Negli Usa una persona su quattro non ne ha nemmeno uno
Trend negativo anche in Italia, specialmente al Settentrione
Abbiamo sempre meno amici: "Colpa del lavoro e di internet"
"Si cerca rifugio in comunità protette". Solo il 23% delle persone si sente soddisfatto. La casa ultimo bastione della fiducia
di ELENA DUSI
ROMA - L'immagine è quella di un cerchio che si stringe. "La cerchia delle amicizie si sta riducendo sempre più" avverte l'American Sociological Review. I dati raccolti negli Stati Uniti vent'anni fa stridono con quelli odierni. Nel 1985 ogni individuo intervistato dichiarava di avere tre amici, ovvero "persone con cui discutere argomenti importanti e profondi".
Oggi la media è scesa a due. Una persona su quattro - fra le 1500 intervistate nel 2005 - rovistando nella propria memoria non è riuscita a trovare nemmeno il nome di un amico: nessuno con cui si sia confidato negli ultimi sei mesi. In Italia la situazione è meno drammatica, ma il fenomeno si sta estendendo soprattutto al nord e tra le donne. Nel nostro Paese fino a 25 anni di età lo spazio per frequentare persone affini si mantiene intatto. Ma a partire dai 30 anni il lavoro inizia a prendere il sopravvento e il numero di amici subisce un tracollo che non si risolleva neanche con la pensione.
Il lavoro che fagocita gran parte della giornata e internet che rosicchia il resto sono fra le cause dell'isolamento degli individui, spiegano Lynn Smith-Lovin e Robert Wilson. I due sociologi della Duke University hanno portato a termine l'ultima tappa di una ricerca iniziata oltre vent'anni fa. "La cerchia delle amicizie che si restringe non è l'unico fenomeno che abbiamo notato" spiegano i due ricercatori. "Quando serve un confidente, lo si trova sempre più spesso fra i familiari". L'ultimo bastione della fiducia rimangono le mura domestiche.
(...) solo il 23 per cento degli italiani si sente soddisfatto delle proprie relazioni, mentre il 15,7 per cento è apertamente insoddisfatto dei legami affettivi che intrattiene. Le società occidentali, secondo D'Avenia, sono il "terzo mondo delle relazioni": "Le ultime riflessioni che abbiamo fatto sull'amicizia risalgono ad Aristotele e Cicerone. Ora siamo finiti in una condizione di analfabetismo".
La sintassi dei rapporti con gli altri vede la fiducia come primo elemento. Segue l'affetto non a scopo sessuale e infine la frequentazione, il punto debole di una società in cui il tempo è diventato un bene assai scarso, e quindi prezioso quanto il denaro. Tra due amici la comunicatività segue regole consolidate, che passano attraverso la mimica facciale, o anche attraverso il silenzio.
"Un altro segnale della nostra difficoltà - prosegue D'Avenia - sta nel confondere spesso l'amicizia con l'intersoggettività, cioé con un legame superficiale in cui non mettiamo in gioco nulla di noi stessi. O nello scambiarla per un'affiliazione politica, come quella dei camerati, dei compagni o dei sodali di partito". Eppure se ogni uomo si ritrova prima o poi a dover dipendere dagli altri, e se Aristotele nell'Etica Nicomachea sostiene che "Nessuno sceglierebbe di vivere senza amici", una ragione deve esserci senz'altro. "L'amico è lo specchio in cui ci riflettiamo e possiamo conoscere noi stessi" spiega D'Avenia. "L'identità personale si può acquisire solo in un rapporto a due".
(24 giugno 2006)
Anche su questo, Accordo, riesce ad andare controtendenza, grazie ad eventi come Shg o GGC.
Quanto a me, ancora non ho avuto modo di conoscere 'faccia a faccia' nessuno di voi, a parte il Cifa, ma...spero di rifarmi a breve, iniziando dal grande Mancunion (e magari pure Robyz) ad agosto! ;-)
Ciauzz!
Plato