Sostieni Accordo
  • Accedi o registrati
  • Info e contatti
    • FAQ
    • Fai pubblicità su ACCORDO
    • Politiche di gestione dei thread
    • Regolamento di Accordo
    • Contatti e info aziendali
    • Privacy
    • Banner e ad-block
    • Servizio consulenza
    • Servizio grafico per le aziende
  • Scrivi
    • ...un post su People
    • ...un articolo o chiedi una consulenza
    • Segnala un appuntamento
  • Pubblicità
SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Il blues del futuro

di aleck [user #22654] - pubblicato il 06 dicembre 2016 ore 18:19
Secondo me il blues del futuro dovremmo andarlo a cercare oltre gli stereotipi di genere, dritto alle origini del genere.

Credo che l'introduzione di questo brano sia una delle più genuinde definizioni di blues che siano mai state date. Peccato che molti, troppi non riescano a pensare oltre al binomio cuore infranto e phrasing straziante. 


 

Dello stesso autore
Red light syndrome
​Come suonano più di centoventi anni di storia?
La nuova permanente del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma
Due strumenti storici e un saluto
Saluti e chitarre
Congegni sonori
Vintage dei poveri o blues machine?
Una tracolla per l'estate
Loggati per commentare

di E! [user #6395]
commento del 06/12/2016 ore 18:56:48
Sono totalmente d'accordo con te, per suonare qualcosa di nuovo bisogna andare oltre gli stereotipi del genere che si suona.
Qualcuno suggerisce che si dovrebbe insistere di più nella contaminazione, altri (come te) che bisogna andare verso le radici.

Io non ho una ricetta precisa, oltre al fatto di "scartare" quasi in automatico le soluzioni scontate e "di maniera". Se un mio pezzo suona troppo simile a qualcos'altro o ha uno sviluppo prevedibile, probabilmente mi verrà di cestinarlo o di modificarlo.
Ma l'importante è porsi il problema! Scimmiottando quello che già c'è non si va avanti.

E aggiungo che questi sono i post che vorrei vedere più spesso su questo bel sito!
Rispondi
Loggati per commentare

di aleck [user #22654]
commento del 06/12/2016 ore 19:19:35
Ottima riflessione. La via della contaminazione è una, va percorsa e la trovo sempre molto interessante :)

Io, dal canto mio, penso che il blues sia un linguaggio e in quanto tale vada usato per parlare di tutto come è sempre stato prima che gli inglesi lo resuscitassero perdendo per strada tutto ciò che non fosse tristezza e dolore. Onestamente, non se ne può più delle ballad mosce con assoli da 10 minuti accompagnati da smorfie come se un lumacone ci strisciasse tra le braccia (vai al link). Che si torni a far ballare, che non ci si vergogni più di essere allegri, o di divertirsi e far divertire senza sentirsi chiamare - come è capitato su queste pagine parlando di spettacolo - scimmiette ammaestrate :) Il blues è una lingua e storicamente parla di pancia e di tutti i bisogni della pancia. Ha i suoi schemi, i suoi standard e le sue possibilità espressive. Limitarsi alle lacrime sprecate perchè "my baby's gone" e "she's breaking your heart", anche quando è solo uno stereotipo, è un po' come parlare inglese fermandosi a frasi del tipo "can I open the window?" o "how much is it?". :)

