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Ermetismo e Spagna moresca

di jebstuart [user #19455] - pubblicato il 01 ottobre 2009 ore 22:16

Joaquin Diaz, un vero e proprio monumento vivente del folklore spagnolo. 

Il brano appartiene ovviamente alla tradizione popolare iberica: testo oscuro e struggente, musica ricca di echi medioevali e moreschi.
 
Dime, ramo verde,
dónde vas a dar,
porque si te pierdes
yo te iré a buscar.
Si me pierdo que me busquen
al lado del mediodía
donde cae la nieve a copos
y el agua serena y fría.
Dime, ramo verde,
dónde vas a dar,
porque si te pierdes
yo te iré a buscar.
Algún día dije yo
que olvidarte era mi muerte,
y ahora ya me da lo mismo
olvidarte que quererte.
Dime, ramo verde,
dónde vas a dar,
porque si te pierdes
yo te iré a buscar.
 
Dimmi, ramo verde,
dove vai,
perché se ti perdi
io ti verrò a cercare.
Se mi perdo che mi cerchino
verso il sud
dove cade la neve a fiocchi
e l'acqua è serena e fredda.
Dimmi, ramo verde,
dove vai,
perché se ti perdi
io ti verrò a cercare.
Un giorno dissi
che dimenticarti era la mia morte,
ed ora mi dà la stessa sensazione
tanto dimenticarti che amarti.
Dimmi, ramo verde,
dove vai,
perché se ti perdi
io ti verrò a cercare.
 
 

