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SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Abbiamo ciò che meritiamo
Abbiamo ciò che meritiamo

di Oliver [user #910] - pubblicato il 24 febbraio 2013 ore 13:00
Mai come ora è stato difficile trovare spazi per la nostra passione. Solo a volte, e sembra un miracolo, dalla melma emerge qualcuno che si mette controcorrente perché è mosso da una passione vera, si fa un mazzo quadro e dà vita a quello che tutti noi non osiamo nemmeno sognare.
Con un simile incipit, e visto il momento, potrebbe sembrare un post di argomento politico.
Ma il concetto si applica, in senso più lato, a molti altri aspetti della vita che muovono le nostre emozioni.
E allora parliamo del motivo per il quale siamo qui: la musica.
Ma non la musica in generale, la musica suonata.

Chi come me ha un considerevole numero di lustri sulle spalle ricorderà che è sempre stato piuttosto difficile trovare spazi e disponibilità per la nostra passione.
Mai come ora, però. Mille difficoltà legal/burocratiche (alcune doverose e giuste, altre ridicole e irritanti), problemi di rumorosità e tolleranza, il fantasma della SIAE, gestori senza alcuna cultura musicale e privi di qualsiasi traccia di rispetto per il musicista… eccetera eccetera. I DJ!!!!
Solo a volte, e sembra un miracolo, dalla melma emerge qualcuno che si mette controcorrente perché è mosso da una passione vera, si fa un mazzo quadro e dà vita a quello che tutti noi non osiamo nemmeno sognare. Alcuni di voi ricorderanno un locale di cui ho parlato in queste pagine tempo fa: un posto dove poter fare musica in totale libertà, dove i gestori ti mettono gratuitamente a disposizione una strumentazione di prim'ordine e, se partecipi alle jam libere, ti fanno anche lo sconto sulle consumazioni.
Un posto dove i musicisti più esperti suonano anche assieme a dei ragazzini (che vanno a dormire qualche ora il pomeriggio pur di ottenere il permesso di rimanere a suonare un po' di più) e dove tutti, grandi e "piccini" imparano qualcosa dagli altri, dove nascono nuove amicizie o addirittura nuove bands.
Un sogno che molti possono solamente invidiare.

Bene, il sogno non esiste più. Il sogno ha dovuto chiudere.


Già mi immagino le reazioni di chi immagina la solita situazione: i vicini protestano, l'amministrazione comunale deve intervenire (mica possono perdere voti), i Carabinieri devono fare il loro mestiere, e tutti se ne infischiano della musica, di quanto può fare per aggregare in modo sano e costruttivo, di quanto può giovare perfino a quelli che si sentono disturbati. Bisogna fare qualcosa!

Invece no, niente di tutto questo. Il locale non dava fastidio a nessuno perché era totalmente isolato dall'abitato.
Il motivo della chiusura è stato l'insufficiente afflusso di clienti. Quindi, questa volta, la colpa è tutta nostra.
Colpa della pigrizia, dell'abitudine a seguire come pecore il gregge dei non-pensanti che, come automi, escono di casa per radunarsi (senza sapere perché) in posti dove non succede niente, dove devi ascoltare della spazzatura musicale davanti alla solita birra o al megaschermo con la partita di calcio. Oppure si ascolta il Giàas: Jazz si pronuncia così, e probabilmente è l'unica nozione di cui è a conoscenza la maggior parte degli avventori, ma essere lì fa molto figo.
O magari perché non si ha voglia di farsi 10 minuti in macchina, quando per arrivare nel locale "figo" in centro dieci minuti servono solo per trovare un parcheggio.

Insomma, tante belle parole, tanti discorsi profondi, tanti entusiasmi e poi, quando qualcuno ti dà ciò di cui lamenti la mancanza… dove sei sparito?
La sera in cui Dai SuonaTi ha chiuso, con una tristissima festa finale, il locale era pieno di gente. Se la metà dei partecipanti (o anche solo un decimo di tutti gli "entusiasti virtuali") avesse fatto di tanto in tanto una capatina con qualche amico per una suonata e una pizza, l'appuntamento per la jam del giovedì sarebbe ancora una piacevolissima abitudine.
Invece niente, finito. Abbiamo ciò che ci meritiamo.
Parole, parole, parole.
(Alberto Lupo)

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successo così anche all'unico locale ...
di NitroDrift [user #18145]
commento del 24/02/2013 ore 13:29:00
successo così anche all'unico locale per eventi live qua dalle mie parti ... un localone con mega palco ecc.. che ha visto anche live con gruppi dall'australia .. america..ecc... dove si facevano corsi di musica ecc... ed anche qui.. serata finale con 13 gruppi a suonare e pienone di pubblico ..e ad alcuni dei gruppi che suonavano non è andato giu e l'han detto al microfono " ora fate i tristi che chiude .. ma dov'eravate le altre serate che se eravamo in 30 persone era tanto ? " ..tristezza..
Rispondi
Purtroppo è un racconto che ...
di LaPudva [user #33493]
commento del 24/02/2013 ore 13:54:16
Purtroppo è un racconto che potrebbe essere ambientato un po' ovunque al giorno d'oggi.
Hai ragione tu, le colpe stanno da entrambi le parti.
Temo che ad andar perso qui sia il valore stesso della musica, oltre, evidentemente, alla sua funzione aggregativa.
No comment.
Rispondi
Re: Purtroppo è un racconto che ...
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 15:24:14
Esatto.
E tristissimo.
Rispondi
E io che........
di Chiodo utente non più registrato
commento del 24/02/2013 ore 13:55:04
.....ho sempre sognato un posto cosi'!!!
Purtroppo trovo assurdo il fatto che non si riesca ad apprezzare che una possibilita' offerta dal gestore di poter suonare gratis ,venga banalizzata magari a suon di ....nooo li ci vanno cani e porci...!!!Perche' forse tu non lo sai, ma in Italia siamo diventati tutti quanti dei gran signori ,ma scherzi...... una cosa ci piace solo ci lasciamo una costola ....non apprezziamo piu' neanche la possibilita' di confrontarsi con persone di tutti i tipi ,dobbiamo distinguerci per poi magari entrare in febbrile competizione coi nostri simili !! Siamo un popolo con la sindrome di Stoccolma ,siamo piu' attratti da chi ci castiga spolpandoci il portafogli a suon di beveraggi alcolici e musica di m****,che da chi ci offre la possibilita' di passare delle stupende serate!!!!Che tristezza ............:(

Mi associo al tuo rammarico ....ciao!!
Rispondi
però le strutture...
di francesco72 [user #31226]
commento del 24/02/2013 ore 14:33:14
condivido il rammarico di tutti, però bisogna anche valutare le strutture. Oggi per me che suono heavy metal l'unica vera possibilità è suonare all'aperto perchè comprendo che se uno viene da otto ore di lavoro e gli va di bersi una birra con musica di sottofondo non va in un pub dove deve strillare per neppure farsi sentire, magari ripensare anche i locali non sarebbe una cattiva idea. Al momento, però, il problema è che nei locali grandi non si suona a meno che non si affitti la sala (o si vendano i biglietti che poi è lo stesso) e nei piccoli, come la giri la giri, fai sempre troppo casino. Il mio gruppo ha deciso per questo di dedicarsi solo alle feste estive. Non è certo una vittoria, ma almeno evitiamo di farci del male a suonare in un buco su una pedana 4x4 m dove ognuno infilza la paletta nel corpo del vicino e chi sta lì per i casi suoi ti guarda malissimo perchè non riesce a chiacchierare e non è certo venuto per ascoltare te.
Rispondi
Re: però le strutture...
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 14:53:37
Il bello è che questa struttura era pressochè perfetta: una sala grande per la musica e chi ne era interessato, altre due sale separate per chi preferiva starsene più tranquillo e chiacchierare (o giocare a biliardo). In più, una splendida terrazza con panorama, che nelle sere d'estate era una meraviglia.
Lì hanno suonato dal duo acustico alla band heavy metal, senza alcun problema.
E' questo che fa girare le balle.
Rispondi
eh sì ! lo hai ...
di Kata_ts [user #2290]
commento del 24/02/2013 ore 14:35:4
eh sì ! lo hai scritto tu: ABBIAMO quello che ci meritiamo.