Comunque son d'accordo con te, "questi sono i post che vorrei vedere più spesso su questo bel sito!": anche e soprattutto se non si ha la stessa opinione è sempre bello ed interessante avere un confronto :)
Rispondi
di Pietro utente non più registrato
commento del 06/12/2016 ore 22:28:20
Aleck però vedo una contraddizione in questo,se vai alle radici il Blues è proprio quello cioè tristezza melanconia etc..etc.. perchè "to have the Blues" o "being Blue" significa proprio questo,esser giù essere tristi a causa di amore/sfiga/vita di merda etc..etc... il blues è una lamentazione,quindi la formula Blues/lacrime è appropriata,poi certo si possono anche scrivere testi "normali" e metterli in Blues :-)
detto questo il Blues del futuro non esiste a mio avviso,sarà sempre Blues ma "contaminato" da qualche altro linguaggio,e già ora ci sono valanghe di esempi,anche in certa musica elettronica o nù Jazz e così via.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 06/12/2016 ore 23:07:3
Non sono perfettamente d'accordo. L'etimologia, per carità, è corretta ma il blues, come genere musicale, è stato per quasi un secolo, a cavallo tra '800 e '900, un linguaggio vero e proprio. I neri delle piantagioni comunicavano in blues, parlavano della fatica e della vita dei campi, certo, ma in blues parlavano anche di questioni quotidiane, di gioie effimere, dell'ubriachezza, della sensualità. Il blues è la radice e alla sua radice il blues è contaminazione e ha saputo adattarsi ad ogni argomento: quando ha incontrato gli evangelizzatori bianchi è diventato spiritual e gospel, quando ha incontrato le influenze dei musicisti di scuola caraibica è diventato quello che sarebbe poi stato il jazz. Il blues, come il rap delle origini, abbraccia tra i suoi argomenti tutto ciò che un uomo può provare nella sua vita, ridurlo al dolore e al pianto è un peccato. In blues si parlava nei campi ma si faceva festa, si ballava, si rimorchiavano ragazze, si pescava, si beveva. Il blues parla di vita, non di tristezza, e questa dimensione esiste tutt'oggi tra i neri d'america. Non ci credevo neanche io ma l'ho scoperto per caso in prima persona. Personalmente, trovo le parole di B.B. King mi sembrano chiarissime su quel che è il blues e condivido pienamente quel che dice :)
Rispondi
di TB [user #1658]
commento del 07/12/2016 ore 00:57:29
Poveri bluesmen britannici, così bistrattati, quanti pregiudizi... solo palle mosce e assoli interminabili? sicuro sicuro? :-)

vai al link

vai al link

vai al link


Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 07/12/2016 ore 07:28:48
Conosco, conosco... E apprezzo :)

Attenzione però, non sto dicendo che i bluesman britannici siano stati solo "solo palle mosce e assoli interminabili" bensí che dopo il blues revival inglese sia proprio quello stereotipo di blues "lungo e straziante" ad essersi affermato. Uno stereotipo di blues che in precedenza quasi non esisteva: risalendo alla prima metà del '900 rientrava tra i canoni del genere che lo slow blues non durasse più di 3-4 minuti (spesso anche meno) e le rare eccezioni sono giustificate dalle storie o da una struttura circolare. È proprio dagli anni '70 che lo slow blues da 7 minuti e più è stato sdoganato diventando pian piano un diffuso divertissement su cui chiunque può sentirsi figo con poche note e un phrasing inesistente.

Peeter Green, Rory Gallagher o gli stessi Rolling Stones sono musicisti che adoro, furono una cannonata e la loro eredità è tutt'altro che uno slow con assoli interminabili :)
Rispondi
di TB [user #1658]
commento del 07/12/2016 ore 11:36:02
Vero. Brutalizzando e semplificando, è tutta colpa di Eric Clapton, che ha ascoltato troppo Otis Rush e s'è fissato con il "desperation blues", con cui poteva sfogare per bene il suo enorme ego chitarristico. Poi, però, siccome "Clapton is God!" (forse...), ma i suoi millemila discepoli un pò meno, il risultato è stato quello che stigmatizzi tu, al netto comunque di tante eccezioni come quelle che ho linkato.
E' il famigerato tocco magico al contrario che abbiamo quasi sempre noi visi pallidi quando decidiamo di suonare "in maniera filologica" la musica nera, imbalsamandola in stereotipi che appartengono solo marginalmente alla cultura originaria, molto più sfaccettata e libera di evolversi senza tanti preconcetti.

Comunque, come diceva Muddy Waters, "the Blues had a baby and they named it Rock'n'Roll" (vai al link), e lì ci siamo comportati decisamente meglio, recuperando quella genuinità, quella varietà e quella originalità che i bluesmen attuali faticano a riproporre.

