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| Scar Speck
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di Glen [user #183] - pubblicato il 19 aprile 2005 ore 02:58
Una roba che ho scritto 23 anni fa ;-)----Data astrale 5 Maggio 10.342.678. Dario di brodo dell'astronave
"ENTERPLEASE" del comandante, nostromo, cuoco, e unico membro
dell'equipaggio Giacomo Chirchi, in rotta verso l'infinito in cerca di una
bella e serena vita tra le stelle, e perchè no, anche di un'avventura
sessuale senza inibizioni cosmiche.Un martinello atomico stava sgrufulando nel mio inceneritore a raggi Phù nel
tentativo di incenerire il mio variopinto cassetto porta-cilindri Gunnar
appena tinto di cluer, quando mi squilla il citifono e una luisa
(bomba-messaggio) rimbomba nella cabina portandomi le ultime notizie
dell'universo conosciuto, era la mia bio-diagnosi quotidiana. Stavo bene,
bene!
Mi ero svegliato da cinque minuti e la solita maledetta erezione mattutina
mi stava ancora tormentando, quando finalente il martinello smise di
sgrufolare e andò a fare i suoi bisogni dentro uno spazza-detriti cartoide a
rifrazione diretta a raggi cubitali.
L'astronave sembrava a posto. Consultai il computer di brodo:
- Olà, Gino, come va oggi? - Gli chiesi tenendo gli occhi fissi sullo
schermo.
- Come vuoi che vada? Essendo Io una macchina perfetta e incredibilmente
in grado di fare ogniqualsiasi cosa, la nave è sicuramente a posto
- Bene, quanto ho dormito? - chiesi trattenendo a stento la mia stizza.
Gino mi faceva venire dei nervi...
- Comandante, hai dormito sette ore e cinquanta minuti.
- Ma no, pirla, dammi il tempo oggettivo. - (Si sa no, che viaggiando
più veloci della luce il tempo si dilata ecc., ecc...)
- 76 anni, 3 mesi, 1 settimana, 3 giorni, 7 ore, cinquanta minuti, 34
secondi.
- Bene, adesso sono sicuro che quando tornerò sulla Terra non mi sarà
rimasto nessun nemico e nessun amico.
- Bè, gli spaziali...
- Che vadano a farsi fottere gli spaziali. Bella gente di merda! Appena
fai amicizia con uno di loro, quello parte e quando torna dalla missione te
lo ritrovi con venti o trent'anni in più, oppure più giovane, sposato con
otto figli verdastri che al posto di parlare con la bocca battono le
palpebre in alfabeto Morse, con le mogli arturiane con una tetta sola sulla
schiena e con i piedi al posto delle mani. E quelli ridono felici e ti
prendono per il culo perchè non hai una famiglia. E no, io con gli spaziali
non voglio averci più niente a che fare!
- Ma guarda che anche tu sei uno spaziale...
- Sì, sono uno spaziale, ma sono l'eccezione che conferma la regola. Io
mi faccio i fatti miei, e non vado certo ad impegolarmi con una rigeliana
con le tette a mandorla, o con una centauriana senza capelli e con un dente
solo. Ma passiamo al lavoro, quanto manca all'arrivo?
- 1150 anni circa.
- Ma no, pirla, dammi tempo soggettivo, il tempo di brodo. Se devo
lavorare, devo pianificare la mia esistenza in tempo soggettivo, il tempo
reale non mi interessa. Chissà se esisterà la Terra quando tornerò a casa...
- Questo non te lo posso dire. Non sono stato programmato per questo
tipo di previsioni. E poi, anche se lo sapessi non te lo direi. Sarebbe
troppo deprimente per te sapere che quando torni non troverai più niente,
manco gli spaziali. Comunque per quanto riguarda l'arrivo, mancano ancora
due anni di tempo di brodo. Sinceramente però sono convinto che la terra non
ci sarà più al tuo ritorno.
- Guarda che io non ho chiesto il tuo parere!
- Però lo volevi sapere.
- Può darsi ma non te l'ho chiesto.
- Certo, ma il tuo inconscio.. .
- Ginooo!" - urlai incazzato.
- Sì? - rispose il compiuter con finta innocenza.
- SPEGNITI!
Gino si zittì di colpo e finalmente mi sentii più rilassato. passai a
controllare la nave personalmente. Una passeggiata mi avrebbe fatto bene.
Il pistolatore a idrogeno compresso segnalava una forte attività sessuale in
sala comando, proprio dove ero io. Mi guardai intorno chiedendomi da dove
potesse provenire quel dato insolito e mi accorsi che mi stavo masturbando.
