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Uno stile personale?

di Bluman [user #3800] - pubblicato il 16 maggio 2006 ore 11:09
Ieri sera stavo suonando un po’, così, senza meta, e riflettevo su una cosa: suono come Eric Clapton. Aspetta, un momento, diciamo che cerco invano di imitare il 10 per cento di quello che fa lui, e forse già il 10 per cento sarebbe un successone. Ma non è questo il punto, e non è neanche esatto dire che “cerco di imitare”. Sarebbe più esatto dire che le idee, le dita, le combinazioni improvvisative, mi portano senza volerlo ad uno stile molto, se non del tutto, Claptoniano. Allora stavo pensando a quando leggo che ognuno di noi dovrebbe crearsi uno stile personale, per avere una propria identità, perché solo così si riesce ad esprimere quello che hai in mente, e che fa parte del tuo modo di interpretare un assolo, o che ti fa riconoscere quando suoni. E bravi! Come si dice? “thanks to the dick”, che tradotto in romanesco starebbe per “grazie ar ca…” Ma è difficilissimo. Ma chi è che c’ha uno stile personale? I professionisti forse, almeno quelli affermati. Ma tra i chitarristi dilettanti, o semi-dilettanti, cioè quelli che suonano la sera nei localetti, io non credo. O forse sono io che penso sempre: “questo suona come….”, oppure “questo cerca di imitare….”. Non c'è niente da fare. Uno si rifà per forza a qualcuno famoso. Io credo che sia inevitabile. D’altra parte, passi anni ad ascoltare certi dischi. Io quando ero giovane ascoltavo i Beatles, Clapton, Hendrix, Battisti, PinkFloyd, Santana…, e quando ho cominciato a suonare la chitarra mica mi son messo a suonare Segovia. Ora, a distanza di anni, non ne vengo fuori. Mica che mi dispiace, però mi sento limitato, perché mi vengono sempre le solite pentatoniche. Ma forse sbaglio, perché se ripenso ad una frase di Clapton che dice più o meno: “quando inbraccio una chitarra, potrei suonare qualsiasi cosa, ma sento che il blues è il solo che mi dà la sicurezza che quello che ho dentro venga fuori”. Chissà, forse non dovrei avere il timore di pensare anche io così.

Ieri sera stavo suonando un po’, così, senza meta, e riflettevo su una cosa: suono come Eric Clapton. Aspetta, un momento, diciamo che cerco invano di imitare il 10 per cento di quello che fa lui, e forse già il 10 per cento sarebbe un successone. Ma non è questo il punto, e non è neanche esatto dire che “cerco di imitare”. Sarebbe più esatto dire che le idee, le dita, le combinazioni improvvisative, mi portano senza volerlo ad uno stile molto, se non del tutto, Claptoniano. Allora stavo pensando a quando leggo che ognuno di noi dovrebbe crearsi uno stile personale, per avere una propria identità, perché solo così si riesce ad esprimere quello che hai in mente, e che fa parte del tuo modo di interpretare un assolo, o che ti fa riconoscere quando suoni. E bravi! Come si dice? “thanks to the dick”, che tradotto in romanesco starebbe per “grazie ar ca…” Ma è difficilissimo. Ma chi è che c’ha uno stile personale? I professionisti forse, almeno quelli affermati. Ma tra i chitarristi dilettanti, o semi-dilettanti, cioè quelli che suonano la sera nei localetti, io non credo. O forse sono io che penso sempre: “questo suona come….”, oppure “questo cerca di imitare….”. Non c'è niente da fare. Uno si rifà per forza a qualcuno famoso. Io credo che sia inevitabile. D’altra parte, passi anni ad ascoltare certi dischi. Io quando ero giovane ascoltavo i Beatles, Clapton, Hendrix, Battisti, PinkFloyd, Santana…, e quando ho cominciato a suonare la chitarra mica mi son messo a suonare Segovia. Ora, a distanza di anni, non ne vengo fuori. Mica che mi dispiace, però mi sento limitato, perché mi vengono sempre le solite pentatoniche. Ma forse sbaglio, perché se ripenso ad una frase di Clapton che dice più o meno: “quando inbraccio una chitarra, potrei suonare qualsiasi cosa, ma sento che il blues è il solo che mi dà la sicurezza che quello che ho dentro venga fuori”. Chissà, forse non dovrei avere il timore di pensare anche io così.


