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Analisi personale degli strumenti

di xstrings [user #23053] - pubblicato il 24 settembre 2013 ore 16:39

 

Prendendo spunto da alcuni temi usciti nel recente post dell'accordiano Oliver mi piacerebbe parlare proprio della scelta dello strumento,  di cosa mi influenza personalmente e cosa mi fa ragionare sulla scelta di quest'ultimo. Sono circa 15 anni che suono, di chitarre ed ampli ne ho provati davvero parecchi e questo mi ha pemesso di affilare l'orecchio ma anche di ragionare cercando per quanto possibile di separare la GAS dall'oggettività delle mie opinioni. Molto spesso leggiamo di paragoni fra software ed amplificatori veri e propri, confronti tra chitarre di fascia economica e non e via discorrendo. Ho notato che sovente si tende a voler giudicare solo il sound finale ma nessuno meglio di noi sa che nella scelta del proprio strumento vi è certamente un limite oltre il quale l'opinione sul risultato sonoro si ferma per lasciar spazio a quelle che sono le nostre sensazioni mentre stiamo suonando. Un esempio per me lampante riguarda l'utilizzo dei vari software che ormai spopolano sul mercato, sebbene con i dovuti accorgimenti sia possibile ottenere delle registrazioni di tutto rispetto trovo che la sensazione sotto le dita sia alquanto discutibile, personalemte ho riscontrato una lacuna nei confronti della dinamicità che sentiamo ed a me questa caratteristica pone dei limiti non solo sul piano tecnico esecutivo ma anche dal punto di vista musicale perchè le emozioni ma anche il feeling possono aiutarci ad esprimere al meglio la nostra musicalità. Se parliamo di chitarre il discorso cambia relativamente, è vero che una Squier data in mano a Michele Quaini può sbalordire anche i più indispettiti però  è altrettanto vero che lui oltre ad essere tremendamente bravo utilizza in ogni suo test degli amplificatori di qualità indiscussa e sopratutto, cosa davvero importante, suona a volumi sufficientemente alti per far si che la resa sia quanto più possibile ottimale. In un caso come questo però tendiamo a tralasciare dettagli non da poco come la durata di uno strumento nel tempo, la sua capacità nello stare intonato ed accordato ( nei limiti del possibile chiaramente) e la presenza/asssenza di certi incidenti di percorso cho possono far disperare e che ci obbligano nel correre ai ripari spendendo soldi fra liutaio, ricambi e quant'altro. Già, ma allora perchè qui su Accordo leggiamo di così tanta gente che si affida a marchi economici esprimendo tanta soddisfazione? Beh qui entriamo nel discorso delle esigenze personali, a mio avviso sono quelle che ci portano a fare certe scelte e sicuramente chi suona da sempre nella propria cameretta non deve affrontare le problematiche di chi invece gira i locali e le piazze. Molte volte abbiamo assistito a forti divergenze d'opinione ma in quei casi nessuno si è mai posto il problema di capire quali fossero le esigenze di chi stava scrivendo. Con questo vorrei dire che forse sarebbe il caso di cominciare a pensare con un'ottica diversa dove il paragone ed il blind test tra la Squier Classic Vibe e una Fender americana non ha poi tutto questo senso, è nettamente più logico capire cosa ci serve, recarsi in un negozio e fare il raffronto di persona oppure approfittare della possibilità di amici e/o parenti che possano farci provare i loro strumenti perchè francamente di certe affermazioni non se ne può più vista la costante ripetitività.  L'unico appunto negativo che mi permetto di fare  riguarda la tendenza in generale a pretendere di pagare poco ed avere tanto, questo tipo di ragionamento sta uccidendo il mercato italiano perchè le case produttrici di qualunque bene sono costrette ad abbassare la qualità per star dietro ai costi della concorrenza, sopratutto quella più sleale ma alla fine di tutto l'unica vera vittima è il consumatore o utilizzatore finale, insomma ci stiamo dando la zappa sui piedi.  Ho introdotto questo argomento per un motivo specifico ossia il seguente: che lo vogliamo o no la qualità si paga quindi non stupiamoci se poi il pedale economico di turno è tremendamente rumoroso ad alti volumi, se l'ampli valvolare da 200 € si fionda ( che dalle mie parti significa si rompe definitivamente) dopo soli due giorni dall' acquisto o peggio ancora dalla scadenza della garanzia, prima di dire che uno strumento è troppo caro cercate di analizzare tre capisaldi: qualità nel tempo, costo a cui  il produttore deve sopperire dalla fabbricazione fino alla messa sul mercato ( considerando anche le tasse! ) e la nostra reale e soggetiva esigenza . So anche io che qualcuno se ne approfitta, non posso affermare il contrario e certe maggiorazioni di costi dovute magari alla firma di qualche personaggio noto ( i famosi modelli signature ) possono far gonfiare i prezzi in maniera non giustificata ma li sta al nostro buon senso capire dove ne vale la pena e do ve no.

