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Smettila di fare il jazz

di Pietro Paolo Falco [user #17844] - pubblicato il 31 gennaio 2015 ore 17:34
No, non smettere di suonare jazz, anzi. Però, che tu suoni rock, blues, metal o musica etnica svervegese, per l'amor del cielo, smettila di fare il jazz.
No, non smettere di suonare jazz, anzi. Però, che tu suoni rock, blues, metal o musica etnica svervegese, per l'amor del cielo, smettila di fare il jazz.

Non è possibile. Ogni volta che torno ad affacciarmi con sincero interesse nei circuiti della musica live, cover e non, realizzo che una buona fetta dei musicisti in circolazione è tremendamente jazz, anche chi non suona jazz. Tutti colti, profondi, nessuno ad ammettere che la musica, prima di essere arte, è la forma d'intrattenimento per antonomasia. Dopo alcool e droghe. Anzi, al pari di alcool e droghe. Anzi, insieme ad alcool e droghe.

Jazz, cosa ti è successo? Una volta eri fico. Sei nato per far ballare la gente, poi a un certo punto qualche imbecille ha deciso che eri una roba profonda e complicata, e allora via tutti a fare tour nei conservatori, nelle sale da concerto, tutti giù a studiare quel linguaggio così all'avanguardia. Fu una stagione d'oro per i produttori di dolcevita.
Adesso nessuno più ti capisce e tu ti offendi. Come disse qualcuno, anche se non sei morto bisogna ammettere che hai un odoraccio davvero strano. Quelli che l'hanno annusato per primi si sono messi a fare altro, il funk magari, poi il rock.
E ora che sei rock ci ricaschi, non hai imparato niente? Una volta riempivi gli stadi, adesso ti chiedono di abbassare il volume nei locali. Chiaro, sono gli altri che non capiscono. Anche tu, smettila di fare il jazz e, se la gente non balla più, forse sei tu a dover cambiare qualcosa. Forse anche tu hai un odore strano, ma non risolvi cambiando deodorante.

D'accordo, il problema di base è la scarsa cultura musicale, ma in un'epoca in cui la gente non legge niente oltre la targhetta della capienza in ascensore o l'etichetta dello shampoo quando ha scordato di portarsi l'iPhone in bagno, tu ti metti a scrivere Ulisse di Joyce e ti lamenti perché nessuno si prende la briga di sfogliare le pagine senza punteggiatura del tuo mattone di onomatopeici?
Io non ce l'ho, una soluzione su come fare buona musica che al contempo diverta la gente, ma una cosa posso dirtela: vuoi fare musica impegnata? Falla per te. Nessuno paga un biglietto per gonfiare il tuo ego d'artista.

E non t'offendere, sei proprio jazz...

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Che ci sia in giro ...
di Salvog [user #26748]
commento del 31/01/2015 ore 18:08:21
Che ci sia in giro una profanità atavica in campo musicale, questo è certo, gente che suona alla rinfusa senza sapere se sta suonando una scala maggiore o minore, armonica o melodica, basta che la chitarra fischi e ruggisca ed abbia un tono con carattere, basta e avanza!!! Tanto che glie frega l'importante è che sull'accordo ci stia, poi se tutto va male ci stampiamo una bella penta e andiamo sul sicuro. Bah...non sono certo un mostro di teoria, questo è certo, ma almeno ho cercato di fare del mio meglio per interpretare il jazz come merita, e ci sono riuscito anche se in modo appena sufficiente. Ancora una cosa, il jazz è cambiato parecchio, le sonorità fantastiche del BeBop, cool e freejazz le abbiamo scordate, per dare spazio adesso ad un linguaggio complesso ed articolato, dove il soul, il pathos, la melodia lasciano sempre più spazio alla tecnica dell'improvvisazione esasperata, fredda ed articolata. Un muro invalicabile per chi come me e come tanti non tiene il passo, ma soprattutto ha gusti diversi, un po' retrò.

