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SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Una storia da raccontare

di tylerdurden385 [user #30720] - pubblicato il 25 aprile 2015 ore 16:47
Sapete, esistono storie che non hanno bisogno di null’altro se non di essere raccontate e condivise con il maggior numero di persone possibile, perché racchiudono al loro interno qualcosa di talmente straordinario, che superano quelle che possono essere le finalità divulgative di un sito come quello che ci ospita e trascendono verso un piano superiore. Spero che, al termine di questo racconto, sarò riuscito almeno in parte a raggiungere i cuori di coloro i quali avranno voluto perdere cinque minuti del loro tempo per dare nuovamente retta ai miei scritti.

Tutto è cominciato orientativamente quattro anni fa, quando io ed i miei coinquilini eravamo soliti alla sera sederci sul bordo della nostra terrazza, con i piedi nelle fioriere vuote, in corrispondenza del cornicione del nostro palazzo, a bere una birra, a scambiarci racconti ed impressioni sulla giornata e, per quanto mi riguarda, a suonare la chitarra. Tutto molto rilassante e noi lì a goderci gli ultimi di raggi di sole del giorno, che giungeva al termine. In una di quelle serate una ragazza si affacciò dal balcone dell’appartamento del piano superiore ed iniziò a parlare con uno dei miei amici, facendo mille domande e disturbando il mio sacro momento di pace. E così, praticamente, la mandai a quel paese, ignaro del fatto che nel giro di due mesi sarebbe diventata la mia compagna di vita. Ed una storia che comincia in un modo tanto strano non può che avere sviluppi del tutto inaspettati. Trascorsa l’estate e ad autunno ormai inoltrato, Antonella, è questo il nome di quella ragazza invadente, volle assolutamente portarmi nel paese d’origine di sua madre, per farmi conoscere i nonni. Dal canto mio io due nonni su quattro non li ho nemmeno conosciuti e gli altri due sono volati in cielo da molto tempo, ma potevo capire questa sua smania per quell’incontro, anche se ignoravo ciò che mi aspettava in termini di arricchimento personale. Il paesino in questione si chiama Mormanno, sorge a 1000m di altitudine nella catena montuosa del Pollino, in prossimità del confine con la Basilicata, a 40km dallo Ionio e a circa 30km dal Tirreno. Negli ultimi anni è salito agli onori della cronaca per via delle violente scosse di terremoto, che ne hanno deturpato il bel centro storico, la cattedrale e parte della fervente vita, che solo i paesini di montagna sanno offrire. Se vi capita di percorrere la SA-RC una capatina fatela, merita davvero. Dopo questa piccola digressione doverosa, anche solo per meri fini campanilistici, andiamo a noi. Entrato nella casa dei nonni tutto era esattamente così come mi aspettavo. Ma d’altronde, quando sei il primo nipote nato in un quartiere di un paesino del sud, le signore anziane sono tutte zie e che sia per fare un doveroso favore per questioni di buon vicinato o semplicemente perché in un posto come quello in cui sono cresciuto io non hai dubbi sull’identità di chi ti vive vicino, a certe situazioni, colori, odori e finanche sapori sei già ampiamente preparato. In cucina su una vecchia poltrona stava seduto il vero protagonista di questa storia: un uomo minuto, molto magro, con ancora tanti capelli bianchissimi sulla testa, gli occhi chiari, cosa abbastanza inusuale per un meridionale nato agli inizi del ‘900, l’aria stanca e sofferente per gli acciacchi dovuti all’età importante. Dopo il caffè di rito, le caramelle che solo nelle case degli anziani puoi ancora trovare, le chiacchiere della nonna, che volevano indagare i miei intenti, e la abbastanza veloce approvazione, Antonella comincia a pregare il nonno di suonare per me. Il vecchino stanco non avrebbe mai acconsentito, ma la richiesta veniva dalla sua unica nipote, quindi un rifiuto era impensabile. Impose però una condizione imprescindibile: saremmo dovuti tutti uscire dalla stanza in cui avrebbe provato a far suonare per l’ennesima volta le corde di quella che avrei scoperto essere la sua unica chitarra, da ben prima che persino i miei genitori fossero anche solo un’idea nella mente dei miei nonni. Accettammo tutti di buon grado, Antonella mi portò con se nella camera da letto e qui, nell’armadio, in mezzo ai pochi vestiti dei quali un vecchietto può avere bisogno, era riposta una chitarra acustica, accolta all’interno di quella che stento a definire custodia; sembrava piuttosto una sacca, ma ben presto scoprii che in realtà era un pezzo di tenda militare della seconda guerra mondiale! La nipote insistente portò il prezioso strumento al musicista, che, dopo una breve accordata, incominciò a strimpellare qualcosa. Le mani non si muovevano sicure e talvolta tra un accordo e l’altro sentivo tutte le espressioni di disappunto di chi non riesce più a tramutare in gesti ciò che invece nella mente è ben presente. Seppi solo molto più tardi che era tanto, tantissimo tempo che non imbracciava più la sua chitarra, non ritenendosi all’altezza delle scorribande sulla tastiera, che tante volte aveva ripetuto in passato. Con molta cura eseguii qualche nota anch’io, più per assecondare la volontà della mia ragazza che non per curiosità, che pure c’era, verso quello strumento misterioso. Il viaggio in macchina verso casa, in compagnia anche dei miei suoceri, fu tutto incentrato sulla storia di quell’uomo piccolo piccolo, che in realtà capii essere molto più grande di quasi tutte le persone con cui abbia avuto a che fare.