Ma questo in TUTTO, ma sono anni, decenni che lo constato e percui non è che mi dici sulla di "nuovo" ;)))

WiWa! Oliver
Rispondi
ho riparato amplificatori per telefono, ...
di gwynnett [user #9523]
commento del 24/02/2013 ore 14:38:27
ho riparato amplificatori per telefono, sostituito valvole, tarate finemente le correnti di bias di tutti gli ampli in commercio, sostituite prese, interruttori, trasformatori, diodi, resistori, condensatori, trimmer, termistori, cavi, cavetti e qualunque altra diavoleria elettronica ma solamente fuori da Formia

sapete il motivo?? ve lo dico io
qui non si suona perchè è una pratica sconveniente, povera, non elegante, sa di violinisti che chiedono denaro (sono meravigliosi) in cambio di poche note magari stonate appoggiati ad un muro dipinto
"suonano per non lavorare", afferma qualcuno, "è facile prendere una chitarra e pretendere che li si ascolti" dice qualcun altro, ed io li capisco e li compatisco perchè non trepidano, non urlano, non piangono e non hanno coscienza del proprio povero essere
Rispondi
Re: ho riparato amplificatori per telefono, ...
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 15:01:11
Sì, è abbastanza vero anche a centinaia di chilometri di distanza.
Ma in questo caso l'aggravante è ancora più pesante: sono mancati i musicisti.
Se non è interessato alla musica suonata un musicista, come potremmo pretenderlo da un... "laico"?
Ascoltare gli altri e avere l'opportunità di suonarci assieme dovrebbe essere una priorità assoluta di chi ama suonare, e nessun posto meglio di questo poteva permetterlo.
Sembra retorica, ma ho visto con i miei occhi il risultato nei miei figli, cose da non credere.
Invece la maggior parte dei "suonatori" delle mie parti pare essere della categoria "onanisti da appartamento". Bah.
Rispondi
C'entra poco, ma sempre di ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 24/02/2013 ore 14:54:17
C'entra poco, ma sempre di mancanza di cultura si parla e, nel mio caso, anche menefreghismo più totale. Sono il sostituto chitarrista in una cover-band di Rino Gaetano. Un mese fa siamo stati a suonare in un locale, scendendo da 450€ a 350€ come compenso (siamo in sette ed abbiamo un repertorio di 50 pezzi, con escursioni dal blues al rock al reggae). Serata di m...a, proprietario senza nessuna comprensione (ci ha pure chiesto di abbassare il volume della batteria (!?!?!?), dopo averci piazzati in un angolo insignificante di 3 mq), la gente se ne sbatteva altamente di noi (io venivo continuamente colpito dalle persone che passavano per andare nell'altra sala e ho fatto le acrobazie per salvaguardare la strumentazione), locale fighettissimo che poco c'entrava con un gruppo comunque politicamente schierato e abbastanza combattivo. Noi andiamo in giro ovunque, ma la formazione originale non è proprio una band di pivelli, potendo vantare diversi concerti in giro per l'Italia e l'onore di aver aperto un concerto di Roy Paci di fronte a 10000 persone (lo dico solo per far capire che non ci siamo montati la testa, nonostante siamo un gruppo da piazza e di feste ne abbiam fatte tante e quindi suoniamo veramente ovunque, pechè ci piace). La serata a detta del proprietario andò bene, anche se noi eravamo davvero perplessi. Così ci richiama per andare a suonare lì, ovvero ieri sera. Questa volta si presenta la formazione titolare, con il rientro del chitarrista acustico e del batterista ufficiale e quindi spese sostenute dal gruppo per pagare i biglietti di andata/ritorno da Bologna e Roma. Cosa questa che pesa e come per 7 studenti/disoccupati. Vado anch'io, perchè mi piace lo stesso accompagnarli e magari mi faccio anche un paio di pezzi. Il proprietario abbassa il compenso di altri 50€, con la scusa di garantire altre serate. Insomma, un'ora e mezza di esibizione, con una pausa di 2 minuti, 23 pezzi e la identica situazione di menefreghismo di un mese fa. Smontiamo tutto ed all'atto del pagamento un rappresentante dello staff ci comunica la volontà di non corrispondere alcun compenso, visto il fatto che si è suonato di meno rispetto ad un mese fa (20 minuti, perchè non ci sono state paure tra una canzone e l'altra e visto lo scarso interesse del pubblico per il nostro genere nessun tentativo di interazione golardica con la gente), il cantante avrebbe partecipato solo a 7 pezzi e proposto una pausa dopo solo le prime due canzoni ( in realtà sempliecemente 2 minuti dopo le prime 11 canzoni per motivi tecnici). Alla fine, dopo molte insistenze, anche a muso piuttosto duro, lo ammetto, ci hanno pagati, anche perchè quando per una serata da 300€ hai affrontato 250€ di spese difficilmente saremmo andati via a mani vuote. Però torni a casa sconsolato e ti viene voglia quasi quasi di fare il fighetto per il futuro e suonare magari solo a casa per te stesso. Tutto questo per dire che poi leggi cose del genere, di posti come quello oggetto del diario, che chiudono senza un vero perchè e non puoi far altro che rassegnarti in maniera quasi definitiva. Soluzioni? Boh, non ci penso nemmeno, tanto prima ci sono altre 800 miliardi di problemi, magari è meglio continuare a suonare e basta, sempre, comunque e dovunque. Scusate per il commento così lungo.
Rispondi
Sarà anche colpa nostra, però ...
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 24/02/2013 ore 14:59:40
Sarà anche colpa nostra, però qualche dubbio ce l'ho. E questo dubbio verte proprio sul tipo di approccio che un gruppo o un musicista non professionale ha con il pubblico e con la musica prodotta. La prestazione musicale è vista troppo spesso, sto un po' esagerando per chiarezza, come una "esibizione di sè". E questo aspetto è direttamente proporzionale al dilettantismo di tanti che ingenuamente si illudono, magari facendo delle covers, di fare breccia nel pubblico. Purtroppo non mi pare sia così, a meno che uno non sia un mostro di bravura e proponga una convincente musica propria, ma, quando questo succede, il più delle volte è un professionista e non un sia pur bravo dilettante.
Se poi vado in un locale dove si fa il liscio, mi accorgo che il pubblico c'è, numeroso e pagante ma l'orchestra, ahinoi, è del tutto "al servizio" del ballo: e sono orchestre di professionisti, che se ne fregano bellamente dell'esibizione intesa come detto prima, che ci campano insomma e hanno l'agenda del mese piena di serate. Quando possono, usano addirittura basi musicali e fanno bellamente finta di suonare. "Orrore" si dirà...ne convengo. Non mi piace nè il genere, nè il tipo di approccio del tutto utilitaristco. Infatti non sono un professionista bensì un dilettante: suono per mio diletto, e non è detto che alla gente interessi quello che faccio. Fermo restando che i locali che hanno aperto a queste iniziative dilettantistiche, hanno mostrato coraggio da vendere, resta il fatto che il disinteresse del pubblico è palese e fa pensare. Che sia perchè il cliente (o il pubblico) ha sempre ragione?
Rispondi
Re: Sarà anche colpa nostra, però ...
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 15:22:00
In questo caso l'approccio era nettamente diverso.
Il locale è nato per la musica e per i musicisti (musicisti anche i titolari, tra l'altro).
In un anno ha consentito lo svolgersi di oltre 150 tra concerti e jam libere. Non si è mai trattato di musica di sottofondo per chi si mangiava la pizza o l'asado argentino, nè di musica da ballo (tranne eventi particolari a tema). Non mi sorprende affatto che non ci sia stata una particolare affluenza di pubblico "normale", ma mi ha deluso enormemente la scarsa frequentazione dei musicisti, soprattutto perchè a parole tutti hanno intessuto lodi sperticate per l'iniziativa.
Leggo in altri commenti quello che spessissimo succede anche a noi: locali con spazi ridicoli, pretese di ridurre il "rumore" (ma come si abbassa il volume di un batterista che sta suonando i Deep Purple? Chiama un duo acustico, allora!), gestori che, dopo averti tirato il collo sul misero compenso (che per noi non è mai un guadagno, ma solo un PARZIALE rimborso delle spese) alla fine non ti vuole concedere nemmeno quello. Tutto questo dai Suonati non è mai successo. Anzi, sono testimone diretto di una correttezza d'altri tempi, con il titolare che insiste per pagare il pattuito, nonostante la serata (scontrini alla mano) sia stata in perdita. In più di una occasione. Quando si dice "un Signore"...
Eppure non è bastato neanche questo, e davvero non se lo meritavano.
Sì, il cliente ha sempre ragione. E dimostra di essere un cliente davvero molto mediocre.
Perle ai porci, insomma.
Rispondi
Re: Sarà anche colpa nostra, però ...
di Guycho [user #2802]
commento del 26/02/2013 ore 14:04:52
la butto lì: sostenere un locale soltanto con un pubblico di musicisti non è un po' difficile? Quanti saranno mai?

