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| Farewell sala prove
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di alfio [user #7386] - pubblicato il 11 gennaio 2006 ore 14:27
Ieri sera siamo andati in sala prove. Come al solito nell'ultimo periodo il gestore (nostro amico ed estemporaneamente special guest nei nostri live) avendo cambiato lavoro ci aveva lasciato le chiavi che avremmo poi lasciato, insieme ai soldi, nella sua cassetta della posta. Ma ieri sera è stato diverso. Ovunque c'erano cataste di cavi, riviste di chitarre, ampli, aste, cd, leggii, pezzi di batteria ammucchiati alla bell'e meglio. Nella sala c'era una bottiglia di spumante e dei bicchieri di carta che erano lì per noi. Infatti lo sfratto imposto dal proprietario delle mura ha fatto si che quella di ieri era l'ultima prova in assoluto in quella sala. La cosa clamorosa è che la prima prova in assoluto in quel posto, l'inaugurazione insomma, era stata fatta dal gruppo in cui militava il sottoscritto ed anche il mio batterista circa 7 anni fa. Ricordo che non ci fecero pagare e che quella sera collegai la mia Yamaha RGX112 (con corde 08!!!) al Fender RockPro100 attraverso un multiFX zoom 2020. Strumentazione mediocre, suoni di merda e soprattutto due mani veramente indegne. Credo che all'epoca non avessi neanche ben compreso la differenza di suono tra i vari pick up. Non che adesso io sia diventato un fenomeno, però ho molta più coscienza di ciò che so fare e soprattutto di ciò che non so fare. E tutto il progresso che c'è in mezzo è frutto di un percorso che lascia le impronte in quel posto. La preparazione dei primi concerti (e la conseguente emozione nel salire su un palco, io che 15 anni fa mi esibivo con la scopa davanti allo specchio mentre lo stereo suonava l'assolo di Time), gli avvicendamenti di personaggi nei miei gruppi, litigate, risate, foto, memorabili serate passate li e poi al pub a ridere insieme e a fare progetti. Pezzi riusciti e pezzi accantonati, arpeggi -punto debole- finalmente ben eseguiti (ieri per esempio Gli angeli mi è venuta perfetta, a tempo e senza stecche, quasi un omaggio a quel posto) assoli prima timidamente accennati, poi suonati con padronanza, poi stravolti e reinterpretati...
Ma questo addio non mi evoca solo i tantissimi e bei ricordi musicali. 7 anni fa ero uno studente spensierato con qualche capello in più e qualche soldo in meno. Adesso ho accumulato un paio di pezzi di carta e se mi piace un cd me lo posso comprare senza pensare che devo rinunciare a consumare una birra venerdì prossimo. Molti amici e qualche donna sono passati, entrati e qualcuno uscito dalla mia vita. E' difficile descrivere quello che mi passa per la testa mentre ripenso alle immagini di me e delle persone care che sono state in quel posto. E anche di quelle meno care ma che mi hanno comunque insegnato qualcosa. Forse sono patetico, non è un dramma, è solo un attacco di malinconia. Si chiude un ciclo, se ne apre un altro e il "percorso" che mi ricorda quel posto è legato più a soddisfazioni sentimenti e luci che non a delusioni, noia e ombre.
Però ieri ho voluto essere io a spegnere la luce.
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Ieri sera siamo andati in sala prove. Come al solito nell'ultimo periodo il gestore (nostro amico ed estemporaneamente special guest nei nostri live) avendo cambiato lavoro ci aveva lasciato le chiavi che avremmo poi lasciato, insieme ai soldi, nella sua cassetta della posta. Ma ieri sera è stato diverso. Ovunque c'erano cataste di cavi, riviste di chitarre, ampli, aste, cd, leggii, pezzi di batteria ammucchiati alla bell'e meglio. Nella sala c'era una bottiglia di spumante e dei bicchieri di carta che erano lì per noi. Infatti lo sfratto imposto dal proprietario delle mura ha fatto si che quella di ieri era l'ultima prova in assoluto in quella sala. La cosa clamorosa è che la prima prova in assoluto in quel posto, l'inaugurazione insomma, era stata fatta dal gruppo in cui militava il sottoscritto ed anche il mio batterista circa 7 anni fa. Ricordo che non ci fecero pagare e che quella sera collegai la mia Yamaha RGX112 (con corde 08!!!) al Fender RockPro100 attraverso un multiFX zoom 2020. Strumentazione mediocre, suoni di merda e soprattutto due mani veramente indegne. Credo che all'epoca non avessi neanche ben compreso la differenza di suono tra i vari pick up. Non che adesso io sia diventato un fenomeno, però ho molta più coscienza di ciò che so fare e soprattutto di ciò che non so fare. E tutto il progresso che c'è in mezzo è frutto di un percorso che lascia le impronte in quel posto. La preparazione dei primi concerti (e la conseguente emozione nel salire su un palco, io che 15 anni fa mi esibivo con la scopa davanti allo specchio mentre lo stereo suonava l'assolo di Time), gli avvicendamenti di personaggi nei miei gruppi, litigate, risate, foto, memorabili serate passate li e poi al pub a ridere insieme e a fare progetti. Pezzi riusciti e pezzi accantonati, arpeggi -punto debole- finalmente ben eseguiti (ieri per esempio Gli angeli mi è venuta perfetta, a tempo e senza stecche, quasi un omaggio a quel posto) assoli prima timidamente accennati, poi suonati con padronanza, poi stravolti e reinterpretati...
Ma questo addio non mi evoca solo i tantissimi e bei ricordi musicali. 7 anni fa ero uno studente spensierato con qualche capello in più e qualche soldo in meno. Adesso ho accumulato un paio di pezzi di carta e se mi piace un cd me lo posso comprare senza pensare che devo rinunciare a consumare una birra venerdì prossimo. Molti amici e qualche donna sono passati, entrati e qualcuno uscito dalla mia vita. E' difficile descrivere quello che mi passa per la testa mentre ripenso alle immagini di me e delle persone care che sono state in quel posto. E anche di quelle meno care ma che mi hanno comunque insegnato qualcosa. Forse sono patetico, non è un dramma, è solo un attacco di malinconia. Si chiude un ciclo, se ne apre un altro e il "percorso" che mi ricorda quel posto è legato più a soddisfazioni sentimenti e luci che non a delusioni, noia e ombre.
Però ieri ho voluto essere io a spegnere la luce. |
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