subito e dopo averla imbracciata e scrutata bene mi accorgo che è veramente molto bella, la vernice è stesa perfettamente, il binding non presenta sbavature, il manico 60’ è, ha i top hat knobs color ambra che ben risposano col colore, meccaniche marchiate groover, action bassissimo ed elettronica perfettamente funzionante e senza fruscii (OVVIAMENTE).
Inizio a suonarla “da spenta” ed ha veramente una buona acustica, le vibrazioni nel back si sentono decise ed il manico è veramente molto comodo e scorrevole.
Dopo qualche minuto arriva il legittimo proprietario, ovviamente io gli faccio i complimenti e subito gli chiedo da dove “l’ha tirata fuori” e quanto l’ha pagata…ma lui mi risponde con un risolino e mi dice che prima vuole farmi fare alcune prove.
Subito estrae la Studio e mi dice di confrontarne il peso: per me sono identici (in seguito abbiamo fatto una verifica con una bilancia elettronica e abbiamo trovato un differenza di 63gr a favore della studio)
Poi estrae la Standard e mi dice di provarle attaccandole all’amplificatore (marshall jcm 800): il suono è simile, un pelo meno di attacco e poco meno di bassi e medi…però non troppo diverso. Sul clean ha degli alti più squillanti (non molto Gibson)anche suonando con solo lo humbucker al manico attivato (ed ovviamente si nota ancor più differenza con la posizione al ponte) con la posizione centrale invece il suono è veramente ben bilanciato.
Sul canale distorto a mio avviso rende meglio e le differenze con la sorella gemella sono minori, non ha proprio la stessa botta ma regolando di poco la testata si ha comunque una resa anche qui similare.
Bene dopo tutto questo gira che ti rigira il mio fido amicone mi dice: “dai va là guarda bene bene la paletta e il ponte!”
E tadadan…noto una differenza (seppur lieve) nel logo: la “o” non è perfetta e la scritta nel complesso sembra un poco meno grande delle altre…le misuro con un righello e riscontro una differenza di 3mm in lunghezza e 2mm in altezza.
E il ponte: ha una vite di regolazione per parte in meno.
“Quindi?” lo guardo a mo di pesce lesso!
“E’ falsa…o quantomeno quasi…me l’ha portata un mio amico di ritorno da un viaggio di lavoro a Pechino”
Caspita…
Allora: in realtà la chitarra, che lui aveva già fatto visionare da un liutaio, ha il manico e molte altre parti, tra cui probabilmente anche i P.U., di provenienza Epiphone cha ha una fabbrica stra utilizzata proprio in Cina, tant’è che la mia adorabile Slash Les Paul Goldtop comperata in negozio con certificazioni varie e garanzie è proprio fatta là e ne portava anche l’adesivino “made in china” che ovviamente ho staccato all’istante, mentre il legno del corpo, che non è dato sapere se è veramente mogano o meno, di sicuro da ciò che si vede dai vari scassi almeno non è un lofissimo multistrato.
Re-caspita…ho avuto un tuffo al cuore…ho tenuto tra le mani una di quelle malefiche copie cinesi che tanto metterei al bando?
E mi è pure fondamentalmente piaciuta…
Con il terrore di chi sa che presto riceverà l’ennesima mazzata gli chiedo il prezzo…e mi risponde che è stato un regalo ma chi l’ha fatto ha detto che in italia non ci si compra nemmeno la custodia rigida marchiata Gibson (perché, dimenticavo,è compresa anche quella, senza marchio esterno ed un poco scadente ma comunque c’è)
Ho finito questo racconto e devo dire che rimango comunque dell’idea che chi tarocca o falsifica oggetti sia da perseguire penalmente ed in modo massiccio e concreto,soprattutto per il grosso danno alla paternità creativa di chi ha saputo fare la storia della musica.
Questa chitarra avrebbe dovuto aver impresso il logo “zhung jiii” o “fuji chan” ecc ecc e non avrei avuto problemi a consigliarla a chiunque ma appropriandosi del nome di chi da decadi propone e sviluppa idee ed innovazioni in campo musicale non avrebbe mai dovuto vedere la luce del sole, purtroppo però devo ammettere che il dubbio sul fatto che i grandi brand (in ogni settore) si approfittino troppo largamente e troppo spesso dei poveri consumatori ora in me è più grande…e del resto lo pensiamo un poco tutti.