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I primi mattoni
I primi mattoni

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 13 dicembre 2012 ore 08:30
Parto dal presupposto che chi voglia mettersi a scrivere una canzone sappia minimamente suonare uno strumento, al limite anche la sola voce. Mi viene in mente una carissima amica, molto in età, la quale per tutta la vita ha scritto canzoni inventandosi melodie su testi suoi, scritti con l’accortezza di dar loro un andamento ritmico.
Parto dal presupposto che chi voglia mettersi a scrivere una canzone sappia minimamente suonare uno strumento, al limite anche la sola voce. Mi viene in mente una carissima amica, molto in età, la quale per tutta la vita ha scritto canzoni inventandosi melodie su testi suoi, scritti con l’accortezza di dar loro un andamento ritmico. Composta la melodia affidava il tutto a un musicista di professione o per solo hobby il quale prima di mettersi ad arrangiare il pezzo calava la melodia in una sequenza di accordi, decideva uno dei possibili ritmi e iniziava ad arrangiare con seria attenzione a ciò che di atmosfera musicale poteva suggerirgli il testo. Si tratta di un esempio limite, certo, ma ha comunque generato prodotti di una apprezzabile qualità. Torniamo a noi. Supposto che uno strumento polifonico lo sappiate suonare (piano, tastiera, chitarra), anche a livelli non stratosferici, come uno dei primi passi verso la composizione di canzoni vi consiglio la trasposizione in una tonalità a voi amica (buttiamo lì la tonalità di Sol o di Do) di una decina di successi nazionali e internazionali.
Al di là dell’importanza dell’esercizio di trasposizione, il ricondurre in un unico “binario armonico” le varie hit vi consentirà l’analisi delle sequenze di accordi utilizzate, la loro funzionalità rispetto
al testo (non dimenticate mai che in una canzone la musica dovrebbe essere al servizio del testo),
un certo loro uso strategico dal punto di vista emozionale, l’apprendimento delle deviazioni e dei rientri sulla strada principale. In fondo, vi permetterà di prender coscienza che le “strutture” sulle quali poggiano le melodie di successo non sono molte e che una struttura sbagliata (faremo qualche esercizio di imbruttimento di brani bellissimi) può non dico rovinare ma “offendere” a morte una melodia di grande bellezza. Quest’ultima asserzione spero vi faccia riflettere sulla grande importanza della tessitura armonica dentro la quale si pone la melodia; e come può accadere a volte che in fase compositiva esigenze armoniche riescano a “piegare”, a far convergere a sé, cambiandola, qualche nota della melodia data. Mi scuso se ho già accennato alla fase “dattilografica” della composizione, quella cioè del vestimento cosciente di un blocco testo-melodia. Ritenevo importante farlo per annunciarvi come preseguirà il cammino. In questi primi incontri dovremo invece diventare cacciatori delle nostre emozioni, dei nostri momenti di vita.


Sono certo che il momento dell’ispirazione, della propensione a proiettare noi stessi all’esterno, si faccia sentire e pretenda che noi lo ascoltiamo e lo riempiamo. Anche se si mette mano tutti i giorni sullo strumento non è che tutti i giorni sentiamo la voglia di comporre qualcosa. L’ispirazione a volte scatta per insondabili motivi, altre volte ci viene presentata da un qualcosa di musicalmente arruffato che stiamo suonando, anche un semplice bicordo con uno strano basso. Oppure è un pensiero, un ricordo, una bella frase che sa di slogan originale o super semplice ma efficace. Ciò che dobbiamo fare è non perdere il momento ma alimentarlo perché potrebbe essere molto breve.
Che fare? Se si tratta di un arpeggio insolito o di quel bicordo-basso strano, continuate a suonarlo, a ripeterlo considerandolo la molla iniziale che potrebbe far scattare qualcosa di buono dando poi vita e corpo a qualcosa di più articolato. Se è una semplice frase che vi svolazza in testa, scrivetela subito e poi pensate a quale argomento o momento di vita potrebbe essere abbinata con una qualche efficacia e originalità.
Lo so che a parlare di queste cose si finisce col parlare di niente, di essere inutili ma io non voglio esserlo e il modo migliore per servire a qualcosa è fare degli esempi concreti. Un giorno le mie dita configurate per eseguire un classico accordo di Do maggiore in prima posizione si sono poggiate sulla tastiera un tasto più avanti. Ne è uscito un accordo strampalato con un buon effetto di sospensione. Tornare in Do mi regalava un senso di riposo, di certezza, anche di calma. L’accordo strampalato lo avvertivo inquietante, come quando il buio ti disorienta. E mi erano venuti subito in mente le ansie, i turbamenti, le oscurità, le incertezze dell’età giovanile e certe magnifiche “schiarite” regalate da un bel sentimento d’amore. Cose che succedevano al buio delle classiche “festine” anni Sessanta. Ne era uscito un pezzo direi battistiano, anche nell’apertura non solo del ritornello ma pure della strofa. Se volete, lo potete ascoltare su YouTube digitando Sì, dimmi di sì Piccoli. È una canzone pubblicata nel 1973 ma scritta qualche anno prima, con la quale ho partecipato al Disco per l’estate.
Un piccolo esempio e un primo consiglio: non buttate via nulla di quello che di strano e meno strano incontrate con la mente e con le dita sullo strumento. Anche “una coscia di pollo disossata” o una bestiale disarmonia possono trovare posto in una canzone. Stai a voi servirle nella maniera giusta facendole diventare possibilmente uno dei vostri marchi compositivi. Alla prossima.