Tuttavia lo adoro, e lui per accontentare tutti i gusti si divide in mille sfaccettature.
Rispondi
Ottima provocazione
di Rodolfo_68 [user #17737]
commento del 31/01/2015 ore 18:27:
Non saprei in quale altro modo definirla.
Tracce di verità su un tessuto assai più complesso, per come la vedo io.
Il pubblico del jazz è sempre stato legato a un tessuto culturale che le varie epoche hanno messo a disposizione nel corso degli anni.
Lo swing era gradito per il ballo, il bebop voleva farli smettere di ballare, il cool voleva tornare alla melodia, molto costruita, ma sempre assecondando un pubblico disposto a comprare dischi e frequentare i locali dove tutto questo accadeva.
Oggi è diverso. Diverso perchè il tessuto sociale è cambiato, perchè i musicisti non condividono il linguaggio musicale che usano.
Esistono i "jazz fake" che sfruttano l'incompetenza di un pubblico poco preparato, ma che fino a poco tempo fa si identificava in uno status pseudo intellettualoide che meritava chi si dichiarava palesemente appassionato di jazz, anche se avrebbe volentieri preferito ascoltare altro, o addirittura non ascoltare proprio musica.
Adesso questo status sta perdendo la sua forza modaiola, di conseguenza, sia i veri musicisti jazz, che i fakes, stanno perdendo pubblico e spazi.
Il jazz è un linguaggio musicale molto importante per un musicista. E' una vera e propria palestra, ricca di idee, fonte inesauribile di materiali per crescere e progredire maturando nel tempo la propria idea di musica.
Quando tutto questo entra nella testa di un musicista, è molto di più di una semplice pompa per gonfiare l'ego. Il jazz è una grande sfida, magari soggettiva, e forse che non interessa ad un certo pubblico, ma non per questo da evitare come qualcosa di maleodorante.
Mi trovi d'accordo con il tuo articolo, quando dici che non è il caso di insistere se il pubblico non lo vuole. Inutile parlare di fisica quantistica ad un pubblico che compra un biglietto per vedersi il cinepanettone. Ma credo che questo non sia un problema del jazz o di chi lo suona e lo studia con piacere. Credo piuttosto sia un problema di chi ha scelto di suonare per loro scegliendo il linguaggio sbagliato.
In quel caso sì, è come prendere l'autostrada contromano, e lamentarsi che tutti viaggiano al contrario.
Peccato però, il jazz è una gran cosa.

Rispondi
Non saprei... Non credo che ...
di fabiojay [user #20826]
commento del 31/01/2015 ore 19:02:28
Non saprei... Non credo che anche agli albori il jazz, ma qualsiasi altra musica, sia stata suonata solo per divertirsi ballando o solo fare da sottofondo ad altre cose. Cioè se avessi avuto l'opportunità di andare a sentire un Coltraine credo che l'ultima cosa che avrei fatto sia pensare ad altro. Il jazz è si intrattenimento, ma è estremamente complicato e particolare da renderlo un intrattenimento intellettuale. Poi è ovvio che c'è chi lo apprezza in ogni sfaccettatura perchè riesce a capire com'è fatto, ma c'è anche chi apprezza solo alcune cose perchè quella musica tocca direttamente la sua anima e sono in grado di capire solo l'emozione che provano.
Io ricordo che quando sentivo per le prime volte delle improvvisazioni jazz non ci capivo niente e non mi dicevano niente, poi sentivo pat metheny e l'emozione che dava era incredibile pur non capendo niente di quello che suonava; col tempo e con l'ascolto il mio orecchio si è evoluto ed apprezzo il genere in tutte le sfaccettature e se prima mi annoiavo dopo 1 minuto di impro ora mi annoio solo dopo i primi 7 minuti eheh (scherzo), però ancora adesso Pat metheny mi emoziona.
Però qui il discorso si amplia perchè c'è da dire che il musicista che fa jazz prima di fare jazz deve ricordare di fare musica e secondo me è qui il succo di tutto: chi fa musica, a prescindere dal genere, sarà sempre in grado di far emozionare chi ascolta.

Rispondi
.... "poi a un certo ...
di agos [user #31752]
commento del 31/01/2015 ore 19:56:02
.... "poi a un certo punto qualche imbecille ha deciso che eri una roba profonda e complicata": chi? saranno mica Ornette Coleman, Mingus, Albert Ayler, Don Cherry, Coltrane, Miles Davis, Sun Ra e via dicendo?

Capisco la provocazione, che ci sta tutta, intendiamoci, ma senza banalizzare il fatto che per il free, ad esempio, il jazz non doveva solo far ballare ma liberare, i corpi e le menti; doveva impegnarsi politicamente per i diritti civili e oltre... insomma, direi proprio imbecille no...
Rispondi
Re: .... "poi a un certo ...
di coldshot [user #15902]
commento del 31/01/2015 ore 21:28:52
concordo alla grande, se il prezzo da pagare è stato quello di far smettere la gente di ballare però abbiamo avuto Mingus ti dirò che non mi frega un gran che, balleranno con il valzer o il tango ah ah
Rispondi
Credo che il riferimento non ...
di BigJGuitar utente non più registrato
commento del 31/01/2015 ore 21:36:53
Credo che il riferimento non sia al jazz come genere musicale, ma a quegli artisti che si comportano "da jazz", ossia come intellettualoidi incompresi, che si cimentano in imprese armoniche o testi impegnati, inutili o fuori dalla loro portata solo perchè gli dà l'aria dell'artista tenebroso, profondo e vissuto. Artisti che magari per esprimersi potrebbero usare modi più diretti e anche più graditi da parte del pubblico.

