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La crisi delle vendite della chitarra elettrica in una visione aziendalistica

di Francescofalcone [user #16513] - pubblicato il 19 febbraio 2018 ore 16:58
Nel luglio 2017 la compagnia americana Moody’s - quella che da i rating di titoli e obbligazioni di tutto il mondo, ci avvertiva che il brand Gibson sarebbe entrato in default se al primo luglio 2018 non fosse stato in grado di rinegoziare 375 milioni di dollari di debito obbligazionario e 145 milioni di debito bancario. Nel frattempo gli tagliava il rating.

Nella stessa nota Moody’s segnalava un lieve miglioramento delle condizioni finanziarie di Fender e la crisi della catena americana Guitar Center Inc.

Ci vuole poco a capire che quando di te si parla per il tuo debito e non per le tue chitarre è saltato qualcosa nel rapporto tra creazione artistica, musicale e culturale e strumento musicale. E tuttavia è inevitabile che una analisi finanziaria sia necessaria quando il produttore diventa una big company di caratura internazionale ed il mercato finanziario sia uno strumento di supporto necessario per la crescita.
Tralasciando temi di questo tipo è forse utile argomentare quello che è accaduto alle aziende produttrici di chitarre nel mondo e nel nostro paese. E perció la prima domanda che ci dovremmo porre è se la chitarra sia ancora lo strumento intorno al quale ruota la produzione musicale mondiale, quella più diffusa, quella che vende visualizzazioni o download. E la risposta è NO e non lo scrivo io ma musicisti come Clapton, Liam Gallagher o Jack White. La chitarra e la chitarra elettrica non sono più strumenti di elezione intorno ai quali si scrive la musica e il suono più venduto o diffuso. Grande parte di essa si fa su pc, l’innovazione dei suoni non è più appannaggio degli effetti per chitarra, per suonare con un pc basta saper smanettare e avere un minimo di inventiva mentre saper suonare uno strumento richiede tempo e apprendimento maggiori, tocco, comprensione del ritmo etc.
Così, tristemente, sempre meno musica di “successo” si scrive con la chitarra e di conseguenza sempre meno chitarre entrano nei desideri di acquisto delle nuove generazioni.

E il mondo dei produttori che ha fatto?
Il mondo dei produttori ha prima saturato come un tappo il mercato inventando strategie di diversificazione più impensabili ( ci saranno almeno 15 concept commerciali di Stratocaster partendo dalle produzioni asiatiche e finendo a quelle masterbuilt ) e poi è tornato indietro cavalcando la teoria della esclusività della produzione, limitando il numero di distributori e dealers, sperando di riposizionare la percezione del proprio strumento tra quelli di elite, con il risultato che mentre scrivo una Gibson Standard - il cui suono di standard non ha più niente per via della modernità della circuitazione push pull - puó costare circa 3.000 euro, due volte e mezzo lo stipendio medio di un lavoratore, obbiettivo impossibile da raggiungere per qualsiasi musicista squattrinato o giovane artista.
E se desideri maggiore accuratezza storica nel suono devi porti un budget compreso tra i 7.000 e i 9.000 euro, per uno strumento relegato forse al mercato dei collezionisti e che nessun artista si sognerebbe di portare sul palco. Così è ripartita anche per quella strategia una nuova via della segmentazione del mercato con scelte di marketing e di prodotto che ci hanno consegnato fenomeni commerciali come le HP, le historic, le true historic, le custom shop, le relic, le heavy relic, le masterbuilt, le artist signature di ogni genere e forma. Ma in tutto questo nessuno si domandava in quanti producono ancora musica intorno ad una chitarra? Era veramente necessario seguire le teorie di competitività di Michael Porter, a cui stiamo accennando qui, che sono teorie economiche e di mercato che tutti i manager del settore hanno studiato, trascurando l’asse portante della questione? E cioè che la chitarra non è un prodotto di consumo qualsiasi ma uno strumento di espressività artistica e tolta quella scompare anche la sua domanda?

Domande a cui non avremo risposte, ci limiteremo, da protagonisti del mercato in quanto musicisti, collezionisti e utenti, a segnare il declino di questo o quel marchio semplicemente non comprando più.

