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Qual è l'angolo giusto tra ponte e pin?
Qual è l'angolo giusto tra ponte e pin?

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 19 settembre 2012 ore 07:30
Quale angolo di uscita dai fori dei pin devono avere le corde per ottenere i migliori risultati? E ancora: A volte l’ossicino del ponte a pin sulle chitarre acustiche ha una certa inclinazione, nel senso che non è perfettamente perpendicolare al piano armonico. Perché?
Questo post fa seguito all'articolo "Ponti, pin, corde e angoli" (la redazione)

Innanzitutto devo farvi i complimenti per il livello di approfondimento raggiunto. In realtà il modo in cui qualcuno ha trattato l’argomento suggerisce già la soluzione o per lo meno una soluzione motivata da un sostegno teorico, dato che non si può parlare di soluzione assoluta in problemi come questi la risposta ai quali è più di una e si deve cercare necessariamente un compromesso tra esigenze e scelte contrapposte. Visto che la parete da scalare era di sesto grado e c’erano molte possibilità che qualcosa mi franasse sotto i piedi, ho chiesto l’aiuto dell’amico ingegnere Piero Fontana, il quale eventualmente continuerà ad aiutarmi se i commenti a questa seconda parte dovessero mettermi in difficoltà.


Allora. Diamo per scontato il concetto secondo cui una maggiore pressione della corda sul ponte (e di conseguenza una minore “elasticità” dell’accoppiamento corda/ponte/placca/piano armonico) aumenta la trasmissione di energia tra corda e piano armonico. Tutti sembrano concordare su questo punto e in effetti l’esperienza dimostra la sua validità. D’altra parte è intuitivo che la trasmissione di energia tra due corpi è facilitata quanto più il contatto tra i due corpi è anelastico in quanto ogni tipo di elasticità assorbe energia. Quindi da questo punto di vista sarebbe auspicabile una forza di pressione corda/ponte la più elevata.
Però c’è un però: aumentando questa forza, la situazione non migliora linearmente ma asintoticamente. In parole povere il miglioramento, che risulta molto evidente aumentando la forza a partire da valori molto bassi, una volta raggiunto un certo limite si stabilizza.
Possiamo verificare sperimentalmente questa realtà quando accordiamo la nostra chitarra: partendo dalla tensione zero, una volta installata la nuova corda, incominciamo ad aumentare la forza di trazione sulla corda stessa agendo sulla meccanica. In questo modo aumenta anche la forza di pressione della corda sul ponticello (più avanti vedremo di quantificarla in funzione della tensione della corda). Man mano che aumenta la forza di pressione sul ponticello notiamo che il volume del suono ottenuto pizzicando la corda aumenta, dapprima velocemente poi in maniera meno evidente fino a stabilizzarsi. Conclusione: non è utile aumentare la forza di pressione sul ponticello oltre un certo limite non fosse altro che per non sovraccaricare il piano armonico di sforzi eccessivi. Uno sforzo elevato sul piano armonico infatti, oltre a innescare deformazioni progressive nel tempo, ne limita la capacità di vibrare liberamente, soprattutto alle frequenze più basse. Per convincersi di questo basta immaginare di suonare un tamburo e di premere con un dito al centro della pelle. Aumentando la forza con cui premiamo il dito il volume diminuisce e il suono diventa più acuto.

Ma da cosa dipende questa forza di pressione della corda sul ponticello?
E come possiamo pensare di modificarla a nostro piacimento?
Sicuramente dipende dalla tensione stessa della corda. Abbiamo scritto che “tirando” la corda aumenta la pressione sul ponticello ma, come tutti o quasi hanno rilevato nei post, l’aumento della pressione dipende anche da un altro parametro: l’angolo di breakover, che abbrevierò in BO. Sulla tensione della corda non possiamo intervenire in quanto da essa dipende l’intonazione desiderata dello strumento. Quindi per poter variare la pressione sul ponte ci resta di intervenire solo solo sull’angolo di BO.
Per essere chiaro ho preparato un disegno che rappresenta la sezione longitudinale del punto in cui la corda appoggia sul ponte. Nel disegno è rappresentata la distribuzione delle forze che permette al sistema di rimanere in equilibrio.