Qualcuno leggendo questo mio diario potrà pensare che ho trattato certi argomenti con troppa leggerezza e che forse ho messo troppa carne al fuoco ma obbiettivamente è impossibile riassumere tutti i dettagli possibili immaginabili in un diario di People perciò ora vi cedo la parola, non si sa mai che qualcuno di voi possa dissuadermi da certe mie opinioni decisamente ferme.


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Tutto vero
di dale [user #2255]
commento del 24/09/2013 ore 17:12:45
Che dire di più, hai già detto tutto.
Non ci sono mai confini netti in musica e bisogna valutare molti fattori; in rete si trova tutto ed il contrario di tutto,comprese leggende metropolitane di gente che spesso non conosce l'argomento in questione; ma quello che conta dopo tutto, per me è sempre stato il feeling del manico, in quel senso non mi importa se è signature o meno, relic o meno, CS o meno; finora nel mio cammino musicale ho notato che quasi sempre il maggiore esborso economico è correlato ad un maggiore livello qualitativo;
Ovvio che un grande chitarrista suonerà bene con quasi qualunque chitarra;oggi c'è anche molta più scelta; una volta, vent'anni fa, il top era la LP Standard o Custom, o la Strato vintage reissue, non c'era così tanta scelta ed i prezzi erano talmente astronomici da far rinunciare anche solo a provare una D28, che ritenevo solo per professionisti affermati.
Però ripeto, non ci sono confini netti e alla fine dipende tutto dall'abilità, dalla sensibilità e dall'esperienza del musicista.
Io finora non ho mai trovato imitazioni che suonino meglio degli originali, e credo che (come quasi tutti voi) dopo aver speso tanto (soldi&tempo) bisogna tentare di avere il meglio che ci si può permettere, che alla fine si è più soddisfatti, si imparano ad apprezzare sfumature altrimenti assenti e secondo me si suona meglio.


IMHO.




Rispondi
Re: Tutto vero
di fabiojay [user #20826]
commento del 25/09/2013 ore 10:05:25
anche io credo che il feeling col manico sia la cosa più importante!! La valutazione del suono poi è anche soggettiva, magari un suono che non ti piace oggi, domani ti gusta di più... capita...


Rispondi
"L'unico appunto negativo che mi ...
di Capra_Poliuretanica utente non più registrato
commento del 24/09/2013 ore 18:37:48
"L'unico appunto negativo che mi permetto di fare riguarda la tendenza in generale a pretendere di pagare poco ed avere tanto, questo tipo di ragionamento sta uccidendo il mercato italiano"

