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La musica del vicino è ancora più verde
La musica del vicino è ancora più verde

di LaPudva [user #33493] - pubblicato il 21 giugno 2013 ore 07:00
Nel settembre scorso abbiamo fatto alcune amare riflessioni sulla scarsa considerazione che la musica riceve dalle istituzioni (e non solo) nel nostro Paese, commentando la notizia della votazione appena tenutasi in Svizzera per un decreto federale sulla promozione della formazione musicale dei giovani finalizzato a renderla un dovere costituzionale.
Nel settembre scorso abbiamo fatto alcune amare riflessioni sulla scarsa considerazione che la musica riceve dalle istituzioni (e non solo) nel nostro Paese, commentando la notizia della votazione appena tenutasi in Svizzera per un decreto federale sulla promozione della formazione musicale dei giovani finalizzato a renderla un dovere costituzionale. Se l’esempio svizzero ci aveva fatto sentire "piccoli", forse le recenti news che giungono dall’Inghilterra dovrebbero farci tornare a riflettere.

L’Arts Council England, agenzia nazionale per lo sviluppo delle arti che distribuisce fondi provenienti dal governo e dalla lotteria nazionale, con la collaborazione di PRS for Music Foundation, ha istituito il Momentum Music Fund, un fondo finalizzato ad agevolare artisti e band emergenti. Il fondo ammonta a 500.000 sterline (circa 584.000€) e nell’arco di due anni verrà erogato in contributi che potranno variare da 5000 a 15000 sterline, a seconda dei casi, per aiutare dai 50 ai 75 artisti e/o gruppi a concretizzare in vario modo le proprie ambizioni con la registrazione, la composizione, le performance e i tour. Il denaro è destinato anche all'acquisto di nuova strumentazione e all'ampliamento di tour già programmati. Soltanto artisti o band il cui impegno e i cui progetti siano comprovati potranno usufruire della sovvenzione. Anche manager, responsabili di etichette discografiche e di società di edizioni potranno inoltrare la richiesta per i propri artisti, purché in grado di fornire le credenziali adatte allo stanziamento dei fondi.
Vanessa Reed, direttore esecutivo di PRS for Music Foundation, ha affermato “Momentum è un momento di svolta per la musica in Inghilterra, dove adesso per gli artisti talentuosi è più difficile avere finanziamenti rispetto a molte altre parti del mondo”.
Anticipando le riflessioni (più che lecite) sul fatto che le urgenze nel nostro Paese sono altre rispetto a quelle del Regno Unito e partendo dall’ovvio presupposto che la diversa organizzazione dei due Paesi è frutto di un differente percorso storico e culturale, ma volendo comunque considerare il mare in cui naviga la musica italiana (che per molti è lavoro e non un passatempo), non sarebbe fuori luogo una riflessione.


In tempi di crisi e in risposta a logiche di mercato non sempre condivisibili, iniziative come quella del modello inglese o addirittura l’intervento privato attraverso formule vicine alla sponsorizzazione e al mecenatismo potrebbero mai diventare una strada percorribile per incentivare e promuovere la musica nel nostro Paese? Queste pratiche vengono già attuate per finanziare manifestazioni e progetti di vario tipo, ma ben più raramente per sostenere progetti di singoli artisti.

La questione è decisamente articolata e coinvolge una quantità di aspetti di diversa natura, dalla concezione stessa della musica e il ruolo che essa riveste culturalmente fino al regime fiscale vigente nel nostro Paese, ma cercando di immaginare possibili scenari futuri, quali ricadute avrebbe sulla musica un’apertura di questo tipo? In quali modi delle eventuali "partnership di investimento" pubbliche e private potrebbero dare spazio ad artisti lasciati fuori dalle impietose dinamiche del mercato discografico? L’artista sarebbe più o meno soggetto a restrizioni estranee al fatto artistico?

In un momento storico in cui gli artisti non esitano a ricorrere alle raccolte-fondi fai-da-te con Music Raiser (piattaforma di crowdfunding musicale attiva da qualche mese attraverso la quale una band chiede ai propri fans di finanziare, appunto, un progetto), non pare più così insensato pensare ad altre forme di sponsorizzazione.

In un'ottica di innovazione, perché non prendere spunto da Paesi in cui, per esempio, l’intervento privato viene applaudito come uno sviluppo e non disdegnato come un ripiego poco dignitoso per l’artista?

The times they are a-changin'... Forse dovrebbero cambiare anche le cose.

