Ai tempi dell’antica Roma, gli scultori talvolta cercavano di nascondere le crepe che si erano determinate nella parte superficiale delle statue adoperando cera liquefatta.
Accadeva così che un acquirente, ingannevolmente convinto di avere acquistato un’opera marmorea senza alcun difetto, collocasse quel pezzo con orgoglio nel bel mezzo del suo atrio.
Alcune settimane più tardi, la cera si staccava, sbriciolandosi, e le crepe apparivano alla vista esterrefatta dell’amatore.
Questo trucco della cera assunse proporzioni così allarmanti che ad un certo momento divenne costume degli scultori, i quali godevano di una certa reputazione, il garantire che le loro opere erano esenti da cera, letteralmente “sine cera”.
Ed è alla ribellione contro la cera che noi dobbiamo il nostro vocabolo corrente “sincero”.
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"E' un vino sincero": senza trucco e senza inganno.
"Sincera
come l'acqua di un fiume
di sera
trasparente eppur mi sembri nera
amore caro
amore bello
non ti voglio più.
Ho visto
cattedrali di luce nel cuore
troppo sole può fare morire
amore caro
amore bello
non ti voglio più.
Un uomo?... Ma chi è
non dire che assomiglia a me
le mani... non le ha
oppure sì
e poi cos'ha?
Io muoio
io se lascio te son solo
ma insieme a te
io vedo che un fantasma c'è.
Ma cosa accade
tu non parli e non piangi stasera
come un bimbo mi guardi severa
io soffro tanto
tanto ma tanto
non ci credi
eppure forse hai ragione
che strano
d'improvviso mi sento arlecchino
rido ballo e ti prendo per mano
amore caro
amore bello
amore mio.
"Si ritiene fondamentalmente un bravo professionista: per campare canta e scrive canzoni. Non importa che siano sue, conta che siano belle" (G.Baldazzi - L.Clarotti - A.Rocco, "I nostri cantautori"). Artista poliedrico ed aperto agli apporti esterni, Lauzi ha molte volte eseguito brani composti da altri, da Paolo Conte ("Genova per noi", "Bartali", "Onda su onda") a Mogol-Battisti ("Acqua azzurra acqua chiara", "E penso a te", "L'aquila"). Al fortunato duo, in particolare, egli deve uno tra i propri cavalli di battaglia, quell' "Amore caro, amore bello" (1971) che gli frutta la vetta delle classifiche di vendita, fatto piuttosto raro nel corso d'una carriera avara di soddisfazioni commerciali. Pezzo anomalo, praticamente privo di ritornello e su cadenze di rock morbido, conduce Lauzi su terreni per lui desueti e conosce grande successo nella versione francese dal medesimo titolo, eseguita da Hervé Vilard.
Francesco Troiano
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