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| La parola d'ordine
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di platoblues [user #3866] - pubblicato il 03 ottobre 2005 ore 12:17
'L’uomo, quando non agisca per scopi che si possano ricondurre all’idea della sua perfezione, quindi di una sua beatitudine, ubbidisce di necessità alla parola d’ordine.
Come si definisce una parola d’ordine? E’ una locuzione il più possibile vaga, confusa, equivoca; se non fosse tale, fallirebbe l’operazione psicologica che deve produrre il ‘surrogato’ dello scopo definito, cioè la creazione di una sorta di schermo sul quale l’uomo debole, malcerto, proietterà le immagini per lui rassicuranti, soprattutto quelle che non osa confessare nemmeno a se stesso.
Nella parola d’ordine vaga, egli si finge inconsciamente ciò che non osa confessarsi di volere; essa risponde al motto ‘nevrotici di tutto il mondo unitevi’, perché raccoglie le varie diverse nevrosi e promette di soddisfarle o promette comunque di avviare per un cammino che porterà al loro soddisfacimento.
A modo di esempio, una parola d’ordine qualsiasi, adoperata da tutti (se parlo di tutti, non parlo di nessuno e quindi forse posso essere ascoltato impunemente da tutti): l’orribile ‘promozione della persona’.
Chi, fra quanti ne usano, ha analizzato questo concetto?
Sono ben vaghe questa ‘promozione’, che richiama la carriera scolastica, e questa ‘persona’ che è tutto e nulla. Però ‘promozione della persona’ può sollecitare nell’inconscio di chiunque l’idea che se si sarà promossi, non si sa a che cosa, sarà dato di sfogare il proprio desiderio più incoffessabile. Tutti applaudiranno, sperando ciascuno di ottenere ciò che non osa palesare forse neppure a se stesso.
Le ‘parole d’ordine’ (…) infondono il senso di una tensione violenta quanto vaga, di un movimento che non si sa dove conduca, di dove parta, e sarà riempito appunto dalle proiezioni personalissime di ciascuno. L’insieme delle proiezioni privatissime sarà così socializzato.Si può anche allestire un gioco d’azzardo con le parole d’ordine, seguendo questo sistema, escogitato da un clinico, Garcia Mirando.
Disponete tre filze di parole su tre colonne. Nella prima potete scrivere parole tecnologicamente adorabili: programmazione, strategia, mobilità, pianificazione, dinamicità, flessibilità, incremento, strumentazione, proiezione.
Nella seconda colonna potete disporre una serie di aggettivi, tutti che diano un suono propiziatorio e dinamico, infondano un tal qual senso di incoraggiamento e di mobilità: funzionale, operativo, dimensionale, transazionale, strutturale, globale, direzionale, opzionale, centrale.
Mentre nella terza colonna potete stipare parole ed aggettivi che, dopo questi, dinamizzanti, appaiono rappacificanti, tranquillanti, come: sistematico, equilibrato, integrato, rilanciato, coordinato, combinato, stabilizzato, parallelo.
Poi fatevi dire un numero qualsiasi di tre cifre, componete assieme a caso le parole risultanti nelle tre colonne ed eccovi combinazioni come: ‘programmazione funzionale sistematica’, ‘strategia frazionale integrata’, ‘flessibilità globale equilibrata’, ‘strumentazione opzionale coordinata’ e potete azzeccare un numero di combinazioni che la legge di probabilità vi dice quasi infinito….
Tale il sistema, il turpe giuoco, quotidianamente, seriamente praticato (…).'(E.Zolla 'Che cos'è la tradizione' Adelphi.)…Per essere un testo scritto nel ’68 l’attualità è sconcertante! Mi vien da pensate a tutta la retorica da spot che ci beviamo ogni giorno.Be happy! ;-)Plato
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'L’uomo, quando non agisca per scopi che si possano ricondurre all’idea della sua perfezione, quindi di una sua beatitudine, ubbidisce di necessità alla parola d’ordine.
Come si definisce una parola d’ordine? E’ una locuzione il più possibile vaga, confusa, equivoca; se non fosse tale, fallirebbe l’operazione psicologica che deve produrre il ‘surrogato’ dello scopo definito, cioè la creazione di una sorta di schermo sul quale l’uomo debole, malcerto, proietterà le immagini per lui rassicuranti, soprattutto quelle che non osa confessare nemmeno a se stesso.
Nella parola d’ordine vaga, egli si finge inconsciamente ciò che non osa confessarsi di volere; essa risponde al motto ‘nevrotici di tutto il mondo unitevi’, perché raccoglie le varie diverse nevrosi e promette di soddisfarle o promette comunque di avviare per un cammino che porterà al loro soddisfacimento.
A modo di esempio, una parola d’ordine qualsiasi, adoperata da tutti (se parlo di tutti, non parlo di nessuno e quindi forse posso essere ascoltato impunemente da tutti): l’orribile ‘promozione della persona’.
Chi, fra quanti ne usano, ha analizzato questo concetto?
Sono ben vaghe questa ‘promozione’, che richiama la carriera scolastica, e questa ‘persona’ che è tutto e nulla. Però ‘promozione della persona’ può sollecitare nell’inconscio di chiunque l’idea che se si sarà promossi, non si sa a che cosa, sarà dato di sfogare il proprio desiderio più incoffessabile. Tutti applaudiranno, sperando ciascuno di ottenere ciò che non osa palesare forse neppure a se stesso.
Le ‘parole d’ordine’ (…) infondono il senso di una tensione violenta quanto vaga, di un movimento che non si sa dove conduca, di dove parta, e sarà riempito appunto dalle proiezioni personalissime di ciascuno. L’insieme delle proiezioni privatissime sarà così socializzato. Si può anche allestire un gioco d’azzardo con le parole d’ordine, seguendo questo sistema, escogitato da un clinico, Garcia Mirando.
Disponete tre filze di parole su tre colonne. Nella prima potete scrivere parole tecnologicamente adorabili: programmazione, strategia, mobilità, pianificazione, dinamicità, flessibilità, incremento, strumentazione, proiezione.
Nella seconda colonna potete disporre una serie di aggettivi, tutti che diano un suono propiziatorio e dinamico, infondano un tal qual senso di incoraggiamento e di mobilità: funzionale, operativo, dimensionale, transazionale, strutturale, globale, direzionale, opzionale, centrale.
Mentre nella terza colonna potete stipare parole ed aggettivi che, dopo questi, dinamizzanti, appaiono rappacificanti, tranquillanti, come: sistematico, equilibrato, integrato, rilanciato, coordinato, combinato, stabilizzato, parallelo.
Poi fatevi dire un numero qualsiasi di tre cifre, componete assieme a caso le parole risultanti nelle tre colonne ed eccovi combinazioni come: ‘programmazione funzionale sistematica’, ‘strategia frazionale integrata’, ‘flessibilità globale equilibrata’, ‘strumentazione opzionale coordinata’ e potete azzeccare un numero di combinazioni che la legge di probabilità vi dice quasi infinito….
Tale il sistema, il turpe giuoco, quotidianamente, seriamente praticato (…).' (E.Zolla 'Che cos'è la tradizione' Adelphi.) …Per essere un testo scritto nel ’68 l’attualità è sconcertante! Mi vien da pensate a tutta la retorica da spot che ci beviamo ogni giorno. Be happy! ;-) Plato |
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