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Link utili
La musica del vicino è sempre più verde
PRS for music foundation
Music Raiser
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o no?
di yasodanandana [user #699]
commento del 21/06/2013 ore 07:31:07
===iniziative come quella del modello inglese o addirittura l’intervento privato attraverso formule vicine alla sponsorizzazione e al mecenatismo potrebbero mai diventare una strada percorribile per incentivare e promuovere la musica nel nostro Paese?====
mi ricordo, qualche anno fa, di operazioni del genere messe in atto da alcuni paesi scandinavi.. il risultato fu che abbastanza rapidamente alcuni progetti musicali di tali paesi salirono alla ribalta mondiale con ovvie ricadute economiche per i paesi stessi…

===In quali modi delle eventuali "partnership di investimento" pubbliche e private potrebbero dare spazio ad artisti lasciati fuori dalle impietose dinamiche del mercato discografico?===
una cosa che mi viene in mente e' che il "prodotto" italiano, da molto tempo, fa fatica a trovare mercati nei quali potrebbe adeguatamente decollare, perché' le multinazionali ti promuovono oltre confine solo se, a casa, fai delle vendite che per l'Italia sono, da un bel pezzo, stratosfera tipo: "se vendi trecentomila copie esci pure in germania".. e cio' succede anche se il tale "prodotto" e' qualcosa che si puo' facilmente arguire che, sebbene in italia non funzioni, fuori puo' quasi sicuramente fare il botto.
Ecco.. sia che si tratti di distribuzione di supporti fisici, che di vendite virtuali, il miglior servizio che si puo' fare alla musica italiana e' quello di darle rilevanza internazionale già' a livello di esordio .... chi nasce nel nostro ambiente nazionale deve, da subito, essere messo in grado di misurarsi con chi, invece, esordisce in USA, Inghilterra, Germania o anche Sud America, Cina, India ecc. ecc.

===L’artista sarebbe più o meno soggetto a restrizioni estranee al fatto artistico?====
se ho capito bene il quesito e si rispetta il secondo punto del mio intervento direi che e' possibile che possa anche non succedere. Nel senso che se da subito si cerca la visibilità' internazionale, non e' detto che i progetti da promuovere siano i giovanotti telepop stile Maria de Filippi.. Cio' che di italiano "va" all'estero, al momento e', che so, un certo heavy metal, del punk hardcore, techno, elettronica sperimentale, gruppi vocali, certi progetti jazz, performers di musica classica, cantanti lirico/pop alla Bocelli, musica di contaminazione etnica e altro che in Italia non e' certo "mainstream".. Per cui ai promotori di tali iniziative meriterebbe decisamente essere di larghe vedute…

o no?
Rispondi
Nel nostro paese ci sarebbero ...
di zaloral [user #31722]
commento del 21/06/2013 ore 08:24:0
Nel nostro paese ci sarebbero almeno due rischi legati ad iniziative (meravigliose) come queste:

1) Ad ogni raccolta di fondi corrisponde sempre una sparizione di parte dei soldi.
Spesso associazioni di ricerca sul cancro, recupero tossicodipendenti, assistenza a malati, disabili e poveri si sono trovati senza la somma promessa perchè magicamente è sparita.

2) Sarebbe molto facile che il fondo raccolto andrebbe a qualche figlio di politici, industriali e milionari affini che come si sa, hanno la precedenza in tutte le corsie.
Rispondi
Re: Nel nostro paese ci sarebbero ...
di Guycho [user #2802]
commento del 21/06/2013 ore 09:26:55
A malincuore devo darti ragione.

Ricordo lo schifo di quando partecipavo ai vari concorsi tipo Emergenza Rock; una volta sorpresi addirittura l'organizzatore con le mani nel sacco e fui "gentilmente invitato" dallo scagnozzo a stare muto.

Vero che questo pessimismo (realista) è la ganascia che tiene l'italia al chiodo, in ogni ambito. Che fare? Ci vuole molta cautela.