E gli altri competitor? Gli altri competitor, specie quelli asiatici, hanno dapprima imparato a fare chitarre grazie alla esternalizzazione produttiva dei brand leader nei loro paesi e poi hanno invaso il mercato con strumenti di fascia bassa, media e alta a prezzi decisamente concorrenziali, minando alla base tutta l’impalcatura di marketing realizzata dai produttori americani che hanno perso terreno nelle fasce più economiche. Fa eccezione probabilmente Ibanez che si è distinta già a partire dagli anni 60 e 70 abbandonando le repliche e dedicandosi ad una sua strategia di mercato destinata a clienti non affascinati da un concetto custom della chitarra elettrica.

Cosa ci possiamo aspettare allora per il futuro in questo contesto? Non credo che i brand più famosi spariranno nonostante le criticità finanziarie. Subiranno probabilmente un inevitabile ridimensionanento commerciale giá in realtà partito con la scomparsa degli importatori nazionali - ultimo caso è Fender - che non porta nulla di buono perchè ancora una volta risponde ad una semplificazione commerciale e di profitto ma trascura le differenze culturali e di consumo che un importatore locale comprende e affronta più facilmente per un prodotto utile appunto in campo artistico e culturale. Credo che un ridimensionamento delle vendite dipenda anche da questa idea di centralizzazione.
La scomparsa dei dealer locali a vantaggio di pochi negozi professionali e dell’e-commerce segnerà una ulteriore riduzione delle vendite e favorirà marchi emergenti più concorrenziali e competitivi distribuiti da imprenditori che non avranno nessuna voglia di uscire dal business col risultato che chi scommetterà sulla ricostruzione della percezione della chitarra come strumento di produzione musicale, innovativo e destinato alle nuove generazioni di ragazzi e artisti, avrà la chiave per riconquistare il mercato dal basso. Attenzione che il tema è stato già affrontato dai produttori di Synth a cui si dovrebbe guardare per ispirarsi.

E i produttori italiani?
Non è un mistero che sono pressocchè inesistenti. Escluso un marchio la cui collocazione commerciale è mista - fascia bassa e alta - i produttori italiani sono piccoli artigiani, liutai et similia, molto bravi ma lontani dal comprendere la necessitá di essere industria per sopravvivere. Concentrati sul prodotto, trascurano quasi tutti che è necessario un packaging adeguato, la costruzione di un brand profittevole, una attenzione alla rivendibilità sul mercato secondario del proprio prodotto e la sua disponibilità capillare. In tanti scelgono la via dell’endorsement sentendosi orgogliosi che la propria chitarra sia imbracciata dal musicista di Vasco, di Ligabue, di Ramazzotti o di qualsiasi altro big della musica italiana che ci potrebbe venire in mente citare qui. Eppure chi va a sentire un artista del genere ci va per il suo chitarrista? Probabilmente no, tranne una sparuta minoranza. Ma comunque quando anche funzionasse ci troveremmo di fronte ad una produzione estremamente ridotta, non industriale, con modelli incerti o da costruire volta per volta. Decisamente lontani dalla possibilitá di affrontare questo mercato con qualche risultato che vada oltre la sopravvivenza individuale.
 

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di E! [user #6395]
commento del 19/02/2018 ore 19:38:32
Nel frattempo mi pare che anche la Fender abbia aumentato i prezzi. Strumenti che qualche anno fa costavano 700-800 euro adesso ne costano 1300 (vedi la Road Worn).
Rispondi
di Francescofalcone [user #16513]
commento del 19/02/2018 ore 21:59:47
È il frutto della introduzione delle nuove linee original e pro che hanno spinto i prezzi in alto tirandosi dietro ovviamente tutto il catalogo. 1300 euro per un pezzo entry level non è profittevole per nessuno
Rispondi
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di aleck [user #22654]
commento del 19/02/2018 ore 23:43:31
No, l'aumento di prezzi in Fender è stato graduale e progressivo, ma è già da un anno che le Road Worn hanno street price attorno ai 1200-1300 mentre, ad esempio, le Classic tra i 750 e i 900. Le serie Original sono le ultime arrivate e non hanno fatto che adeguarsi, sicuramente non è stata la loro introduzione a "tirare" i prezzi.
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 19/02/2018 ore 23:55:0
Secondo me sono prezzi esagerati, non siamo certo in un periodo economicamente prosperoso... Ho appena venduto una chitarra e volevo prenderne un'altra, ma non mi va di spendere 800-1300 euro per una chitarra messicana che fino a poco tempo fa costava un terzo in meno.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 19/02/2018 ore 23:58:2
Assolutamente d'accordo :-) le Fender ho smesso di guardarle nel 2012 quando, andato in negozio (sarebbe meglio dire per negozi, visto che girai per due mesi in cerca dello strumento giusto...) per una strato ne uscii con la mia Gibson. Dici bene: i prezzi son lievitati, la qualità è restata in linea con i prezzi di 7-8 anni fa, quando una Road Worn veniva via per 8-900 e una Classic per 5-600. Il vero affare lo ha fatto chi all'epoca ha acquistato il nuovo a quei prezzi e oggi lo sta rivendendo senza perderci e, anzi, spesso e volentieri guadagnandoci. Ragione in più per lasciar perdere Fender anche nel mercato dell'usato. A maggior ragione, perché è inverosimile che sul medio periodo i prezzi continuino a salire a questo ritmo e, di conseguenza, è semplice pensare che chi compra oggi a questi prezzi, a differenza di chi ha comprato nel passato, sicuramente ci andrà a perdere un domani...