Quando il mio sfogo ebbe raggiunto il suo limite naturale un raccatta-semi
psionico a sonar genitale intervenne con prontezza a pulire ciò che avevo
inseminato. Mi ricomposi e continuai la mia ispezione.
In sala motori mi venne incontro un robot di colore tutto sporco di grasso.
- Badrone, guì è duddo a bosdo - Mi disse.
- Cos'hai Balboa, il raffreddore?
- No badrone, di dimendighi ghe sono un robò negro?
- Non fare il pirla e parla come un robot bianco! Dio se continua così
impazzirò qui dentro!
- Vabbè, parlerò come un robot bianco, ma sarò costretto a fare
rapporto.
- E a chi? Rottame!
- A lei.
- Oh cacchio, e fammelo 'sto rapporto così sarai contento!
- Lo vuole scritto o orale?
- Fammelo scritto e attento a non fare errori, se no ti disattivo, ti
smonto, e ti mando in una fabbrica di tonno in scatola!
Tornai nella sala di controllo e mi sedetti sulla poltroncina di comando.
- Computer, - esclamai - Dove sono le mie pantofole?
- Capo, ci sei sopra. - Guardai, ce le avevo ai piedi.
- Scusa Gino, sono un po' distratto oggi.
- E' perchè continui a masturbarti. Ormai lo fai meccanicamente, non te
ne accorgi nemmeno.
- Ma cosa dici? stavo solo controllando le mie funzioni seminali.
- Caro comandante Chirchi, tu hai bisogno di una donna!
- Ma che bella scoperta! Certo che ho bisogno di una donna. Sono qui,
solo come un verme, e ci devo stare per altri 1150 anni! Continuerò a
masturbarmi, cosa devo farci?
- Forse una soluzione ci sarebbe...
- Gino, se è un'altra delle tue stronzate, ti smonto e ti trasformo in
un phon industriale a induzione catalittica contro l'inquinamento!
- No, stammi a sentire. Nella stiva c'è una riserva di proteine
surgelate per i casi di emergenza. Nell'archivio universale non c'è nessuna
informazione su questa riserva, e sono convinto che si tratti di cellule
umane per i casi di clonazione per emergenze come questa, sicuramente
cellule femminili. Ora, visto che è proprio un'emergenza, perchè stai
usurando i tuoi organi riproduttivi, direi di provare ad effettuare una
clonazione servendoci del tuo seme e di un'ovaia artificiale. Mettiamo tutto
nel mixer dell'utero artificiale nucleare, agitiamo ben bene, e poi vediamo
cosa ne viene fuori.
- Sarebbe fantastico, grande, mettiti al lavoro - Dissi già eccitato.
- Ci vorrà un po' di tempo. - Disse Gino
- Facciamo così, io mi iberno per una ventina d'anni, così appena mi
sveglio vedo il prodotto pronto per essere messo sul mercato!
- Lo vuoi vendere? E a chi?
- Ma no, pirla, è un modo di dire! Ma datti da fare adesso che io
comincio a sdraiarmi, leggere qualcosa di noioso, e farmi un bel pisolino
per una ventina d'anni.
Mi recai nella cuccetta di ibernazione. Nella capsula c'era scritto il mio
nome. "Che scemi!" pensai, era l'unica capsula di ibernazione e quelli ci
scrivono il mio nome come se facessi fatica a riconoscerla. Dio, ma dove
sono capitato!
Mi addormentai fantasticando sulla mia futura compagna, e vent'anni dopo mi
svegliai con un irrigidimento bestiale del mio organo riproduttivo. Era
tanto rigido che pensai che fosse ancora congelato.
Mentre la Nestlètronic, mi iniettava la colazione direttamente nelle vene,
chiamai Gino.
- Gino!
Il computer si accese e sentii la sua fastidiosissima voce: - Eccomi
Comandante.
- Come va - gli chiesi.
- Bene, e tu?
- Ma no, pirla, come va il prodotto, la ragazza? - Chiesi alzandomi
dalla capsula massaggiandomi la schiena.
- Il prodotto è pronto -, disse Gino, - Se vai in camera da stiro, è là
che ti aspetta.
Corsi verso la camera, nel corridoio calpestai qualcosa di mobido che urlò:
- Porcatroia
Era il martinello che stava leccando un bullone del pavimento.
In camera da stiro c'era una puzza infernale, la stanza era piena di
sinto-fieno e in un angolo stava il prodotto degli sforzi di Gino.
- Una vacca! - urlai, - Ginoooo, mi hai fatto una vacca! Che cosa me ne
faccio di una mucca! Io voglio una donna, voglio scopare!