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Rami verdi e tristezze di filo bianco
di Cukoo [user #17731]
commento del 01/10/2009 ore 22:5
Bellissima. Mi ricorda una poesia di Garcia Lorca, Es verdad, che riporto a vantaggio delle anime pellegrine di Accordo. ¡Ay, qué trabajo me cuesta quererte como te quiero! Por tu amor me duele el aire, el corazón y el sombrero. ¿Quién me compraría a mí este cintillo que tengo y esta tristeza de hilo blanco, para hacer pañuelos? ¡Ay, qué trabajo me cuesta quererte como te quiero! Quanto mi costa amarti come ti amo! Per amor tuo mi duole l'aria, il cuore e il cappello. Chi mi comprerà questo nastrino, e questa tristezza di filo bianco per fare fazzoletti? Che fatica mi costa amarti come ti amo.
Rispondi
Re: Rami verdi e tristezze di filo bianco
di jebstuart [user #19455]
commento del 01/10/2009 ore 23:0
Sempre grande, amico mio. E sempre limpido ed acuto il filo del pensiero che incatena l'una all'altra queste perle. Grazie. jeb
Rispondi
sempre il pensiero d
di hivez [user #9272]
commento del 01/10/2009 ore 23:4
sempre il pensiero di un uomo é intrecciato a quello di un ricordo di una donna: Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono. Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato. Abbandonato come i moli all'alba. E' l'ora di partire, oh abbandonato! Sul mio cuore piovono fredde corolle. Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi! In te si accumularono le guerre e i voli. Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto. Tutto hai inghiottito, come la lontananza. Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio! Era l'ora felice dell'assalto e del bacio. L'ora dello stupore che ardeva come un faro. Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco, torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio! Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita. Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio! Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio. Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio! Feci retrocedere la muraglia d'ombra, andai oltre il desiderio e l'atto. Oh carne, carne mia, donna che amai e persi, te, in quest'ora umida, evoco e canto. Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza, e l'infinito oblio t'infranse come una coppa. Era la nera, nera solitudine delle isole, e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia. Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta. Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo. Ah donna, non so come hai potuto contenermi nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia! Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto, il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido. Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe, ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli. Oh la bocca morsa, oh le baciate membra, oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati. Oh la copula pazza di speranza e di vigore in cui ci annodammo e ci disperammo. E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina. E la parola appena incominciata sulle labbra. Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito, e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio! Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva, che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca. Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti. In piedi come un marinaio sulla prua di una nave. Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti. Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro. Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere, scopritore perduto, tutto in te fu naufragio! E' l'ora di partire, la dura e fredda ora che la notte lega ad ogni orario. Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa. Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli. Abbandonato come i moli nell'alba. Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani. Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa. E' l'ora di partire. Oh abbandonato! p.neruda
Rispondi
Re: sempre il pensiero d
di jebstuart [user #19455]
commento del 02/10/2009 ore 00:2
E il filo del pensiero corre, si annoda, ritorna, fugge via. Una buona serata, questa. Grazie anche a te, Hivez.
Rispondi
Oasi di conforto
di lorenzof [user #17952]
commento del 02/10/2009 ore 00:3
Nella vita appaiono questi spazi preziosi da ricordare, perché dimostrano con il loro esserci che abandonarsi al male all'inedia è cosa troppo facile e indegna di noi. La redenzione dalla gravità esiste, anche se grava la fatica del farsi slancio, ogni giorno. Sono grato a Jeb che conosce la bellezza. Chàirete daimones! Colgo l'occasione vai al link
Rispondi
Re: Oasi di conforto
di jebstuart [user #19455]
commento del 02/10/2009 ore 00:5
Grazie a te, Lorenzo, per le parole spese, e per aver colto e sottolineato la preziosità e la frequente irripetibilità del bello, che evidentemente anche tu conosci bene. Il link che suggerisci è per certi versi stupefacente, e comunque forte. Dicci di più.
Rispondi
Re: Oasi di conforto
di lorenzof [user #17952]
commento del 02/10/2009 ore 01:0
Il link: Giulio, che Sforza le cose ad esistere. Inattuale vegliardo professore universitario di Pedagogia generale ed Educazione Estetica, da due anni uscito dall'Università. Neoclassico, canta Pan e la Bellezza con le parole dei più grandi. Dotato di una cultura ormai rarissima, usa il latino come l'italiano, è un privilegio aver potuto ascoltarlo per anni nelle sue lezioni, o per i monti a caccia di ninfe. Vive tuttora a Roma, con troppa solitudine attorno. Ve lo farei volentieri conoscere di persona, e se ci tenete a Giordano Bruno, con e per Giulio Sforza il 17 febbraio ogni anno lo celebriamo sul Gianicolo. Gli devo anche di avermi fatto conoscere la mia donna, e non poteva esserci sacerdote migliore.
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Re: Oasi di conforto
di jebstuart [user #19455]
commento del 02/10/2009 ore 01:1
Intanto, fosse solo per l'ultima cosa che hai citato, sta simpatico anche a me. Poi, deve essere un'esperienza unica farci due chiacchiere. Ho letto incredulo i suoi interventi, da cui effettivamente appare una cultura da mettere in soggezione. Dice cose sensate e stupefacenti insieme, non disgiunte da quella specie di allegra ed impunita incoscienza che solo vecchi e bambini hanno. L'hai definito, con la solita arguzia, inattuale. Lui si definisce un reprto archeologico. Io aggiungerei che è uno che ha perso (per scelta) la sintonia col mondo, e trasmette e riceve su una frequenza solo sua. Cosa in cui, evidentemente, sta la sua grandezza. Che poi sia solo, grida vendetta a Dio, anzi a Pan.
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Re: Oasi di conforto
di lorenzof [user #17952]
commento del 02/10/2009 ore 02:1
Con Jeb devi stare attento, perché comprende più di quello che pensavi di aver comunicato. :-) hai letto nel vegliardo quella che è anche la sua condanna. Ma non posso parlarne qui. Vorrei organizzare, o quantomeno dare una mano per, un evento in cui possano essere ancora condivisi i suoi tesori. Purtroppo, ora che tutti i vecchi allievi e affezionati non hanno più le sue lezioni, restano pochine le occasioni per ascoltarlo. Belle le sue Giornate Itineranti di Natura e Cultura, ma vengono in primavera. Mi spaventa un pò pensare che i sensi ricettivi per raccogliere i suoi tesori scarseggiano sempre più nelle nuove generazioni, a volte talmente lontane da sembrare sullo stesso pianeta per caso od errore.
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