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| La nostra storia
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di Alexander25 [user #607] - pubblicato il 19 aprile 2006 ore 16:23
Premessa:Per una recensione, mi hanno chiesto una biografia dei Mururoa più umana, insomma più rivolta verso il lato umano della band, piuttosto che il solito curriculum dei live fatti, ecc.
Mi sono messo a scrivere di getto, e ne è venuta fuori, secondo me, una bella foto di quel che siamo, che mi piacerebbe condividere nel diario, per far uscire quel nostro lato umano, sempre così nascosto dalla freddezza delle critiche musicali(spesso feroci quanto inutili), e dalle infime registrazioni di demo che tanti, qui come altrove, possiamo noi poveri mortali, permetterci.
Questa non è pubblicità ai Mururoa, quanto un elogio alla mia band, che mi piacerebbe tanto leggere da molti altri, per poter ascoltare la loro musica con diverso spirito, capendo il motivo del perchè e del per come proprio lì, quelle persone, in quel momento, hanno saputo congiungere le proprie vite nell'emozione unica dello scrivere musica.
Buona lettura.
PS. non so se lascerò questa pagina nel diario, forse la cancellerò.AlexUnder
Parlare dei Mururoa dopo più di dieci lunghi anni, è compito assai arduo per me.
Ho sempre amato usare una frase di Banny:”Noi non siamo semplicemente un gruppo,ma un ideale”, in effetti solo un ideale poteva tenerci uniti, sempre solo noi quattro, in questi lunghi anni, di cui ne andiamo fieri.
Tutto iniziò a Norma, nell’estate 1995, erano da poco iniziati i test nucleari francesi nell’atollo di Mururoa, da lì il nome, che nacque prima della band stessa, e, in se, la decisione di scrivere canzoni esplosive, un concept che percorresse gli errori umani nell’arco della storia, da Hiroshima a Chernobyl, da Semipalatinsk a Mururoa stessa.
La musica per noi è sempre stato un punto di arrivo delle nostre sensazioni, ognuno esprime se stesso al massimo della sua espressività, senza legami tecnici o il voler ostentare bravure e virtuosismi, sempre alla ricerca della soluzione migliore, un’evolversi di emozioni, non dettate dalla moda del tempo o da canoni precostituiti, che ti dicono: questo si fa così.
Forse proprio il nostro incontro tra generazioni così diverse ci ha portato ad assaporare la nostra musica in modo ogni volta diverso.
Star qui a raccontare tutti i nostri, seppur piccoli, ma importanti successi, o le, tante purtroppo, delusioni, che soprattutto la vita ci ha presentato in questi anni, mi sembra riduttivo, esistono le biografie tecniche per questo, ma volevo mettere in evidenza il lato umano e del significato della nostra musica, che nessuno conosce, e che molti preferiscono non vedere, per lasciarsi andare ad inutili critiche neanche ci fossimo innalzati nell’olimpo musicale.
Esseri umani, che trovano nella musica un motivo per andare avanti, prendeteci per quello che siamo.
Esseri umani come mio padre, Maurizio, dapprima cantante ed ora tastierista felice, 51 primavere festeggiate da poco, uno spirito da bambino, la prima band della sua vita, i Mururoa; per lui, che negli anni 70 strimpellava un’acustica nei falò, a cantar Battisti e la PFM, la possibilità di suonare con suo figlio, non poteva essere più bello fare musica.
Come Sandro(mitico Banny) tra poco 50 anni anche lui, un passato di eclettico chitarrista in band prog-alternative capitoline dei seventies, ora al 4 corde, che suona a modo suo, che di tecnica non si ciba, ma è tutto cuore e muscoli, che si intestardisce a ripetere mille volte un riff, se a lui sembra banale o scontato, niente lo può mandare più in bestia della banalità umana, un uomo buono, un amico vero, di quelli che non si trovano.
Come Manuelo, il fratello che non ho mai avuto, un tutt’uno con la sua batteria e la chitarra, una simbiosi nata insieme, quando si iniziò insieme a suonare, e da allora si è sempre suonato assieme, come due gemelli siamesi, la musica è il perno intorno al quale facciamo girare tutto il nostro mondo.
