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Un ricordo di Jeff Golub
Un ricordo di Jeff Golub

di LaPudva [user #33493] - pubblicato il 07 gennaio 2015 ore 21:40
Mentre l’Italia è in lutto per la recente scomparsa di Pino Daniele e il mondo intero piange ancora la dipartita di Joe Cocker, alcune notizie dal mondo della musica passano in secondo piano.
Mentre l’Italia è in lutto per la recente scomparsa di Pino Daniele e il mondo intero piange ancora la dipartita di Joe Cocker, alcune notizie dal mondo della musica passano in secondo piano. Forse per via del fatto che nel nostro Paese non ha mai goduto dello stesso successo che hanno altri chitarristi, la notizia della morte di Jeff Golub, avvenuta il 1° gennaio scorso, ha trovato poco spazio sulle nostre testate di settore, né si è diffusa a macchia d’olio sul net, rimanendo circoscritta perlopiù alla stampa americana e alle pagine web di amici e collaboratori. Io stessa l’ho appresa con qualche giorno di ritardo, quando, recandomi sul suo profilo Facebook per sincerarmi del suo stato di salute, al posto di un aggiornamento da parte della famiglia ho trovato una lunga serie di tributi dei fans in lutto. Il dispiacere è stato immenso, perché è un artista che ho sempre apprezzato non soltanto per le indubbie doti artistiche ma anche per la classe che lo ha sempre contraddistinto nello showbiz.

La mia frequentazione con la musica di Golub risale a circa 26 anni fa. Un carissimo amico di New York aveva da poco assistito a un live di Rod Stewart e, durante un viaggio in Italia, mi regalò il primo disco solista del suo chitarrista, che a suo dire era stato eccezionale. Il disco era “Unspoken Words” di Jeff Golub, da poco uscito per Gaia Records. All’epoca ero una tredicenne poco avvezza alla musica strumentale, eppure il blend di quell’album era irresistibile e metteva ampiamente in risalto le doti dell’axeman: grande versatilità, gusto sopraffino, soli vibranti e ritmiche solide in una carrellata di brani che abbracciavano agilmente più generi, dal rock al blues al jazz.

Incuriosita, mi misi istantaneamente alla ricerca di informazioni (cosa non semplice in epoca pre-internet), per scoprire che Golub era nato a Copley, Ohio, nel ’55. Appassionato fin da bambino del programma radiofonico di musica country trasmesso da Nashville, “Grand Ole Opry”, negli anni ’60 si fece travolgere dalla British Invasion e poco più tardi trovò i suoi “maestri” in Clapton, Beck e Hendrix, ma soprattutto in Muddy Waters, Buddy Guy, B.B., Albert e Freddie King. Eppure si dice sia stato l’ascolto di un disco di Wes Montgomery a spingerlo a intraprendere uno studio sistematico dello strumento, cosa che fece al Berkley College of Music di Boston. In quel periodo entrò a far parte della James Montgomery Band, per poi trasferirsi definitivamente a New York nel 1980. Qui entrò in pianta stabile nella band di Billy Squier, all’epoca artista di successo. Con lui intraprese diversi tour mondiali e registrò ben sette album, avviando in contemporanea una fortunata carriera di turnista: lavorò in studio e live con artisti del calibro di Tina Turner, Vanessa Williams, Gato Barbieri, Bill Evans e Peter Wolf. Poi l’esperienza nella band di Rod Stewart, con cui suonò dal 1988 al 1995, aprendogli la strada a numerose nuove collaborazioni, tra cui ricordiamo quelle con Bill Evans, Rick Braun, Tina Turner, Dar Williams, Brian Culbertson, Gerald Albright, Henry Butler, Jon Cleary, Marc Cohn, Richard Elliot, Robben Ford, Sonny Landreth, Jeff Lorber e Peter White.