- Ma capo...
- Gino, dimmi che è uno scherzo. Dimmi che sono ancora ibernato e che
sto avendo un incubo!
- No comandante, c'è stato un errore nel prelievo delle cellule...
- Ma questa è una mucca!
- Certo Giacomo, so riconoscere una mucca.
- Ma tu mi avevi promesso una femmina, non una mucca!
- Bè, è una mucca, mica un toro!
- Non me ne faccio niente di una mucca, voglio una ragazza, umana!
- Si, ti capisco, ma vedi, la clonazione è una cosa complicata, sono
dovuto andare per tentativi, col casino che c'è in magazzino...
- Ah, ma allora c'è un secondo tentativo?
- Si, nella sala riunioni, ma...
Corsi immediatamente nella sala riunioni domandandomi perchè la chiamavamo
così visto che c'era solo una sedia e un tavolino.
Nel corridoio che portava alla sala pestai nuovamente qualcosa di morbido.
Esclamai "Porcatroia!" e diedi un calcio al martinello che come sempre mi
stava tra i piedi e che in quel momento stava mangiando il bullone di prima.
Nella sala riunioni trovai un cucciolo di Sanbernardo che stava
scodinzolando davanti a un robot thailandese che costruiva un albero origami
con della carta igenica.
- Ginooooooooooo!!!!!!!!!! - Urlai furioso, sbavando e imprecando contro
quel maledetto computer.
- Eccomi! - Disse il computer apparendo sul monitor del terminale di
quella stanza.
- Dammi una spiegazione soddisfacente, altrimenti ti faccio diventare un
vibromassaggiatore digitale. Sono stufo di farmi prendere per i fondelli da
uno stronzo di computer!
- Calmati capo, c'è stato anche un terzo tentativo, e finalmente...
- Dov'è?
- In camera da letto.
Mi lanciai con un urlo nel corridoio. Il martinello mi vide e scappò via
prima di essere travolto dai miei piedi.
Quando arrivai in camera da letto trovai la porta chiusa. Bussai
freneticamente e alla fine una favolosa creatura umana di sesso decisamente
femminile e completamente nuda, mi aprì la porta.
In quel momento persi la cognizione di tutto quello che mi stava intorno, ma
capii una cosa importantissima: che un racconto con un bel finale è molto
meglio di una sega!.G
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Una roba che ho scritto 23 anni fa ;-) ---- Data astrale 5 Maggio 10.342.678. Dario di brodo dell'astronave
"ENTERPLEASE" del comandante, nostromo, cuoco, e unico membro
dell'equipaggio Giacomo Chirchi, in rotta verso l'infinito in cerca di una
bella e serena vita tra le stelle, e perchè no, anche di un'avventura
sessuale senza inibizioni cosmiche. Un martinello atomico stava sgrufulando nel mio inceneritore a raggi Phù nel
tentativo di incenerire il mio variopinto cassetto porta-cilindri Gunnar
appena tinto di cluer, quando mi squilla il citifono e una luisa
(bomba-messaggio) rimbomba nella cabina portandomi le ultime notizie
dell'universo conosciuto, era la mia bio-diagnosi quotidiana. Stavo bene,
bene!
Mi ero svegliato da cinque minuti e la solita maledetta erezione mattutina
mi stava ancora tormentando, quando finalente il martinello smise di
sgrufolare e andò a fare i suoi bisogni dentro uno spazza-detriti cartoide a
rifrazione diretta a raggi cubitali.
L'astronave sembrava a posto. Consultai il computer di brodo:
- Olà, Gino, come va oggi? - Gli chiesi tenendo gli occhi fissi sullo
schermo.
- Come vuoi che vada? Essendo Io una macchina perfetta e incredibilmente
in grado di fare ogniqualsiasi cosa, la nave è sicuramente a posto
- Bene, quanto ho dormito? - chiesi trattenendo a stento la mia stizza.
Gino mi faceva venire dei nervi...
- Comandante, hai dormito sette ore e cinquanta minuti.
- Ma no, pirla, dammi il tempo oggettivo. - (Si sa no, che viaggiando
più veloci della luce il tempo si dilata ecc., ecc...)
- 76 anni, 3 mesi, 1 settimana, 3 giorni, 7 ore, cinquanta minuti, 34
secondi.
- Bene, adesso sono sicuro che quando tornerò sulla Terra non mi sarà
rimasto nessun nemico e nessun amico.
- Bè, gli spaziali...