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La musica prima di tutto... poi il testo!
di Salomone [user #34653]
commento del 13/12/2012 ore 10:39:37
In una canzone non è una regola che la musica sia al servizio del testo come sopra citato... semmai il contrario! La prova di ciò è che molti musicisti con la M maiuscola compongono prima la musica con un inglese finto di supporto e poi inseriscono il testo che verrà fatto a musica ultimata! Le collaborazioni musicali tra musicisti e parolieri sono strutturare nel seguente modo: il musicista compone il brano musicale e lo invia al paroliere che inserisce il testo! Quindi non so perché si sia scritto un'assurdità del genere! Poi la scuola cantautorale è un'alta cosa!
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Re: La musica prima di tutto... poi il testo (???)
di robogg [user #204]
commento del 13/12/2012 ore 12:08:51
Come sempre est modus in rebus. Ho sentito arrangiamenti in stle night club patinato di brani con testi iper drammatici. C'e' gente - la maggior parte di quelli che fanno blues - che suona senza rendersi minimamente conto dell'argomento del brano, convinti che un bleus sia solo un pretesto per eseguire assoli infiniti e ipertecnici. Ok scrivere prima la musica e poi il testo, ma una volta scritto il testo vediamo di essere coerenti almeno con l'esecuzione e l'arrangaimento. O no?
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Re: La musica prima di tutto... poi il testo!
di dfatwork utente non più registrato
commento del 13/12/2012 ore 12:14:13
scusa, credo però che questo meccanismo sia più utile a riempire dischi... ok, Battisti é un classico esempio che segue il tuo discorso. Un tuo parere: un artista che interpreta pensieri di altri é sicuramente ad un livello elevato però, secondo me, non completo.
:)
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Re: La musica prima di tutto... poi il testo!
di jrizz [user #23356]
commento del 13/12/2012 ore 12:50:2
A me capita di avere della musica e di scriverci le parole, di avere delle parole e di crearci della musica sopra, che le due cose vengano fuori contemporaneamente, l'una suggerisce l'altra. A molti miei colleghi capita così, e credo non ci sia una regola precisa. L'unica cosa che posso dire è che trovo un po' difficile musicare testi che non nascono per essere musicati.
Rispondi
Re: La musica prima di tutto... poi il testo!
di LordAxel [user #32439]
commento del 13/12/2012 ore 13:39:20
E' assolutamente ed esattamente così, per quanto mi riguarda. La frase "l'una suggerisce all'altra" è perfetta per descrivere il mio approccio, al testo o, più spesso in verità, alla musica. Non è un ordine preciso ma funziona esattamente così.
Rispondi
Re: La musica prima di tutto... poi il testo!
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 13/12/2012 ore 13:15:38
DEvi essere molto disattento SALOMONE perchè fin dalla prima riga si capisce che si tratta di argomentare
su chi desidera scrivere una canzone completa di testo e musica, quindi un cantautore. E pare anche che tu ti sia scordato, o non abbia mai letto che la rubrica si intitola il canta-untore. Credo di avere una piccola esperienza di, esattamente, 50 anni di scrittura di canzoni testo-musica, di sola musica e di soli testi (con Renato Zero, con Maurizio Fabrizio, con Dario Baldan Bembo, ecc.). Faresti bene anche a cambiare nome se pensi di tagliare il mondo così velocemente e nettamente tra chi ha la verità in tasca (a quanto pare tu) e tutti gli altri. Ti ringrazio dei suggerimenti e consigli finali. Auguri.
Rispondi
Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 14/12/2012 ore 00:05:37
Io vorrei solo raccontare che ho visto, su youtube, un'intervista a GILMOUR il quale raccontava di come il riff di SHINE ON YOU CRAZY DIAMOND sia nato per errore! Lui tentava di suonare un LAm con due dita (quinto tasto terza coda e settimo tasto quarta corda) ma mise male la mano e cosi naque quel riff !!

Un altro suggerimento lo diede l'insegnante di canto quando andai al corso BERKLEE IN UMBRIA: lei (pensando e sapendo di parlare prevalentemente ad una platea di cantanti) spiegava che non serve saper suonare uno strumento armonico, basta saper suonare, su qualsiasi strumento, i bassi che accompagnano la melodia, le toniche, "sarà poi l'arrangiatore a mettere m7, major seventh, #9, b13, ...and so on!"

Per il resto l'importante, secondo me, è avere un'idea, che sia essa testuale, melodica, armonica o anche solo ritmica. Poi ci si lavora fin dove si sa e fin dove si può, dove ci si ferma si passa il lavoro ad un altro, se non l'abbiamo finita. Non conta quindi se si inizia prima dal testo o dalla musica.

vai al link
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Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 15/12/2012 ore 09:00:00
Colgo l'occasione per commentare brevemente, stimolando i lettori, quello che scrivi in una parte del tuo contributo, quando cioè dici che l'insegnante affermava che "non serve saper suonare uno strumento armonico, basta saper suonare, su qualsiasi strumento, i bassi che accompagnano la melodia, le toniche, sarà poi l'arrangiatore a mettere m7, major seventh ......."
L'affermazione dell'insegnante era iper-ottimistica ma a mio avviso anche sgangherata, nel senso che chi non sa suonare credo non abbia nessuna cognizione di quali bassi mettere a dar significato armonico alla sua melodia che immagino cantata o fischiettata visto, appunto, che non sa suonare. Mettere bassi a casaccio può certo condurre a risultati insoliti e magari molto originali ma l'abbinamento dei bassi a una melodia è gradino, diciamo, successivo al saper suonare. E' frutto dell'acquisizione di una coscienza armonica e del diverso "significato" che una linea melodica acquisisce a seconda dei bassi che le fanno da puntello. La mia quotidiana frequentazione con musicisti di tutti i livelli mi evidenzia che molti di loro hanno in misura scarsa
la coscienza del "significato" armonico dei bassi. Anche tra i bassisti è più sviluppata la coscienza ritmica del loro strumento, meno quella armonica diciamo approfondita. Molti usano note basse bellissime ma solo perchè hanno imparato a pappagallo a ripetere quelle giuste delle cover che
eseguono. Molti, messi alla prova con pezzi nuovi, da vestire armonicamente, si rifugiano o sanno solo mettere bassi banali. Dunque, non sottovalutiamo i bassi ma consideriamoli un mattone importantissimo certamente non in dotazione a quelli che non sanno suonare.
Buone cose.

Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 15/12/2012 ore 15:51:4
NOn sono d'accordo. Molto spesso i cantanti con cui ho lavorato, la maggior parte dei quali abbastanza "ingoranti" dal punto di vista teorico, ed alcuni anche da quello pratico, purtroppo, erano perfettamente in grado di riconoscere l'accordo giusto! Se io sbagliavo, mi dicevano "no, c'è qualcosa che non va", qualcuno azzardava "no, è minore!" ed "ma lo sto suonando minore" "e allora è maggiore, insomma, quell'altro". Alcune volte mi dicevano gli accordi di canzoni che io non conoscevo, ...loro cantavano ed io mettevo gli accordi, seguendoli, e mi cantavano le toniche dei passaggi. PENSACI: "IESTERDEI POM POM ... " lo sanno fare tutti ! Chi canta ascolta l'armonia, spesso, più di chi la suona, perchè ci si deve appoggiare per intonarsi, noi invece mettiamo le dita e se sappiamo di averle messe nel modo giusto, spesso, ci basta, ... se poi la teoria ci dà conforto (o almeno noi crediamo) allora diventiamo irremovibili, ma il cantante spesso ha più orecchio.!
In quel caso specifico poi si trattava di una gran cantante, insegnante alla berklee, e di suoi allievi studenti al seminario, insomma non era la sagra dell'ignoranza, era comunque gente che studiava canto, musica, e teoria anche. Gente in grado di leggere un pentagramma perfino! (non è comune fra i cantanti, come fra i chitarristi eheheh). Poi un conto è essere in grado di cantare le toniche e ben altra cosa è essere pienamente coscienti del significato armonico di quel basso, affiancato a quel canto, ... appunto lei poi rinviava all'amico pianista o all'arrangiatore.
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di jazzino [user #23867]
commento del 15/12/2012 ore 16:39:01
quello che tu dici credo abbia una spiegazione logica.
I cantanti, nel cantare una melodia, hanno le loro note che in relazione all'accordo armonico assumono un valore specifico Es se cantano la terza dell'accordo questa di per se assume un valore in termini di colore ..... così è per qualsiasi nota della melodia ecco perchè percepiscono il tipo di "colore" in relazione all'accordo che li sostiene .....e come dici tu spesso ti dicono di sonare l'altro accordo (e solitamente non sanno quale) semplicemente perchè percepiscono un colore diverso della loro nota.
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 16/12/2012 ore 00:18:52
E' evidente, questo. Il fatto è che questo prova che i musicisti non cantanti mediamente ascoltano il rapporto accordo-melodia con poca attenzione. Un po' come quando ti portano in macchina da qualche parte, ... la strada non la impari certo come se invece avessi guidato tu!
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 15/12/2012 ore 22:16:05
Forse non mi sono espresso bene o forse non ci siamo capiti. Cosa significa che i cantanti "ignoranti" sapevano riconoscere l'accordo giusto? Qual è poi l'accordo giusto: un sol minore col sol al basso, con un sib al basso, con un do al basso? Forse ti indicavano l'accordo (certamente se era minore o maggiore) ma dovevano essere anche degli ottimi arrangiatori per suggerirti che quell'accordo di re minore doveva avere un do al basso perchè poi doveva risolversi in un si di basso sull'accordo di Sol.
Forse è meglio che mi sforzi di esprimermi meglio, e magari anche tu se ne hai voglia.
Sempre pronto a chiarirci ulteriormente le cose. Resto dell'avviso che gran parte dei musicisti, non professionisti ovviamente, non ha ben radicato il servizio eccezionale che può fare a un pezzo musicale una serie di bassi messi giù con intelligenza e buon gusto armonico.
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 16/12/2012 ore 00:13:21
Vedo che, anche nell'articolo, parli molto spesso degli accordi col basso spostato. Ma quello è già un argomento di "arrangiamento" in un certo senso. Ovviamente è tanto di guadagnato se tali accordi ti (a te o a chiunque, me compreso) ispirano il brano, ma dal punto di vista della scrittura non contano praticamente nulla. Non sono io ma Shoenberg ( nel Trattato di armonia funzionale) a dire che il tipo di rivolto, o di posizione melodica in cui si presenta un accordo non ne modifica le caratteristiche funzionali. "Cadenze perfette" (in stato fondamentale) o "imperfette" (in stato di rivolto di almeno un accordo dei due) sono sempre e comunque un dominante che risolve a tonica. Nella scrittura di un pezzo, almeno nella prima bozza, quello è ciò che conta. Stiamo cercando di costruire un palazzo e gli accordi base, in posizione fondamentale, spesso solo primo, quarto e quinto grado, sono tutto ciò che serve, sono i pilastri su cui costruire ed appoggiare la melodia. In un secondo momento potremo intensificare i cambi armonici comprendendo più accordi per ogni "area funzionale", rivoltandoli, creando movimenti e riff di basso o di chitarra, movimenti negli archi, groove di batteria e/o cambi di tempo (tipo "half time" sul ponte) eccc...

