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Quello che ho imparato da Pino
Quello che ho imparato da Pino

di Mario Monteleone [user #10] - pubblicato il 14 gennaio 2015 ore 21:00
Con un po’ di ritardo ti scrivo, Pino. Scusami. Ma ho fatto passare l’emozione del momento. Guardo il vuoto che hai lasciato e credo che forse potevi morire tra una ventina d’anni, così per farlo sembrare più giusto. Ma ormai è tardi per recriminare.
Con un po’ di ritardo ti scrivo, Pino. Scusami. Ma ho fatto passare l’emozione del momento. Guardo il vuoto che hai lasciato e credo che forse potevi morire tra una ventina d’anni, così per farlo sembrare più giusto. Ma ormai è tardi per recriminare.

Perciò facciamo un gioco. Facciamo che tu sei l’intervistatore e io l’intervistato, e che tu mi chiedi: “Che cosa hai imparato da Pino Daniele, come chitarrista e musicista?”
Ecco le mie risposte.
“L’assolo di “Uè Man”, per esempio, così blues che più blues non si può. Lì il blues lo capisci come se fosse Eric Clapton. Pure meglio... certo, quando l’ho imparato suonavo una Eko Ranger 6 Elektra, avevo 17 anni e sorvolavo sul fatto che - se non sbaglio - l’assolo originale fosse fatto con una Stratocaster (è davvero così?).
E poi l’idea di strumentista completo: classica, acustica, elettrica, battente, mandolino... Pino suonava tutto questo con una tecnica elegantissima, di quelle che rendono facili le cose difficili, come per esempio l’assolo di “Viento ‘e Terra”.
Poi la dimensione dell’internazionalità di un linguaggio “localizzato”. Ovvero: Pino molto più della musica napoletana classica, ha portato ovunque la Lingua Napoletana (come la chiamava lui), insieme alla musica che serviva a farla cantare. Ha fuso tendenze musicali provenienti dal blues, dal jazz, e dalla musica etnica mediterranea, quella araba soprattutto. Facendo di Napoli e del Neapolitan Power il fulcro della musica sperimentale italiana per tanti anni. Una cosa credo impossibile da dimenticare, e da replicare.
Aggiungo: la fierezza di essere meridionale.
E poi, l’accordatura di “Lazzari Felici”... che quando riesci a capirla e cominci a suonare il brano, piangi dalla felicità.”
Ciao Pino, ti sarò debitore per sempre. Spero di ricambiare prima o poi, anche se la vedo dura.

Tanty Graffy a Tutty

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bel post. Preferivo di gran ...
di alftheking [user #7473]
commento del 14/01/2015 ore 23:07:54
bel post.
Preferivo di gran lunga il Pino dei primi dischi, bellissimi.
Ma anche dopo, pur "alleggerendosi" per arrivare ad un pubblico più ampio, aveva un gusto e una classe inimitabile.
Mi mancherà...e vedo che non sono il solo
Rispondi
Non posso che restare zitto...manca ...
di DaRTaRieLLo [user #19718]
commento del 15/01/2015 ore 00:28:25
Non posso che restare zitto...manca assai...
Rispondi
Ciao
di mmas [user #15948]
commento del 15/01/2015 ore 10:14:26
Strana l'emozione per Pino Daniele, mi dispiace un sacco, veramente
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Anche a me ha insegnato ...
di Guycho [user #2802]
commento del 15/01/2015 ore 12:05:22
Anche a me ha insegnato moltissimo: ad amare la musica straniera senza per questo snobbare le proprie radici.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 15/01/2015 ore 16:34:51
Io ho avuto il triste privilegio di dargli un saluto estremo molto da vicino, al Policlinico, il giorno dopo Piazza Plebiscito, ed è stato un momento di grande tristezza.

Per quelli che hanno più o meno la sua età, Pino Daniele è stato un grande compagno di strada, tanto più se si parlava la sua stessa Lingua e quel che cantava sembrava sovrapporsi totalmente alla nostra vita di ogni giorno.
Così come aveva fatto Renato Carosone trent'anni prima, Pino Daniele ci ha mostrato una via internazionale di essere napoletani, o, se preferite, una via napoletana di essere cittadini del mondo.
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