Insomma, un turnista di tutto rispetto, che però a un tratto decise coraggiosamente di abbandonare il suo affermato ruolo di sideman per dedicarsi alla carriera solista. Così, dal 1994, con l’uscita del primo disco eponimo della band da lui capitanata, “Avenue Blue”, ha registrato ben quattordici album in studio, classificati perlopiù come dischi di smooth jazz. Se questa etichetta è sufficientemente ampia da rendere conto dei risvolti più pop e R&B dei suoi lavori, non mette però sufficientemente in risalto la forte impronta blues che contraddistingue il chitarrista, soprattutto in alcuni lavori: un marcato gusto per i bending, l’uso del vibrato, fraseggi dal forte calco vocale più che strumentale, insomma, come lui stesso ha affermato «un approccio più bluesy alla Albert King che non alla Wes Montgomery», coniugando rispettosamente passato e presente, in forme perfettamente accessibili anche a un pubblico meno elitario.


Questa ricchissima miscela di influenze e la grande verve che caratterizzava le sue performance live e che si ritrova intatta in tutti i suoi lavori mi hanno sempre reso graditissimo l’ascolto dei suoi dischi, tanto delle sue composizioni quanto delle numerose reinterpretazioni di brani altrui. Ho sempre trovato eccezionale la sua capacità di cavalcare i mood più dissimili e di trovare continuamente nuovi territori da esplorare, attingendo costantemente dalla propria esistenza. Se la vita gli ha generosamente elargito doti, gli ha anche riservato un destino crudele, affrontato con incredibile dignità e forza d’animo: nel 2011 Jeff ha improvvisamente – e all’epoca inspiegabilmente – perso la vista per il collasso del nervo ottico. La cecità, tra le altre cose, gli ha causato un terribile incidente, quando nel settembre del 2012 è caduto tra le rotaie della metropolitana di New York, venendo trascinato dal convoglio per svariati metri, ma rimediando solo qualche ferita superficiale. La perdita della vista, però, non ha mai intaccato il suo desiderio di suonare: «Fortunatamente la mia è una delle poche professioni in cui me la posso cavare senza la vista. [La cecità] mi ha reso un artista migliore. Mi ha fatto spalancare le orecchie e ora sento le cose più intensamente. Mi ha messo a stretto contatto coi miei sentimenti e col mio pubblico. Il mio pubblico mi ha dato un supporto incredibile». L’incredibile esperienza dell’incidente, anziché spingerlo a fermarsi, ha dato vita a quello che sarebbe stato il suo ultimo disco, dal titolo eloquente, “Train Keeps A Rollin”, realizzato nel 2013 con Brian Auger, ma il peggioramento delle sue condizioni fisiche lo ha obbligato a un arresto proprio quell’anno. Lo scorso novembre su Facebook, infine, la sentenza che non ha lasciato speranze: gli è stata diagnosticata la paralisi sopranucleare progressiva (PSP), malattia neurodegenerativa rara e incurabile che lo ha condotto alla morte a soli 59 anni all’inizio di quest’anno, lasciando sgomenti colleghi e fans che lo ricordano come un grande sia sul versante professionale che su quello umano.

Jeff Golub ci lascia dopo una carriera più che trentennale, con il dispiacere per molti da questa parte del mondo di non aver avuto la chance di ascoltarlo dal vivo ma anche con un’ampia discografia da (ri)scoprire. Per me rimarrà sempre l’interprete di “North Shore Drive”, colonna sonora di una delle estati più belle della mia vita. Un pensiero e un ringraziamento a lui.

Il 21 gennaio prossimo, presso il B.B. King's Blues Club & Grill di New York, si terrà un concerto in suo onore con la partecipazione dei “Friends of Jeff Golub”, tra cui Mindi Abair, Christopher Cross, Steve Ferrone, Randy Brecker, Bill Evans, Philippe Saisse, Dave Koz, Chuck Loeb, Kirk Whalum e altri amici e colleghi, al fine di raccogliere fondi per sostenere le ingenti spese mediche che la famiglia Golub ha dovuto affrontare. È possibile donare anche via Paypal accedendo a questo link.