Che poi... i musicisti sono sempre squattrinati e spendono più volentieri per l'ultimo pedale boutique che per una birra in compagnia.
Rispondi
Re: Sarà anche colpa nostra, però ...
di Oliver [user #910]
commento del 26/02/2013 ore 20:39:55
Non era un locale solo per musicisti, semplicemente aveva un occhio di riguardo per chi suona.
In tempi di crisi è una buona idea proporre qualcosa di alternativo, soprattutto se questo non pregiudica minimamente la clientela media (che in questo caso poteva passare comunque una serata tranquilla, grazie alle diverse sale a disposizione).
I tempi sono duri per tutti, e i locali che aprono, chiudono o cambiano gestione sono all'ordine del giorno. L'intuizione di base era buona, quella dei musicisti -che si lamentano SEMPRE di non trovare spazi- poteva essere una componente aggiuntiva originale ed esclusiva.
Non è tanto una questione di soldi (anche perchè i prezzi erano sotto la media), quanto di mera pigrizia.
Rispondi
Re: Sarà anche colpa nostra, però ...
di Capra_Poliuretanica utente non più registrato
commento del 24/02/2013 ore 15:41:15
"Quando possono, usano addirittura basi musicali e fanno bellamente finta di suonare."

È la norma quando fanno bachate o caraibici in genere.
Rispondi
Tristezza. Al mio paese ...
di aleck [user #22654]
commento del 24/02/2013 ore 16:02:42
Tristezza.

Al mio paese la situazione non era rosea fino all'anno scorso, il massimo che si poteva sperare era un 200 euro a serata a patto di riempire il locale, e anche se eri un semi-pro non cambiava la situazione. Oggi le cose sono anche peggiorate: sono spuntati DJ come funghi, ti animano la notte con cachet di 80-150 euro a serata, e in più a loro favore c'è il fatto che tirano gente più di un pelo di **** che già di suo tirerebbe più di un pelo di buoi.

Poi la gente è veramente strana snobba la musica ''dal vivo'' e quando anche un gruppo riesce a guadagnarsi un'esibizione si deve sentire come difronte ad una giuria, tutti grandi esperti di musica, tutti lì a giudicare senza capirne realmente niente, tutti pronti a stroncare ogni originalità.

Poi magari viene anche qualcuno di importante (ad esempio Daniele Silvestri quest'estate) e i compaesani sono tutti lì, in piedi, non paganti (se c'è da pagare un biglietto si finisce senza pubblico) a criticare quello che suona dicendo ''ma era meglio se chiamavano la Pausini''. Poi Silvestri è andato a Sanremo e... Ma lo sai che l'altro giorno tutti speravano che tornasse qui quest'estate?!?!?!

Il problema è il pubblico, il problema siamo noi perchè infondo noi siamo mescolati al pubblico.

Ti dico la verità, se voglio vedere un concerto al mio paese devo andarci da solo visto che quelli della mia comitiva non ci vanno manco se li paghi, ergo io non vado quasi mai a concertini vari perchè resterei solo. A questo punto posso dire che probabilmente anche io in quel locale di cui parli ci sarei andato poco, praticamente solo per suonare ogni tanto magari, visto che io colgo ogni occasione per suonare e imparare dagli altri.

Sono confuso, molto conturbato e amareggiato.

La musica, in Italia, è morta secondo me.
Rispondi
Oliver, hai ragione al 100% ...
di diaul [user #33456]
commento del 24/02/2013 ore 16:06:18
Oliver, hai ragione al 100%
Conosco il locale, ed era una favola.
Propio due settimane fa stavamo pianificando la prima uscita del nostro gruppo, e pensavamo propio di usufruire di questo locale.
Che schifo.
Questo è il risultato dei "CHISSENEFREGA", della miseria culturale, della pochezza del popolo di capre.
Rispondi
E' raccapricciante ciò che ci ...
di Salvog [user #26748]
commento del 24/02/2013 ore 16:14:00
E' raccapricciante ciò che ci stai dicendo!

Mi ero già espresso nel momento in cui avevi presentato il locale a tutti noi, ero entusiasta di sapere un posto del genere, chissà magari la tipologia si espandeva anche da noi, invece si è estinta.

La gente parla parla ma poi è vero ha ciò che si merita: il KARAOKE o le serate di balli di gruppo,

MALDIDOS!
Rispondi
La verità l'ha detta il ...
di helloween [user #27122]
commento del 24/02/2013 ore 16:36:00
La verità l'ha detta il buon Aleck!!! Succede sempre così!
Rispondi
Doveva essere un posto bellissimo. ...
di RollingMat [user #31842]
commento del 24/02/2013 ore 17:53:39
Doveva essere un posto bellissimo. Per imparare a suonare e imparare a suonare dal vivo, per conoscere gente, strumenti, musica, suoni nuovi.
Peccato veramente...
Darei un braccio per avere qualcosa del genere a Genova, ma come ben si sa: "torta di riso finita"
Rispondi
Il tuo sfogo amaro mette ...
di DocRock [user #568]
commento del 24/02/2013 ore 18:43:47
Il tuo sfogo amaro mette tristezza, molti di noi sperimentano quotidianamente il vuoto dei locali in cui si suona musica dal vivo, e le tavolate chiassose che urlano "bastaaa!" all'indirizzo di chi suona. Abbiamo quel che ci meritiamo? Direi di si. La musica, come diceva qualcuno qui sopra, ha perso la sua capacità di aggregare, forse è diventata troppo "facile" da suonare e da ascoltare. Il musicista, se non è un semidio spinto dalla televisione, ha perso fascino, carisma, capacità di attrarre ed incantare. I ragazzi più giovani preferiscono il DJ al gruppo dal vivo, con chi ce la prendiamo? Io personalmente ho una lamentela da anni, ma è una battaglia persa. I locali, almeno qui a Roma, fanno iniziare a suonare sempre più tardi, dalle 22.30 alle 23. Orari da lupi mannari. Io, che lavoro dalle 7:30 di mattina non me lo posso permettere e come me molti altri. Per questo vado raramente ai concerti, anche nel weekend ormai i miei ritmi sonno/veglia sono gli stessi e alle 6 sono sveglio. Un altro appunto alle jam session: nei locali in cui si fanno (in mezzo alla settimana), c'è sempre un master of ceremonies che fa suonare i suoi amici e, francamente, se arrivi con la tua chitarra e non conosci nessuno, nessuno ti chiamerà sul palco, in genere devi sfoderare un bel po' di faccia tosta, e di solito vieni annusato come un pivello, nella maggior parte dei casi ignorato, a volte tollerato. Insomma, la verità non è mai da una sola parte. Noi frequentiamo meno, ma i locali non sono esattamente il paese dei balocchi, a differenza di quanto succede negli States dove, chi ci ha viaggiato lo sa, i locali di musica live strabordano, la gente gusta la musica, il livello è in genere alto e sono tutti molto, molto friendly, alla faccia della presunta ospitalità dei mediterranei. Siamo freddi come ghiaccioli in confronto.
Rispondi
Re: Il tuo sfogo amaro mette ...
di Chiodo utente non più registrato
commento del 24/02/2013 ore 19:08:35
E' dura da mandar giu' ma e' proprio cosi'!!!!
Rispondi
Re: Il tuo sfogo amaro mette ...
di scrapgtr [user #12444]
commento del 27/02/2013 ore 14:09:36
Quanto dici delle jam session è quanto sperimento anch'io: sul palco ci sono gli amici degli amici, che a volte non sono nemmeno 'sto gran che come musicisti e comunque suonano sempre gli stessi pezzi triti e ritriti scambiandosi occhiate di soddisfazione, il pubblico è il solito pubblico di mogli fidanzate mariti e fidanzati dei soliti di cui sopra, se non sei del giro suoni quando non c'è più nessuno o non suoni del tutto. Concordo anche sugli orari impossibili (non concordo sui lupi mannari: i licantropi a quell'ora hanno da lavorare e non possono perder tempo andando per locali): le rare volte che vado a sentire qualcuno che suona dal vivo (l'ultimo che mi ha "trascinato" fuori di casa è stato l'ottimo Francesco Piu, che meritava lo sforzo) esco di casa ad un orario al quale di solito sono già a letto e torno alle due anche se il locale è vicino a casa: improponibile se devi andare a lavorare il giorno dopo e hai passato da vent'anni o più i vent'anni. Comunque come molti han detto prima gli ostacoli alla diffusione della musica dal vivo da noi sono tanti e l'ignoranza del pubblico (disabituato ad apprezzare il valore di una performance dal vivo) e dei musicisti stessi (spesso bravi ma incapaci di proporre qualcosa di adatto ad un pubblico "generico" oppure al contrario scadenti ma convinti che la scelta di un repertorio più "popolare" li esima dal saper suonare decentemente) sono la prima causa della disaffezione del pubblico e dell'atteggiamento dei proprietari dei locali. Il rimedio sarebbe una buona educazione musicale del pubblico, sia tramite la scuola, sia tramite i mezzi di comunicazione (specie il cosiddetto servizio pubblico, nevvero?), e qui mi vedo frotte di politici che se la ridono...
Rispondi
Re: Il tuo sfogo amaro mette ...
di Oliver [user #910]
commento del 27/02/2013 ore 19:49:11
Beh, qui ci sta a fagiolo l'esperienza fatta DaiSuonaTi.
Anchi'io temevo le difficoltà di accedere alla jam, e immaginavo che il timore reverenziale dei neofiti nei confronti degli "esperti" ne frenasse la partecipazione.
Niente di tutto questo. Rotazione continua e SPONTANEA, con i musicisti sul palco che invitavano gli altri a sostituirli dopo uno-due pezzi. Ragazzini di 14 anni accolti da attempati e scafati jazzisti, coccolati ed applauditi come non avrebbero mai immaginato. Strumenti personali (che qualcuno sceglieva di portarsi, nonostante ci fosse già tutto) che passavano di mano in mano senza problemi e senza gelosie.