- Che vadano a farsi fottere gli spaziali. Bella gente di merda! Appena
fai amicizia con uno di loro, quello parte e quando torna dalla missione te
lo ritrovi con venti o trent'anni in più, oppure più giovane, sposato con
otto figli verdastri che al posto di parlare con la bocca battono le
palpebre in alfabeto Morse, con le mogli arturiane con una tetta sola sulla
schiena e con i piedi al posto delle mani. E quelli ridono felici e ti
prendono per il culo perchè non hai una famiglia. E no, io con gli spaziali
non voglio averci più niente a che fare!
- Ma guarda che anche tu sei uno spaziale...
- Sì, sono uno spaziale, ma sono l'eccezione che conferma la regola. Io
mi faccio i fatti miei, e non vado certo ad impegolarmi con una rigeliana
con le tette a mandorla, o con una centauriana senza capelli e con un dente
solo. Ma passiamo al lavoro, quanto manca all'arrivo?
- 1150 anni circa.
- Ma no, pirla, dammi tempo soggettivo, il tempo di brodo. Se devo
lavorare, devo pianificare la mia esistenza in tempo soggettivo, il tempo
reale non mi interessa. Chissà se esisterà la Terra quando tornerò a casa...
- Questo non te lo posso dire. Non sono stato programmato per questo
tipo di previsioni. E poi, anche se lo sapessi non te lo direi. Sarebbe
troppo deprimente per te sapere che quando torni non troverai più niente,
manco gli spaziali. Comunque per quanto riguarda l'arrivo, mancano ancora
due anni di tempo di brodo. Sinceramente però sono convinto che la terra non
ci sarà più al tuo ritorno.
- Guarda che io non ho chiesto il tuo parere!
- Però lo volevi sapere.
- Può darsi ma non te l'ho chiesto.
- Certo, ma il tuo inconscio.. .
- Ginooo!" - urlai incazzato.
- Sì? - rispose il compiuter con finta innocenza.
- SPEGNITI!
Gino si zittì di colpo e finalmente mi sentii più rilassato. passai a
controllare la nave personalmente. Una passeggiata mi avrebbe fatto bene.
Il pistolatore a idrogeno compresso segnalava una forte attività sessuale in
sala comando, proprio dove ero io. Mi guardai intorno chiedendomi da dove
potesse provenire quel dato insolito e mi accorsi che mi stavo masturbando.
Quando il mio sfogo ebbe raggiunto il suo limite naturale un raccatta-semi
psionico a sonar genitale intervenne con prontezza a pulire ciò che avevo
inseminato. Mi ricomposi e continuai la mia ispezione.
In sala motori mi venne incontro un robot di colore tutto sporco di grasso.
- Badrone, guì è duddo a bosdo - Mi disse.
- Cos'hai Balboa, il raffreddore?
- No badrone, di dimendighi ghe sono un robò negro?
- Non fare il pirla e parla come un robot bianco! Dio se continua così
impazzirò qui dentro!
- Vabbè, parlerò come un robot bianco, ma sarò costretto a fare
rapporto.
- E a chi? Rottame!
- A lei.
- Oh cacchio, e fammelo 'sto rapporto così sarai contento!
- Lo vuole scritto o orale?
- Fammelo scritto e attento a non fare errori, se no ti disattivo, ti
smonto, e ti mando in una fabbrica di tonno in scatola!
Tornai nella sala di controllo e mi sedetti sulla poltroncina di comando.
- Computer, - esclamai - Dove sono le mie pantofole?
- Capo, ci sei sopra. - Guardai, ce le avevo ai piedi.
- Scusa Gino, sono un po' distratto oggi.
- E' perchè continui a masturbarti. Ormai lo fai meccanicamente, non te
ne accorgi nemmeno.
- Ma cosa dici? stavo solo controllando le mie funzioni seminali.
- Caro comandante Chirchi, tu hai bisogno di una donna!
- Ma che bella scoperta! Certo che ho bisogno di una donna. Sono qui,
solo come un verme, e ci devo stare per altri 1150 anni! Continuerò a
masturbarmi, cosa devo farci?
- Forse una soluzione ci sarebbe...
- Gino, se è un'altra delle tue stronzate, ti smonto e ti trasformo in
un phon industriale a induzione catalittica contro l'inquinamento!
- No, stammi a sentire. Nella stiva c'è una riserva di proteine
surgelate per i casi di emergenza. Nell'archivio universale non c'è nessuna
informazione su questa riserva, e sono convinto che si tratti di cellule
umane per i casi di clonazione per emergenze come questa, sicuramente
cellule femminili. Ora, visto che è proprio un'emergenza, perchè stai
usurando i tuoi organi riproduttivi, direi di provare ad effettuare una
clonazione servendoci del tuo seme e di un'ovaia artificiale. Mettiamo tutto
nel mixer dell'utero artificiale nucleare, agitiamo ben bene, e poi vediamo
cosa ne viene fuori.
