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Diario di una storia d'amore

di Beli88 [user #14222] - pubblicato il 21 marzo 2013 ore 13:18
Avrebbe senso scrivere una recensione di uno strumento fin troppo famoso, del quale chiunque ha già letto tutto e il contrario di tutto? No. Avrebbe senso raccontare allora la storia del MIO strumento? Forse. Mettetevi comodi, fate partire un po’ di buona musica e concedetemi qualche minuto della vostra attenzione.
Estate 2007. Caldo torrido, per quanto ricordo. Un secondo che dò una controllata agli annali…. Sì, confermano il caldo torrido dell’estate 2007. Bene, l’incipit climatico della mia storia è salvo.
Dicevo, la mia storia inizia nella torrida estate del 2007. Non ricordo il giorno preciso, ma sono abbastanza sicuro fosse un mercoledì pomeriggio.
Il protagonista di questa storia è un ragazzo di 19 anni (che sarei io), fresco di maturità scientifica, scettico sulla reale utilità di un diploma e con le idee ben confuse per quanto riguarda il futuro, ma questa è un’altra storia, probabilmente ancora più noiosa.
Immaginate un’inquadratura alla Tarantino, che riprende l’interno di un’automobile. Alla guida io, a farmi compagnia due amici di sempre. La strada è quella che va da un noto negozio di strumenti musicali verso casa.
I finestrini aperti offrono un po’ di tregua dal terribile caldo umido della pianura padana. Dall’autoradio escono le note di qualche storico gruppo hard rock, un sottofondo ai discorsi dei tre.
Discorsi spensierati, di chi si è tolto un grosso peso, di chi ha raggiunto un gran traguardo e ora ha come unica preoccupazione quella di recuperare il tempo perso sui libri negli ultimi mesi.
Io però non sto seguendo né la canzone, tantomeno quello che dicono i miei compagni di viaggio. Sono distratto. Il che non è un bene quando si è alla guida, ma per questa volta concedetemelo. Vi starete giustamente domandando perché vi chiedo quest’atto generoso e un po’ irresponsabile. È presto detto: si racchiude tutto nel bagagliaio di quell’auto gialla. Un’elegante custodia nera racchiude e protegge il sogno di tanti chitarristi in erba: una splendida Gibson SG.
È il mio regalo di maturità. E che regalo! Quel tipo di regali che ti fanno ripromettere di comportarti meglio, di aiutare in casa, di portare più rispetto ai tuoi genitori. Insomma, un regalo che ti gonfia di buoni propositi, pronti a sparire dalla tua vita al primo power chord.
Ma andiamo un po’ indietro e vediamo di capire cos’è successo in quel negozio un paio d’ore prima.
Appena entrato cerco di essere più lucido possibile nel comunicare le mie intenzioni: quando sei giovane, ancora alle prime armi, con una Ibanez da 200€ e un amplificatore a transistor in camera, andare a chiedere di provare una Gibson ti mette una discreta soggezione.
Vengo accompagnato di fronte a un combo a transistor, di cui non ricordo nemmeno la marca. Mi porgono chitarra e jack. Le mani tremano, e il mio tentativo di accordare la chitarra ne risente parecchio.
Mi serve qualche minuto per tornare con i piedi per terra, riacquistare un briciolo di capacità d’intendere e volere e riuscire a provare una chitarra così bella, ma così complicata… così donna.
Non me ne vogliano le eventuali lettrici, ma trovo che quest’ultimo paragone sia il più efficace.
È colpo di fulmine.
Mi ritengo una persona molto razionale. Troppo a volte. Ma ci sono dei momenti nelle nostre esistenze in cui la razionalità deve farsi da parte, indipendentemente dal peso che ha nel nostro modo di porci di fronte alle sfide che la vita ci sottopone.
La scelta di una chitarra/compagna è sicuramente una di queste.
Noi chitarristi siamo una razza strana, perdiamo un sacco di tempo in dettagli che spesso sono insignificanti. Siamo disposti a litigare per difendere la nostra opinione riguardo all’adeguata sezione di un cavo, o alla marca di un condensatore. Poi ci troviamo nella situazione in cui il nostro autocontrollo viene meno e non siamo in grado imporci nella scelta di una chitarra, delegandole la decisione.