Per fortuna le alternative non mancano :-)
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 00:03:04
E già che ci sei suggeriscimene qualcuna... Ti prego!
Ultimamente sto guardando le Ibanez!
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 20/02/2018 ore 00:08:37
Nella fascia media sicuramente Yamaha Pacifica 612VII, con i suoi Seymour Duncan, una costruzione impeccabile e un hardware di livello. Subito sotto, a causa dei pickups anonimi (ricordano i ceramici delle vecchie American Standard) che personalmente sostituirei, Godin Session, che ha dalla sua un ponte con blocco full-size in acciaio di ottima qualità. Entrambe si avvicinano più al livello delle American Standard che delle messicane. Ovviamente da considerare se sei aperto a chitarre di impostazione moderna (anche se assolutamente in tradizione Fender).
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 00:14:58
Grazie! Darò un'occhiata.
Adesso sono rimasto con due chitarre di liuteria (una semiacustica e una strato).. Non so se orientarmi verso un'altra tele o verso una chitarra moderna, sono proprio in un limbo. Di sicuro penso che Yamaha, Godin e anche Ibanez abbiano un rapporto q/p interessante.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 20/02/2018 ore 00:23:23
Ibanez ho seguito meno gli ultimi sviluppi, Yamaha e Godin si, parlo con cognizione di causa e ti dico che sfornano strumenti molto buoni e dalla qualità costante.

Giacché sei aperto alla liuteria, non posso che consigliarti l'opzione Telecaster Barbanera (Paolo è un artigiano strepitoso e una gran bella persona, capace di ascoltare e interpretare le richieste del cliente, condividendone la passione col grande pregio - non comune tra i professionisti del settore - di non farsi problemi a frenare i facili entusiasmi discutendo e bocciando un'idea quando la ritiene poco saggia) o Sciàtt 999 del nostro Jack Dynamite (che lavora con macchinari moderni e una precisione estrema e propone questo modello a partire da 999 euro, a cui aggiungere le personalizzazioni del caso). Entrambi molto bravi: scelsi una chitarra di Paolo per celebrare i 50 anni di mio padre, ormai qualche annetto fa. Come prezzi non superi una American Professional ma ci guadagni in altro :-)
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 20/02/2018 ore 00:33:54
PS. Mi hai incuriosito e ho spulciato il catalogo Ibanez: ho visto che hanno reintrodotto le SA Premium! È un'ottima notizia. Sono strumenti eccellenti. Anni fa ebbi modo di provare una SV serie Premium con lo stesso hardware della attuale SA: strumento godibilissimo, dal gran suono e dall'eccellente suonabilitá. Mi ha lasciato un ottimo ricordo! Sicuramente l'arrivo della configurazione HSS con pickups Seymour Duncan è un'ottima notizia e un valore aggiunto. Se te ne capita una a tiro provala per bene! :-)
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 09:30:08
Ottimi spunti, darò un'occhiata a tutto.
Più che altro devo chiarirmi le idee su ciò che mi serve davvero ("mi serve" è un po' esagerato, le due chitarre che ho mi basterebbero pure), è che sono in una fase di transizione e non è facile stabilire un obiettivo.
Un paio di mesi fa ho registrato un disco con telecaster (appena rivenduta) e strato, sono contentissimo dei suoni ma voglio un'ulteriore passo avanti e non è facile trovarlo.