Vincenzo Perrone era solo un ragazzo, che amava suonare la chitarra in un piccolo borgo di montagna in Calabria, quando venne chiamato alle armi in piena epoca fascista. Probabilmente era anche un discreto chitarrista, ma conosceva principalmente le canzoni ed il modo di suonarle della tradizione meridionale. Quando giunse a Pavia, iniziò ad avere a che fare con musicisti più emancipati ed apprese tecniche e melodie fino ad allora sconosciute. E fu proprio qui che acquistò quella che sarebbe diventata la sua compagna inseparabile per la vita. Purtroppo, però, in Europa era ormai divampata la Seconda Guerra Mondiale e lui, in seguito alla rottura dell’alleanza con i tedeschi, si ritrovò a combattere contro gli stessi. Venne catturato e deportato come prigioniero di guerra in Germania, in uno dei tanti campi di concentramento, dove rimase per diverso tempo, schiacciato dal peso della fame, costretto a mangiare per mesi bucce di patate, deriso, percosso e umiliato, secondo quelle pratiche che non occorre che stia qui a raccontarvi io. Ma in tutto ciò ebbe la fortuna di ricevere un trattamento leggermente migliore rispetto ai suoi compagni di sventura: per qualche strano motivo venne preso con la sua chitarra e, quando gli ufficiali seppero che avevano un musicista con tanto di strumento nel campo, gli imposero di suonare ai loro banchetti. Questa prassi andò avanti per molto molto tempo. Nel frattempo la guerra giunse al termine, i nazisti vennero sconfitti ed i prigionieri dei campi, sopravvissuti alle malattie, alla fame ed ai maltrattamenti, furono liberati. L’ancora giovanissimo ragazzo di Calabria affrontò un lunghissimo viaggio di ritorno verso casa, sempre in compagnia della sua chitarra. Giunto qui, era solo un soldato senza più una guerra da combattere, ma con la determinazione propria degli uomini di un tempo riuscì ad aprire una barberia. Ed in paese riprese a suonare con vecchi e nuovi amici di musica. Probabilmente di gente che suonava ed anche bene nel circondario ve ne era tanta, ma nessuno aveva preso dimestichezza con le tecniche ed i generi nuovi che invece Vincenzo aveva già fatto propri. Nel frattempo riprese i rapporti con quella che era la sua ragazza prima che tutta l’epopea avesse inizio e che lo aveva aspettato, probabilmente senza nemmeno sapere se fosse ancora vivo. Con l’aiuto della sua fidata chitarra, tramite le classiche serenate sotto al balcone, quella ragazza riuscì infine a condurla all’altare, ebbero una figlia, Anna, la mia straordinaria suocera, che crebbe sulle note delle canzoni del padre, note che avrebbero accompagnato anche l’infanzia della mia piccolissima Antonella. Poco tempo dopo questo viaggetto in macchina quel vecchietto cadde, si ammalò e morì. Io non ci ho praticamente nemmeno mai parlato, ma di fronte ad una storia del genere mi sono sentito inadeguatamente piccolo e banale e mi ha segnato veramente tanto.