- F rappresenta la forza con cui la corda viene tesa per raggiungere il pitch
- α è l’angolo di BO
- N1 è la reazione vincolare al piede del ponticello che corrisponde alla forza di pressione della corda sul ponte (proprio la forza che interessa a noi)
- R2 è la reazione vincolare all’aggancio della corda. L’orientamento di questa forza è nella direzione dell’arrivo della corda stessa. R2 si scompone nelle due componenti: verticale (N2) e orizzontale (F2).
 
Dalla scienza delle costruzioni impostiamo le relazioni che ci permetteranno di determinare le reazioni vincolari in funzione di F ed α

Per l’equilibrio alla traslazione sul piano orizzontale posso scrivere
F =F2

Per l’equilibrio alla traslazione sul piano verticale posso scrivere
N1 = N2

Dalla trigonometria ricavo
N2 = F2*tg α = F*tg α

A questo punto sono in grado di esprimere la forza trasmessa dalla corda al ponticello in direzione verticale
N1 = F*tg α

Questo risultato mi dice in altre parole (se ce ne fosse ancora bisogno) che per far variare la forza trasmessa al ponte dalla singola corda posso variare l’angolo di BO α. In teoria posso ottenere infinite coppie di numeri F e α che soddisfano la mia relazione. Per arrivare a determinare l’angolo ottimale devo quindi imporre un’altra condizione: qual è la forza F ottimale?

Prima abbiamo detto che fino a un certo punto l’aumento di N1 aumenta la resa in volume dello strumento e anche però che un ulteriore aumento di N1 può provocare conseguenze negative: deformazioni, diminuzione di performance.
Per imporre questa nuova condizione che fissi il limite dell’angolo α devo dire che il criterio suggerito da Cukoo il 19 agosto mi trova assolutamente d’accordo. Rispetto ai suoi parametri ho variato solo alcune condizioni al contorno e “l’interpretazione” della trigonometria. La condizione è che la corda non scivoli sulla gola del ponte quando viene percossa o quando viene allungata per il bending. Ora per ottenere che la corda non scivoli, come giustamente dice Cukoo, devo avere nel punto di contatto una forza di attrito sufficiente a opporsi alla forza che tende a farla scivolare.

La forza di attrito (come giustamente è stato detto) è pari a:
FA = N * CA
Dove N è la forza normale, cioè la forza perpendicolare che preme le due superfici l’una sull’altra e CA è il coefficiente di attrito (adimensionale) tra i due materiali in esame. Nel nostro caso, trattandosi di acciaio su plastica dura, concordo con Cukoo che possiamo ragionevolmente fissare CA = 0,5.
Per determinare la forza che tende a far slittare la corda ipotizzo condizioni un po’ più gravose di quelle ipotizzate da Cukoo: immagino un bending esagerato di due toni!
Per un mi basso la forza con cui è tesa la corda è F = 20 libbre = 88,2 Newton
La forza aggiuntiva dovuta al bending è Fbending = 35,3 Newton
Al momento del bending la forza di tensione della corda è quindi F = 88,2+35,3 = 123,5 Newton

Con questa forza ho una N1 pari a

N1 = F tg(α) = 123,5 tg(α) in Newton

La forza di attrito di conseguenza sarà

FA = N1* CA = 123,5 tg(α) * 0,5 Newton

Imponendo che questa forza si opponga validamente allo scorrimento della corda sulla gola ottengo la relazione

Fbending = FA cioè

35,3 = 123,5 tg(α) * 0,5

Da cui ricavo

tg(α) = 35,3 / (123,5 * 0,5) = 0,56

da cui

α = arctg(α) = arctg(0,56) = 29,2°

Questo è l’angolo che mi assicura una buona aderenza della corda al ponte e non aggrava inutilmente le condizioni di carico del piano armonico. Fine della scalata!