Con gli stipendi medi che ci elemosinano è l'unico tipo di ragionamento che si è costretti a fare, mica una velleità snobbistica!
Scusa ma su questo argomento ho il dente avvelenato!
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 13:38:40
Ti capisco molto bene, io però cerco di mettermi anche nei panni del produttore per capire quali costi deve affrontare per far si che il suo prodotto arrivi nelle mani dell'utilizzatore finale e ti posso garantire che se da una parte gli stipendi dei lavoratori dipendenti sono troppo bassi dall'altra ci sono le tasse sui lavoratori autonomi che sono puro strozzinaggio!
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 25/09/2013 ore 20:42:58
Non concordo col ragionamento. Il produttore deve fare i suoi conti ma ci dovrebbero essere prezzi che riflettono la domanda ed offerta sul mercato. L'assurdità italiana è per me che ci sono prezzi astronomici (anche dopo aver preso in considerazione le tasse locali) nonostante una economia a pezzi (stagflation anyone?). Negli USA, per fare un esempio, in periodi di massima crisi ho visto e comprato strumenti nuovi a prezzi insulsi. Esempi? Strat American Standard a $650, Mesa TA30 a $990, ibanez Jem 7v a $1900, tanto per citarne un po'.
Se c'è paralisi nelle spese in Italia, la colpa è senz'altro anche delle tasse (e quindi degli evasori fiscali) ma lo è anche di chi non adegua i prezzi. Sarò all'antica, ma per me non è il consumatore che deve spendere anche se i prezzi sono da strozzinaggio, ma è il rivenditore che, in una economia che favorisce la competizione, deve adeguare i prezzi, e questo in Italia non succede mai.
Sul discorso qualità e prezzo concordo, io sostengo che chi più spende meno spende quando si parla di strumenti musicali. Il mito dello strumento economico dal suono miracoloso e' solo una fantasia creata per giustificare scelte obbligate per limiti finanziari. Nulla di male, per carità, ma la qualità costa. Rara eccezione quando serve un suono particolare che solo quello strumento economico può dare, ma qui si parla di caso rari e speciali che non interessano il chitarrista comune. Ovvio che sopra una certa cifra invece si possa cominciare a dire che il prezzo e' eccessivo (serve davvero a migliorare il suono l'intarsio in platino e il top a 12 A fiammato a mano e rifinito alla Nitro da Picasso in persona?) ma stiamo già parlando di strumenti qualitativamente eccelsi.
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 26/09/2013 ore 09:25:49
Parlando solo di strumenti musicali, se come dici tu il produttore italiano imponesse prezzi che riflettano la domanda e l'offerta dell'attuale mercato, egli sarebbe costretto ad abbassare vertiginosamente la qualità di ciò che commercia ed a licenziare del personale perchè i costi di produzione e del lavoro di paesi come Cina o India sono infinitamente più bassi dei nostri quindi la competizione è insostenibile per noi.
Se parliamo del rivenditore italiano che commercia prodotti stranieri, considera i costi di trasporto, le tasse sull'acquisto della merce da vendere, le tasse che paga sull'utile che percepisce dalla vendita dello strumento più il fatto che nel commercio internzionale ci sia una lunga fila di mediatori ( che vogliono guadagnarci) tra il punto A ( fabbrica ) ed il punto B ( utilizzatore finale).
Aggiungerei inoltre che il negozio di strumenti grande che ordina ( per fare un esempio) 100 chitarre fender all'anno le paga meno del piccolo negozio che ne ordina solo 50 o 20 ed ecco spiegata la differenza ( anche se piccola) di prezzi che troviamo in giro.
Credimi, è più complicato di quanto sembra, altrimenti qualunque venditore saprebbe che è più facile vendere 100 pedali a 50 € ( guadagno più immediato) piuttosto che 50 pedali da 100 € ( guadagno nel lungo periodo) ma ciò non è possibile.
Io non sono un produttore ma sono lavoratore autonomo e vedo quali sono i costi delle ditte a cui presto servizio, ecco perchè ho fatto quell'affermazione nel precedente commento.
Poi per carità, in Italia c'è anche quello che se ne approfitta, non siamo un paese di santi ma non bisogna neanche trattare l'argomento con troppa leggerezza.


Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 26/09/2013 ore 18:39:0
Ancora una volta non concordo. Parti a mio avviso da una prospettiva italiana che esclude il consumatore, purtroppo errata. Il produttore ed il rivenditore devono cercare invece soluzioni per adeguare i costi e la qualità alla domanda, che non vuol dire necessariamente fare prodotti scadenti.
Il discorso mi sembra errato e non solo perché parte da un punto di vista non appropriato.
Se parliamo di produttori, non vorrai certo mettere allo stesso livello un prodotto Made in China ed uno made in Italy. Se il produttore italiano vuole competere con una produzione a basso costo orientale, questa è una sua scelta, ma ovviamente il mercato del lavoro interno in Italia non permette di arrivare allo stesso livello di costi, Per questo il made in Italy e' riconosciuto globalmente come eccellenza a livello di qualità, e non come prodotti dozzinali di basso costo. I costi di produzione sono ovviamente più elevati. Che comunque il tuo discorso non regge non appena analizziamo i costi di produzione degli Stati Uniti. Non mi risulta che negli Stati Uniti i costi di produzione siano inferiori a quelli italiani, anzi, in molte industrie specializzate, le tariffe orarie per i lavoratori sono ben superiori a quelle italiane. Quando i lavori non sono altamente specializzati, le tariffe orarie sono comunque quantomeno paragonabili a quelle italiane, a fronte di un costo della vita spesso inferiore rispetto quello italiano. Per quanto poco possano pagare i loro lavoratori dediti all'assemblaggio, ci metto la mano sul fuoco che meno di 15/20 $ all'ora i dipendenti non li pagano, che è sempre comunque di più di uno stipendio medio di basso livello italiano. Ad ulteriore dimostrazione della validità del mio discorso, ti faccio anche notare che molti produttori americani hanno sede in California, non proprio più economico degli Stati.
Il mio ragionamento era comunque riferito al rivenditore, non al produttore. Anche in questo caso comunque sono in disaccordo, perché tu parti da un punto di vista riferito al rivenditore, il quale dovrebbe fare dei prezzi in base alle sue condizioni, e poi offrirli ad un mercato passivo. Io non concordo perché secondo me e' il consumatore quello che dovrebbe dettare il prezzo, in un regime di competitività sana. Se in Italia c'è effettivamente una crisi economica, e questo e' un discorso a parte che andrebbe analizzato più profondamente, allora i prezzi dovrebbero essere dettati dalle regole della domanda e dell'offerta. Per questo i rivenditori dovrebbero abbassare i loro prezzi in modo tale da stimolare la vendita e quindi la crescita economica. Non è il compratore che deve sacrificarsi e spendere più di quanto dovuto in base alle condizioni economiche, ma il rivenditore che deve adeguarsi alla capacità di acquisto del compratore. Questo ovviamente in una sana economia competitiva, che l'Italia non è.
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 26/09/2013 ore 22:04:5
Perdonami ma hai totalmente frainteso ciò che ho scritto.
Tu credi che io stia giustificando dei prezzi che considero giusti ed invece ho solo cercato di spiegare perché il costo è sproporzionato nonostante la domanda di mercato sia in antitesi con l'offerta.
Sui costi del lavoro statunitensi non metto becco perché dovrei vivere quella realtà per capire come funziona davvero e questo vale per chiunque.
Nel mercato bisogna sempre vedere i punti di vista sia del produttore, sia del venditore, sia del consumatore.
Se consideri solo quest'ultimo escludendo totalmente il resto non potrai mai fare una valutazione obbiettiva, nella matematica non puoi ragionare solo sul risultato ma devi analizzare i passaggi che lo hanno prodotto. IMHO
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 26/09/2013 ore 22:30:44
Non ho frainteso, e che nella nostra sempre amichevole conversazione :) partiamo da punti diversi. Tu parti da una osservazione sui necessari costi di produzione come discriminante. Io invece sostengo che debba essere il consumatore a determinare il costo: se un prodotto esiste ad un prezzo X è perché c'è un consumatore disposto a pagare X per quel prodotto. Se il prezzo non è giusto, o le caratteristiche del prodotto non vanno bene, allora il prezzo va aggiustato o il prodotto va cambiato.
Poi giungiamo entrambi allo stesso risultato, ossia la considerazione che vista la crisi economica, questo vuol dire che i prezzi sarebbero dovuti scendere notevolmente, cosa che non è avvenuta in Italia. Sempre in amicizia :)
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 26/09/2013 ore 23:53:04
Assolutamente amichevole, ci mancherebbe .. hah hah.. ;)
Rispondi
Re: "L'unico appunto negativo che mi ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 27/09/2013 ore 00:11:14
Bene :) devo chiarirlo perché, da buon genovese, so di essere brusco (come si dice a Genova, "Son zeneise, riso ræo, strenzo i denti e parlo ciæo")
Ma sempre con buoni intenti :)
Rispondi
Il tempo: l'unico vero giudice della qualità.
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/09/2013 ore 09:19:38
Sviluppo l'assunto del titolo con questo esempio:
a distanza di 48 anni le chitarre di John D'Angelico sono esposte nei musei, desiderate e ricercate dai più esperti collezionisti del mondo, battute alle aste di primaria importanza a prezzi via via crescenti.
John D'Angelico ha trascorso la sua vita costruendo le sue chitarre in un piccolo laboratorio di Kenmare st. in New York City, rifiutando di avere molti dipendenti (furono al massimo in tre, lui, Vincent DiSerio e Jimmy D'Aquisto) per ampliare la produzione, o di far soldi facili andando a dirigere l'attività di grandi marchi (es. Gretsch).
John D'Angelico voleva costruire "le sue chitarre", riservandosi le fasi determinanti della realizzazione (definizione preliminare con il cliente, selezione dei legni, lavorazione ed intonazione dei piani armonici e dei fondi, sagomatura dei manici), voleva costruire chitarre "su misura" e, infine, voleva costruire chitarre robuste che durassero nel tempo.
Queste chitarre venivano vendute allo stesso prezzo degli equivalenti dell'industria: il modello New Yorker era prezzato 400 dollari, come l'ammiraglia Gibson, la Super 400, appunto.
John D'Angelico non era il solo a costruire chitarre archtop in quegli anni. Quasi mezzo secolo dopo la sua morte possiamo chiederci: che fine hanno fatto gli altri?
Come mai, ancora oggi, quelle chitarre lasciano a bocca aperta chi ha la fortuna di ascoltarle?
Facile fare altri esempi: Stradivari, Amati, Hermann Hauser, Stromberg, D'Aquisto.
Allora? La vera qualità si paga.
Rispondi
Re: Il tempo: l'unico vero giudice della qualità.
di fabiojay [user #20826]
commento del 25/09/2013 ore 10:11:
La qualità va pagata! Specialmente con la liuteria... Mio fratello suona il sax e da 20 anni ha un selmer... L'ha pagato molto a suo tempo, ma ancora oggi è uno dei migliori suoni di sax che abbia mai sentito!
Rispondi
Re: Il tempo: l'unico vero giudice della qualità.
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 14:35:5
***Queste chitarre venivano vendute allo stesso prezzo degli equivalenti dell'industria: il modello New Yorker era prezzato 400 dollari***

