di FBASS [user #22255] - pubblicato il 29 luglio 2013 ore 23:08
Agli inizi del mio personale approccio con una normale chitarra a sei corde, cioè nell' ormai tanto lontano anno 1966, ne incominciai lo studio con una chitarra allora fra le più economiche, uno EKO Fiesta in laminato, attaccacorde a trapezio e ponte appoggiato, corde in metallo e che noi tutti allora credevamo appartenesse alla tipologia della "Chitarra Spagola", ma era uno strumento a manico stretto e con tastiera più simile ad una elettrica, tutte caratteristiche molto diverse da quelle che, come poi apprendemmo in seguito, dovesse invece avere la vera chitarra classica, con tastiera larga e piatta e con corde in Nylon. Per amplificarla usavo una vecchia capsula microfonica rotonda della Geloso, del tipo piezoelettrica, che riuscii a sistemare all'interno della buca, fissandola allo zoccolo interno del manico e facendone uscire il cavo fisso in dotazione dalla stessa buca ( che poi apprendemmo chiamarsi "Rosa") e come amplicatore usavo l'ingresso fono della radio di casa, una Philips modello "L'Alfiere" che ancora posseggo e che ho anche tenuto in efficienza ( ma di fischi ed inneschi larsen non se ne perdeva uno, pazienza, era quello che allora mi potevo permettere ).
Con il tempo, dopo l'uso a fine anni 60s esclusivo delle elettriche, prima Hollywood Meazzi modello Franco Cerri, poi Framus ed infine Hofner modello 169 ( la prima chitarra elettrica Fender fu una Esquire pre-CBS del 1963, color Arctic White e tastiera rosewood, comperata usata nel 1974, compreso la permuta di una VOX Mark VI Made in Italy by EKO più lire 40mila in aggiunta, mentre il primo basso Fender fu un Mustang Competition Blue, comperato usato a lire 90mila a fine 1970, ancora rimpianto ma sostituito, ad inizio 1971, dal Fender Precision, basso che ancora possego ed è quello che oggi uso di più ), decisi di passare allo studio serio della chitarra classica. A fine 1980 mi comperai una Di Giorgio Signorina 16, anche su consiglio del mio maestro che era l'allievo preferito del compianto e grande Mario Gangi ( ho ancora la stessa chitarra che è del 1978, più i volumi 1° e 2° di Mario Gangi, più le prime e seconde lezioni di Sagreras, oltre al Carulli e molti spartiti, sia di Tarrega che dei classici quali Jeux Interdits ecc.ecc.), eccola.
In tempi molto più recenti, volendo eseguire alcuni brani del mio chitarrista di flamenco preferito, Ottmar Liebert, ho comperato una Takamine modello EG 124 C, classica amplificata ad una spalla mancante, poi l'usata ( ma che era già stata in mio possesso anni prima ) Washburn modello SBC 20 N ( SBC sta per Solid Body Classic, amplificata Barcus Berry, e quì nulla da eccepire anche se non è dotata di preamplificatore come lo era invece la Washburn Monterey, però è equilibratissima e mi piace anche molto, anche se il manico è molto più vicino a quello di un'elettrica che ad una classica canonica, cosa invece riscontrabile nella Takamine ). Ma un vantaggio nella Washburn c'è, non va in larsen ed è molto utilizzabile in pubblico, forse per me e non solo più della classica Takamine ( che comunque mi tengo perchè mi piace ), poi ho sempre la Di Giorgio 16 di riserva. Ecco il vero motivo dell'amplificabilità senza fischi, rumori e.. fiaschi della Solid Body Classic. A seguire Samba Pa Ti in classic by Ottmar Liebert, poi Paco de Lucia ed una bellissima Filomena Moretti in 2 brani classici conosciutissimi: