di FBASS [user #22255] - pubblicato il 29 aprile 2013 ore 12:33
“Cuando usted sabrá que yo estoy muerto de sílabas extrañas, pronuncia flor, la abeja, la lágrima, el pan, la tormenta. Quién lucha los pueden perder, quién no lucha el ya ha perdido. Cuando yo estoy muerto, ninguno venga a llorar, nunca estaré bajo la tierra, yo soy viento de libertad”
Lungi da me fare un diario "politico", anzi tengo a precisare che dal lontano 1984 ne sono uscito fuori dalla "politica attiva", cioè all'indomani della morte di Enrico Berlinguer, diventando un "democratico apolitico ed aperto a tutte le idee" ( a patto che le stesse fossero buone, pacifiche e nell'assoluto rispetto degli altri e delle altrui opinini ). Ma lui è rimasto un simbolo legato agli anni migliori della nostra esistenza da giovani studenti di quegli anni ormai lontani, cioè di noi "Eterni Ragazzi del 68", e mi stupisco che la sua personalità ed immagine stiano facendo breccia anche nelle nuove generazioni, al di sopra di ogni qualsivoglia colore politico, cioè di ragazzi nati dopo alcuni decenni dalla sua scomparsa. Ernesto Guevara de la Serna, più conosciuto come Ernesto Che Guevara, o più semplicemente come "Il Che" ( io fumo spesso anche i sigari a lui intitolati, anche se la sua immagine è sparita dalle confezioni, sostituita da anonime foglie di tabacco ), nacque a Rosario in Argentina il 14 giugno del 1928. Prima sua impresa fu il "Tour" effettuato con il suo vecchio amico Alberto Granado, un biochimico, prendendo un anno di pausa dagli studi in medicina per intraprendere il viaggio attraverso il Sudamerica, cosa che per anni si erano proposti di fare, partendo quindi dalla città di Alta Gracia a cavallo di una motocicletta Norton Model 18 di 500 cc del 1939, cui Granado aveva dato il soprannome di "La Poderosa II", nell'anno 1951 ed avendo come meta il lebbrosario di San Pablo, in Perù, sulle rive del Rio delle Amazzoni, dove volevano compiere attività di volontariato ( cosa che fu raccontata dal Che in un suo diario "Latinoamericana- Notas de viaje", da cui fu tratto un film nel 2004, intitolato " I diari della motocicletta", io invece ho il suo libro "Ideario" ) .
Si laureò nel 1953 a Buenos Aires in Medicina, però mi limito a citare solo poche altre cose della sua vita avventurosa ( su internet avete voglia di reperire altri particolari della sua breve esistenza ), e cioè "in primis" la data della sua morte, avvenuta a La Higuera in Columbia, il 9 ottobre del 1967, dopo che era stato ferito il giorno prima, l'8 ottobre, nella Quebrada del Yuro, a pochi km dal succitato villaggio di La Higuera ( però, prima di recarsi in Bolivia, era stato in Gongo Belga, allora ancora colonia, e l'ultimo suo discorso fu ad Algeri, il 24 febbraio 1965, ove fece anche l'ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al "Secondo seminario economico sulla solidarietà afro-asiatica", allontanandosi poi da Cuba e scomparendo dalla vita pubblica solo due settimane dopo ). Lui era stato protagonista dell'attacco condotto dalla sua "Squadra Suicida" a Santa Clara.( nel cui mausoleo ora riposano le sue spoglie, recuperate solo nel 1997, irreperibili per un trentennio ), che fu una delle battaglie decisive della rivoluzione, anche se ebbero una maggiore importanza militare poi le altre combattute sulla Sierra Maestra, sulla Guisa e l'intera campagna delle pianure di Cauto. Il dittatore cubano di allora, Batista, dopo essersi accorto che i suoi alti ufficiali, ad esempio il generale Cantillo che aveva avuto un incontro con Castro allo zuccherificio abbandonato "Central America", stavano stipulando separatamente la pace con lo stesso Fidel Castro, fuggì nella Repubblica Dominicana, il 1 gennaio del 1959. Noi avevamo solo 18 anni allora, ma fu un simbolo ed è rimasto sempre in noi il suo motto : " Hasta la victoria siempre. Patria o muerte". Ma una cosa è comunque certa, numerosi sono quelli che hanno visto come padre spirituale del Che, Josè Martì , un cubano nato all'Avana nel 1853 da umili genitori spagnoli trasferitisi a Cuba, che all'età di 17 anni fu esiliato in Spagna per la sua opposizione al regime coloniale e che morì purtroppo in una delle prime battaglie a Rio Cauto cioè la "Battaglia di Dos Ríos", il 19 maggio 1895. "Cultivo la rosa blanca, en junio como en enero, cultivo la rosa blanca, en junio como en enero, para el amigo sincero, que me da su mano franca..." e altrettanto numerosi sono coloro che nel "Che" hanno visto l’incarnazione e la prosecuzione del pensiero e dell’azione dello stesso José Martí : "Hablamos de America. Amamos esta América." In apertura la sua immagine più famosa, la leggendaria foto del "Che" che fu scattata dal fotografo Alberto Díaz Gutiérrez, detto "Korda", con una Leica, all’Avana nel 1960, in occasione della commemorazione delle vittime dell’attentato alla nave "La Coubre" e che io mettevo sempre alle mie spalle in ufficio, anche adesso l'ho nel mio piccolo studio ( all'inizio di questo diario, subito sotto la succitata fotografia, le sue frasi più conosciute, poi l'immagine del "Che" morto ). Passo ai brani a lui dedicati, in special modo quell'Hasta Siempre Comandante Che Guevara" interpretato da Violeta Parra, ma anche da Joan Baez, dai Nomadi e dal gruppo cileno degli "Inti Illimani ", che vi hanno inserito anche alla fine "Guantanamera" ( però vi sono altri brani a lui dedicati, cantati anche da molti altri artisti sudamericani ), quel Sud America, poi, i cui popoli videro inizialmente in lui un liberatore alla stregua di un novello Simon Bolivar, ma che venne ucciso e mutilato delle mani nella scuola del villaggio di La Higuera ( forse per rivelarne le impronte digitali e non si sa con certezza su ordine di chi ) :