Questo è quello che credo di aver capito, e se è così condivido il pensiero.. Se invece mi sbaglio, spero che RozzoAristocratico mi corregga ;)

Questa cosa l'ho notata ascoltando vari gruppi indie italiani, ad ogni pezzo mi domandavo perchè venissero usati testi con metriche complicatissime e poco orecchiabili, con giri di parole difficili da comprendere e interpretare, quando magari la parte strumentale era davvero bella. Sono a favore dei testi impegnati, con un vero significato, lontani dalla solita canzone d'amore banale, però che siano anche belle da ascoltare. Negli ultimi tempi si tende a complicare tutto anche quando non ce n'è motivo.
Rispondi
Re: Credo che il riferimento non ...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 31/01/2015 ore 22:11:56
Centrato in pieno.
Tant'è che il jazz, musicalmente parlando, lo adoro!

Hai riassunto tutto con la considerazione sui testi astrusi. Di mio, non sono un grande fan del cantato in sé per sé, ne riconosco l'enorme importanza in una canzone ma difficilmente mi soffermo sul significato. Però, quando sento quelle frasi volutamente arzigogolate e metriche incasinate senza una logica apparente, mi corre un brivido gelido d'insofferenza lungo la schiena!
Rispondi
Re: Credo che il riferimento non ...
di BigJGuitar utente non più registrato
commento del 01/02/2015 ore 15:27:40
Nemmeno io fino a poco tempo fa ero attento ai testi e al loro significato, adesso però sto cambiando gusti a livello musicale e comincio a farci più caso, proprio perchè nel tentativo di aprirmi musicalmente ho cominciato ad ascoltare afterhours, ministri, verdena, marta sui tubi, le luci della centrale elettrica, le strisce e molti altri, e ho incontrato spesso queste caratteristiche, oltre che un uso frequente di tempi "sballati" e suoni un pò confusi, a volte riusciti, altre meno..
Rispondi
Re: Credo che il riferimento non ...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 01/02/2015 ore 16:01:06
Sfondi una porta aperta, da ragazzetto ho cominciato a suonare proprio facendo cover dei Verdena, tra gli altri... e forse è anche per questo che ho istintivamente chiuso le orecchie ai testi (lingue di bue pasto per due...) :D
Rispondi
comunque...
di tonebar [user #8021]
commento del 31/01/2015 ore 22:22:42
Comunque, il tuo modo di scrivere è molto jazz... ahah
Rispondi
Re: comunque...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 31/01/2015 ore 22:34:49
Argh!
:p
Rispondi
:) ...
di tonebar [user #8021]
commento del 31/01/2015 ore 23:39:39
:)
Rispondi
Sinceramente, non ho capito la ...
di barandrea [user #33283]
commento del 01/02/2015 ore 23:01:17
Sinceramente, non ho capito la provocazione, se era una provocazione. Ho letto una grande stupidaggine, quello sì, perchè atteggiamenti fastidiosi possono esssere anche quelli del bluesman che tira un bending dieci minuti e ripete sempre la stessa frase o il rocker che si veste da scolaretto e sgamba facendo un assolo. Non ho capito quale sarebbe la peculiarità del Jazz in questi termini. Di tromboni che vogliono dare ad intendere di essere ciò che non sono se ne trovano in tutti gli stili musicali. Ma forse non ho capito perchè dato che il 90% della musica che ascolto e ciò che tento di suonare viene in genere definito jazz, sono troppo presuntuoso per capire.
Rispondi
Re: Sinceramente, non ho capito la ...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 02/02/2015 ore 00:25:59
Anche quel bluesman e quel rocker sono tremendamente jazz, in quest'ottica.
Attenzione: il mio non vuole essere un attacco al genere musicale del jazz, che apprezzo molto e che è stato il mio indirizzo di laurea, ma una riflessione su un certo atteggiamento da intellettualoide e da intenditore infallibile che purtroppo ho notato essere particolarmente diffuso proprio tra chi bazzica quell'ambiente. A dirla tutta, lo è più tra i dilettanti e i semplici ascoltatori che tra musicisti navigati o professionisti. Cioè tutti quei personaggi che hanno fatto sì che, quando si nomina il jazz di fronte a un profano, gli si legge scritto in faccia "che palle!".