Insomma, W il blues, abbasso Bonamassa e W Chuck Berry (e i suoi discepoli) ;-)
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 07/12/2016 ore 11:47:0
Il Rock'n'Roll è decisamente degno figlio mulatto :)
Rispondi
di Zoso1974 [user #42646]
commento del 07/12/2016 ore 11:32:31
Beh in origine il blues era un canto di protesta.
Si parlava del diavolo, di donne... ma erano solo metafore per indicare il padrone (che ovviamente non poteva essere menzionato direttamente).
Da li, nei decenni, si sono generati i temi classici del blues, che però, come dice il nome stesso del genere, sono basati sulla tristezza e il malessere interiore, non si scappa.
Tra l'altro quello che dice B.B.King in questo live è smentito da milioni di sue altre dichiarazioni in cui dice appunto che tutto nasce dalla sofferenza interiore.
Lo dice lui, e lo dicono un po' tutti i bluesman "veri"...
Che poi dal british blues in poi gli slow-blues abbiano preso molto più piede, ok... ma non mi pare neanche in modo così prepoderante... spesso nel blues, testi strazianti si associano a melodie piuttosto allegre, anzi il contrasto è spesso uno dei punti di forza... (un pò come miscelare scale maggiori e minori... siam sempre lì).
Quindi dire che con il blues si può parlare di tutto, non è vero... oddio si può fare, ma si tradisce l'origine del blues stesso.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 07/12/2016 ore 19:49:13
Due osservazioni e spunti di riflessione:

1) Quella del blues secondo la nostra categoria di "canto di protesta" mi pare una classificazione piuttosto idealizzata. Antropologicamente, musicalmente e nella sua dimensione sociale il blues è - anche e soprattutto - altro.

2) Se vogliamo ragionare in base alle dichiarazioni dei bluesman di successo sopravvissuti agli anni '60-'70 dovremmo considerare una cosa che proprio il buon B.B. non ha mai smesso di ribadire: chi ce l'ha fatta, ce l'ha fatta grazie agli inglesi e alla propria capacità "imprenditoriale". Gli altri stavano (e in parte stanno) a fare la fame. Quelli che dopo gli anni '70 sono diventati giganti del blues erano tutti ottimi business man oltre che musicisti e per stessa ammissione di B.B. a garantirgli la gloria è stata - anche e soprattutto - la loro capacità di vendersi e di dare al pubblico nè più nè meno del tipo di spettacolo che chiedeva. Se il pubblico voleva sentirsi raccontare la favola del blues straziante loro gliela raccontavano, ma in contesti più "liberi" dalle esigenze del marketing (come il live al carcere di st Quentin) o nei contesti legati ad esigenze più "documentaristiche" (vedi la serie sul blues diretta da Martin Scorsese: vai al link(film) ) quello che emerge è il blues in tutte le sue sfaccettature. E non ti sto parlando di materiale più "scientifico". Ti basterebbe fare un viaggio a New Orleans per toccare con mano la grande pangea che è il blues. In alternativa una bella scorpacciata dell'American Folk and Blues Festival non guasta mai :)

Per concludere, cito il fatto che, prima del revival degli anni '60/'70, era fatto relativamente raro che uno slow blues sforasse il limite dei 3-4-massimo 5 minuti e quasi sempre al dolore coesisteva una disillusa e più o meno velata ironia e il frseggio chitarristico era sempre ben razionato e subordinato al canto.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 07/12/2016 ore 23:13:06
Mi fa sempre strano sentir parlare così a fondo di blues, manco fosse una materia scientifica, e per giunta da "non-americani"... senza polemica.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 08/12/2016 ore 01:40:21
Per me è realmente materia di studio visto sto preparando una tesi di stampo etno-musicologico a riguardo :)
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 08/12/2016 ore 20:13:02
Ah, allora ci sta tutto.
Rispondi
Seguici anche su:
Cerca Utente
Scrivono i lettori
Una semi-acustica home made: l’evoluzione di una chitarra unica
Never Ending Pedalboard (e relative sfumature made in Italy)
Gretsch G5220: gran muletto per i più esperti
Mini Humbucker FG Mini-H SP-1
Fattoria Mendoza Hi-Crunch: il fratello arrabbiato dell'M
Harley Benton Tube5 combo: sei bella quando strilli
Parliamo di analogico!
Sistemi digitali per cinquantenni soddisfatti
Impressioni a freddo sul Neural DSP Quad Cortex
Acquistare strumenti musicali in Gran Bretagna: come funziona il dazio...
Basi o Altezze?
M-Vave: profiling per tutti
Vintage V132: Les Paul style con un rapporto qualità-prezzo sbalordit...
Wiring Nashville su un kit Telecaster

Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964