- Sarebbe fantastico, grande, mettiti al lavoro - Dissi già eccitato.
- Ci vorrà un po' di tempo. - Disse Gino
- Facciamo così, io mi iberno per una ventina d'anni, così appena mi
sveglio vedo il prodotto pronto per essere messo sul mercato!
- Lo vuoi vendere? E a chi?
- Ma no, pirla, è un modo di dire! Ma datti da fare adesso che io
comincio a sdraiarmi, leggere qualcosa di noioso, e farmi un bel pisolino
per una ventina d'anni.
Mi recai nella cuccetta di ibernazione. Nella capsula c'era scritto il mio
nome. "Che scemi!" pensai, era l'unica capsula di ibernazione e quelli ci
scrivono il mio nome come se facessi fatica a riconoscerla. Dio, ma dove
sono capitato!
Mi addormentai fantasticando sulla mia futura compagna, e vent'anni dopo mi
svegliai con un irrigidimento bestiale del mio organo riproduttivo. Era
tanto rigido che pensai che fosse ancora congelato.
Mentre la Nestlètronic, mi iniettava la colazione direttamente nelle vene,
chiamai Gino.
- Gino!
Il computer si accese e sentii la sua fastidiosissima voce: - Eccomi
Comandante.
- Come va - gli chiesi.
- Bene, e tu?
- Ma no, pirla, come va il prodotto, la ragazza? - Chiesi alzandomi
dalla capsula massaggiandomi la schiena.
- Il prodotto è pronto -, disse Gino, - Se vai in camera da stiro, è là
che ti aspetta.
Corsi verso la camera, nel corridoio calpestai qualcosa di mobido che urlò:
- Porcatroia
Era il martinello che stava leccando un bullone del pavimento.
In camera da stiro c'era una puzza infernale, la stanza era piena di
sinto-fieno e in un angolo stava il prodotto degli sforzi di Gino.
- Una vacca! - urlai, - Ginoooo, mi hai fatto una vacca! Che cosa me ne
faccio di una mucca! Io voglio una donna, voglio scopare!
- Ma capo...
- Gino, dimmi che è uno scherzo. Dimmi che sono ancora ibernato e che
sto avendo un incubo!
- No comandante, c'è stato un errore nel prelievo delle cellule...
- Ma questa è una mucca!
- Certo Giacomo, so riconoscere una mucca.
- Ma tu mi avevi promesso una femmina, non una mucca!
- Bè, è una mucca, mica un toro!
- Non me ne faccio niente di una mucca, voglio una ragazza, umana!
- Si, ti capisco, ma vedi, la clonazione è una cosa complicata, sono
dovuto andare per tentativi, col casino che c'è in magazzino...
- Ah, ma allora c'è un secondo tentativo?
- Si, nella sala riunioni, ma...
Corsi immediatamente nella sala riunioni domandandomi perchè la chiamavamo
così visto che c'era solo una sedia e un tavolino.
Nel corridoio che portava alla sala pestai nuovamente qualcosa di morbido.
Esclamai "Porcatroia!" e diedi un calcio al martinello che come sempre mi
stava tra i piedi e che in quel momento stava mangiando il bullone di prima.
Nella sala riunioni trovai un cucciolo di Sanbernardo che stava
scodinzolando davanti a un robot thailandese che costruiva un albero origami
con della carta igenica.
- Ginooooooooooo!!!!!!!!!! - Urlai furioso, sbavando e imprecando contro
quel maledetto computer.
- Eccomi! - Disse il computer apparendo sul monitor del terminale di
quella stanza.
- Dammi una spiegazione soddisfacente, altrimenti ti faccio diventare un
vibromassaggiatore digitale. Sono stufo di farmi prendere per i fondelli da
uno stronzo di computer!
- Calmati capo, c'è stato anche un terzo tentativo, e finalmente...
- Dov'è?
- In camera da letto.
Mi lanciai con un urlo nel corridoio. Il martinello mi vide e scappò via
prima di essere travolto dai miei piedi.
Quando arrivai in camera da letto trovai la porta chiusa. Bussai
freneticamente e alla fine una favolosa creatura umana di sesso decisamente
femminile e completamente nuda, mi aprì la porta.
In quel momento persi la cognizione di tutto quello che mi stava intorno, ma
capii una cosa importantissima: che un racconto con un bel finale è molto
meglio di una sega! .G |
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