In realtà quell'insegnante si rivolgeva proprio a chi pensava che queste ultime fossero cose "necessarie" per scrivere un pezzo, ovvero per avere il diritto di "scrivere" un'idea che ronza in testa. NO! Lei diceva proprio SE AVETE UN'IDEA non spaventatevi di non saper (eventualmente) padroneggiare l'armonia, se avete una buona melodia in testa quella è oro (ma la melodia è tale in un contesto armonico che voi potete "imbastire" (sartoriale) semplicemente aggiungendo i bassi, le toniche o le linee portanti) non buttate al vento una buona melodia solo perchè non sapete se lì ci vuole l'accordo ∆7 o ∆9/#11 (che magari non sapete nemmeno che esista).

I cantanti in questione certamente non sapevano indicare il rivolto preciso (ma spesso, alcuni, beccavano anche quello) ma l'accordo semplice (che poi è quello che conta funzionalmente) lo beccavano (e lo beccano) sempre. Tu pensa ad un cantante che scrive l'equivalente di "Alba chiara", secondo te non è in grado di cantare (e ritrovare sul pianoforte) la linea di basso (che è una scala maggiore discendente)? Secondo me (e secondo la mia esperienza e secondo l'insegnante Berklee) si, lo è.
In più, indicatomi il basso, se io suonassi sulla seconda battuta un SIø mi direbbero, "no", e se suonassi un MIm/si mi direbbero "no, non credo, ma quasi" se allora suonassi un MI/si mi direbbero "no, era meglio l'altro" e quando io provassi un SOL/si si illuminerebbero nello sguardo, stenderebbero il braccio, puntando il dito verso il mio strumento e gridando "ECCOLO!! E' LUI!!"

Spero di essermi spiegato meglio. Fermo restando che per chi vuol fare il lavoro del Cantautore sapersi accompagnare su uno strumento armonico è fondamentale (che poi, di per sè, non vuol mica dire conoscere il SOLm/do) ... ma anche conoscere bene l'armonia, la teoria, la musica e la storia (E L'ATTUALITA') della musica, anche suonare strumenti diversi, tutto tornerebbe certamente utile!

Sono pienamente d'accordo, infine, con la tua ultima affermazione.

CIAO!!
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 16/12/2012 ore 00:32:05
P.S: E COMPLIMENTI COMUNQUE PER LA TUA CARRIERA !!! MENO MALE CHE SUL TUO CURRICULUM, qui su Accordo, HAI SCRITTO "QUALCOSA HO COMBINATO"!

Umilmente ti sottopongo una mia creatura
vai al link
Rispondi
Re: Io vorrei solo raccontare che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 15/12/2012 ore 16:11:11
PS un conto è "non saper suonare" come hai scritto tu, ... diverso è "non saper suonare uno strumento armonico" come diceva lei. Su un pianoforte (lei faceva proprio quell'esempio) puoi non saper suonare gli accordi, ma puoi facilmente trovare la nota che hai in testa e suonarla. Poi non parliamo di un passante, uno che sta lì per caso, parliamo di qualcuno che sta scrivendo una canzone, eccheddiamine, ... se la vuole scrivere, un minimo di attenzione e di concentrazione gli ci vuole per mettere giù quello che ha in testa.
Rispondi
Condivido ancora.
di adriano26 [user #24319]
commento del 14/12/2012 ore 17:53:57
"Che fare? Se si tratta di un arpeggio insolito o di quel bicordo-basso strano, continuate a suonarlo, a ripeterlo considerandolo la molla iniziale che potrebbe far scattare qualcosa di buono dando poi vita e corpo a qualcosa di più articolato. Se è una semplice frase che vi svolazza in testa, scrivetela subito e poi pensate a quale argomento o momento di vita potrebbe essere abbinata con una qualche efficacia e originalità."

