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ma voi come create il vostro suono?ampli pulito e ...

di Riki05 [user #64328] - pubblicato il 02 luglio 2024 ore 00:30
ma voi come create il vostro suono?ampli pulito e fate il suono con i pedali oppure affidate il suono all'ampli e aggiungete colore con qualche pedale?

il risultato sonoro secondo voi quale è più soddisfacente?quale è più comodo?
in teoria per casa sarebbe meglio clean con i pedali dato che con questa opzione si può suonare a ogni volume?
in dinamica quale risponde meglio?

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di Daffy Dark utente non più registrato
commento del 02/07/2024 ore 06:38:54
A ciascuno il suo,
detto ciò,
la mia ricetta di sempre è:
Ampli con tanta riserva di gain, nessun pedale distorsore o overdrive,
per colorare o bagnare il suono ho sempre usato effetti di ambiente e modulazione collegando non dei pedalini, ma dei multieffetti nel send/return dei miei amplificatori, e comandando il tutto conun solo click sfruttando il midi.
Rispondi
di Daffy Dark utente non più registrato
commento del 02/07/2024 ore 07:46:35
Dimenticavo una cosa, in casa ho sempre usato e anche tuttora uso un ampli hi-gain con master volume indipendente, anzi 2 master volume, ma anche qui non c'è una ricetta, viviamo tutti in contesti diversi, c'è gente che in condominio non può suonare nemmeno con un ampli da 1W,
poi ci sono altri che come me in casa usano senza problemi ampli da 100W,
e su questo argomento non voglio dibattermi perché in passato ne abbiamo e ne ho parlato fin troppo, se uno è fortunato e può suonare con l'ampli che adora dentro le mura domestiche c'è poco da spiegare.
Rispondi
di coprofilo [user #593]
commento del 02/07/2024 ore 08:34:2
Per fortuna non c'è una regola valida per tutti, dipende dal suono che cerchi e dalle preferenze individuali.
Anche io sposo la linea di Daffy Dark, ampli high gain con doppio master, però mi sono abituato ad avere un booster davanti per caricare bene il primo stadio e tagliare un pochino le basse per un suono più reattivo.
Per i livelli di gain che utilizzo non mi sono mai trovato bene con i pedali in un ampli pulito, preferisco la distorsione della testata; il fatto di non usare il suono pulito aiuta!
Penso infine che la comodità sia l'ultimo parametro da considerare, prima di tutto viene il suono.
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 02/07/2024 ore 08:41:51
Se suono fuori, ampli pulito con pedali per la distorsione oppure pedalierina digitale; se sono a casa, ottengo il pulito togliendo volume dal potenziometro della chitarra, per non perdere tempo a collegare/scollegare.
Un po' di tutto, insomma, e suona sempre abbastanza bene per me.
Rispondi
di melonstone [user #55593]
commento del 02/07/2024 ore 09:48:22
In configurazione live (incluso le prove col gruppo): non suono mai veramente pulito, quindi tra i 2 canali dell'ampli valvolare utilizzo sempre il canale overdrive ma con un livello di overdrive basso (tipo 1,5). l'unico effetto sempre accesso è il vibe, che però tengo basso, solo per colorare leggermente.
Configurazione casa: suono con il VOX Amplug 2 Blues utilizzando quei 3 suoni in croce che ha...ma ti assicuro che per studiare e per prepararsi i pezzi è un bel tool
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 02/07/2024 ore 11:01:57
Dipende da che ampli si ha e da quali pedali si ha e da quale chitarra si ha.
La cosa migliore è cominciare a suonare solo ampli e chitarra, per capire meglio la propria chitarra e il proprio ampli. Dopodiché in questo modo si conosce meglio anche se stessi e i propri limiti.
Rispondi
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di Repsol [user #30201]
commento del 02/07/2024 ore 11:04:58
Io suono un ampli a due canali, il primo in crunch che pulisco a bisogno con il volume della chitarra, il secondo canale per i solo o per le ritmiche. Questa è la mia configurazione da sempre, sia per il live che a in studio o a casa. Ma la mia tipologia di suono è abbastanza semplice, non ho bisogno di molte sfumature.
Se avessi bisogno di molti suoni propenderei per ampli pulito e pedali.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 02/07/2024 ore 11:25:46
Le risposte precedenti sono tutte sensate.
Devi tenere presente delle rgole base che valgono sempre:
1. l'ampli deve poter esprimere le proprie potenzialità, è lui che fa il suono e quindi deve suonare ad un volume che possa esprimere le proprie caratteristiche di suono e dinamica da qui si parte.
2. gli effetti nel caso vengano utilizzati servono per "colorare" il suono non per stravolgerlo, regolazioni estreme degli stessi non vanno quasi mai bene.