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Capita anche a me...
di njuletto [user #7504]
commento del 16/05/2006 ore 11:3
Le mie influenze sono note (Pinuccio su tutti) grazie agli articoli che ho postato, e forse in alcune registrazioni che trovi sul mio sito è lampante, ma con il tempo uno stile mio si è delineato. Quello che ti suggerisco è di ascoltare altri autori oltre Clapton, studiarti i loro licks attingendo a piene mani e poi passare ad altro: per essere privo di influenze devi averne tante oppure nessuna.E' utile anche studiare il fraseggio di strumenti diversi dalla chitarra, poichè molte volte veniamo ingabbiati dai box di pentatoniche e schemi mentali che, credo, su altri strumenti non ci sono o sono semplicemente diversi. Questi erano in miei due centesimi. Ciao,      Njuletto
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Re:Capita anche a me...
di Magnetico [user #1483]
commento del 16/05/2006 ore 11:4
Sono d'accordo con Njuletto, ma aggiungerei che oltre a studiare i lick degli altri, chitarristi o no, è il caso anche di costruirsi i propri, in modo da lavorare sul proprio stile a partire da piccole idee che ci vengono in mente!Non sottovalutiamo, nel cotruire il proprio stile, anche l'importanza del prorpio suono: basta una nota di Pat Metheny, di SRV, di Mike Stern, Mark Knopfler, di David Gilmour, per farceli identificare!"
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Re:Capita anche a me...
di Bluman [user #3800]
commento del 16/05/2006 ore 12:1
Si, in effetti avete ragione. Diciamo che è come un minestrone. Dipende da chi lo prepara, e basta che aumenta o diminuisce le dosi degli ingredienti, che cambia sapore, anche se poi, gli ingredienti sono quasi sempre gli stessi. A parte il fatto che per me il minestrone è come se fosse una purga, però l'esempio calza. Alla fine, prendi un passaggio di Clapton, un lick di Ray Vaughan, un'arpeggio di Metheny, uno bending di Santana... e hai fatto il minestrone. All'inizio forse farà schifo, però poi col tempo migliora e ti sei fatto uno stile tuo.
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Non sempre
di BadMirror [user #3290]
commento del 16/05/2006 ore 12:3
Non è vero che tutti i professionisti hanno tutti uno stile personale, anzi molti a mio modo di vedere suonano tutti uguali.La ricerca dello stile personale deve pur sempre partire da una base, nel tuo caso claptoniana, per Clapton stesso ci fu Chuck Berry prima (ma giusto i primissimi tempi) e b.b.king poi (non solo ovviamente, insieme ad altri bluesman doc). Poi una volta capite le "regole" è l'istinto personale a dover fare il resto e se ti interessa il blues l'istinto conta più di ogni altra cosa.N.B. basta non confondere lo stile personale con la "tecnica" personale (insomma, non vale sedersi a tavolino e sbattersi a inventare un giochino nuovo con le dita), forse l'unico che riesce a fondere le due cose in sintonia perfetta è Jeff Beck, ma lì siamo un bel pò oltre i giochini tecnici (anche se qualche trucchetto a volte gli scappa).... ;-)-
Rispondi
Tecnica e stile
di Bluman [user #3800]
commento del 16/05/2006 ore 14:1
Mi sto rendendo conto che questo è un argomento molto importante, forse era il caso di scriverlo meglio e tentare di farlo pubblicare in homepage, per scambiare idee con tutti. Comunque, a parte questo, le vostre opinioni mi sembrano perfettamente a fuoco, e come dice Badmirror (complimenti per il riferimento a J.Beck), bisogna stare attenti a non confondere tecnica con stile personale. Ma è un bel ragionare su questo, e comprendere il confine tra le due situazioni non è facile. Secondo voi, bisogna fare attenzione alla tecnica e scoprire il proprio stile esclusivamente mentre si studia? oppure mentre si studia si deve pensare alla tecnica che inconsapevolmente forgia la personalità quando poi improvvisiamo? Cerco di spiegarmi meglio: quand'è che si forma il nostro stile? quando studiamo? oppure quando ci lasciamo andare a mente libera?