Condivido l'articolo Maurizio,ed in particolare questo punto.In effetti,per la mia,ancora poca,esperienza,molti pezzi nascono così...Magari mi butto sul divano con la chitarra,ed inizio a strimpellare due accordi,biscordi od altro,e mi suonano "bene"...non li mollo finchè non ci faccio uscire poi tutto il pezzo,a livello musicale.E poi via,lavoro sul testo,ma fino a quando non sono convinto di ogni parola,non lo considero finito.Ogni cosa,deve combaciare,deve avere il suo senso con la musica,con quello che la musica mi suscita.

Adriano.
Rispondi
Prima il testo... poi la musica
di Claes [user #29011]
commento del 15/12/2012 ore 12:54:28
Interessantissimo articolo :) !!! Il mio commento propone un metodo alternativo di cui mi servo:

Parole e frasi hanno una melodia inerente se ci pensate - provate ad individuare note di parole e frasi. Dapprima ci vuole un soggetto per il pezzo; qualcosa che vi muove emozionalmente e muoverà quindi l'ascoltatore.

Mentre scrivo, ho mentalmente un ritmo mentre scrivo. Questo è utile per individuare spazi (sono una componente importante di una composizione). Il testo deve essere totalmente ritmico per davvero funzionare. Quando questo è a posto, si canticchia la melodia inerente del testo. e si sperimenta magari con un rhythm box con un ritmo semplice senza fronzoli - questo per individuare il BPM ottimale per il tutto. Può essere 96 o 126 o qualcos'altro. Il testo può essere interpretato com Rock? Come Pop? Come... vi sono ovviamente un mare di possibilità. Un lusso extra a questo punto è l'avvere un esperto di danza che può determinare se va veglio, una samba, un tango... ecc. Questo può aiutare!

A questo punto (finalmente) si parte seriamente col vostro strumento per individuare accordi e un test delle parole e della tonalità ottimale per il canto - le note più basse e più alte devono essere facili da cantare. L'öttimale è però l'aver una tonalità facile da suonare!! Insomma, si può senza troppa difficoltà provare Re o Mi avendo Mi bemolle come risultato del primo test. Avendo un'idea generale del tutto, si può mettersi a sincopare il ritmo in funzione del testo. Arriva poi il basso per ancorare il tutto seguendo ritmo e ovviamente accordi. Da evitare (per il genere cantautore) sono bassi alla Jaco Pastorius!

Da accordi di referenza semplicissimi, si passa a quello che sarà una base con accordi ritmici e le chitarre con ritmiche loro, più fills ed assoli. Sono daccordissimo nel non avere pezzi per assoli alla 100 note al secondo!!! Muddy Waters mi disse dietro le quinte "hey you, white boy! It's the space between notes that's important"! Alla lunga, penso che adesso abbia imparato questa lezione da università...

Concordo col fatto che "accordi un pò sbagliati" possono fare la differenza!!! È certamente una buona idea l'orientarsi da riprese, accordi che funzionano, anche se strani!

Percui GRAZIE per l'articolo :) Molto utile per Accordiani compositori - dateci dentro!!! Teneteci in campana riguardo i vostri pezzi!!!
Rispondi
==Anche se si mette mano ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 15/12/2012 ore 16:00:52
==Anche se si mette mano tutti i giorni sullo strumento non è che tutti i giorni sentiamo la voglia di comporre qualcosa==

questa cosa la trovo un po' "romantica", nel senso che mi sembra abbia piu' a che vedere con l'immaginario che circonda la figura del compositore che con la verita'...

nel senso che mi sembra che la maggior parte di coloro che fanno e compongono musica lavori, in realta', in un modo paragonabile a quello di un normale lavoratore .. spiegandomi meglio, la gente compone dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30 .. e quando ci si mette compone sempre...

anche perche' se uno vuol fare della musica un lavoro bisogna rispetti delle scadenze e quindi deve mettercisi appositamente, non che si affida alla spontaneita'...

e cio' non e' per niente brutto o spregevole, dato che facevano in questo modo anche i grandi compositori del passato i quali lavoravano, il 99% delle volte, su commissione (e quindi con scadenza)...

certo.. ci saranno anche quelli (io compreso) che si svegliano la notte con il momento ispirativo da fissare su pentagramma o sul registratore, ma, in linea di massima uno l'ispirazione ce l'ha quando se la vuol fare venire mettendosi appositamente a comporre...
Rispondi
Re: ==Anche se si mette mano ...
di selvatico [user #22788]
commento del 16/12/2012 ore 14:20:58
a giudicare da quello che passa radioitalia e i principali network oggi si lavora sicuramente così...ma penso che questa rubrica sia dedicata ai cantautori, figure estinte dalle radio commerciali... un conto è scrivere "canzone di notte n2" un conto è scrivere la canzone di Emma Marrone che ha vinto l'ultimo sanremo.. La prima è frutto EVIDENTEMENTE di ispirazione, la seconda è EVIDENTEMENTE frutto di lavoro d'ufficio e di marketing...il perchè non mi pare il caso di spiegarlo...è talmente evidente...oppure no??