Queste due regole base seguono il principio per il quale che se parti da un suono brutto brutto resta.
Quindi che si parli di monocanale o no si parte sempre da chitarra ampli e si cerca il miglior suono possibile poi si aggiunge il resto, se il resto è di qualità la qualità resta se in coda metti cose mediocri il tuo suono peggiorerà.

Nessuno potrà mai dimostrarti il contrario.
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 02/07/2024 ore 17:03:21
In dinamica, se intendi passare da pulito a distorto col tocco, o prendi un valvolare o prendi un digitale di alto livello.

Il set di pedali da usare sull'ampli pulitissimo, stile gilmour, lo fai se hai in testa quel risultato li.. io preferisco due suoni da ampli (distorto e quasi pulito) e poi un overdrive da usare su entrambi.

In entrambi i casi (suono da ampli o da pedali) a basso volume il suono è stravolto.

Comodità? Anche con la soluzione pedali ti tocca di portare in giro il tuo ampli perché se non trovi quello giusto sul posto il suono schifoso è possibile.

Alla fine ti consiglierei di copiare i tuoi chitarristi di riferimento per un buon risultato live, poi a casa in cuffia o un piccolo ampli digitale
Rispondi
di Riki05 [user #64328]
commento del 02/07/2024 ore 20:07:27
per digitale di alto livello cosa intendi?
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 02/07/2024 ore 20:40:53
Fractal.. cioè io uso felicemente mooer ge, un po' risponde al tocco, ma niente di paragonabile.
Ma per me non è così importante
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 02/07/2024 ore 20:17:31
il suono standard si fa così:
tutto a metà, ampli e chitarra.
si accende e si inizia a sentire l'ambiente, stanza o palco.
si inizia a pensare al volume e alla necessità di riverbero.
quindi si provano alcune frasi del repertorio, dosando la plettrata.
si vede il punto di rottura quando arriva e ci si rimane da quelle parti, in termini di pot chitarra / gain ampli.
fatto cio' , prima di darsi in pasto al fonico, si pensa un attimo agli effetti, dapprima wah, compressore, poi gain. quindi chorus e compagnia bella. infine eventuali delay ecc.
si ritorna, dopo le scelte del fonico sulla plettrata e il punto di rottura dell'amplificatore per effetto combinato dei pedali e magari si arrotonda il suono con il resto della band.
dal vivo la mano sul pot volume/tono dello strumento è normale; invece è molto brutto spippolare dal vivo con l'amplificatore.
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 04/07/2024 ore 11:38:13
ma davvero fai così e lo trovi???
cioè fammi capire arrivi con un 50w lo metti a 6 e non ti curi se il volume è adatto alla situazione o no???

Poi sta cosa di fare il suono con il pot del volume abbassato ma veramente lo fate? e quando poi apri il volume e ti si cambia tutta l'eq del suono che fai??
Fantascienza.


Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 03/07/2024 ore 11:07:35
Vabbe’ questa è la domanda delle mille pistole😄.
Il suono è mediamente di due tipi: il “tuo” suono, quello iconico che è l’impronta di ogni chitarrista e che riconosci a orecchio, e il suono che serve per suonare un pezzo, per esempio se devo fare una cover dei Dire Straits piuttosto che dei Metallica. Lasciando perdere quest’ultima categoria il “tuo” suono è una cosa abbastanza articolata da raccontare perché in linea di principio dovrebbe essere la traduzione perfetta del suono che si ha nella testa, che corrisponde a qualcosa in strettissima connessione con la propria espressività. Ma questo è qualcosa che mediamente si capisce dopo svariati anni e prove con vari strumenti e accessori, e anche una sorta di autoanalisi, considerando che il proprio suono evolve con la personalità e maturità, così che tende a stabilizzarsi col tempo. Dunque ci sono un paio di aspetti da considerare per fare il suono, il primo è sapere spremere al 101% la propria strumentazione, il secondo è dove orientare le caratteristiche della strumentazione stessa (marche e modelli diversi hanno quantità e qualità di gain, tipo di eq, caratteristiche dinamiche ricercate, suono più o meno compresso, ecc.), tutte cose che richiedono oltre che una certa confidenza con la strumentazione anche di un orecchio allenato a sfumature che di solito un giovane all’inizio non sa distinguere e se lo sa fare, fa fatica a riprodurle sulla strumentazione. Qui interviene un terzo elemento che è il comportamento degli strumenti. Per diverso tempo ho cercato di tirar fuori dalla mia Les Paul uno snap stratocaster che alla fine ho ottenuto, indovina un po’? Sostituendo la Les Paul con una Stratocaster. Sembra banale? Già, ma vallo a dire a un ventenne pieno di entusiasmo e di sogni ma con scarsa capacità critica su sé stesso e sul suono. Quel ventenne ero io e non riuscivo ad accettare la mia figura di guitar hero sul palco con una banale stratocaster. Maturando ho capito che il suono di cui avevo bisogno per raccontare la mia storia, con una voce adatta a raccontarla ovvero credibile per il mio stile, suono e suonato passava per una stratocaster e non per una mitica occhietti-che-luccicano “les paul black beauty” costata un sacco di sacrifici. Ero anche un fanatico del digitale, e uno snob verso i vecchi, derelitti, antiquati valvolari da boomer. Poi per acquistare una semplice epiphone 335 usata vado a casa di un tizio che la attacca a un Peavey clasic 2x12 e, mi vengono ancora i brividi a ripensarci, quando sono stato invesito dalle armoniche di un vero valvolare ho detto: occaz*o che roba!!! Avevo orecchie e occhi sgranati. Insomma all’inizio sei pieno di paturnie e cavolate, e acquisti strumenti ed effetti con gli occhi o con la testa piena di pubblicità/tutorial su youtube, senza davvero pensare a quale sia davvero il sound che come musicista è capace di traslare chi davvero sei tu, da dentro a fuori di te attraverso musica e strumenti. Lo si capisce col tempo, con prove ed errori. Trovare il prorio suono è come trovare la propria moglie. All’inizio le cerchi belle, formose, alte, magre, o come ti pare, ma poi capisci che quella giusta non sempre ha tutte quelle caratteristiche e però ti capisce, ed è capace di esserti accanto come compagna, amica, amante, alleata, critica, aiutandoti a tirare fuori il meglio di te…
Come si fa a tirare fuori il suono della chitarra dunque? Per prima cosa devi cercare di entrare in queste riflessioni, senza farci una risata, poi occorre essere molto onesti con sé stessi per accettare da sé ciò che si è. Ho passato anni a studiare Malmsteen e Randy Rhoads prima di capire che proprio non ci arrivavo neanche volendo, ma ricordo come fosse ieri che mentre ammiravo, studiavo e sbavavo per l’assolo di Mr Crowley, avevo un timore reverenziale per l’assolo di The Wall che me la faceva vedere come qualcosa di intoccabile. Poi ho capito che il mio stile stava molto più da quelle parti: ricerca di un suono di un certo tipo per consentire l’espressività di un certo tipo per un fraseggio e linguaggio musicale consono. Una volta che nella tua testa si forma il tipo di sound che senti che ti rappresenta, comincia a spremere la strumentazione per dartelo, e lì cominci a capire se un amplificatore ha troppo o poco gain per i tuoi gusti, oppure come si muove quel gain dentro l’amplificatore, se cioè il suono ti sboccia tra le mani nella maniera che vuoi tu o è troppo violento, o troppo compresso, ecc.
Dunque, spero che questa premessa ti aiuti a capire che il suono non si fa nell’amplificatore ma nella testa del musicista e poi gli strumenti servono a tirarlo fuori quanto più simile a come te lo immagini.
Sul piano pratico, per prima cosa devi capire come si fa a far suonare bene un amplificatore. Non è proprio una cosa banale. Premetto intanto che quello che dico qui per gli amplificatori valvolari è valido anche per quelli digitali perché sono fatti per imitare tutti i comportamenti dei valvolari, l’unica vera controindicazione è che i digitali dandoti suoni già preconfezionati ti fanno scavalcare la fatica di capire come si è riusciti a ottenere quel tipo di suono. Però è possibile partire da zero anche coi digitali, quindi, in fondo la cosa torna alla voglia di sbattersi del chitarrista.