Il vero punto critico della jam è... la jam! A meno di non suanare jazz (con i suoi comodi e conosciuti standards), è difficile mettere insieme qualcosa improvvisando con perfetti sconosciuti. A volte si ricade nella solita cover (cheppalle) o nel letale blues (raramente suonato a buon livello), ed è dura sia per chi ascolta, sia per chi suona. C'è poi chi non sa suonare in gruppo e suona solo per divertire se stesso (sono mortali...).
Però a volte scatta la magia e vengono fuori cose impensabili. Quando c'è sintonia è come se di nascosto qualcuno dirigesse il gruppo, che suona davvero "insieme". E' una bellissima esperienza, e insegna moltissimo.

Ancora una volta, tutto è affidato al buon senso e all'educazione di chi suona. Se lo fa nel rispetto degli altri tutto funziona, altrimenti è pura cacofonia, e comprendo perfettamente chi si rompe le balle e se ne va. Lo faccio anch'io.
Rispondi
beh.... facciamo un esempio ci ...
di superloco [user #24204]
commento del 24/02/2013 ore 21:50:26
beh....
facciamo un esempio ci sono cento persone.
La maggioranza si sa non rappresenta quasi mai il meglio ma tra questi vince la maggioranza.
Gli altri si meritano quello che decide la maggioranza ?
Rispondi
Re: beh.... facciamo un esempio ci ...
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 21:58:13
Questo è il lato B della democrazia.
Rispondi
Re: beh.... facciamo un esempio ci ...
di superloco [user #24204]
commento del 24/02/2013 ore 22:04:02
esatto, così diceva Socrate !
mi dispiace molto comunque......
Rispondi
:-(((
di jebstuart [user #19455]
commento del 24/02/2013 ore 23:02:36
Visto che del tutto casualmente ti ho telefonato mentre ti trovavi nella festa d'addio, conoscevo già la triste storia.
Da tempo il nostro Paese si è avviato giù per una china profonda, e se adesso si trova (spero) nel fondo, è perchè il livello culturale, sociale ed etico-morale del Paese intero è scaduto.
Ed anche i migliori di noi hanno comunque la colpa di essere pigri, o di lasciar correre, o anche solo di sogghignare pensando di essere tra i soli che si salvino.
Giustamente, appunto, hai fatto notare che se i convenuti a frotte alla festa d’addio (e sta tranquillo che ci sono venuti proprio perché era una festa d’addio, e poteva scapparci un po' di adrenalina in più) fossero venuti alla spicciolata settimana per settimana, a trascorrere una serata tranquilla con l'idea di dare una mano al locale in difficoltà, la chiusura non ci sarebbe stata.

Temo che ci vorranno decenni per recuperare...



Rispondi
Re: :-(((
di Oliver [user #910]
commento del 24/02/2013 ore 23:27:02
Purtroppo lo credo anch'io.
Le crisi non si risolvono in qualche anno, come vorrebbero farci credere i politici (una volta costretti ad ammettere che la crisi c'è...). Se poi si tratta di crisi culturali, la ripresa è ancora più lenta e difficile. L'unica speranza è che servano, come le Asimoviane "Crisi Seldon", a forzare una spinta di rinnovamento.
Rispondi
Re: :-(((
di jebstuart [user #19455]
commento del 24/02/2013 ore 23:49:18
Giusto ... speriamo mettano fine alla "barbarie" ... :-)
Rispondi
é tristissimo.....
di bernablues [user #16917]
commento del 25/02/2013 ore 00:26:16
Però magari, la butto li Olly, non può essere anche colpa della crisi economica, che non solo ci ha accorciato le tasche, ma ci ha anche prostrato, nel senso, che ci ha tolto un po' di entusiasmo nel fare ciò che in genere ci è sempre piaciuto fare..... è solo una ipotesi la mia, che però potrebbe avere una base di verità :-)
Rispondi
Re: é tristissimo.....
di Oliver [user #910]
commento del 25/02/2013 ore 00:44:53
E' quello che vorrei pensare anch'io.
Però il cantante del mio gruppo, che per necessità fa serate-karaoke, mi racconta che nel locale in cui si... prostituisce, verso le due/tre di notte devono mandare via la gente perchè altrimenti resterebbero fino all'alba.
Rispondi
Re: é tristissimo.....
di scrapgtr [user #12444]
commento del 27/02/2013 ore 14:12:39
Insomma non crisi economica ma crisi culturale, che genera crisi economica che genera crisi culturale...
Rispondi
Re: é tristissimo.....
di Oliver [user #910]
commento del 27/02/2013 ore 19:50:13
Esatto.
Ma la crisi culturale è molto peggiore di quella economica.
Rispondi
Re: é tristissimo.....
di scrapgtr [user #12444]
commento del 28/02/2013 ore 01:05:58
Vero! È dura anche di più.

Rispondi
La maggior parte di noi ...
di angusnoodles [user #13408]
commento del 25/02/2013 ore 00:35:23
La maggior parte di noi suona per passione e non per danaro. Ma suonare gratis rompe il mercato a chi con la musica vive. Se ci sono gruppi che si propongono gratis perchè i locali dovrebbero pagare chi ha fatto della musica la propria professione? La mia regola e la regola delle persone con cui suono è che si suona se si è pagati altrimenti non si suona. E vi garantisco che con i soldi che ricevo non ci pago neanche benzina ed autostrada della serata in questione. Lasciamo perdere i sacrifici legati al trovare il tempo e la forza fisica e mentale per fare le prove, i soldi spesi in benzina e autostrada per andarci, e le spese in attrezzatura che superano sempre il razionale (è una passione incontrollabile). Quei soldi di compenso per la serata sono briciolette che spesso lasciamo in un fondo cassa per pagare la sala prove o comprare cavi, microfoni o altro. È poco. Ma dobbiamo pretenderlo. Il locale in questione aveva le ore contate perchè al di la della passione ci sono delle regole da seguire. E tra queste c'è quella secondo cui chi si smazza per montare la strumentazione, suonare e rismontarsela, e torna a casa alle 4 del mattino a quella casa alla quale ha abbandonato moglie e figli per una passione, merita di essere pagato. Le serate gratis con le jam possono andare ma devono essere una parte della proposta e non l'unica proposta. Un gruppo pagato ha anche un suo seguito che viene al locale e consuma. Il punto è sempre lo stesso. Bisogna investire. Qualche volta anche rimetterci se un artista importante chiede più di quanto la serata possa rendere al gestore. Ma poi si viene ripagati. Il ritorno ci sarà. Cari gestori, pagate gli artisti ed alla lunga sarete ricompensati.
Rispondi
Re: La maggior parte di noi ...
di Oliver [user #910]
commento del 25/02/2013 ore 00:54:54
Assolutamente d'accordo.
Suonare gratis danneggia la musica, anche se potrebbe sembrare un controsenso.
La cosa triste è che nel locale che ha dovuto chiudere si pattuiva senza problemi un compenso ragionevole, senza che nessuno ti chiedesse "quanta gente portate", e senza che nessuno alla fine obiettasse qualcosa se l'afflusso di gente era stato insufficiente. Addirittura, senza che fosse nemmeno necessario portare la propria strumentazione: c'era già tutto, e tutta roba buona. In sostanza, tutto dalla parte del musicista, più di così cosa avrebbero potuto fare? Eppure...
Rispondi
Re: La maggior parte di noi ...
di fa [user #4259]
commento del 25/02/2013 ore 20:42:10
Stavo esattamente per scrivere ciò che hai scritto tu! Sottoscrivo! Aggiungo una cosa... La differenza la fa la cultura musicale del gestore. Perché ci sta che un gruppo alle prime armi prenda magari solo il rimborso spese e si faccia le ossa, ma allo stesso modo é giusto che il professionista venga retribuito come tale. Il gestore deve capire che non può andare avanti solo con gruppi alle prime armi che riempiono il locale di amici perché sono le prime serate live che fanno. Se no alla lunga la musica live muore, il musicista si chiude in casa a dare lezioni perché non gli conviene suonare live (con prove, spostamenti e perdite di tempo per un cachet ridicolo) e i locali alla fine chiamano i dj. In tutto questo ovviamente ci sono le vie di mezzo, con i gruppi semiprofessionisti che dovrebbero essere pagati come tali e (a mio parere) rifiutarsi assolutamente di suonare gratis. Dovremmo fare cartello.... Avete presente i grandi distributori di benzina con il prezzo del petrolio che crolla, ma con la benzina che cala di 3 centesimi? Ecco anche i musicisti dovrebbero avere un cachet minimo. Sotto quello non si suona!!! Ciao Fab
Rispondi
La butto li: Accordo è ...
di alexus77 [user #3871]
commento del 25/02/2013 ore 05:44:38
La butto li: Accordo è una splendida comunità e molto vasta... Non è che qualcuno riesce a mettersi in società e riapre?
Rispondi
Re: La butto li: Accordo è ...
di Oliver [user #910]
commento del 26/02/2013 ore 20:49:12
Poteva essere l'unica soluzione. Ma una società è qualcosa di impegnativo, non è facile trovare chi è disposto ad impiegare dei capitali.
Adesso, poi...
Dopo la chiusura (sempre dopo, mai prima) ci sono state molte manifestazioni di solidarietà e in tanti hanno offerto il loro aiuto, ma DaiSuonaTi non aveva bisogno di una sorta di contributo una-tantum, bensì di una soluzione strutturale del tipo che suggerisci, che purtroppo non è stata trovata.
Rispondi
A mio avviso probabilmente è ...
di zaloral [user #31722]
commento del 25/02/2013 ore 15:24:33
A mio avviso probabilmente è una battaglia persa, perchè al momento ci sono troppi elementi contro ad iniziative come quella "Dai Suonati" o affini.

Vicino a casa mia 7/8 anni fa, aprirono una birreria mega, bellissima, spaziosissima, tutta in legno con palco annesso per musica live o cabaret. Era frequentatissima e sempre piena.
Era situata in mezzo alla campagna vicino ad un parco con bowling, piscine, sala giochi ecc...
Posto perfetto per la musica live e infatti i gruppi hanno cominciato a girare alla grande.

Tutti gli altri locali dei dintorni però, per invidia, hanno mandato qualche "regalino" ad una forza dell'ordine in particolare per appostarsi tutte le sere fino a tardi a 50 metri dalla birreria con etilometro alla mano.
Risultato? Una valanga di multe-ritiri di patenti e affini che hanno dissuaso le persone a tornare nel locale costringendone la chiusura.

Ora, io sono contrarissimo a chi si mette al volante ubriaco, ma se ti fanno il test appena fuori del locale dove mangiando un panino ti sei bevuto una birra e magari un amaro, sei fuori limite di media x 45 minuti.

E così è stato stroncato un possibile ritrovo sano e ricreativo diverso dalle solite menate.
Se non apri locali di tendenza non ti fila nessuno.

Sia chiara una cosa: forse è una battaglia persa, ma mai smettere di combattere!
Rispondi
Vi racconto una storia
di gioaquino [user #31627]
commento del 26/02/2013 ore 01:44:35
C'era una volta nella mia città, Cassino, piccolo centro di 35000 abitanti, un gruppo di musicisti che si associarono per dare un ordine alla vita musicale cittadina. La partecipazione all'associazione non era obbligatoria, però gli associati facevano fronte comune, chiedevano, ottenendola, la direzione artistica di quasi tutti i locali e proponevano i loro eventi. Quindi per molti conveniva associarsi per non essere "fuori dal giro". Il criterio che reggeva il tutto era: ognuno chiede il cachet che vuole, ma nessuno deve chiedere meno di 50 euro a persona, altrimenti non si suona. Bello no?

Come è andata a finire? I gruppi con più di 3 elementi non suonavano più, perché dovendo chiedere 200/250/300/350 euro non trovavano locali dove suonare e non potevano prendere meno di 50. I musicisti più scorretti andavano segretamente a suonare a 20 euro a persona, trovando molte più date. Litigi e veleni senza fine.

Ora la situazione è ulteriormente peggiorata, i cachet sono più bassi del pre-associazione, i locali fanno pagare le consumazioni ai musicisti, la musica originale è morta (perché per 20 euro a serata chi ha voglia di spendere soldi e tempo per fare le prove? Meglio suonare fuori paese) e tutti si lamentano.

Che ne penso io? Che noi musicisti ci dovremmo ritenere fortunati! Vi rendete conto? Ci sono migliaia e migliaia di gestori che CI PAGANO! Ci pagano! Ma quando mai un vostro amico fotografo o scultore o pittore o poeta potrà pretendere 10 euro per dar prova della sua arte? E la cosa incredibile è che i gestori di cui tanto vi lamentate PAGANO gente che spesso passa sullo strumento le due ore settimanali per fare le prove con la cover band di turno! Gente che se deve calcolare la terza maggiore di Eb ha bisogno di carta e penna e un quarto d'ora! Quanti pittori professionisti conoscete? io neanche uno. E quanti musicisti professionisti? Sette per palazzina. Forse in Italia siamo negati per la pittura? O semplicemente la pittura è considerata zero e la musica un po' più di zero?

E non dite che noi facciamo "intrattenimento" perché nel 90% dei casi abbiamo la stessa attenzione che avrebbe un poeta in piedi sulla sedia (forse pure meno), e nel 10% dei casi che la serata "va bene", se c'era un dj, un karaoke, o anche una cubista che si muoveva al ritmo del tacatà andava moolto meglio. Stiamo vivendo l'ultimo fase del periodo d'oro, poi saremo tutti "pittori". Godetevela finché siete in tempo, e quando chiedete dei soldi per suonare, chiedete a voi stessi se è giusto essere retribuiti per il servizio che state offrendo, anche se suonate benissimo e lo sapete. Chiedetevi se quello che fate interessa a qualcuno. Chiedetevi che vantaggio ha il locale a farvi suonare.