Che poi un compositore di musica possa innescare l'ispirazione non lo metto in dubbio, ma ripeto, penso si tratti di figure diverse, tutto qui. :-)
Rispondi
Re: ==Anche se si mette mano ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/12/2012 ore 14:47:55
=== La prima è frutto EVIDENTEMENTE di ispirazione, la seconda è EVIDENTEMENTE frutto di lavoro d'ufficio e di marketing...il perchè non mi pare il caso di spiegarlo...è talmente evidente...oppure no??==

per quanto io non faccia distinzioni "assolute" fra artisti, nel senso che se uno gradisce emma marrone (che non so nemmeno chi sia), per me va bene e non considero cio' un gusto di livello inferiore o altro del genere, quello che ho voluto sostenere io e', semplicemente, che, come hai detto tu, l'ispirazione il piu' delle volte si "innesca" piu' che aspettare che scenda dal cielo tipo miracolo.

Infatti, ribadisco, lavoravano in questo modo anche i grandi artisti dei secoli scorsi e lavorano in questo modo anche gli artisti odierni.. anche quelli non particolarmente "commerciali"..

per cui il mio intervento non e' che sostiene un approccio burocratico o meccanico a discapito dell'ispirazione (e lo si capisce bene se, semplicemente, lo si legge per cio' che espone), il mio intervento chiarisce semmai che l'ispirazione e' qualcosa che, il piu' delle volte, viene attivata dalla volonta' di creare e dalla voglia di lavorare...

e la cosa mi fa venire in mente pure la buffa differenziazione che oggi si fa' (piu' che altro la fa' chi non fa') fra arte e lavoro o fra arte e artigianato, cosa che, per esempio, nel rinascimento non esisteva...
Rispondi
Vorrei continuare a ribadire che ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 15/12/2012 ore 23:01:57
Vorrei continuare a ribadire che la rubrica si intitola "Il canta-untore" ed è dedicata al cantautorato non alla composizione generata dal contributo di un "compositore della parte musicale" e di un "autore della parte letteraria". Di esempi di composizione composita ce ne sono molti e di illustri (si pensi a Battisti-Mogol, a Lennon-McCartney) ma non si tratta di esempi di cantautorato ma del connubio tra due creativi. Penso, ad esempio, a Elton John e Bernie Taupin e ribadisco che non si può dire che Elton John è un cantautore. E' un meraviglioso compositore di brani musicali vestiti dagli altrettanto magnifici testi del Bernie.
Credo quindi che sia bene fare una bella distinzione tra cantautore, compositore e autore del testo. Ciò non esclude che episodicamente Battisti o Elton John non si siano scritti i testi di qualche loro composizione ma questi episodi non li hanno trasformati in cantautori, una categoria di creativi in cui musica e testo hanno la stessa identica fonte. Così come non si esclude che un cantautore si metta al servizio, generalmente per la stesura del testo, per la "vestizione" di una musica altrui. Succede. Da quanto scrive Yasodanandana pare che la composizione di tanti brani attuali sia fatta da "dattilografi", impiegati della composizione con scadenze da rispettare, gusti dell'artista e strategie discografiche da rispettare, ecc. E' molto vero ma questo panorama è molto lontano dal mondo cantautorale nel quale purtroppo molto spesso in passato il cantautore doveva infilarcisi per sopravvivere. Non hanno ucciso solo "l'uomo ragno", hanno ucciso anche il cantautore e la tristezza delle prospettive artistiche è in parte dovuto anche a questo assassinio. Avremo tempo di parlare anche di questo. Chiudo con una nota personale: ho fatto per necessità il cantautore, il compositore e il "paroliere" per moltissimi anni ma vi assicuro che anche se avevo scadenze precise per consegnare un testo non ho mai annegato la spontaneità, spesso spostato avanti la scadenza e non raramente rifiutato di consegnare un testo decisamente artificioso. Certo per sopravvivere o vivere di musica i compromessi li devi spesso accettare ma c'è la possibilità, vi assicuro, di renderli dignitosi.
Rispondi
Re: Vorrei continuare a ribadire che ...
di bend_it [user #29446]
commento del 16/12/2012 ore 00:43:17
Diciamo anche che, negli anni, il termine cantautore è andato al di là del suo significato etimologico e letterale, assumendo un carattere stilistico-musicale. Si inglobano così in questo filone (a questo punto dovrei dire "genere musicale") artisti che non sono propriamente "cantautori" (tu citi Battisti ed io mi ri-collego) e vi si tengono fuori, al contrario, artisti che pur scrivendo in proprio musica e parole non portano con se quella "mestizia" che il cantautore degli anni '70 portava con sè (almeno gli si affibbiava quell'immagine nei fluorescenti anni '80, nei tecnologici '90, ecc..).
Di Alex Britti, in tanti anni, quasi mai ho sentito dire "Cantautore", nè di Caparezza, nè di Cristicchi, ecc... eppure cantano canzoni scritte da sè. ... anche Jovanotti!