Come si fanno i suoni, adesso? Considerando che ognuno ha una sua ricetta, io faccio così:
parto dal punto più elementare prendendo un valvolare molto semplice, di quelli con solo una manopola del tono e la manopola del gain, cerco il suo punto di lavoro ideale. In pratica il sistema valvolare non è perfettamente lineare ma suona meglio o peggio in base a quanta corrente scorre nelle valvole, e c’è un certo punto di gain dove tutto funziona un po’ meglio, il suono è più intellegibile e più vivo (ricordiamoci che il nostro ampli qui ha solo il gain e il tono). Cerco di capire che tipo di tono ho, se si comporta come un “tutto aperto” e man mano toglie frequenze, oppure se è attivo e oltre un certo punto diciamo le 12 di orologio aggiunge qualcosa. In genere gli amplificatori vintage tendono a tagliare le alte similmente a come fa il tono della chitarra, pertanto in quel caso apro al massimo il tono per lasciare che l’amplificatore si comporti “tal quale” al suo circuito senza condizionamenti, e con i toni e volume completamente aperti sulla chitarra, comincio a gestire la manopola del gain sull’amplificatore. Alzandolo gradualmente finché sento che si comporta in maniera sempre più reattiva, oltre un certo punto (solitamente tra 4 e 6) il suono invece di migliorare tende a perdere di vivacità, di dinamica e vitalità. Solitamente questo punto viene detto punto di lavoro ottimale e in base all’amplificatore può corrispondere al punto in cui si ottiene il beackup, ovvero picchiando gradualmente più forte sulle corde senti che il suono si increspa man mano fino a dare un bel crunch. Questo, per me è il punto ideale dove portare l’amplificatore. Ricordi il tono? Adesso, mentre plettro comincio a muovere il tono avanti e indietro cercando di capire dove ottengo la miglior dinamica, perché il tono interagisce con il gain e dunque man mano che si apre tende a portare più segnale nel circuito, pertanto, giocando in questo modo con l’orecchi ben attento cerco di trovare il punto dove il tono dell’ampli fa suonare meglio il circuito e dove il suono mi piace, se necessario in questa fase si fa un ritocchino molto leggero al gain. A questo punto l’amplificatore dovrebbe essere al punto in cui da il meglio di se stesso, ovvero, è capace di dare il meglio di te. Questo può spaventare perché sentendo tutto, ma proprio tutto al meglio, si sentono molto bene anche i propri limiti, ma è anche il punto ideale da dove partire per capire cosa correggere del proprio suonato. Ovviamente più un ampli ha controlli, da un tono ai tre hi,mid,bass, al master volume, ai canali crunch/clean, il procedimento si allunga ma il principio è lo stesso, solo più complesso perché tutti i controlli si influenzano tra loro per questo è necessario sapere bene cosa si vuole e come si fa a ottenerlo. Partire da poche cose basilari te lo consente, partire da strumenti con troppe regolazioni e controlli per uno alle prime armi vuol dire entrare in un labirinto da cui è molto difficile uscire.
Una volta fatto il suono di base puoi aggiungere un overdrive, o un fuzz, o un distorsore, un boost, in base ai gusti e scoprire come questo interagisce con il tuo setup di base e puoi cominciare a esplorare il gain staging del tuo suono. Quando il suono di base ti soddisfa puoi aggiungere dei colori. Immagina il suono di base ovvero quello che costruisci con in gain staging come il tuo fisico, che può essere più o meno palestrato (gain-stage) e poi immagina gli effetti come il vestito che metti su questo tizio. Puoi avere un fisico da culturista stile Swarzenegger o un fisico più average alla Brad Pitt, o uno più asciutto tipo ballerino di classica, o da lottatore di sumo, insomma, su quel fisico sceglierai che tipo di persona vuoi apparire aggiungendo riverberi appena accennati o a lunghe tuniche svolazzanti, un leggero tremolo impercettibile o un chorus da mal di mare, delay slapback anni 60 o con sfumature epiche da guitar hero anni 80. Gli effetti sono qualcosa che devi mettere all’ultimo perché se cominci a usarli prima di aver fatto un buon gain staging rischi di utilizzarli per nascondere o simulare un suono che non c’è (né mai ci sarà) un po’ come quei vestiti di carnevale da Batman in cui la tartaruga e i pettorali sono fatti con la gommapiuma, sì, ci sono, ma si vede che sono finti, e soprattutto, si vede la differenza una volta che sei accanto a uno vero.
Mammamia sono stato molto lungo ma io spero sinceramente che questo possa aiutare a capire un po’ il lavoro, lo studio e l’amore che sta dietro una cosa apparentemente così banale come fare un buon suono.
Un saluto e buona musica!🎶😉👋
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 03/07/2024 ore 15:34:20
Molto più facile trovare una moglie che il proprio suono. Tanto, sarà sempre sbagliata..
Rispondi
di KJ Midway [user #10754]
commento del 04/07/2024 ore 11:39:46
è il secondo commento che ti quoto in toto in due giorni, per me Accordo potrebbe pubblicare questi qui due e chiudere la sezione c'è tutto quello che serve e che ho imparato sulla mia pelle in 30 e passa anni di chitarra e concerti.
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 04/07/2024 ore 15:04:12
Grazie di cuore🙏🏻❤️…Credo sia il più bel complimento che abbia mai ricevuto🥲🥹
Rispondi
di bulgi81 [user #45146]
commento del 15/07/2024 ore 22:09:24
Mio personale parere. Non c'è pedale overdrive/distorsore che suoni bene come un ampli valvolare che satura.