Per chi volesse continuare la discussione pongo un’altra questione. Ritengo molto interessante la suggestione di un ponticello non perpendicolare al piano armonico, un ponticello orientato in modo che l’angolo di BO sia equamente suddiviso rispetto all’asse del ponticello stesso…. Un po’ come succede nel violino e negli archi in genere. Per facilitarvi vi dico che in questo caso vale la formula suggerita da jebstuart il 20 agosto. La stessa formula invece, mi dispiace per jebstuart, non vale nel caso trattato prima perché presuppone la simmetria di carico del ponte.

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interessante, mi hai convinto ed ...
di superloco [user #24204]
commento del 19/09/2012 ore 09:10:27
interessante, mi hai convinto ed aspetto anche le ulteriori considerazioni sul ponticello tipo violino.
Rispondi
GULP!!
di Floyd [user #143]
commento del 19/09/2012 ore 13:16:27
mamma mia, solo a leggere mi fumano le orecchie! :-)
interessante articolo.
io mi sono posto esattamente questa domanda in questi giorni perchè devo abbassare l'action di una chitarra folk, e per farlo devo limare il ponticello.
abbassando il ponticello diminuisce l'angolo in questione.....
ciao
Rispondi
Bel casino....sembra ci voglia un ...
di fabio1887 [user #18181]
commento del 19/09/2012 ore 17:05:2
Bel casino....sembra ci voglia un ingeniere per queste cose ^^....comunque argomento molto interessante...sempre detto che la chitarra acustica deve esser sistemata da un liutaio che conosca molto bene il suo lavoro. Sull'elettrica ci metto mano senza problemi, ma sull'acustica assolutamente no!!!
Non è detto che studiando queste cose possa migliorare la mia fiducia ed iniziare a metter mano all'acustica però :D
Rispondi
Re: Bel casino....sembra ci voglia un ...
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 19/09/2012 ore 17:15:30
Certo il problema non è di facile approccio però spero che al di là delle formule "terroristiche" e terrorizzanti la risposta finale al quesito posto inizialmente e descritto nella prima parte serva a inquadrare il tutto e almeno a far capire che le variabili in gioco sono tante e ognuna ha la sua importanza nel condizionare l'esito sonoro.
Rispondi
Reminiscenze di meccanica razionale
di nicotro [user #15255]
commento del 19/09/2012 ore 20:36:34
Se la memoria non mi inganna (33 anni fa, meccanica razionale) la tensione lungo la corda rimane costante da un capo all'altro e il vincolo ponticello ne modifica la direzione. Questo vuol dire che R2=F per cui F2=F cos(alfa) e N2=Fsen(alfa). Rifacendo tutti i calcoli seguendo le stesse consideraziono dell'articoo l'angolo risulta alfa=34.05 gradi
Rispondi
Non capisco bene il ragionamento
di nick74 [user #15609]
commento del 19/09/2012 ore 22:21:00
Se calcoliamo il sistema perché sia utile ad un angolo ottimale, penso bisogni considerare anche la componente R=R2. Questa e uguale al F/cos(alfa), ma ha vettore opposto ad F. tale il sistema rimane a 0. Il sistema ideale quindi considera la forza di attrito nulla. Se noi aumentiamo la forza di attrito R diminuisce gradualmente per l'aumento della FA. Sbaglio?
Rispondi
Due osservazioni
di lvtdark [user #7699]
commento del 20/09/2012 ore 02:21:24
Due osservazioni:

Oss. 1)
Come faceva notare nicotro la tensione ella corda è uniforme, quindi R2=F. Se si vole che il ponticello rimanga in equilibrio in posizione verticale bisogna imporre che il momento delle forze rispetto alla base del ponticello sia nullo. Le forze in gioco sono le tensioni dei due tratti di corda la cui risultante ha modulo N (non serve calcolarlo tanto poi si elimina) ed è diretta lungo la bisetrice dell'angolo formato dalla corda (vero il basso a sinistra formando un angolo alfa/2 rispetto alla vertcale). Il momento di questa forza è:

M1=N*h*sin(alfa/2)

dove h è l'altezza del ponticello.

la forza di attrito statico è direta ortogonalmene a questa quindi formante un angolo alfa/2 con l'orizzontale (a destra e verso il basso)

Il valore massimo che essa puo assumere senza che la corda scivoli è:

Fa=mu*N

qiundi il suo momento è

M2=-mu*N*h*cos(alfa/2)

imponendo che M1+M2=0 si ha che N e h si elidono e quindi:

alfa=2*arctg(mu)

che per mu=0.5 corrisponde a 53°

In realtà credo che il coefficiente di attrito sia tipicamente più piccolo di 0.5 quindi mi aspetto nella pratica angoli sensibilmente più piccoli di quello ricavato.

N.B. Il risultato NON dipende dalla tensione della corda.


Oss. 2)
alla fine dei tuoi calcoli concludi che: "Questo è l’angolo che mi assicura una buona aderenza della corda al ponte e non aggrava inutilmente le condizioni di carico del piano armonico."

In realtà questo è solo l'angolo che fa mantenere il ponticello in posizine verticale senza poggiare sul bordo della sua sede nel ponte (non saprei se questo possa avere effetti positivi o meno sul suono). In realtà, per quanto ri guarda le condizioni di carico della tavola armonica, se consideriamo che il ponte è sufficientemente rigido e che le corde sono acorate comunque al ponte stesso, allora esso esercita sulla tavola solo due effetti che non dipendono nè dall'angolo appena calcolato nè da come è poggiato il ponticello. In particolare, la tavola armonica è sottoposta ad una forza in direzione del manico pari alla tensione complessiva delle corde (che tenderebbe a far traslare la tavola verso il manico) e ad un momento torcente che tende a deformare la tavola facendo ruotare il ponte data semplicemete dalla altezza delle corde rispetto alla tavola ramoica moltiplicato per la loro tensione.

Ci sarebbe poi un altro momento dovuto al fatto che le le tensioni delle corde non sono tutte uguali ma per il momento penso che sia abbastanza così... Effetivamente però ora che ci penso un ponte asimmetrico come quello mostrato nella foto in cima potrebbe essere interessante da questo punto di vista.