Con tristezza, Giovanni
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Oliver [user #910]
commento del 26/02/2013 ore 07:48:3
Scusa la risposta frettolosa, ho solo una manciata di minuti (casomai stasera posso approfondire).

1) *Chiedetevi che vantaggio ha il locale a farvi suonare*
Secondo te i gestori fanno suonare i gruppi per amore della musica o perchè gli conviene (e solo finchè gli conviene, visto che nessuno li obbliga a farlo)?
2) Se scelgono gruppi poco professionali, inesperti, di bassa qualità, di chi è la colpa? Di musicisti bravi ce ne sono, anche tra i non professionisti.
3) La prossima volta che suonerò in un locale (se ci suonerò, mi sono abbastanza rotto le balle della mancanza di professionalità e rispetto dei gestori, quando io e il mio gruppo ci facciamo il mazzo per dare il massimo), dirò al gestore che suonerò gratis, ma lui verrà a casa mia a caricarsi l'attrezzatura, portarla nel locale, montarla e provarla, smontarla alla fine e riportarmela a casa. Meglio se con la sua auto. E gli darò anche 50 euro. Ovviamente non gli chiederò l'affitto per l'impianto di amplificazione, non sono un Service (anche se gli faccio risparmiare i soldi per chiamarne uno).
Mi sa però che non accetterà.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di gioaquino [user #31627]
commento del 26/02/2013 ore 17:52:52
------ *Chiedetevi che vantaggio ha il locale a farvi suonare*
Secondo te i gestori fanno suonare i gruppi per amore della musica o perchè gli conviene (e solo finchè gli conviene, visto che nessuno li obbliga a farlo)?-----------

io nel lungo peregrinare per locali ho visto 3 categorie di gestori: quelli che non hanno mai fatto suonare e che non faranno suonare mai. Quelli che hanno appena preso il locale e che pensano che con la musica venga la gente. In genere cedono l'attività entro un anno. Quelli che fanno musica tutto l'anno, pagano bene, hanno cultura musicale, in genere fanno jazz,e che normalmente con la musica live ci vanno a perdere, magari la prendono come una spesa e non come un investimento.

----------- Se scelgono gruppi poco professionali, inesperti, di bassa qualità, di chi è la colpa? Di musicisti bravi ce ne sono, anche tra i non professionisti--------------

La colpa è dello stato, che poco attento alla cultura, non disciplina correttamente la materia. Io sono a favore di una norma che permetta solo ai diplomati al conservatorio di suonare a pagamento (io non sono diplomato, sarei il primo ad astenermi). Voi andreste da un dentista senza laurea?

--------------La prossima volta che suonerò in un locale (se ci suonerò, mi sono abbastanza rotto le balle della mancanza di professionalità e rispetto dei gestori, quando io e il mio gruppo ci facciamo il mazzo per dare il massimo), dirò al gestore che suonerò gratis, ma lui verrà a casa mia a caricarsi l'attrezzatura, portarla nel locale, montarla e provarla, smontarla alla fine e riportarmela a casa. Meglio se con la sua auto. E gli darò anche 50 euro. Ovviamente non gli chiederò l'affitto per l'impianto di amplificazione, non sono un Service (anche se gli faccio risparmiare i soldi per chiamarne uno).
Mi sa però che non accetterà.-------------------


La prossima volta che vai in un locale, calcola mentalmente se la gente che viene per te e che altrimenti non andrebbe al locale, spende 50 euro di consumazioni. Se non è così, sei stato pagato troppo. Personalmente ho raggiunto nei miei 400 concerti jazz in 10 anni di attività questo risultato 2-3 volte.

A New York, se chiedi di suonare prendi 0 dollari, al massimo una cena. Se poi la seconda volta viene più gente, magari prendi 10 dollari+cena. Non è che vai là e prendi l'equivalente di 20-25 consumazioni.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Oliver [user #910]
commento del 26/02/2013 ore 20:06:58
***... che normalmente con la musica live ci vanno a perdere, magari la prendono come una spesa e non come un investimento***

Se il gestore di un locale pensa di "fare soldi" con la serata, ha già sbagliato in partenza. Dovrebbe cambiare mestiere, organizzare spettacoli e concentrarsi su quello. Capita la serata buona, con il pienone di gente che consuma molto (ultimamente non è frequente, anche per le nuove leggi in merito al consumo di alcoolici), più spesso sono serate alla pari -se va bene- o in perdita: ma la loro funzione non è il guadagno immediato, bensì la promozione e la fidelizzazione della clientela.
Questo in ogni caso non c'entra assolutamente niente con il rapporto gestore/band: sei un gestore? Vuoi avere la musica nel tuo locale? Non te lo ha prescritto il medico, quindi se scegli di farlo, fallo con rispetto per chi spende soldi e fatica non solo per divertirsi, ma ANCHE per far guadagnare te. Scegliti dei gruppi buoni, compatibilmente con le tue disponibilità economiche. Più bravi sono, più tornaconto avrai in termini di reputazione. Fai una buona programmazione, così diventi un punto di riferimento. Non ti interessa? Nessuno ti obbliga, dov'è il problema?
Non mi risulta che ci siano gestori che fanno suonare le bands perchè queste li costringono a farlo.

***Io sono a favore di una norma che permetta solo ai diplomati al conservatorio di suonare a pagamento (io non sono diplomato, sarei il primo ad astenermi). Voi andreste da un dentista senza laurea?***

Il dentista non c'entra, per farlo DEVI avere studiato (anche se a volte trovano degli impostori che esercitano -anche con successo- da decenni...). La questione del diploma può avere senso per la musica classica, per l'insegnamento, ma con la musica "moderna" non ha niente a che fare. E quanti jazzisti -anche eccelsi- sono diplomati? Li lasciamo a casa?
Tra un diplomato a pieni voti al conservatorio ed un novello Eric Clapton dubito che qualcuno avrebbe dubbi su chi scegliere.

***La prossima volta che vai in un locale, calcola mentalmente...***

No.
Questo calcolo non lo devo fare io, lo fa il gestore, se decide di investire in questo senso. Io porto quello che so fare, porto la mia costosa e delicata strumentazione, porto il mio tempo (dalle 16:00 quando carico, alle 02:00 quando scarico). Non devo garantire io la presenza del pubblico. Io offro la mia parte. Il gestore, SE LO VUOLE, fa la sua. Ognuno di noi corre dei rischi o comunque decide liberamente se assumerseli o meno, tutto qui. Ma nel momento in cui si fa la scelta, la si porta avanti con responsabilità e serietà, da entrambe le parti. Se il mio impegno sarà apprezzato, il gestore forse mi richiamerà. Se non sarà apprezzato (per qualsiasi motivo), non mi richiamerà.

Il confronto con NewYork vale fino ad un certo punto. Oltre alle differenze culturali (ma non serve andare così lontano, in genere basta varcare il confine...), là c'è un'offerta smisurata. Quà c'è miseria, direi. In ogni caso, nessuna delle bands non-professioniste di qui suona per guadagnare. Le spese sono sempre enormemente superiori a quelli che non sono compensi, ma solamente parziali contributi-spesa che, se non fosse per la passione che spinge chi suona, risulterebbero offensivi per chiunque. I quattro soldi che ricevo quando suono in un locale, non mi servono: di solito li lascio ai miei figli che si divertono a farci da roadies. Ma li voglio, per principio, a meno che non sia io a decidere di suonare gratis per altri motivi.