Come me, Alessandro, che a 30 anni, e una famiglia da costruire, guardo ancora a quella sei corde come un bimbo guarda per la prima volta il mondo, la mia astronave dove posso navigare nelle mie emozioni, e la gioia di una nuova canzone, di nuove parole, di un nuovo tassello, per dare un senso alla nostra vita. Per questo è nato il concept Planets, il nostro dare un senso all’universo che ci circonda, ma un percorso lungo, faticoso, che però ci ha maturato, un capitolo aperto e chiuso della nostra vita, per capire che d’ora in poi esprimeremo le nostre emozioni con maggior semplicità e con la saggezza della lingua che abbiam sempre parlato, di cui siamo padroni, e nella quale ci riconosciamo nell’esprimere tutti i nostri sentimenti: l’Italiano.
Il nostro è un continuo guardare avanti, al nuovo cd, ad ogni canzone che scriviamo.
Non pretendiamo di vincere concorsi, o di sentirci meglio degli altri, capiamo perfettamente che il mercato non fa per noi, che è più giusto che vada avanti un band di ventenni, piuttosto che una che ha una media di età di 40.
Ci piacerebbe di più esprimerci dal vivo, questo sì, perché è lì che esprimiamo tutto noi stessi, non in piccoli demo, registrati con i pochi spiccioli che possiamo pagare, ed è lì che inviterei ad ascoltarci, per sentire come siamo un’unica forza, una cosa sola.
Di una cosa sono certo, di tante cose che ho fatto in vita mia, i Mururoa sono una delle cose più belle, di cui vado fiero, e che vorrei far ascoltare a mio figlio un giorno, come di un cavaliere che narra le sue epiche battaglie al caldo di un fuoco invernale.
Non importa il successo, se c’è l’amicizia, quella vera, e la fratellanza, che spero ci unirà sempre, anche quando i Mururoa saranno un ricordo, indelebile, per chi ci ha amato.
Alessandro Alviti
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Premessa: Per una recensione, mi hanno chiesto una biografia dei Mururoa più umana, insomma più rivolta verso il lato umano della band, piuttosto che il solito curriculum dei live fatti, ecc.
Mi sono messo a scrivere di getto, e ne è venuta fuori, secondo me, una bella foto di quel che siamo, che mi piacerebbe condividere nel diario, per far uscire quel nostro lato umano, sempre così nascosto dalla freddezza delle critiche musicali(spesso feroci quanto inutili), e dalle infime registrazioni di demo che tanti, qui come altrove, possiamo noi poveri mortali, permetterci.
Questa non è pubblicità ai Mururoa, quanto un elogio alla mia band, che mi piacerebbe tanto leggere da molti altri, per poter ascoltare la loro musica con diverso spirito, capendo il motivo del perchè e del per come proprio lì, quelle persone, in quel momento, hanno saputo congiungere le proprie vite nell'emozione unica dello scrivere musica.
Buona lettura.
PS. non so se lascerò questa pagina nel diario, forse la cancellerò. AlexUnder
Parlare dei Mururoa dopo più di dieci lunghi anni, è compito assai arduo per me.
Ho sempre amato usare una frase di Banny:”Noi non siamo semplicemente un gruppo,ma un ideale”, in effetti solo un ideale poteva tenerci uniti, sempre solo noi quattro, in questi lunghi anni, di cui ne andiamo fieri.
Tutto iniziò a Norma, nell’estate 1995, erano da poco iniziati i test nucleari francesi nell’atollo di Mururoa, da lì il nome, che nacque prima della band stessa, e, in se, la decisione di scrivere canzoni esplosive, un concept che percorresse gli errori umani nell’arco della storia, da Hiroshima a Chernobyl, da Semipalatinsk a Mururoa stessa.