Il cuore del mio suono è ovviamente l'amplificatore: testata Marshall DSL20, 2 canali, send return, riverbero integrato, footswitch doppio per cambio canale e attivazione loop effetti. Il canale distorto va già bene così per tutto il rock, dal classic rock fino al metal. Il canale pulito, che uso in realtà al limite del breakup eventualmente da pulire col pot del volume della chitarra, va bene per tutto quello dal rock in giù, preservando parecchia dinamica. Ho ovviamente dei pedali che uso prevalentemente sul canale pulito per raggiungere livelli crescenti di "croccantezza", senza mai arrivare al livello di saturazione del canale distorto, nemmeno quando il gain è basso: sono tutti pedali low gain (boost, overdrive stile bluesbreaker) che, nel caso vengano aggiunti al canale distorto, aggiungono punch, medie e sustain (ho anche un compressore). Poi nel loop ho modulazioni, delay e boost di volume. Infine, fondamentale sia in casa che dal vivo, loadbox e cab simulator con IR: perfetti per registrare, suonare in camera senza fare rumore o a volume comunque basso, andare in diretta nel mixer in concerto per bypassare fonici protagonisti.

Ho anche una soluzione di backup che uso qualche volta alle prove: solo pedali senza testata, sfruttando un mini preamp Mooer (quello del JCM900, il più vicino al suono della mia testata) e un loop singolo a pedale che mi serve per attivare modulazioni, delay e boost di volume, come faccio con il footswitch dell'ampli.
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