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Migliorare l'improvvisazione (con elementi che già conosciamo)

di StefanoRossi [user #4389] - pubblicato il 19 febbraio 2018 ore 17:02
Ti capita mai di sentirti "bloccato" quando studi improvvisazione? Ti ritrovi a eseguire sempre i soliti lick, che a lungo andare non ti danno più soddisfazione. La prima idea che salta alla mente è quella di applicare scale o strutture diverse rispetto a quelle che conosciamo, ma spesso ciò non risolve questa nostra incapacità espressiva: sappiamo che ciò che abbiamo in testa potrebbe rendere di più se usato opportunamente, ma non capiamo come fare.

Ho realizzato il video che vi propongo proprio per aiutare chi non riesce a trovare delle idee nuove e creative per il fraseggio. Scomponendo gli elementi all'interno di una diteggiatura e suonando basandoci solo su quelli, possiamo riuscire a dare una rinfrescata alle nostre soluzioni, trovando in ciò che comunque già conosciamo delle valide alternative.

Buona visione!


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di satch76 [user #19713]
commento del 20/02/2018 ore 11:57:21
Interessante come spunto, grazie.

Mi chiedo come mai, però, quando si parla di improvvisazione si parte sempre da scale, arpeggi, diteggiature, tecniche, etc. e mai da NOTE, tensioni, risoluzioni, variazioni melodiche, ritmo melodico e altri argomenti che forse, e dico forse, sono la base sulla quale costruire tutto il resto.

Non è una critica al video, sia beninteso, ma è una considerazione generale sulla metodologia di insegnamento che va per la maggiore sulla chitarra.
Rispondi
di StefanoRossi [user #4389]
commento del 20/02/2018 ore 12:06:39
Ciao e grazie della visione :)
Tu hai perfettamente ragione a riguardo. Un'improvvisazione eccellente è nella maggior parte dei casi il risultato di uno studio approfondito di ciò che hai elencato.
La didattica che io utilizzo parte da ciò che puoi vedere in questo video e arriva precisamente in ciò che dici tu. Per esperienza, questo è il sistema migliore per far ottenere all'allievo dei risultati concreti, per poi "affinare" successivamente lo stile con una critica più approfondita su tutti gli aspetti.

Chiaramente ognuno ha le proprie priorità come insegnante, io mi sono posto come obiettivo il riuscire a far raggiungere un certo grado di soddisfazione il maggior numero di allievi possibili, piuttosto che puntare su severità e rigore solo per ottenere l'eccellenza. Che per esperienza, arriva a prescindere dalla severità: se un allievo è motivato, arriva dove vuole anche se noi non lo bastoniamo :D
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 20/02/2018 ore 15:23:0
L'idea che mi sono fatto io e' che in molti generi dove la chitarra solista ha un suo spazio ci sia una tale "densita'" di note che ci si attend dal solista che il cervello trova il tempo di calcolare intervalli, melodie etc, solo per alcune note che potremmo dire boa, mentre rimane poi il problema di come arrivare da A a B, e poi da B e C riempiendo tutti gli spazi - ed e' li' che ti devi appoggiare a diteggiature, perche' non hai il tempo materiale per processare altri sistemi e perche' comunque le note sono suonate ad un tale ritmo che sarebbero in ogni caso sfumature. Ai BPM che girano oggigiorno come fa il cervello a processare cose non meccaniche come ad esempio gli intervalli ed il loro effetto emotivo?
Rispondi
di satch76 [user #19713]
commento del 20/02/2018 ore 15:35:54
Punto di vista interessante, sul quale concordo: il problema spesso è che non si parte da A a B, ma da quello che c'è in mezzo. Il "dramma" è che poi non si arriva ad A e B, con la conseguenza che si hanno improvvisazioni senza capo né coda.

Non sto sostenendo che un'improvvisazione è migliore se ha poche note, tutt'altro (a me piacciono le improvvisazioni con un casino di note): dico solo che, se non si hanno dei cardini sensati, tutta l'esposizione si perde.

E' ovvio poi che le note sul manico si devono imparare, ma sulla chitarra il rischio di diventare schiavi delle diteggiature senza sapere poi la differenza tra gli intervalli è alto.

Questo ovviamente dal mio punto di vista e dalla mia esperienza. ;-)
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 20/02/2018 ore 21:09:23
Penso la stessa cosa - non solo, potenzialmente puoi migliorare sulle diteggiature per tutta la vita, quindi progressivamente hai un motore sempre piu' veloce che ti porta di qua e di la' alla velocita' della luce, ma hai dimenticato di mettere un volante e quindi acceleri in rettilineo, cosa che dopo qualche secondo diventa terribilmente noiosa.
Molti di noi, me compreso, sono caduti nella trappola di confondere la velocita' con la tecnica, mentre e' solo un aspetto, pur importante, della tecnica - ad esempio, anche tenere una nota lunga rendendola ricca e godibile richiede tecnica, altrimenti si smorza dopo un attimo e non e' proprio uguale a Gary Moore. E il massimo della tecnica e' forse saper dare un senso musicale a quel che si suona. Se hai quello, allora saperlo fare velocemente e' un di piu' molto gradevole e utile.
Rispondi
di StefanoRossi [user #4389]
commento del 21/02/2018 ore 10:56:23
Sono d'accordo su tutta la linea! Però concettualmente preferisco pensare alla 'tecnica' solo come un aspetto in cui vado ad aumentare la mobilità sullo strumento. Ma la mia è solo una considerazione semantica :D l'aspetto complessivo dettato da tecnica-tocco-capacita espressiva è di sicuro ciò che delinea l'abilità e la personalità di un musicista :)
Rispondi
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di StefanoRossi [user #4389]
commento del 21/02/2018 ore 10:53:27
A mio parere uno degli esercizi più utili in assoluto, sia per la tecnica sia per la musicalità, è il suonare le scale a intervalli. Ci si trovano talmente tante idee da rimanere sbalorditi :D
Rispondi
di satch76 [user #19713]
commento del 21/02/2018 ore 17:14:53
Certo, lo studio degli intervalli, a prescindere da scale o serie di note predefinite, è fondamentale, perché di fatto sono la base per tutto il resto.

Io non amo molto lo studio scalare meccanico: preferisco "spezzare" le serie di note in 2 arpeggi che si possono combinare tra di loro, oppure in 2 tetracordi.

La cosa importante, a mio avviso, è il contesto armonico in cui stiamo suonando e sapere quali sono le note di riposo e di tensione.

Detto in parole povere: se ho una progressione di accordi in un contesto tonale, devo sapere i chord tones e le relative tensioni, poi parto da quello per creare le mie frasi.

Questa secondo me è la base-base.
Rispondi
di StefanoRossi [user #4389]
commento del 21/02/2018 ore 17:35:27
Io sono abituato a lavorare con persone in cui la base-base è semplicemente andare su e giù con una pentatonica :D
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 21/02/2018 ore 08:42:1
Bella lezione, bravo.
Rispondi
di StefanoRossi [user #4389]
commento del 21/02/2018 ore 10:50:48
Grazie della visione! :)
Rispondi
di MojoKingBee [user #39456]
commento del 21/02/2018 ore 13:55:21
molto intressante, grazie
Rispondi
di StefanoRossi [user #4389]
commento del 21/02/2018 ore 15:03:19
Grazie a te per la visione :)
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