Perché questo è quello che mi è successo. Quella nera SG mi parlava, mi diceva che ero un chitarrista abbastanza penoso, ma che credeva in me, che tutto sommato le piacevo e che forse insieme avremmo potuto costruire qualcosa.
E così è stato.
Sono passati quasi 6 anni da quel giorno, e lei è ancora qui con me. Sono passate diverse donne nella mia vita, ma ce n’è una che mi assicura ogni giorno fedeltà assoluta, che mi regala un sorriso e una soddisfazione ogni volta che la prendo in mano, che sia per una suonatina in camera, alle prove o durante un concerto.
Sono fiero di avere questa chitarra, sono orgoglioso di suonarla.
Come ogni storia d’amore degna di tale nome, ci sono alti e bassi. Momenti difficili, di crisi. Ma se ci si mette d’impegno si sistema sempre tutto, si va avanti insieme. Si cresce.
Ci sono le litigate, ci sono momenti in cui uno dei due si comporta male, come quando la appoggi male alla fine di un concerto in cui hai bevuto un po’ troppo e la vedi cadere inesorabilmente. O come quando lei decide di rompere una corda nel bel mezzo di un assolo. E purtroppo, o per fortuna, si scopre l’importanza del compromesso nelle nostre vite. Che in una storia d’amore tra uomo e chitarra si traduce in qualche piccola modifica, doverose in quanto viviamo in continua evoluzione. E sta a noi saperci adattare, cambiare il modo di vedere il nostro intorno per adattarlo alle esigenze del momento, al cambiamento dei nostri gusti, alla nostra crescita musicale, che mi piace pensare vada di pari passo con quella personale. Sono sfide che se affrontate nel modo giusto restituiscono molto più della fatica che abbiamo fatto per superarle.
Insieme a lei ho vissuto avventure memorabili, girato tanti posti, conosciuto persone speciali, mi sono tolto più di qualche soddisfazione, come la registrazione di un album e diversi EP, aver suonato davanti a un sacco di gente in locali che una volta rappresentavano una specie di punto di arrivo, avere l’onore di aprire il concerto di una band come i Napalm Death, che per un “metallaro” (nel mio caso le virgolette sono d’obbligo) rappresenta un bel momento della propria carriera musicale.
Di tutte queste avventure restano i segni, che vanno da qualche ammaccatura dovuta a cadute o scontri, al retro del body, che porta i segni di cinture poco sobrie.
Considero da sempre la musica come una via di fuga dalla vita reale. Un mondo che costruiamo e arrediamo a nostro piacimento, nel quale fuggire ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
La mia SG è il mio biglietto per quel mondo.
Mi accompagna da quel caldo mercoledì di Luglio. Dopo quasi 6 anni dirle “grazie” sarebbe troppo poco. Da qui il mio pensiero di condividere con voi la nostra storia. Spero che abbiate apprezzato, che vi siate ritrovati nei miei sentimenti e nelle mie emozioni. Anzi, ve lo auguro, perché la musica è uno dei doni più belli che abbiamo, e per quanto bravi chitarristi possiamo essere (e io di certo non lo sono), è importante avere una compagna fedele nei nostri percorsi, che sappia tramutare in note, melodie o dissonanze quello che abbiamo da dire, qualsiasi sia il nostro genere.

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Penso che un pò tutti ...
di Starburst [user #25261]
commento del 21/03/2013 ore 15:54:56
Penso che un pò tutti i chitarristi si rispecchiano almeno in parte, con la storia che hai scritto. E' incredibile il legame che si può instaurare tra una persona e un oggetto inanimato. Inanimato finchè non provvediamo noi a dargli vita. E quante emozioni sa regalarti. Mi fa venire in mente quando ho comprato la mia prima elettrica, ormai quasi 2 anni fa. Ma questa è un'altra storia...
Buone suonate !
Rispondi
Bella storia d'amore, l'ho letta ...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 21/03/2013 ore 16:00:33
Bella storia d'amore, l'ho letta abbracciando la mia Rozzocaster e accarezzandone ogni botta :D
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