Link utili
Donazione Jeff Golub
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Grande Jeff
di McPex [user #26692]
commento del 07/01/2015 ore 23:10:39
Sì da noi é conosciuto da pochi ed é un peccato perché é stato davvero un grande professionista con grandi doti musicali. L'ho scoperto solo pochi anni fa, nonostante la mia discreta conoscenza dei chitarristi statunitensi. Jeff aveva uno grande controllo e qualitá del suono, felici intuizioni melodiche, groove nero, e questa sua abilitá di aver interiorizzato in modo sincero e sentito, diversi linguaggi come il jazz, il blues, il pop, il rock, il funky. Tutto in modo molto naturale e straordinario. Peccato se ne sia andato a 59 anni o giú di lì, avrebbe dato ancora molto alla musica. Per chi ama lo smooth jazz o il blues- rock é assolutamente un artista da conoscere ed apprezzare. Se amate Robben Ford, Larry Carlton, Paul Jackson, Hiram Bullock, Chuck Loeb, Lee Ritenour, aggiungete Jeff nella vostra discoteca. R.I.P. Jeff !!!
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Re: Grande Jeff
di LaPudva [user #33493]
commento del 07/01/2015 ore 23:23:48
Concordo su tutta la linea! Davvero un grande peccato averlo perso così presto...
Rispondi
Re: Grande Jeff
di SteveZappa93 [user #38837]
commento del 08/01/2015 ore 09:05:00
A me è sempre piaciuto il suo modo di suonare sopratutto con Stewart, stiamo perdendo troppi bravi musicisti di questi tempi e onestamente la vedo nera!Di sto passo...... che ci rimane?

RIP Jeff
Rispondi
Re: Grande Jeff
di LaPudva [user #33493]
commento del 08/01/2015 ore 14:56:03
Stavo pensando proprio la stessa cosa mentre scrivevo... Una generazione di grandi professionisti se ne sta andando. Molto triste, perché non vedo ricambio.
Rispondi
ma può essere che stanno ...
di SergioGullotti [user #41811]
commento del 07/01/2015 ore 23:40:45
ma può essere che stanno morendo tutti adesso??
e adesso il prossimo pino daniele chi sara?
chi sono i nomi della musica di oggi?
one direction o justin bieber, ma queste persone li possiamo paragonare a eric clapton o carlos santana??
ormai non si vende musica ma immagine oggi ho visto persino le brioscine di justin bieber e di violetta
queste false icone stanno facendo violenza psicologica sui nuovi bambini... il rock viene discriminato e tra poco avremmo un grandissimo calo delle vendite di strumenti musicali perché dovete sapere che ormai chi suona uno strumento vero è considerato uno sfigato, chi porta le scarpe e la cravatta nere per un concerto classico è un vecchio decrepito, l'altro giorno ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo il requiem di mozart e la nuove generazione appena uscito dal teatro mi a definito un ragazzo con problemi psichiatrici
debbiamo uscire da questa globalizzazione selvaggia
una domandina:
hanno mai fatto le merendine e gli asciugamano o le cuffie ed altre diavolerie dei beatles dei led zeppelin,ecc.??
voglio una risposta
COINCIDENZE??? IO NON CREDO
Rispondi
Re: ma può essere che stanno ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 08/01/2015 ore 14:42:39
Dei Kiss hanno fatto tutto, degli altri non so! ;P
Scherzi a parte, condivido il tuo sgomento e, alla luce di questo futuro che ci si apre davanti, la perdita di certi professionisti risulta se possibile ancora più dolorosa...
Rispondi
Re: ma può essere che stanno ...
di AlbyJK utente non più registrato
commento del 08/01/2015 ore 14:50:02
Concordo pienamente. Soprattutto sul punto degli strumenti. Da sette anni suono la chitarra e da due la viola. A volte, parlando tra amici, viene fuori la mia passione per la musica, sia classica sia heavy metal e questo rende tutti perplessi perchè:
1- Sono un ragazzo "vecchio" perchè suono musica classica;
2- Sono un emarginato dal punto di vista musicale perchè suono/ascolto metal;
3- Critico i loro idoli perchè, a parte la musica che può piacere come no, NON SUONANO UNO STRUMENTO! La loro non è musica, è rumore (bello o brutto che sia): non usano strumenti ma sintetizzatori e basi scritte neppure da loro.