Rispondi
ALURA .....
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 21/09/2012 ore 21:53:04
Tra fumi di orecchie e ginnastiche mentali vediamo se si riesce a chiarire ulteriormente il “problemino” raddrizzando quanto hanno scritto alcuni lettori ai quali faccio sinceri complimenti per il modo decisamente serio con cui hanno affrontato il tema.
Dunque: che la tensione in una fune sia uguale lungo tutta la sua lunghezza e che i rinvii generino solo una deviazione della direzione delle forze in gioco è un principio “sacrosanto” che permette di risolvere schemi anche complicati. In realtà però è un’astrazione che va bene fino a quando il problema meccanico che voglio risolvere non dipende proprio dalla differenza di tensione che in alcune circostanze nasce tra i due diversi capi della fune (nel nostro caso una corda di chitarra). E quali sono questi casi?
Noi tutti abbiamo sicuramente fatta l’esperienza che per alzare un carico, per esempio, di 30 Kg per mezzo di un paranco con un semplice rinvio (una fune rinviata da una puleggia attaccata al soffitto) abbiamo dovuto applicare alla fune una forza verso il basso di 30 Kg. In questo caso la forza nei due rami della fune è la stessa e Il mio carico comincia ad alzarsi.
Facciamo un secondo esperimento: sostituiamo la puleggia con un muretto!
Quel che vogliamo fare è alzare lo stesso carico con la stessa corda ma questa volta la fune non è rinviata dalla puleggia (che ha forze di attrito trascurabili in relazione alla nostra applicazione) ma dal culmine di un muretto…. Il carico è da una parte del muro e noi siamo dall’altra…. Proviamo a tirare la fune. Secondo la teoria del modello applicato dagli accordiani Nicotro e lvtdark dovrebbe bastare una forza di 30 Kg per cominciare a sollevare il carico. Si capisce subito però che 30 chili non bastano più e che forse ne saranno necessari 40, 45, forse anche 50. Questa differenza, rispetto all’esempio della fune con puleggia, dipenderà dall’attrito tra corda e muro. L’importante che mi preme di sottolineare è che la tensione nella fune non ”rimane costante da un capo all’altro”: tra il carico da sollevare e il culmine del muro la forza con cui la corda è tesa continua ad essere di 30 Kg mentre dall’altro ramo, quello oltre il muro, la forza (mentre tiro) sarà 40, 45 o forse 50 Kg. Nel nostro caso poi stiamo studiando proprio le conseguenze che nascono da questa differenza per cui non possiamo trascurarla semplificando il modello.
Anche il ragionamento di lvtdark sull’annullamento del momento al piede del ponte non sta in piedi nell’ipotesi che la tensione sui due rami della corda sia uguale!!! La forza di attrito (il cui momento secondo lvtdark dovrebbe compensare quello della forza F sui due rami della corda) nasce tra due superfici che tendono a scivolare l’una sull’altra e si oppone alla forza che tende a farle scivolare. Ma nell’ipotesi di tensioni uguali sui due rami della corda non c’è nessuna forza che tende a far scivolare la corda sulla gola del ponte!!!! Lo schema è perfettamente simmetrico! E quindi non c’è nessun momento raddrizzante che si oppone al momento delle forze F. Questo momento è pari a
M = F h (1 – cosα)
dove h rappresenta l’altezza del ponticello. Come si può constatare il momento che tende a far ruotare il ponticello verso la tastiera dipende, com’è ovvio, dalla tensione delle corde e dall’angolo α.
Il modello delle tensioni uguali sui due rami è una semplificazione che non permette di fare passi avanti nella soluzione che ricerchiamo. O meglio fornisce risultati non affidabili. La forza di attrito che utilizzo per scrivere le relazioni risolutive nasce proprio da questa differenza. La distribuzione trigonometrica delle forze da me ipotizzata cerca di dar conto di questo particolare, trattando il ramo della corda tra pin e ponte come una controventatura quale in effetti è nell’ipotesi di sufficienti forze di attrito (verificate).
Buon riposo a tutti!
Rispondi
Re: ALURA .....
di lvtdark [user #7699]
commento del 01/10/2012 ore 19:10:3
Rispondo solo ora perché solo ora mi sono accorto del tuo commento.

Effettivamente nel mostrare i miei conti sono stato un po’ sbrigativo ed ho utilizzato delle “scorciatoie” per giungere al risultato che potrebbero sembrare imprecise. E vero che le tensioni sono diverse ma quello che ho fatto è di considerare prima il problema come se fosse senza attrito (tensioni uguali) e poi ho aggiunto l’attrito. Effettivamente la tensione della corda dal lato destro è data dalla somma di della tensione in assenza di attrito più la forza di attrito stessa. Questa scorciatoia mi a permesso conti decisamente più semplici (stavo a letto con il portatile e non mi andava di usare carta e penna). Ad ogni modo confermo che miei i calcoli erano corretti ed il risultato finale è corretto: con mu=0.5 si ottiene un angolo di 53° e non 29.2°.

Rieseguo ora i conti facendo un altro procedimento (in realtà equivalente al primo). Capisco che per molti possano essere conti non facili da seguire ma ritengo doveroso mostrarne almeno i passaggi principali.