Vorrei anche aggiungere (riagganciandomi ai primi commenti) che pur facendo tutto in proprio, comunque, è vero che si può partire dal testo OPPURE dalla musica, o anche da altro, un ritmo, un riff, un suono (un "pad" particolarmente avvolgente, per esempio) ... le parole si possono aggiungere in un secondo momento. Pensa ai grandi stilisti ... prima disegnano il vestito, poi decidono a chi farlo indossare. La combinazione più felice, comunque, è quando arriva tutto insieme, secondo me!
Rispondi
Re: Vorrei continuare a ribadire che ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/12/2012 ore 01:35:57
===Da quanto scrive Yasodanandana pare che la composizione di tanti brani attuali sia fatta da "dattilografi", impiegati della composizione con scadenze da rispettare, gusti dell'artista e strategie discografiche da rispettare, ecc. E' molto vero ma questo panorama è molto lontano dal mondo cantautorale===

io penserei proprio di no.. dato che il cantautore non solo ha fatto e fa i dischi, ma e' stato addirittura il mercato trainante per, per esempio, la discografia italiana, per molti anni...

quindi se il cantautore, come altre modalita' di musicista, stipula un contratto, che so, triennale nel quale c'e' scritto che ogni anno deve consegnare un LP o CD di, che so, 50 minuti.. bisogna che a fare le canzoni ci si metta, piu' che aspettare astrattamente l'ispirazione..

e, ribadisco, tanto per esemplificare, questo e' il modo col quale e' andata avanti la musica classica per secoli.. la quasi totalita' delle opere composte dai vari Bach, Mozart, Beethoven ecc. ecc. i quali lavoravano su commissione (come , d'altra parte, Giotto, Michelangelo, Raffaello e Vasari..)

per cui no.. non e' proprio il caso di far passare cio' come una corruzione o una commercializzazione della musica, sono altri gli elementi che hanno a che vedere con qualcosa del genere...

====Chiudo con una nota personale: ho fatto per necessità il cantautore, il compositore e il "paroliere" per moltissimi anni ma vi assicuro che anche se avevo scadenze precise per consegnare un testo non ho mai annegato la spontaneità==

e allora non capisco la critica da te fatta al mio messaggio, dato che non ho espresso niente di differente da cio'...

infatti questo:

"gusti dell'artista e strategie discografiche da rispettare"

me lo hai messo in bocca tu.. sebbene anche questi limiti, come succede di solito con i limiti, possano stimolare la creativita' piuttosto che affossarla...
Rispondi
Re: Vorrei continuare a ribadire che ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 16/12/2012 ore 08:23:47
A Yasodanandana - Spero di non irritarti ma le tue risposte mi paiono sempre un po' "fumate"! Nel senso che rispondi senza rispettare molto lo scritto a cui rispondi e attraverso il quale passi con superficialità e capisci solo quello che vuoi capire. Mi dispiace.
Rispondi
Re: Vorrei continuare a ribadire che ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/12/2012 ore 09:21:06
chiunque, in questo "thread" abbia espresso opinioni che ti sono sembrate differenti dalle tue (e le mie manco lo erano) ha ricevuto non solo un lecitissimo disaccordo ma qualcosa di piu' aggressivo con, per aggiunta, addirittura il discredito personale ...

insomma.... magari e' meglio se fai un po' meno l'orco e accetti un po' di varieta' di visioni ;-)

Rispondi
Beato te!
di invioinvio [user #30752]
commento del 20/12/2012 ore 15:39:46
Ciao complimeti e grazie per questo bellissimo articolo! Beato te che "hai fatto per necessità il cantautore, il compositore e il "paroliere" per moltissimi anni "! Potrei sapere per chi hai scritto? grazie ancora .Ste
Rispondi
Non è questione di disaccordo. ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 16/12/2012 ore 10:29:05
Non è questione di disaccordo. Mi pare di riscontrare una non perfetta attinenza delle tue risposte a quello che ho scritto. Cosa significa che il cantautore ha fatto dischi e che è stato il mercato trainante .... E' una banalità, lo sanno anche le formiche che è stato così, è un'affermazione inutile, un po' tanto per dire qualcosa. Mi sa che la realtà discografica ed editoriale, dal punto di vista anche contrattuale tu l'abbia vissuta da molto distante o probabilmente mai vissuta. Faccio un semplice esempio: la Ricordi all'inizio degli anni Settanta pagava i suoi autori mensilmente (anche 100 mila lire al mese) perchè facessero qualcosa quando volevano- Mi sembra una condizione molto distante dalle scadenze capestro di cui parli tu. Buona giornata.
Rispondi
Re: Non è questione di disaccordo. ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/12/2012 ore 11:48:04
Per esempio la paga mensile , e' piu' "stringente" di cio' che ho nominato io, ovvero contratti pluriennali e, in definitiva, conferma cio' che ho scritto, ovvero che l'ispirazione deve essere innescata dal lavoro, se no, appunto non rispetti gli impegni presi, quel "qualcosa" del quale parli nel tuo messaggio...

e, in ogni caso, oggi la figura dell'autore stipendiato dalla casa discografica non esiste piu', esiste l'artista che, cantautore o meno, stipula un contratto nel quale si impegna a fornire tot lavori completi (realizzazioni finali di brani) in tot tempo. Ma in sostanza la faccenda e' la stessa, ovvero DEVI metterti li' e comporre, arrangiare, eseguire, mixare, masterizzare ecc. ecc. non che se non ti arriva l'ispirazione da sola ti fermi e lasci perdere...

in ogni caso ti esorto ancora ad essere un pelino piu' tollerante.. non ho detto niente che possa risultarti offensivo..