Tutti questi discorsi nel locale oggetto di questo post non si sono mai fatti.
Semplicemente non sono stati necessari, e nessuno ha mai avuto di che lamentarsi, da entrambe le parti.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di gioaquino [user #31627]
commento del 27/02/2013 ore 01:26:30
Il problema fondamentalmente è questo, secondo me. Prima di un certo periodo storico, anni 50, per suonare in pubblico e pagati non bastavano un paio d'anni di pratica casalinga. Suonare per vivere significava dedicare la vita allo strumento. Ora, per colpa o per fortuna, a seconda dei punti di vista, di gente impreparata tecnicamente come hendrix o jeff beck, tanto per rimanere nel chitarrismo, che sopperivano alle loro lacune col Genio, ci troviamo una massa di gente che con loro condivide solo le lacune e pretende pure di essere pagata. Difatti, nei pub, si sentono spessissimo blues e rock anni 70, non a caso i generi più facili da suonare. (Si, facili. Perché è più facile suonare male un blues che non suonare male un pezzo di Van Halen o Wes Montgomery). Perciò, almeno in una prima fase di un processo salva/musica, bisognerebbe negare la possibilità di suonare a pagamento ai non diplomati. Quanti ragazzi, se fossero stati "costretti" a fare il conservatorio, ora farebbero musica bellissima invece di suonare le solite 4 cose per la fretta di esibirsi?
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Oliver [user #910]
commento del 27/02/2013 ore 01:58:24
***Prima di un certo periodo storico, anni 50, per suonare in pubblico e pagati non bastavano un paio d'anni di pratica casalinga***
Vero. Ma anche chi gestiva i locali non si improvvisava agente di spettacolo dall'oggi al domani.
I locali erano "signori locali", non dei pubs totalmente inadatti per spazi e sonorità, come succede spessissimo oggi. Non è che di Alcatraz, per fare un nome conosciuto, ce ne siano molti (perlomeno dalle mie parti... neanche uno).

***Suonare per vivere significava dedicare la vita allo strumento.***
Oh, anche adesso. Chiedi ai vari Colombo, Castellano, Cifarelli, etc.
Ma qui non stavamo parlando di professionisti, ma di semplici appassionati che suonano nei locali.

***gente impreparata tecnicamente come hendrix o jeff beck***
Ehm... diciamo "gente che non ha studiato teoria musicale". Non lo vedo come un limite determinante, ma comprendo che si possa pensarla diversamente. A sentire certi loro pezzi, però, non si direbbe proprio che non abbiano studiato...

***blues e rock anni 70, non a caso i generi più facili da suonare***
Facili da suonare MALE, precisiamo. Ma ne ho visti parecchi di musicisti diplomatissimi che non sanno suonare tre note in riga in un semplice blues di 12 battute, quindi non è la teoria che fa la differenza.
Con me suona una pianista diplomata, concertista. Quando ha iniziato a suonare il rock anni '70 -sì, quello facile- con noi, le si è aperto un mondo e non lo considera affatto facile. Anzi, sostiene che la maggior parte dei musicisti che conosce (in conservatorio) non lo saprebbe suonare perchè (cito) "il conservatorio crea automi che eseguono partiture". Una forzatura, ma rende l'idea.

***Quanti ragazzi, se fossero stati "costretti" a fare il conservatorio, ora farebbero musica bellissima invece di suonare le solite 4 cose per la fretta di esibirsi? ***
Pochi, credo. I più sarebbero scappati, abbandonando la musica.
Il bello dell'approccio "ignorante" è che è estremamente gratificante, subito, e innesca un circolo virtuoso che spinge ad imparare. Col tempo può anche far venire la voglia di studiare, anche se non necessariamente al conservatorio (non esiste solo quello). Oppure non succede, ma che importa? Dipende solo da cosa vogliamo.
Riguardo alla fretta di esibirsi, c'è un sistema naturale che regola il fenomeno: si chiama "giudizio del pubblico", che solitamente non è generoso. E fare figuracce non piace a nessuno :)
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di gioaquino [user #31627]
commento del 27/02/2013 ore 14:05:06
**blues e rock anni 70, non a caso i generi più facili da suonare***
Facili da suonare MALE, precisiamo. Ma ne ho visti parecchi di musicisti diplomatissimi che non sanno suonare tre note in riga in un semplice blues di 12 battute, quindi non è la teoria che fa la differenza.
Con me suona una pianista diplomata, concertista. Quando ha iniziato a suonare il rock anni '70 -sì, quello facile- con noi, le si è aperto un mondo e non lo considera affatto facile. Anzi, sostiene che la maggior parte dei musicisti che conosce (in conservatorio) non lo saprebbe suonare perchè
(cito) "il conservatorio crea automi che eseguono partiture". Una forzatura, ma rende l'idea.
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Io avevo specificato da SUONARE MALE! La pianista che suona con te li sa suonare però i pezzi rock che tu tra le righe fai capire che non sono così facili... Magari non sarà Jon Lord, però se suona con te vuol dire che li suona quei pezzi...
Tu sapresti suonare la fuga di Bach in Am per chitarra? Male come la tua pianista suona i pezzi rock? ;-)

Io ho studiato anche la classica, e penso che i musicisti che non si sono mai cimentati con la musica classica la sottovalutino... Basta leggere, e ripetere 1000 volte dicono. Beati voi.

I classici sopravvalutano invece la musica leggera. La maggior parte di loro in pochi mesi saprebbe benissimo imparare la struttura e le fondamenta di un semplice blues in E.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Oliver [user #910]
commento del 27/02/2013 ore 19:36:0
***Tu sapresti suonare la fuga di Bach in Am per chitarra? Male come la tua pianista suona i pezzi rock? ;-)***
A parte il fatto che non mi servirebbe per suonare in un pub, se ne avessi la necessità o la voglia potrei anche imparare a suonarla (senza imparare a leggere la musica, ovviamente). Vorrei al proposito chiarire un punto sul quale stiamo forse facendo confusione: un conto è lo studio della teoria musicale, un altro è la lettura e un altro ancora la tecnica esecutiva. E poi c'è la capacità di interpretare.
Le quattro componenti non hanno la medesima importanza in tutte le applicazioni della musica. Per suonare nei pubs -che è ciò di cui stiamo parlando- la tecnica esecutiva (che non è affatto appannaggio esclusivo del conservatorio) e soprattutto la capacità interpretativa rivestono la massima importanza. Leggere a vista o conoscere a menadito la teoria musicale servono decisamente di meno, e non servono a nulla se sono carenti gli altri due aspetti.
Ripeto, stiamo parlando di musica in un locale, o al limite in una manifestazione a tema. Nessuno si aspetta (e men che meno vorrebbe) che si eseguisse magistralmente un brano di Rachmaninov.

*** i musicisti che non si sono mai cimentati con la musica classica la sottovalutino***
Se lo fanno, sbagliano senz'altro. Esattamente come chi snobba la musica... non classica.
Qualsiasi genere musicale richiede serietà ed impegno. E' il tipo di impegno che può essere diverso.

***La maggior parte di loro in pochi mesi saprebbe benissimo imparare la struttura e le fondamenta di un semplice blues in E***
Per imparare la struttura di un blues in E bastano pochi minuti. Le fondamenta non si imparano, invece: si... assorbono. Non si può suonare un blues come un compitino assegnato, la differenza si sente subito. Infatti tra i diversi musicisti di estrazione classica che ho conosciuto, uno solo si è dimostrato capace di farlo. Ma lui suonava anche jazz ;)
Di nascosto, naturalmente, perchè al conservatorio non piace.

In definitiva, credo che un sano equilibrio sia la condizione migliore.
Tutto si basa sulla serietà, in fondo: la preparazione è doverosa, per rispetto nei confronti del pubblico, del gestore e -non da ultimo- per noi stessi. Senza fatica, senza studio ed esercizio, non si migliora e non si raggiungono i risultati. Studio ed esercizio non sono però a senso unico e ognuno trova la strada che reputa più giusta.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Guycho [user #2802]
commento del 27/02/2013 ore 08:30:28
>Perciò, almeno in una prima fase di un processo salva/musica, bisognerebbe negare la possibilità >di suonare a pagamento ai non diplomati.

Questa è veramente assurda!

Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di gioaquino [user #31627]
commento del 27/02/2013 ore 13:58:48
Già è assurdo studiare per poter fare un lavoro in cui si è pagati. Che assurdità. Sono i musicisti che leggono la musica , che conoscono la teoria a non saper suonare. Chi sa suonare veramente fa la pentatonica, però col cuore!
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Guycho [user #2802]
commento del 01/03/2013 ore 13:34:33
Ti risulta che dal conservatorio esca gente che fa pop rock blues etc?