La musica per noi è sempre stato un punto di arrivo delle nostre sensazioni, ognuno esprime se stesso al massimo della sua espressività, senza legami tecnici o il voler ostentare bravure e virtuosismi, sempre alla ricerca della soluzione migliore, un’evolversi di emozioni, non dettate dalla moda del tempo o da canoni precostituiti, che ti dicono: questo si fa così.
Forse proprio il nostro incontro tra generazioni così diverse ci ha portato ad assaporare la nostra musica in modo ogni volta diverso.
Star qui a raccontare tutti i nostri, seppur piccoli, ma importanti successi, o le, tante purtroppo, delusioni, che soprattutto la vita ci ha presentato in questi anni, mi sembra riduttivo, esistono le biografie tecniche per questo, ma volevo mettere in evidenza il lato umano e del significato della nostra musica, che nessuno conosce, e che molti preferiscono non vedere, per lasciarsi andare ad inutili critiche neanche ci fossimo innalzati nell’olimpo musicale.
Esseri umani, che trovano nella musica un motivo per andare avanti, prendeteci per quello che siamo.
Esseri umani come mio padre, Maurizio, dapprima cantante ed ora tastierista felice, 51 primavere festeggiate da poco, uno spirito da bambino, la prima band della sua vita, i Mururoa; per lui, che negli anni 70 strimpellava un’acustica nei falò, a cantar Battisti e la PFM, la possibilità di suonare con suo figlio, non poteva essere più bello fare musica.
Come Sandro(mitico Banny) tra poco 50 anni anche lui, un passato di eclettico chitarrista in band prog-alternative capitoline dei seventies, ora al 4 corde, che suona a modo suo, che di tecnica non si ciba, ma è tutto cuore e muscoli, che si intestardisce a ripetere mille volte un riff, se a lui sembra banale o scontato, niente lo può mandare più in bestia della banalità umana, un uomo buono, un amico vero, di quelli che non si trovano.
Come Manuelo, il fratello che non ho mai avuto, un tutt’uno con la sua batteria e la chitarra, una simbiosi nata insieme, quando si iniziò insieme a suonare, e da allora si è sempre suonato assieme, come due gemelli siamesi, la musica è il perno intorno al quale facciamo girare tutto il nostro mondo.
Come me, Alessandro, che a 30 anni, e una famiglia da costruire, guardo ancora a quella sei corde come un bimbo guarda per la prima volta il mondo, la mia astronave dove posso navigare nelle mie emozioni, e la gioia di una nuova canzone, di nuove parole, di un nuovo tassello, per dare un senso alla nostra vita. Per questo è nato il concept Planets, il nostro dare un senso all’universo che ci circonda, ma un percorso lungo, faticoso, che però ci ha maturato, un capitolo aperto e chiuso della nostra vita, per capire che d’ora in poi esprimeremo le nostre emozioni con maggior semplicità e con la saggezza della lingua che abbiam sempre parlato, di cui siamo padroni, e nella quale ci riconosciamo nell’esprimere tutti i nostri sentimenti: l’Italiano.
Il nostro è un continuo guardare avanti, al nuovo cd, ad ogni canzone che scriviamo.
Non pretendiamo di vincere concorsi, o di sentirci meglio degli altri, capiamo perfettamente che il mercato non fa per noi, che è più giusto che vada avanti un band di ventenni, piuttosto che una che ha una media di età di 40.
Ci piacerebbe di più esprimerci dal vivo, questo sì, perché è lì che esprimiamo tutto noi stessi, non in piccoli demo, registrati con i pochi spiccioli che possiamo pagare, ed è lì che inviterei ad ascoltarci, per sentire come siamo un’unica forza, una cosa sola.
Di una cosa sono certo, di tante cose che ho fatto in vita mia, i Mururoa sono una delle cose più belle, di cui vado fiero, e che vorrei far ascoltare a mio figlio un giorno, come di un cavaliere che narra le sue epiche battaglie al caldo di un fuoco invernale.
Non importa il successo, se c’è l’amicizia, quella vera, e la fratellanza, che spero ci unirà sempre, anche quando i Mururoa saranno un ricordo, indelebile, per chi ci ha amato.
Alessandro Alviti |
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