Ecco, quelli sono tremendamente jazz. Quel bluesman che si crogiola nelle "tre note fatte con il cuore" come scusa per non studiare e poi si lamenta che i musicisti più preparati non lo invitano alle jam, anche lui è jazz. Come da qualche commento più in alto, anche il cantautore che tira fuori testi astrusi per il solo gusto di apparire profondo è orribilmente jazz. Al contrario, il nostro Paolo Anessi è sì un gran jazzista con la J maiuscola, ma non è "quel jazz" che intendo. Anche l'amico e accordiano Sally Cangiano, mano sopraffina, è il jazzista meno "jazz" che io conosca. Scomodiamo i grandi: se uno mi dice "quel Dizzy Gillespy è proprio jazz..." gli spetta un pugno (per citare qualcuno).
Tutto questo, sia chiaro, detto con una mano al petto e l'altra sul tomo di Arrigo Polillo.
Rispondi
Re: Sinceramente, non ho capito la ...
di barandrea [user #33283]
commento del 02/02/2015 ore 13:52:47
Alcune risposte più sotto confermano che la terminologia che hai usato è assolutamente fuori luogo. Di anni ne ho 58, ho visto concerti di rock e di jazz di tutti i livelli, dai Led Zeppelin a Ornette Coleman, da Emerson Lake & Palmer a Miles Davis, di persone fra il pubblico che sapevano tutto loro ne ho trovate in ogni ambiente e allora continuo a non capire cosa significa fare il Jazz se non una connotazione da snob a chi ascolta jazz che continua a sembrarmi una stupidaggine, che poi mi dovresti anche dire cosa significa fare jazz, perchè io ancora non lo so. Ricordo quando Arrigo Polillo dirigeva Musica Jazz le polemiche (assurde) su cosa era jazz e cosa non lo era. Io conosco solo due tipi di musica quella bella (cioè che mi piace, fosse anche Albano e Romina) e quella brutta. Poi capita che se si va a vedere quale musica piace a me si trova che la stragrande maggioranza appartiene a quella che a chi piace dividere in categorie definisce jazz ad altri in quella che viene definita rock e via discorrendo.
Rispondi
Re: Sinceramente, non ho capito la ...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 02/02/2015 ore 14:16:08
Per riassumere il mio concetto ti faccio un parallelo forse scontato. Ricordi quando Celentano polemizzava in TV dicendo cosa è "rock" e cosa no?
Ecco.
Rispondi
PPF, temo che il tuo ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 02/02/2015 ore 02:53:27
PPF, temo che il tuo pezzo soffra di un utilizzo confuso della terminologia musicale e che per questo si presta ad interpretazioni errate. Mi astengo dal commentare, perche' onestamente non ho capito molto di quel che volevi dire :)
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92 minuti di applausi.
di zapon [user #1024]
commento del 02/02/2015 ore 09:07:34
Ottima e veritiera analisi.
Per questi motivi quando vado a vedere un concerto jazz metto in mute l'udito a fine concerto per evitarmi i commenti. esco in fretta, testa bassa, altrimenti mi viene il nervoso...
Salumi.
L.
Rispondi
A me il jazz non ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 02/02/2015 ore 09:46:55
A me il jazz non piace, sarà che non ho l'orecchio allenato, sarà che preferisco di gran lunga generi dove il cantato c'è sempre, oppure sarà semplicemente che non corrisponde ai miei gusti, ma mi annoia, generalmente molto. Generalizzo un po', ma mi sembra un genere avvitato su se stesso, suonato per altri che "operano" nello stesso settore, tant'è che mi son sempre chiesto cosa possa capirci realmente una persona che non ha certe competenze in tre quarti d'ora di assoli su un unico pezzo, ancor più chi non suona nessuno strumento. Ma vabbè, mio limite personale sicuramente. Detto ciò però non credo che qualunque persona scriva testi complessi o esegua fraseggi all'apparenza finalizzati a dimostrare solo la propria tecnica lo faccia unicamente per esibizionismo. Poi, se volete, per me, in molti testi si evince che l'unica persona in grado di capirli è chi li ha scritti, ma molto probabilmente questo dipende da quanto fosse fatto l'artista all'atto della "composizione". Molto probabilmente, grandi mostri sacri compresi, se gli si chiedesse cosa volesse intendere con quelle frasi non lo saprebbero neanche loro...Ecco un altro motivo per cui odio la "sfattanza".
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