Quella chitarra continua a riposare nella sua vecchia “custodia”, che odora fortissimamente di naftalina, cosa tipica per la roba riposta negli armadi degli anziani; ora appartiene ad Antonella e quando andiamo a casa dei suoi genitori non c’è occasione in cui non la imbracci. Non ho idea di che legno ne costituisca le varie parti, so solo che una volta aveva due manici, che cadde e venne riparata e verniciata da un liutaio napoletano, possiede un vecchissimo capotasto in ottone e la tastiera è scallopata. Se qualcuno si stesse chiedendo se valga qualcosa economicamente gli rispondo semplicemente con una contro-domanda: tu che prezzo daresti alla vita di un uomo? Perché è di questo che parliamo; ogni volta che la suono, vuoi forse un po’ anche per semplice e pura suggestione, io sento che ciascuna nota ha qualcosa di unico, speciale ed irripetibile. Avverto che questa chitarra un’anima ce l’ha sul serio, forse un frammento dello spirito del suo instancabile e straordinario proprietario. Come suona? Meglio di qualunque altra chitarra acustica abbia mai provato. Dovrebbe essere del 1936, quindi probabilmente l’anno prossimo compirà ottant’anni.

Avrei potuto essere più preciso, scrivere date, battaglie e quant’altro, scattare foto e filmare magari un video…Tante cose avrei potuto fare, poi però mi sono detto:"Ma se su YouTube qualcuno ha già pensato di caricare dei video in cui nonno Vincenzo suona ed in alcuni passaggi imbraccia anche quella chitarra lì, perché dovrei mettermi di mezzo io?"



In questo video nonno Vincenzo era già molto in là con l'età, non amava essere ripreso, ma negli ultimi minuti suona anche la sua chitarra.

Non so se questo diario diventerà un articolo o cosa, ma certamente in un sito dove si parla di musica, quindi di emozioni, non potevo non condividere con tutti voi miei amici virtuali e di corde una storia del genere. Un abbraccio e alla prossima.

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Una bellissima storia, da cui ...
di dale [user #2255]
commento del 25/04/2015 ore 17:11:08
Una bellissima storia, da cui si potrebbe trarre un bel libro oppure un bel film...
:-)
Rispondi
Re: Una bellissima storia, da cui ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:42:01
Grazie a te! :)
Rispondi
Una splendida storia, è perfetta ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 25/04/2015 ore 18:05:09
Una splendida storia, è perfetta per celebrare il nonno e il 25 Aprile.
Io ci vedrei bene un film.
Rispondi
Re: Una splendida storia, è perfetta ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:42:38
Gli intenti erano proprio quelli! Grazie a te! :)
Rispondi
Affrontare il viaggio di ritorno ...
di maccarons [user #20216]
commento del 25/04/2015 ore 18:15:57
Affrontare il viaggio di ritorno nella propria terra, dopo aver passato quello che ha passato, lasciandosi dietro tutto ma non la sua chitarra,forse per riconoscenza nell'avergli alleviato la prigionia o forse per
altro non importa, è segno di grande amore,invece che nell'armadio gliela avrei lasciata nelle sue
braccia per sempre.
Rispondi
Re: Affrontare il viaggio di ritorno ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:44:49
L'ordine categorico era che passasse a sua nipote. In compenso si è portato dietro con se qualche muta di corde...Anzi, a dire il vero, la chitarra monta ancora corde cambiate da lui, non so, mi propongo sempre di cambiarle, ma poi faccio finta di dimenticarmene.
Rispondi
Bellissima storia. Buon 25 ...
di aslan utente non più registrato
commento del 25/04/2015 ore 18:21:01
Bellissima storia.