E a BB King, che non sa fare nemmeno gli accordi, che gli facciamo? Gli vietiamo di suonare?
Rispondi
di Mm utente non più registrato
commento del 15/05/2023 ore 17:54:36
La gente come te e pericolosa,oltre ad aver occupato posti in scuole sicuramente più utili ad altri,visti i risultati.vergognati ma tanto!
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di scrapgtr [user #12444]
commento del 27/02/2013 ore 14:28:18
Io sono a favore di una norma che permetta solo ai diplomati al conservatorio di suonare a pagamento (io non sono diplomato, sarei il primo ad astenermi).

Ti rendi conto che un sacco di musicisti rock, jazz etnici ecc. che hanno letteralmente fatto la storia non potrebbero farsi pagare? Un conto è una professione che non può prescindere da un canone di conoscenze tecniche ben precise (e ti assicuro, da professionista, che il mondo delle professioni, anche di quelle più regolamentate, è pieno di ciarlatani che, pur con le carte in regola, le lauree e le abilitazioni prescritte dalla legge, restano dei ciarlatani), un conto è l'arte (anche se non sempre la musica che senti nei locali lo è). Disciplinare anche l'attività artistica secondo criteri di autorizzazione amministrativa è una cosa mostruosa. E poi dove arriveremo, a richiedere una laurea in lettere a chiunque voglia pubblicare un libro? A pretendere che solo un ingegnere meccanico possa condurre veicoli a motore? A richiedere la patente per procreare (attività dalle conseguenze potenzialmente ben più gravi di qualsiasi arte e professione)?
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di Guycho [user #2802]
commento del 01/03/2013 ore 13:38:41
Il mondo del rock è, al 80%, fatto di musicisti che non conoscono la teoria.
Rispondi
Re: Vi racconto una storia
di chiatarrox [user #36263]
commento del 08/03/2013 ore 20:46:44
A dire il vero a New York (ma negli USA in generale) chi suona in genere se non viene pagato dal gestore riceve le mance dal pubblico...e guadagna anche abbastanza bene perché in America nessuno si sognerebbe mai di non dare la mancia ai musicisti...è un'altra cultura...è anche vero che il livello medio dei musicisti che fanno musica dal vivo anche nei piccoli pub è molto più alto che da noi, e non certo perché hanno una educazione scolastica ma sempre per una questione di cultura musicale differente. D'altra parte permettere solo ai diplomati al conservatorio di suonare pagati sarebbe un po' miope, qui non si parla di cose tecniche e scientifiche ma di arte e come tale se piace può far breccia e valer la pena di essere sentita-vista che sia qualcosa di molto complesso o di molto semplice. Il discorso che penso che invece si possa fare è che effettivamente ci sono un sacco di cazzoni improvvisati, ma anche semplicemente degli hobbisty che vanno in giro a suonare per piacere (perché diciamolo la maggiorparte della gente che scrive su accordo è per quello che suona) e pretendono di essere pagati. E' un po' come se io andassi la domenica a fare il torneo di basket della parrocchia e mi aspettassi di avere un pubblico pagante o di essere pagato dalla mia società...certo ho il tempo dedicato agli allenamenti, le sedute dal fisioterapista, l'abbiagliamento per la gara, per l'allenamento ecc. ma caspita...lo faccio per piacere no?
Insomma la verità, per fortuna, è che se sei bravo il posto per suonare in giro lo trovi, e ci fai pure qualche soldo...se sei molto bravo anche di più...se sei bravissimo puoi pensare di farne una professione...con buona pace di chi suona da una vita smoke on the water con una attrezzatura da 3000 euro (se va bene) e pretende pure che gli facciano ponti d'oro per suonare e che lo paghino anche...
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Re: Vi racconto una storia
di fa [user #4259]
commento del 26/02/2013 ore 17:27:25
Ciao Giovanni, io la penso un po' diversamente da te. Il pittore dipinge quadri e li vende; se piace e riesce a mantenersi bene, altrimenti farà un altro mestiere; io ne conosco due di pittori che dipingono e vendono quadri e uno scultore. Vero è che di musicisti ce ne sono molti di più. Se il gestore accetta musicanti che suonano solo due ore a settimana in sala prove e pure li paga il problema è suo, che non sa distinguere un musicista da un dilettante. La musica dal vivo è un'offerta come un'altra che il locale può scegliere di proporre al pubblico; può offrire la cubista che sculettta, il karaoke con il tastierista che mette le basi o il Dj che mette la musica. Tutti e tre lavorano ed è giusto che vengano pagati, a mio parere, così some il musicista. Rispondo alle domande che hai fatto.
"Chiedete a voi stessi se è giusto essere retribuiti per il servizio che state offrendo, anche se suonate benissimo e lo sapete." Assolutamente sì; suono per il piacere di suonare e perchè adoro la musica, non per fare la rock star. Se qualcuno ha piacere a sentirmi bene, altrimenti mi diverto lo stesso suonare con altri musicisti senza necessariamente suonare in un locale. "Chiedetevi se quello che fate interessa a qualcuno". Se il gestore accetta di farci suonare è perchè gli interessa la musica live altrimenti non ci farebbe suonare. Se non piacciamo o non interessa, non ci chiama più. "Chiedetevi che vantaggio ha il locale a farvi suonare". Come dicevo prima la musica dal vivo è un'offerta come altre, dovrebbe servire ad attirare più pubblico, magari il pubblico per ascoltare la musica si ferma un po' di più e consuma di più. Magari il piubblico si diverte e ritorna. Se al pubblico e al gestore la musica proposta non piace, grazie ed arrivederci; il locale avrà investito 300€ per una sera. Non mi pare una follia. Questa è un pò la mia opinione. Ciao!Fabrizio
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Storia vecchia...
di Peterpanico utente non più registrato
commento del 26/02/2013 ore 20:59:01
...purtroppo,anche qua nella bellissima e "turisticissima" costa toscana,la" Perla del Tirreno" così la chiamano,la scena musicale è triste ma che più triste non si può.
C'era una volta il Borgo Rosso,ogni analogia o riferimento è puramente voluto,e non si chiamava così per caso,era come stare in famiglia,chessò in cucina,piccolo,caldo....quando i suonatori erano più di un trio,a volte davi qualche morso anche alla paletta di una chitarra,o ti trovavi un sax sul groppone,
si suonava prevalentemente il Giaaaaassss,però anche altre cose,non era un problema,chiunque aveva voglia poteva suonare,era bellissimo!
Si mangiava poche cose ma buone,si beveva anche meglio,però anche lui era un pò fuori dalle rotte commerciali ( oh...roba di 10 minuti da "ovunque" mica cazzi!) e non c'erano "coverband".....
quindi chi andava lì sapeva cosa voleva e perchè...peccato,vuol dire che siamo rimasti davvero in pochi a "fare delle scelte",è molto più facile stare nella marmellata globale.....R.I.P. al Borgo allora....
**************Senza musica è tutto molto più triste!*******************
AMEN
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Peccato ma..
di jackvance [user #34268]
commento del 26/02/2013 ore 21:11:06
Peccato ma domanda e offerta esistono : che poi il musicista sia preso per il collo è un'altro discorso ancora.Se ci sono 1000 musicisti e 3 locali va da se che i gestori ne approfitteranno..è così per tutto.Questo il discorso quantitativo; la qualità della domanda invece ..beh è quella che è,punto.Non ci si deve turbare più di tanto:se un giorno piove è inutile in*azzarsi con il clima .
La cultura non è solo "sapere" ma piuttosto essere in grado di darsi delle priorità tra le varie opzioni ( in questo caso di spesa ):se va di moda un certo tipo di fruizione o di spettacolo significa che le priorità son quelle.
Comunque tanto per fare un collegamento con altra tematica:ci rimaniamo male quando chiude il negozio ...ma tutti quelli che compravano on line per risparmiare dov'erano? Non esiste giusto o sbagliato, è solo questione di priorità: uno sceglie il risparmio contante,altri scelgono una giusta spesa in uno shop fisico dove hanno servizi in più ..e non ultimo il rapporto con il negoziante , che se serio e preparato, appaga non poco.
Trattasi quindi di scelte non di cattiverie : che poi non piaccia la scelta dei più è lecito dirlo. :)
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