Rispondi
Re:Tecnica e stile
di alfio [user #7386]
commento del 16/05/2006 ore 16:0
In un video didattico Scott Henderson dà una risposta secondo me molto azzeccata. La tecnica è il vocabolario con cui ci esprimiamo. Ed è importante avere un vocabolario vasto in modo da poter esprimere efficacemente il proprio pensiero. Quando ognuno di noi parla il suo pensiero è impegnato da cosa sta dicendo, non da come lo esprime perchè il modo di esprimerlo è un requisito base. Per cui, aggiungo io, se sei solo tecnico ma non hai nulla da dire sei come un perfetto idiota che parla un italiano aulico. Se invece ti stai prodigando di dare informazioni ad un turista con un inglese zoppicante hai qualcosa da dire ma non hai abbastanza tecnica per cui i tuoi sforzi, che dovrebbero essere solo di pensiero, sono di traduzione e linguaggio. Ricollegandoci poi al tema del post credo che essere influenzato non sia una qualità negativa (anche tutti i mostri sacri della chitarra citati qui lo sono stati). L'importante è ascoltare molto (che è come leggere molto nel solito paragone musica-linguaggio), dopodichè ben venga suonare alla Clapton, purchè sia una precisa scelta e non l'effetto di una povertà di linguaggio.In ultimo vorrei aggiungere che il blues è un genere "strutturalmente" semplice (strutture armoniche scale pentatoniche ecc.) e in questo caso la differenza la fa lo stile, il suono, la dinamica, il fraseggio, insomma ci si gioca molto sui particolari e sull'interpretazione. E grazie a questo che le 12 battute non ci hanno ancora stufato e (parlo per me) non ci stuferanno mai. Quando poi senti un Robben Ford o un Henderson suonare blues ti rendi conto che chi ha un "vocabolario" jazz, molto più ampio, riesce con "facilità" a regalare interpretazioni più personali ed insolite.PS (personale) anch'io suono molto 'alla Clapton' (con le dovute proporzioni), se vuoi fondiamo un club...
Rispondi
Re:Tecnica e stile
di Bluman [user #3800]
commento del 16/05/2006 ore 16:4
Alfio, hai interpretato perfettamente il senso del discorso.Mi piacerebbe seguitare all'infinito 'sto discorso per quanto mi affascina. Per esempio, certe volte mi fisso con la mente nel vuoto a pensare chissà come mai un chitarrista si trova a suonare nello stile di uno e non di un altro. Mi viene da pensare che sia un misto di caratteristiche fisiche, come per chi ha le dita particolarmente lunghe (come Hendrix). Di carattere: perchè no? c'è un carattere diverso se si suona Knopfler o se si suona Brian May, no? Forse anche nel fisico c'è una predisposizione? Gigi, io ti ci vedo a suonare Gilmour, figura imponente e meditante, ma non ti vedo per Angus Young, piccolo e schizzato :) (spero di non aver fatto gaffe). E così anche è per me, infatti per un lungo periodo mi sono sentito un Santana, spirituale e riflessivo. Ma da quando Clapton ha assunto quest'immagine da saggio con gli occhialetti, mi ci sento definitivamente. A questo punto mi viene una battuta: se non la smetto di mangiare dolci finirò per suonare come Jorma Kaukonen..
Rispondi
Re:Tecnica e stile
di alfio [user #7386]
commento del 16/05/2006 ore 17:1
No nessuna gaf, tranquillo. Mi piace un sacco Angus, ma io non ci riesco a suonare e soprattutto ad agitarmi in quel modo.Mi viene naturale estendere il collegamento uomo-chitarrista (non pro) in base ad una riflessione che facevo con un amico e collega (nonchè musicista) un po' di tempo fa. Lui notava che le caratteristiche che uno ha nella vita e/o sul lavoro finiscono per ripercuotersi anche nel campo musicale. Mi riferisco al rispetto degli impegni, allo studio dei pezzi, all'atteggiamento quando si suona con gli altri, al prvilegiare il lavoro sull'arrangiamento piuttosto che sulla parte solistica. Diciamo che in quel senso qualche anno in più può fare molto bene (ovviamente ci saranno anche 18enni professionali, non sto generalizzando). Un altro spunto personale che mi viene in mente e che avvalora la tua tesi "suoniamo come siamo" in me vedo analogie anche tra come suono e come gioco a calcio: sono il classico ragionatore di centrocampo e mi viene da pensare che Gilmour giocherebbe così, mentre Malmsteen pretenderebbe il numero 10. Vabè questa è una pippa mentale...
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