Buon 25 aprile.
M.
Rispondi
Re: Bellissima storia. Buon 25 ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:45:2
Buon 25 aprile passato anche a te!
Rispondi
Bella storia...non cè altro da ...
di Starburst [user #25261]
commento del 25/04/2015 ore 19:12:30
Bella storia...non cè altro da aggiungere
Rispondi
Re: Bella storia...non cè altro da ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:45:48
Grazie! :)
Rispondi
....che bell'uomo. Clap clap clap....a ...
di Laceblues [user #7285]
commento del 25/04/2015 ore 20:02:05
....che bell'uomo. Clap clap clap....a lui e alla tua storia.
Rispondi
Re: ....che bell'uomo. Clap clap clap....a ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:46:18
Grazie, grazie mille davvero! :)
Rispondi
bravo, bella storia. ...
di alftheking [user #7473]
commento del 26/04/2015 ore 08:01:28
bravo, bella storia.
Rispondi
Re: bravo, bella storia. ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:47:14
Grazie a te! :)
Rispondi
Non posso che associarmi ai ...
di Ivan56 [user #36558]
commento del 26/04/2015 ore 11:14:26
Non posso che associarmi ai complimenti, bella storia.
Rispondi
Re: Non posso che associarmi ai ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:46:44
Grazie anche te! :)
Rispondi
Grazie per il tuo articolo :)
di Claes [user #29011]
commento del 26/04/2015 ore 12:08:42
Sono veramente commosso e come ben dice Alexus è da film! Non scherzo. Hai ereditato una chitarra col feeling di una vita vissuta tra peripezie, sopravvissuta pure in un campo di concentramento e ha un valore inestimabile. Ho ereditato la classica di mia madre e ha il feeling di com'era lei.
Rispondi
Re: Grazie per il tuo articolo :)
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 12:47:4
Grazie a te per le belle parole! :)
Rispondi
Re: Grazie per il tuo articolo :)
di Claes [user #29011]
commento del 26/04/2015 ore 14:31:43
Manda un salutone da parte mia alla tua cara Antonella - ha un ruolo molto importante nella storia della chitarra.
Rispondi
Re: Grazie per il tuo articolo :)
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 19:45:34
Fatto e ricambia con gioia! :)
Rispondi
:-__)
di dale [user #2255]
commento del 26/04/2015 ore 14:46:00
Solo adesso sono riuscito a vedere anche il video, che bellezza, ti smuove qualcosa dentro.
Mi proietta in un tempo, in un'Italia che non esiste più, provo nostalgia di un tempo che non ho vissuto.
Una volta ho sentito questa musica suonata da un anziano italiano emigrato in Belgio, cantava anche con voce struggente in un dialetto campano credo, poi mi ha raccontato della vita in miniera, di come venivano "accolti" con disprezzo, chiamati "maccheroni" e giù schiaffi sulla testa, è una ruota che gira e non mi sembra che abbiamo imparato la lezione.
Ero un ragazzino ma a volte quella musica risuona ancora in un angolo della mia mente.
Non dobbiamo mai dimenticare le nostre origini, i posti e le tradizioni da cui veniamo, il dialetto, in un momento storico/sociale che vuole farci sembrare tutti uguali, mangiare tutti uguali, parlare tutti uguali, suonare tutti uguali, trombare tutti uguali dobbiamo assolutamente restare ancorati alle nostre tradizioni, con uno sguardo verso il futuro.

Un saluto.

:-)
Rispondi
Re: :-__)
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 19:43:26
Prima che suonassi con la coverband di Rino Gaetano ero abbastanza avverso ad un certo tipo di musica italiana ed alla musica popolare, che pure faceva parte del repertorio del gruppo. Quando ho cominciato a vedere nei locali e nelle piazze la trasversalità con cui certe canzoni coinvolgevano il pubblico di tutte le età ho voluto approfondire e mi sono reso conto di quanto fossi ignorante. A volte focalizziamo l'attenzione du qualche bluesman che conoscono venti o trenta persone al mondo e ci dimentichiamo delle nostre radici. Un esempio emblematico che porto spesso ai ragazzini rockettari e metallari è il fatto che non tutti sanno che la melodia che accompagna Bella ciao esisteva da molto tempo prima che diventasse un inno partigiano...Dobbiamo recuperare assolutamente le nostre radici e se nel mentre lo facciamo iniziamo ad integrare davvero e non solo a parole quello che i flussi migratori di positivo possono portare allora una speranza di avere una musica italiana più fresca e viva non è più solo un'utopia. Chiaramente solo un'opinione opinabile, ma ci credo davvero. :)
Rispondi
Per la miseria......
di solsimi [user #28564]
commento del 26/04/2015 ore 18:45:37
.......sono davanti al monitor, con i miei 52 anni......e non riesco a trovare le parole......