Rispondi
Re: Non è questione di disaccordo. ...
di Claes [user #29011]
commento del 20/12/2012 ore 17:27:24
Qualche spiegazione zona contratti: si parla di 3 o 5 albums da pubblicare per esempio ogni 18-24 mesi - supponendo che già il primo album sai andato bene. Questo riguarda unicamente un contratto discografico. Un fattore importante è l'avere una buona royalty! Questa varrà per il periodo stipulato nel contratto. 3 albums è da preferire - con poi una opzione per albums ulteriori con royalty più alto e un anticipo su queste royalties future.

In parallelo, vi è un contratto con una casa editrice la quale segue regole SIAE: 1/3 per il testo, 1/3 per la musica e 1/3 alla casa editrice.

In ogni caso, non vi è un pagamento mensile! Ogni 6 mesi si computa le entrate e questo sono pagate 3 mesi dopo - pagamenti dall'estero sono in genere un anno dopo.

Il futuro è diversissimo dal caso tipico alla Pop star del momento - Justin Bieber & company. Paragonate a Bob Dylan, che seppur oramai un vegliardo, è tuttora attivo :)

Comunque dal lato discografico, è inevitabile il dover comporre entro tot tempo. Ispirazione forzata, dunque! Questo lato è facile per un cantante in quanto vi saranno tipicamente una trentina di pezzi tra cui scegliere.

Questo mi ricordo sessions a Milano anni 70: una base era fatta senza avere nessunissima idea del come sarà il canto! Nè di chi la canterà - infatti, questo era deciso a posteriori dopo aver provato alcuni cantanti nel trovare chi la cantava meglio.

Una casa editrice preferisce un cantautore (questione di royalties per l'editore). In più, possono percepire su riprese, versioni in lingua estera e piazzare qualche pezzo inutilizzato per cantanti. Non hanno comunque la fretta tipica della casa discografica nel forzare l'ispirazione.
Rispondi
Re: Non è questione di disaccordo. ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 20/12/2012 ore 17:41:45
===si parla di 3 o 5 albums da pubblicare per esempio ogni 18-24 mesi - supponendo che già il primo album sai andato bene==
per la mia esperienza si parla di contratti che prevedono la produzione di piu' di un "album" anche per l'esordio.. anzi.. il contratto che lega l'artista per periodi lunghi, che e' uno svantaggio per l'artista stesso, ritengo sia un classico proprio degli esordienti.

Ovviamente, come accenni tu, se le cose non funzionano, possono cambiare i rapporti...


====In ogni caso, non vi è un pagamento mensile!===
non capisco bene se stai rispondendo a me o a maurizio... nel caso tu stia rispondendo a me, e' maurizio che ne ha parlato...

:-)
Rispondi
Re: Non è questione di disaccordo. ...
di Claes [user #29011]
commento del 20/12/2012 ore 20:46:30
La mia risposta è per tutti ma scaturita da quel "paga mensile"! Contratti: vi sono intoppi per principiantti, trappole, ecc... Avvocati che se ne intendono sono pochi e costosi anche per superstars. Se contratti con la casa discografica tot albums, penso sia una buona idea rimanere con solo UN editore - tutti sapranno a chi rivolgersi e non vi saranno i problemi tecnici che possano confondere qualcosa se passando da un'editore all'altro.
Rispondi
Re: Non è questione di disaccordo. ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 20/12/2012 ore 21:00:47
cito maurizio:

"la Ricordi all'inizio degli anni Settanta pagava i suoi autori mensilmente (anche 100 mila lire al mese) perchè facessero qualcosa quando volevano"

io, personalmente, sono arrivato nel mondo della discografia in un'epoca nella quale le case erano praticamente gia' solo dei promotori di prodotti a loro consegnati gia' pronti.. quindi i contratti riguardavano e riguardano solo la consegna, a scadenza, di opere complete e completate
Rispondi
Facciamo finta che ti dia ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 16/12/2012 ore 12:46:32
Facciamo finta che ti dia ragione ma una sola cosa mi hai chiarito: che sicuramente non sei un cantautore, che probabilmente non sai cosa sia l'ispirazione, che probabilmente non hai una buona idea e considerazione di quello che è un artista vero e probabilmente non sai bene chi è(ma sai sicuramente chi è un "dattilografo") e, tanto per finire, non sai nemmeno con chi firma un contratto un autore-compositore perchè probabilmente non ne hai mai firmato uno.
Buone cose e chiudo augurandoti buon natale!
Rispondi
Re: Facciamo finta che ti dia ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 16/12/2012 ore 13:28:14
ribadisco.. non capisco questo tuo astio, per aver detto, tutto sommato, cose che nemmeno ti contraddicono....

mai visto niente del genere, ovvero un atteggiamento cosi' intollerante, su accordo... sono molto sorpreso...

buon natale anche a te.. :-)
Rispondi
Io "faccio cosi"....
di invioinvio [user #30752]
commento del 20/12/2012 ore 15:33:37
Mi trovo un bel giro di accordi....poi ci canto qualche cavolata in inglese a aramaico o cinese....per trovare una linea melodica che mi soddisfi e poi ci scrivo il testo che quella musica mi ispira!....a volte escono fuori belle "vibra"!...senza contratti ecc (è una goduria pazzesca!)! Buon Natale a tutti voi Accordiani
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