di FBASS [user #22255] - pubblicato il 02 agosto 2013 ore 00:26
Avrei voluto chiamare questo mio breve diario "Briganti in Terra di Lavoro", memore anche del fatto che la mia povera mamma era di Sessa Aurunca, storica Città in zona, conosciuta anche dagli Imperatori Romani ( vedi Domiziano, Baia Domizia-Sinuessa ), ma ho preferito invece usare il titolo di un brano a leidedicato da Eugenio Bennato. Andando ai fatti storici, Mignano Montelungo, 30 agosto 1868, in quella località che fino all'Unità d'Italia appartenne al "Regno delle Due Sicile", regno che si estendeva ben oltre il Garigliano, cioè fino a 2 km a Nord di Monte San Biagio, oggi nel Lazio, trovò la morte, dopo atroci sevizie una delle figure più epiche e ricordate del brigantaggio, Michelina Di Cesare ( fu ripetutamente violentata prima di essere uccisa e del suo corpo fu barbaramente fatto scempio, ne resta un tragico reperto fotografico a testimonianza atroce di come ne era stato ridotto il corpo, cioè pieno di percosse ed a seno nudo).
Nata a Caspoli, frazione della stessa Mignano Montelungo, paese che era ed è situato nella provincia della Terra di Lavoro, oggi provincia di Caserta, il 28 ottobre del 1841 ( è doveroso ricordare che Mignano Montelungo fu anche teatro di un'eroica battaglia, combattuta dai nostri soldati, arruolati nell'appena ricomposto "Esercito Italiano", contro i tedeschi, non molto dopo l'armistizio dell'otto settembre 1943 ). Era nata poverissima e si rese protagonista sin da piccola di furtelli ed abigeato ( furto di pecore ), insieme al fratello maggiore. Rimasta vedova dopo un solo anno di matrimonio, nel 1861, l'anno successivo conobbe un certo Francesco Guerra, ex soldato borbonico e renitente alla leva imposta dal nuovo Stato Sabaudo, il quale invece si diede alla macchia aggregandosi alla banda del brigante Rafaniello fino a diventarne poi il capo, a fine 1861, questo alla morte di costui ( forse divennero anche marito e moglie nel 1863, ma nulla risulta agli atti ecclesiastici, però nei verbali del processo e dell'interrogatorio, avvenuto l'11 maggio 1865, di Domenico Compagnone, un altro membro della banda, è scritto che lo stesso parli della donna definendola Michelina Guerra, cioè con il cognome del presunto marito, passata cioè dal ruolo di "Druda", come venivano chiamate le compagne dei briganti, ma il termine significherebbe invece "amica fedele", a quello di consorte; ricordiamoci poi che si era in un periodo di vera e propria "guerra civile", passato alla storia come il "Decennio del Brigantaggio nel Sud Italia", 1861-1870 ). La sua avventura, insieme a quella del marito, finì nel 1868 quando il generale Emilio Pallavicini di Priola, con pieni poteri a lui conferiti di usare il "pugno di ferro" nelle misure repressive, si dice che invece usasse dare ricompense per le spiate e le delazioni, con il risultato che proprio una spia fece cadere Michelina Di Cesare e Francesco Guerra in un agguato. Notevole poi è il fatto che la stessa Michela usò una recente invenzione, la macchina fotografica, come arma di propaganda ideologica, facendosi ritrarre in costume tradizionale da "Ciociara", armata di pistola ed appoggiata ad un fucile a tromba, arma simbolo del Brigantaggio :
Ma la popolazione del "Regno delle Due Sicilie", sotto il regno di Ferdinando II° di Borbone, Re illuminato che si dedicò, a differenza dei suoi avi, direttamente al governo del Regno, tanto da offuscare i suoi stessi ministri ( anche se fu poi coinvolto in moti repressivi, fu anche chiamato "Re Bomba" perché consentì il bombardamento di Messina del 5 settembre 1848 ), già godeva di molti vantaggi, compreso una forma di previdenza pensionistica e non era prevista la leva militare obbligatoria. Si sa con certezza che Ferdinando II° cercò di privilegiare i ceti popolari, in antitesi con gli interessi dei proprietari terrieri, eredi del feudalesimo. Il Regno delle Due Sicilie poi aveva la propria banca, il "Banco di Napoli", in florida situazione finanziaria. Re Ferdinando II°, proseguendo la politica dirigistica, realizzò industrie, strutture, strade, porti, la prima ferrovia d'Italia, nel 1839, la Napoli-Portici, sviluppò commerci e istituti sociali, ma morì prematuramente a nemmeno 50 anni. Mentre la stessa cosa non si può dire del Regno Sabaudo, nè delle condizioni della popolazione del Sud postuma all'Unità d'Italia del 1861( a tale scopo informativo suggerirei di andare a : http://cronologia.leonardo.it/storia/a1864f.htm, poi http://cronologia.leonardo.it/storia/a1861h.htm ed anche http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/garibal5.htm ). Nel 1860 la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri Stati della penisola, era in fin dei conti la seguente ( tutto questo data la sua ricchezza ed il numero dei suoi abitanti, calcolati in circa 10 milioni a fine regno, tutto questo ci è stato tramandato da una figura di storico autorevole, cioè Francesco Saverio Nitti, nel 1900; ma anche Giustino Fortunato ne fece un quadro positivo, specialmente riguardo al conio di monete d'argento, calcolato in 424 milioni su un totale di 443,30 milioni, cioè al momento dell'introduzione della "Lira" ): 1) Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati; 2) I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e, nel loro insieme, superavano i beni, della stessa natura, posseduti dagli altri Stati; 3) Il debito pubblico, molto tenue, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana; 4) Il numero degli impiegati, calcolando questo dato sulla base delle pensioni nel 1860, era della metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna; 5) La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme. (F. S. Nitti, Nord e Sud, 1900 ).
Prima di passare ai brani del nostro bravo Eugenio Bennato, voglio ricordare brevemente un'altra vittima, questa volta innocente, della repressione, d'età ancora minore, Angelina Romano, fucilata a Castellammare del Golfo in località Falconiera il 3 gennaio 1862, a soli 9 anni, per essersi messa a piangere alla vista dell'esecuzione del Parroco e di alcuni poveri contadini del posto, vecchi compresi :