Vedi, quello era il prezzo fatto da una persona che forse, e sottolineo forse, non era strozzata dalle tasse come lo si è oggi e non pagava i legni pregitai quanto li si pagano oggi.
Quel modello da te citato costava si 400,00 $ ma se fosse stato importato in Italia lo avrebbero venduto a minimo 750 €!
Rispondi
Re: Il tempo: l'unico vero giudice della qualità.
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/09/2013 ore 15:16:50
Di certo, gli attuali 10.000 $ di vendita al pubblico di una Gibson Super 400 negli States diventano 7.400 euro, che poi diventano circa 9.250 aggiungendo le nostre belle tasse italiane (21% IVA, 4% dazio doganale). Se va bene.
Rispondi
Re: Il tempo: l'unico vero giudice della qualità.
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 16:03:37
Purtroppo si Giovanni comunque, mio personalissimo pensiero, la Super 400 a 10.000 verdoni se la possono pure tenere, preferirei dare 2.500 € ad un liutaio italiano e farmi uno strumento secondo le mie esigenze .... se avessi 2.500 € da spendere ovviamente ... hah hah
Rispondi
Condivido quello che dici. Secondo ...
di Oliver [user #910]
commento del 25/09/2013 ore 09:48:12
Condivido quello che dici.
Secondo me l'elemento che fa veramente la differenza e che può consentire di fare confronti "reali", senza lasciarsi condizionare troppo dalle opinioni altrui o dall'autocompiacimento è l'esperienza.
Con l'esperienza si impara a vedere... con la lente di ingrandimento e con una capacità di immaginare tutte le situazioni critiche che l'utilizzo di uno strumento può comportare.
Questo può significare che, il più delle volte, uno strumento cheap preveda fin dall'inizio degli upgrades di vario livello, sia di fruizione immediata (meccaniche che funzionino a dovere, per esempio, o una corretta lavorazione del capotasto), sia mirati ad una efficienza ed affidabilità nel tempo (sostituendo il toggle switch di latta...), ma gli upgrades necessari sono ovviamente diversi se ci si limita a suonare in cameretta a 0,2 W o se ci si esibisce regolarmente dal vivo in situazioni più o meno importanti. Diventa quindi meno scontato essere in grado di capire se quello strumento che ci piace e costa poco può diventare uno strumento serio PER LE PROPRIE ESIGENZE DI UTILIZZO senza doverci spendere molti più soldi di quello che poteva sembrare al momento dell'entusiastico acquisto. Il guaio è che prima di acquisire l'esperienza necessaria... si spendono un sacco di soldi :)
Rispondi
Re: Condivido quello che dici. Secondo ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 13:49:58
L'esperienza è essenziale, assolutamente!
Sul fattore up grade ci sarebbe da disquisire a lungo, ho visto molto spesso gente spendere fior fior di soldi su chitarre economiche ottenendo certamente dei miglioramenti ma rimanendo comunque con uno strumeto mediocre.
Gli up grade ci stanno, ognuno cerca di ottenere ciò che gli serve ma ci va anche un po' di cognizione nella scelta IMHO.
Rispondi
chitarre di qualità
di fabiojay [user #20826]
commento del 25/09/2013 ore 10:07:06
e poi, una chitarra di qualità ti fa suonare meglio con meno sforzo... E cmq il manico è la cosa più importante. Senza feeling col manico è inutile anche un grande suono!
Rispondi
La qualità si paga ed ...
di guitarlory [user #1166]
commento del 25/09/2013 ore 13:00:44
La qualità si paga ed è giusto, ma la vera difficoltà, soprattutto oggi, è capire che cosa sia di qualità!
Ovvero, se ciò che ci viene proposto come "di qualità" lo sia effettivamente o, spesso, sia solo una questione di marketing...
Rispondi
Loggati per commentare