Grazie di tutto!
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 20/02/2018 ore 09:52:43
Di niente :-) sempre un piacere
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 11:57:45
: D
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 10:52:18
Se vuoi andare in territorio Fender dai un'occhiata anche alle G&L Tribute,poi mi dici ;)
O a qualche Vintage che sono nache più economiche (e a mio parere meglio delle Messicane)
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 11:58:4
Ho provato un paio di G&L, molto interessanti!
Suonano come si deve e certamente non fanno rimpiangere una Fender...
: )
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 20/02/2018 ore 14:41:06
Questo pero' non e' vero - magari non e' un periodo prosperoso in Italia, soprattutto perche' ci siamo abituati a dire che "c'e' la crisi". Ma negli Stati Uniti la crisi e' passata diversi anni fa, e i prezzi lo riflettono. Anche altrove, la situazione non e' certo quella del 2010, e a ben guardare nemmeno qui, anche se noi siamo sempre zavorrati dal voler fare sempre a modo nostro anziche' fare quello che fanno i Paesi di maggior successo, salvo poi meravigliarci di rimanere indietro...ma qui divago. In sintesi: dopo alcuni anni di crisi il mondo che compra la maggior parte delle chitarre di livello medio-alto e' tornato a crescere abbastanza da far credere alle case che alzare i prezzi non e' una bestemmia. Il problema che hanno i produttori e' lo stock usato circolante, non i prezzi del nuovo. Attenzione, perche' una strada alternativa ci sarebbe: potrebbero inventarsi qualcosa (come hanno fatto per le tv, i frigoriferi, etc.) per rendere obsolescente un prodotto dopo tot anni, cosi' costa un poco di meno ma ogni dieci anni lo devi sostituire, anziche' durarne venti o piu'...
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 16:26:05
Io penso che lo stesso identico strumento che tot anni fa costava 550 euro oggi non dovrebbe costarne 850.
E uno strumento che anni fa costava 750 euro oggi ne costa 1250.
Loro credono che alzare i prezzi non sia una bestemmia... Ma io una chitarra a queste condizioni non la compro, piuttosto spendo qualcosa in più e me la faccio fare da un liutaio oppure compro un usato.

A mio modo di vedere (ma la mia laurea prevedeva l'economia solo parzialmente, in quel campo sono una mezza capra) la Fender rischia di perdere tantissimi acquirenti.

Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 20/02/2018 ore 18:02:1
Il rischio esiste, quella e' una strategia commerciale e puo' funzionare oppure no. Pero' ha un suo senso, almeno in teoria: Fender (come Gibson) deve convivere con una marea di concorrenti (asiatici) che fanno buone chitarre a prezzi concorrenziali. Dato che la chitarra in se' non e' prodotto di alta tecnologia dove puoi innovare granche', quali punti di forza ti puoi giocare? Fondamentalmente due: il segmento alto, coperto dal Custom Shop, e il brand. Alla fine, quelli sono gli asset, perche' se vuoi semplicemente uno strumento ben suonante lo puoi avere da mille produttori diversi. E a quel punto, se vuoi valorizzare il brand, ti devi posizionare sulla fascia medio-alta, perche' non c'e' un brand di alto livello che fa cose economiche, non ha senso. Non esiste una Ferrari utilitaria, per quelle basta il marchio FCA. Questo significa che cerchi di migliorare le chitarre ulteriormente per evitare che la gente scappi, ma comunque il segnale piu' chiaro del valore di un oggetto e' il suo prezzo (posto che qualcuno lo compri) - se tu dici che vale mille, e riesci a venderlo, vale mille, che ci piaccia o meno. E credo che Fender abbia messo in conto di venderne un po' di meno, ma se sui pezzi che vende fa un margine maggiore, i conti tornano lo stesso. E comunque, se Fender e Gibson alzano i prezzi, sta pur certo che a breve i prodotti asiatici migliori, fatte le dovute proporzioni, seguiranno; perche' se io, marchio XYZ, so che un chitarrista per comprare da me anziche' da Fender vuole risparmiare almeno duecento Euro, gli do' quei duecento Euro di differenza, non i cinquecento che l'aumento dei prezzi Fender potrebbero determinare.
Rispondi
di Francescofalcone [user #16513]
commento del 20/02/2018 ore 21:11:46
Ottima osservazione
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 19/02/2018 ore 22:35:45
"Grande parte di essa si fa su pc, l’innovazione dei suoni non è più appannaggio degli effetti per chitarra, per suonare con un pc basta saper smanettare e avere un minimo di inventiva mentre saper suonare uno strumento richiede tempo e apprendimento maggiori, tocco, comprensione del ritmo etc."
Ma quando mai..un PC non SUONA ci vuole una tastiera MIDI ( o proprio una chitarra MIDIzzata)che fa suonare i plugins (anche di chitarra) ma se non sai "suonare " una tastiera (o una chitarra MIDI) non combini una beata pippa,quindi questa affermazione lascia il tempo che trova.Il problema esiste solo per chi pensa che tutto ruoti attorno alla chitarra,ma non è mai stato così nella musica,dalla notte dei tempi (salvo per qualche caso di generi particolari ed in epoca moderna) la composizione ha sempre avuto la tastiera come fulcro centrale.La musica odierna è cambiata (nel bene o nel male ma non è il punto di questa discussione) e la chitarra svolge un ruolo più marginale,sono cicli vanno e vengono,ma sicuramente il futuro è appannaggio di altre tecnologie e anche il mondo della chitarra deve andare in quella direzione ( e i segnali ci sono già da un pezzo).Perciò il trend delle vendite sarà questo da ora in avanti,e sicuramente farà anche bene a "certe aziende" storiche che magari razionalizzeranno i cataloghi propronendo pochi archetipi senza inutili "riedizioni e ripetizioni" sul tema,questo è anche uno dei motivi che ha portato alla crisi di certe aziende che sappiamo,una bella dieta dimagrante poca roba ma buona,per le fasce sotto ci sono le produzioni Orientali.
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 20/02/2018 ore 00:01:24
Sono d'accordo e sottolineo che è errato pensare che un chitarrista debba aver studiato per forza di più di un producer.

E non è affatto detto che un chitarrista che ha studiato tanto sia per forza un musicista migliore di un ragazzo che sa usare Logic.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 10:53:43
Esatto come ho detto sotto a Capra,conosco gente che non si spaccia per musicista ma per Producer a suona meglio di molti "musicisti" oltre a saper usare i softwares del caso.
Rispondi
di Capra_Poliuretanica utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 09:45:05
Sono completamente d'accordo a metà con te. :-D
Ora mi de-Altobellizzo e mi spiego.
La parte con la quale non sono d'accordo è questa:
"Ma quando mai..un PC non SUONA ci vuole una tastiera MIDI ( o proprio una chitarra MIDIzzata)che fa suonare i plugins (anche di chitarra) ma se non sai "suonare " una tastiera (o una chitarra MIDI) non combini una beata pippa".