Rispondi
Re: Nel nostro paese ci sarebbero ...
di zaloral [user #31722]
commento del 21/06/2013 ore 19:23:22
Mamma mia che schifo. Non ho parole.
Rispondi
Io sono troppo prolisso per ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 21/06/2013 ore 09:28:26
Io sono troppo prolisso per rispondere adeguadatamente a tutti i quesiti in questo contesto e comunque, visto che non è il mio ambito di pertinenza, sarebbero più che altro opinioni, partorite al momento, perchè in realtà di queste tematiche non mi sono mai interessato.
Mi preme però più che altro fare una piccola considerazione: ma non può semplicemente essere che nell'ambito attuale in cui viviamo, la massificazione dell'arte del suonare (cosa meravigliosa eh) ha spostato l'asticella verso il basso? In più a questo aggiungiamo che veniamo da 50 anni di sperimentazioni e generi che si sono intrecciati più volte tra loro, senza contare il fatto che la musica è stata trasformata in un bene di consumo finalizzato alla lucrazione. In tutto ciò, secondo me, quale che sia la fonte economica utilizzata per finanziare un progetto, serio o meno che sia, il progetto stesso è destinato a diventare un'altra goccia in mezzo al mare. C'è gente che diventa famosa, ma per quanto riesce a restare sulla cresta dell'onda? Se qualcuno ha un'intuizione il giorno dopo ce ne stanno altre 10000 che seguendo quell'esempio riescono ugualmente bene. Ed in effetti quando parliamo di musica e non di strumenti su questo sito, quasi sempre si tratta di gente trapassata o comunque con un carriera stabile da diversi anni. Si deve investire in musica? Si.
Come in Inghilterra? No. Perchè? Perchè con un riforma del sistema scolastico, ed in particolar modo dell'istruzione superiore, forse, e dico forse, dei fondi potrebbero essere utilizzati per una formazione musicale vera in ambito scolastico, giacchè ora come ora questo aspetto è semplicemente legato al grado di scoglionamento che l'insegnante di musica sottovalutato e sottopagato ha o meno raggiunto. Pardon ma per colori politi io rimango ancora un fermente statalista e di finanziamenti a pioggia ne ho visti troppi...
Rispondi
In questo caso preferisco il modello Svizzero a quello Inglese
di scrapgtr [user #12444]
commento del 21/06/2013 ore 12:05:39
Per la Gran Bretagna l'industria musicale "pop" ha rappresentato una risorsa enorme, e dunque è sensato, per loro, intraprendere anche iniziative di quel genere. Noi da questo punto di vista siamo più vicini alla Svizzera: più che promuovere un'industria musicale ci conviene alimentarla con una cultura musicale all'altezza di un paese civile. I miei figli frequentano entrambi una scuola media ad indirizzo musicale. Stanno imparando in fretta a suonare uno strumento (nel loro caso rispettivamente violino e violoncello), a fare musica d'insieme, a suonare in pubblico, ad andare oltre la musica di plastica che viene propinata ai loro coetanei. Loro, e i loro compagni, hanno una marcia in più, che forse deriva anche dal fatto che devono passare del tempo a fare musica invece che a giocare coi videogiochi o guardare la TV. Pochi di loro sceglieranno la musica come professione, ma tutti loro si accosteranno alla musica con maggior curiosità e senso critico, e questo gioverà anche all'industria musicale; qualcuno continuerà a suonare da dilettante, costituirà gruppi, farà in modo di invogliare i propri figli allo studio della musica. La ricaduta culturale, sociale e anche economica, a fronte di un investimento esiguo, è enorme. Leggendo le interviste a chitarristi americani di successo li si sente riferire spesso di essersi avvicinati alla musica a scuola, di aver suonato, magari il clarinetto o il trombone, nella banda della scuola, di avere avuto le prime esperienze di esibizioni in pubblico a scuola: pensate che sia un caso?
Un'altra misura a mio parere doverosa è un intervento che favorisca l'attività musicale dal vivo semplificando gli adempimenti burocratici e fiscali (all'estero non è infrequente che gruppi anche di buon livello si esibiscano in ristoranti e bar, da noi ciò spesso non avviene perché per certe attività sono richieste misure di sicurezza abnormi: qualcuno mi deve spiegare perché dovrebbe essere più facile, in caso di incendio, evacuare un locale dove c'è un maxischermo per la partita piuttosto che uno in cui di esibisce un trio acustico), mettendo a disposizione aree pubbliche "a costo zero" sia per gli utenti che per gli enti pubblici (si pensi ai "palchi aperti" presenti in alcune piazze e parchi in molte città d'Europa), stabilendo degli incentivi per chi promuove l'insegnamento musicale e la musica dal vivo, per le orchestre popolari, per tutte quelle piccole realtà pubbliche e private che esistono in Italia e che lottano per ottenere un minimo di riconoscimento da chi non esita a elargire soldoni agli enti lirici.
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siamo famosi in tutto il ...
di superloco [user #24204]
commento del 21/06/2013 ore 18:04:57
siamo famosi in tutto il mondo per la nostra capacità di rubare

Sicilia, escort e viaggi con i soldi pubblici destinati ai disoccupati

uno dei tanti titoli...... che leggono anche all'estero....
Rispondi
Ci sarebbe un libro da ...
di Bustio [user #24438]
commento del 29/06/2013 ore 11:53:22
Ci sarebbe un libro da scrivere su certi argomenti, ma mi limito solo a dire che siamo nel paese dove i politici (quelli della lega in primis) dicono che con la cultura non si mangia. La cosa bella è che l'Italia con la cultura ha dato tanto da mangiare a mucchi di persone, siamo una specie di museo a cielo aperto e ce ne stiamo dimenticando, anzi peggio...stanno cercando di farcelo dimenticare, forse perchè la cultura ti apre la mente e se le persone restano ignoranti è più conveniente a livello elettorale!
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