Purtroppo non faranno mai i fazzoletti dei Black Sabbath o i le pubblicità di serie TV sui Megadeth, ma credo che faccia più male ai bambini l'idea di ragazzi-modello che a volte fanno male dal punto di vista psicologico anche al di fuori dell'ambito strettamente musicale.

L'importante è che ciò che ascoltiamo/suoniamo piaccia a noi. Speriamo solo che l'industria degli strumenti non vada in crisi nei prossimi anni, vedo sempre più giovani cantare a talent show che cimentarsi a suonare tra amici o in pubblico.
Rispondi
Re: ma può essere che stanno ...
di Guycho [user #2802]
commento del 13/01/2015 ore 06:36:22
Emarginato perchè ascolti metal? Forse frequenti gli amici sbagliati!
Rispondi
...
di Luciano m utente non più registrato
commento del 08/01/2015 ore 08:57:24
...beh, meno male che esiste la morte.
Altrimenti dovremmo sbarcare su altri pianeti per sfuggire questo stato di cose.
Chi mai vorrebbe vivere in eterno sapendo di sguazzare in un mondo simile?!?
Io mi porto appresso la mia epoca, la "sfiga" lasciamola ai globalizzati e ai modaioli.-
Rispondi
Grazie !!
di sundayplayer [user #13160]
commento del 08/01/2015 ore 10:36:33
....non conoscevo assolutamente questo artista, una rivelazione (..purtroppo tardiva, ma tant'è....).
Grazie !! (bell'articolo, come al solito)
ciao
Rispondi
Re: Grazie !!
di LaPudva [user #33493]
commento del 08/01/2015 ore 14:43:35
Non è mai troppo tardi! Sono felice di avertelo fatto conoscere.
Un abbraccio :)
Rispondi
Se accendi una radio di smooth jazz su internet...
di paolo53 [user #2456]
commento del 08/01/2015 ore 15:15:35
Impossibile non notare il suo stile esageratamente blues, è quello che curiosamente me lo ha fatto conoscere Rip Mr. Golub
Rispondi
Re: Se accendi una radio di smooth jazz su internet...
di LaPudva [user #33493]
commento del 08/01/2015 ore 16:22:3
Un grandissimo!
Rispondi
Anche Jeff Golub, come Pino ...
di janblazer [user #26680]
commento del 08/01/2015 ore 15:57:02
Anche Jeff Golub, come Pino Daniele, del 1955. ovvero miei coetanei, compagni di leva, come si dice qui da noi nelle campagne piemontesi. Ragazzi arrivati ormai al traguardo dei 60, ma con l'anima e la passione per la musica di un ventenne.
Mi aggiungo al coro dei.. non lo conoscevo.. ma rimedierò presto cercando un po' di materiale sul web..
Grazie dell'articolo, Fede, avvincente ed esaustivo !!
;-)
Rispondi
Re: Anche Jeff Golub, come Pino ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 08/01/2015 ore 16:21:52
Ciao caro Jan, che piacere risentirti!
Che dire? Il '55 è decisamente una grandissima annata...
Un abbraccio e buon ascolto! :D
Rispondi
Grazie Pudva
di robbyboy [user #13010]
commento del 10/01/2015 ore 11:59:21
Grazie per averlo ricordato, l'ho scoperto non molti anni fa; è stata una grande perdita, un grande musicista, che aggiungere... peccato.

Robbyboy
Rispondi
Re: Grazie Pudva
di LaPudva [user #33493]
commento del 10/01/2015 ore 12:21:40
Davvero un grande peccato, Robby... :(
Rispondi
Non lo conoscevo. Grazie. ...
di Guycho [user #2802]
commento del 13/01/2015 ore 06:42:34
Non lo conoscevo. Grazie.
Rispondi
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