Perché è dagli anni novanta che con i loop i produttori fanno musica senza ne conoscere ne suonare mezza nota.
Che siano campionamenti presi tali e quali da dischi altrui, o che siano pesantemente editati è una cosa che si fa senza tastiere e senza il MIDI.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 10:09:45
Non ho voluto specificare riguardo i campioni perchè c'è un motivo ben preciso,anche mettere assieme i campioni presuppone la conoscenza dell'armonia di base altrimenti che fai? Per cui se uno è a questo punto sicuramente suona anche qualche strumentoe non è meno "musicista" di qualcun altro :-) Conosco un paio di produttori (de noartri,niente roba famosa) che sono ottimi polistrumentisti...ripeto "poli",cosa che probabilmente molta gente che si ritiene "musicalmente avanti" non è.
Rispondi
di lolloguitar [user #48123]
commento del 19/02/2018 ore 23:33:52
La strategia aziendale è difficile da comprendere ma non è sbagliata: facciamo un passo indietro... c'era una volta la chitarra acustica... si iniziò a suonarla in maniera nuova ma il problema era che non si sentiva abbastanza... così qualcuno pensò di creare un pick-up e nel 1935 nacque la ES150... negli anni 50 e 60 gibson produceva degli strumenti che oggi valgono una fortuna, che in molti apprezzavano eppure il mercato è cambiato... ma siete sicuri che il mercato cambi per via delle aziende?? il mercato cambia perchè chi compra si stufa di quello che ha e vuole altro. Le aziende non sono mai pronte ad una flessione e tentano di migliorare sempre di più gli utili o comunque di non diminuirli considerando tutti gli investimenti! facciamo l'ipotesi che Gibson produca solo una versione di ogni strumento... di ottima fattura e con un suono che li caratterizza... prezzi non eccessivi... secondo voi cambierebbe qualcosa? molti la comprerebbero certo ma poi inizierebbero a snobbarla e qualcun altro venderà un prodotto nuovo invogliando di più gli acquirenti e gibson venderebbe meno... insomma non sono sbagliate le strategie ma siamo noi che siamo imprevedibili. cambia la musica, cambiano gli artisti, cambia la tecnologia cambiano i tempi. Personalmente adoro il rock classico gli artisti che hanno fatto grande la musica rock e il loro sound quindi cerco di ricrearlo quando suono e mi sento in pace con l'universo e non ho bisogno di altro... ma ammetto che la musica è andata avanti e gli appassionati del genere sono una nicchia... ci sono pochi gruppi nuovi che fanno ancora quel genere... ormai si vive di contaminazioni e si cerca di creare sempre qualcosa di nuovo... la voce nuova, il suono nuovo, il nuovo stile etc... la chitarra è destinata a diventare come il violino... forse un po' più praticato per la semplicità d'approccio... le aziende dovrebbero ormai mettersi l'animo in pace e rivedere la produzione puntando su un mercato di estimatori di intenditori e appassionati ed evitare di buttare fuori decine di versioni ogni anno inquinando un mercato ormai saturo da anni. ah dimenticavo adesso c'è anche la moda dell'ukulele... la prossima??
Rispondi
di Lisso utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 10:43:24
"per suonare con un pc basta saper smanettare e avere un minimo di inventiva mentre saper suonare uno strumento richiede tempo e apprendimento maggiori, tocco, comprensione del ritmo etc."

Ho smesso di leggere dopo questa.
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 10:54:29
Infatti,l'avveo rimarcato sopra anch'io,minchiata bestiale!
Rispondi
di OldBoy utente non più registrato
commento del 20/02/2018 ore 14:50:10
Non sono né "aziendalista" né economista, ma trovo finalmente costruttivo che si parli della musica da una prospettiva industriale; aggiungerei come spunto e provocazione il fatto che le tendenze di mercato, oltre a dare forma agli strumenti di cui i musicisti (o persone che sono appassionate di musica), danno forma allo stesso concetto di musica.
Molta della musica veramente innovativa e "folle" è stata prodotta ad altissimi livelli negli anni 60-70 e brevemente a seguire grazie al fatto che l'industria musicale dell'epoca stava ancora movendo i primi passi, e ha portato a dei dischi dalla potentissima spinta innovatrice, oltre che di qualità musicale e artistica eccezionale.
Questo lo si può giustificare per il fatto che all'epoca, non avendo ben chiari i gusti del pubblico, si ha dato spazio anche a persone che adesso, nel 2018, avrebbero a disposizione un budget e un ritorno d'immagine e commerciale calcolato in infinitesimi di quello che è stato.
Leggendo questo articolo, mi viene da pensare che conseguentemente anche i produttori di strumenti hanno approfittato della cosa, consolidando l'immagine del rocker con Gibson o Fender e Marshall alle spalle; così come i Metallica hanno spinto generazioni di metallari a comprare Mesa e ESP.
Il bello di tutto ciò è che non ha nulla a che fare con il rock, il metal, e con la musica in generale. Io lo interpreto come una sorta di scambio tra "contenuto" e "contenitore": il rock non è Marshall, Gibson, ecc, ma è un'attitudine e un modo di vivere la musica.
Essenzialmente, quello che vorrei dire è..si può fare rock anche con i synth, e. con i pc. Basta essere di mente aperta e pronti a rischiare, di essere presi come folli.
D'altro canto, cosa pensate fossero chi negli anni 60 prendeva il blues e lo suonava con le chitarre elettriche infilate in amplificatori tirati a canna, se non folli?
Usciamo dagli schemi, e capiremo come fare a sopravvivere a tutto ciò, compreso il crollo dell'immagine del rocker e del chitarrista.
D'altro canto..nel momento stesso in cui mettiamo dei pedali tra chitarra e ampli, in senso lato stiamo suonando un synth.
Rispondi
di Francescofalcone [user #16513]
commento del 20/02/2018 ore 21:14:57
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