Le cerco per dirti grazie, perchè non bastano solo queste 5 lettere, ma vorrei saper "ampliare" il semplice grazie.

Che deve contenere le stima che nutro verso di TE per questo racconto che ci hai donato,

per la TUA compagna, che deve aver compreso da subito....dagli affacci dei relativi balconi, quanto la musica fosse parte della TUA anima, e ti ha portato ad incontrare altra anima in sintonia,

e logicamente per il protagonista di questa storia ed anche del suo sodale artistico.

Eppure continuo a non trovare parole che possano rendere giustizia e merito. Mi sento davvero piccolo...ed in più ci si mette la forte emozione!

Già...perchè è essa che hai stimolato con questo post, lei e la memoria....quella dei racconti di mio padre e di mio nonno (l'unico che ho conosciuto). Ricordi non artistici...ed infatti io sono una schiappa chitarraia non avendo lasciti ereditari ^_^ ma ricordi....Italiani, delle genti che ci hanno permesso di "ESSERE".

E siccome TU "SEI" son sicuro che il grazie che voglio intendere lo hai già compreso.

Hai giustamente pubblicato questo PEZZO DI VITA il 25 aprile....e per quello che voglio aggiungere va bene un grazie...normale, perchè attiene a me e al mio modo di affrontare tematiche di carattere sociale nei discorsi con amici, parenti e tutte le volte che ne ho occasione.......Ora, avrò un argomento ed un esempio ben definito in più.

Infine...le volte che verrò colpito da quella "malattia" che è la GAS.....tenterò di contrastarla pensando ad un caro signore con la sua unica chitarra per la vita, nella custodia ricavata da una tenda.....che è servita per permettermi di poter arrivare a scrivere ed interloquire con amici del Paese a cui quella stessa tenda ha fatto da...."custodia"

Buona Vita e.......GRAZIE. Marco
Rispondi
Re: Per la miseria......
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 26/04/2015 ore 19:44:46
Potrei rispondere in mille modi e con mille parole, in realtà mi limito solo a ringraziarti e a sentirmi un tantino orgoglioso se ho potuto suscitare in te queste emozioni.
Grazie,
Francesco.
Rispondi
Una storia bellissima! Mentre leggevo ...
di angeletto [user #21395]
commento del 27/04/2015 ore 08:58:00
Una storia bellissima! Mentre leggevo era come se avessi avuto davanti agli occhi il signor Vincenzo e potessi vedere i suoi gesti, i suoi movimenti... Grazie per averla condivisa.
In bocca al lupo a te e ad Antonella!
Ciao
Angelo
Rispondi
Re: Una storia bellissima! Mentre leggevo ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 27/04/2015 ore 17:01:58
Grazie e crepi il lupo da parte di entrambi!
Rispondi
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..la conoscevo già questa storia, ...
di kaio [user #2024]
commento del 27/04/2015 ore 12:07:34
..la conoscevo già questa storia, ma il bel modo che hai di scrivere la rende ancor più potente!...è una storia che provoca tante belle emozioni, ma quella che provo con più forza è la rabbia, che mi viene pensando a quanto poco rispetto ci sia oggi, per i valori che hanno caratterizzato le vite di uomini come nonno Vincenzo!
Rispondi
Re: ..la conoscevo già questa storia, ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 27/04/2015 ore 17:03:09
Thanks Kaietto!
Rispondi
Volevo semplicemente ringraziare...
di LordAxel [user #32439]
commento del 27/04/2015 ore 15:57:43
...per questi minuti che ho passato leggendo questa splendida storia. Emozionante e anche ben raccontata.

Quanto valore e quanta umanità c'era in una generazione intera, quella di nonno Vincenzo.

Grazie.
Rispondi
Re: Volevo semplicemente ringraziare...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 27/04/2015 ore 17:03:44
Grazie a te!
Rispondi
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