Re: La qualità si paga ed ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 14:27:33
Più che giusto Lorenzo, sono perfettamente d'accordo ma allo stesso tempo non si può pretendere la perfezione nel modello economico dagli occhi a mandorla ;)
Rispondi
Fattore GAS
di Claes [user #29011]
commento del 25/09/2013 ore 15:40:02
Cosa vi spinge a comprare una chitarra piuttosto che un altra? Il look / chitarristi famosi / reputazione della marca / della chitarra? Ovviamente vi è anche il fattore prezzo.

Imitazioni non hanno lo stesso, esatto sound di quello che si imita. Vi sono pure innumerevoli derivazioni (Strat in primis) che aspirano a migliorare il sound originale. Bisogna prenderle come sono e ci deve essere un limite al numero di musicisti che vogliono ottenere il sound dei loro eroi e con la stessa chitarra. Sapete poi tutti che non vi sono due chitarre dello stesso identico modello ESATTAMENTE uguali!

Tra le chitarre che uso di continuo vi è una SG Junior (wraparound, P90) a prezzo nullo della Epiphone... Made in Indonesia. Il sound è da Telecaster gibsonificata e non c'entra assolutamente con la Gibson originale. La uso in open tunings che cambiano di continuo e per adesso ha sopravissuto. Che sia una indicazione di qualità? Boh...
Rispondi
Re: Fattore GAS
di xstrings utente non più registrato
commento del 25/09/2013 ore 16:17:00

***Cosa vi spinge a comprare una chitarra piuttosto che un altra? Il look / chitarristi famosi / reputazione della marca / della chitarra?***


Nessuno di questi fattori per fortuna.
Come ho scritto nel diario ognuno di noi ha le proprie esigenze e se tu hai trovato ciò che cercavi in quella SG evidentemente significa che è la chitarra fatta per te e che forse nel tuo caso una Suhr, una Paul Reed Smith o una Music Man non sono necessarie, però sono chitarre che ho provato e che qualitativamente sono 10 spanne sopra le Epiphone ;)
Rispondi
Re: Fattore GAS
di Claes [user #29011]
commento del 25/09/2013 ore 16:35:36
Epi SG: non cercavo niente e sono andato in scoperta. Non è che abbia scoperto l'America ma ho cmq fatto un giretto in Indonesia. A pensarci bene... IMHO:

È la chitarra che ti suona e non il contrario.
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