Si parte…
Assumendo che il ponticello non scivoli alla sua base lo posso considerare libero di ruotare attorno alla sua base stessa. Condizione necessaria (non sufficiente) affinchè esso non ruoti è che il momento delle forze rispetto al punto di appoggio sia nullo. Il punto di contatto tra ponticello e corda è soggetto a due forze: tensione della corda F ( diretta orizzontalmente verso sinistra) e tensione della parte destra di corda, di modulo pari a F + Fattr e diretta verso il basso a destra formando un angolo α con l’orizzontale. Se vogliamo che il momento delle forze sia nullo devo avere che le componenti orizzontali si annullino (visto che il punto di applicazione è lo stesso):

(F+Fattr)*cos(α)-F=0 (1)

Impongo quindi che siamo nella condizione limite per la forza di attrito affinchè il ponticello non scivoli:

Fattr=mu*N (2)

Poiché la componente orizzontale delle forze esterne è nulla, la risultante N è verticale e vale N=(F+Fattr)*sen(α). Sostituendo nella (2) si ottiene:

Fattr = mu*(F+Fattr)*sen(α)

Risolvendo rispetto a Fattr si ottiene:

Fattr= F*mu*sen(α)/(1-mu*sen(α))

Sostituendola nell’equazione (1) si ottiene dopo qualche passaggio:

cos(α)+mu*sen(α)=1

e dopo un altro po’ di conti si ottiene che questa equazione ha soluzione per

α = 2 arctg(mu).

Che è quanto ricavato in precedenza.


Ribadisco inoltre che il risultato NON dipende dalla tensione della corda. E’ infatti vero come dici tu che “il momento che tende a far ruotare il ponticello verso la tastiera dipende, com’è ovvio, dalla tensione delle corde” ma è pur vero che il momento che tende ad opporsi allo scivolamento è fornito dalla forza d’attrito. Anche questa forza è proporzionale alla tensione per cui il risultato non può “com'è ovvio” dipendere da essa.

In realtà non hai messo l'attrito correttamente. Se affermi che "Fbending = Fa", ciò implica che se non fai il bending non hai attrito!! Allora sì che il ponticello scivolerebbe.

Detto ciò direi di aver risolto un simpatico problema di statica ma continuo a non vederne una relazione con il suono della chitarra: sappiamo che quello è l’angolo massimo per avere il ponticello in equilibrio ma non è scritto da nessuna parte che sia l’angolo migliore. (vedi poi osservazione 2 del mio commento precedente).


P.S. Per risolvere problemi sul funzionamento di una chitarra non ripassare scienze delle costruzioni… ripassa Fisica ;-)

Rispondi
Il ponticello del violino
di Cukoo [user #17731]
commento del 21/09/2012 ore 22:33:27
Il celeberrimo 'Quaderno di liuteria n.3' consiglia di posizionare il ponticello del violino sulla bisettrice dell'angolo formato dalle corde.
In realtà penso che TUTTI i violinisti suonino con ponticello diritto. Che non cade perchè il gioco delle forze fa sì che la componente perpendicolare alla tavola cada sempre in una zona di sicurezza.
Ritorno su questo punto perché penso che esistano forti analogie tra il ponticello del violino e l'osso della chitarra acustica per quanto riguarda il modo di trasmettere il segnale al top dello strumento.
Questo mi fa pensare che usare traversini obliqui sia una ricercatezza senza grandi ricadute sulla performance della chitarra.

E' un argomento interessante che ho voluto approfondire quando ho elettrificato due acustiche con trasduttori undersaddle: qui è molto importante l'omogeneità della risposta delle varie corde e l'angolo di BO acquista un ruolo fondamentale. Ho dovuto scavare delle canaline per aumentare il BO di qualche corda. La teoria mi diceva dove lavorare e in che senso; un buon risultato finale però lo ottieni solo con pazienza, prove e misure in corpore vili, come amava ripetere Totò.

Grande thread!
Troppi ingegneri, ma grande thread.



Rispondi
Re: Il ponticello del violino
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 23/09/2012 ore 20:15:4
Sono alle prese con un piatto gigantesco di caparossoli (diciamo vongoloni di laguna) per cui
appena le avrò digerite (ce ne vuole, eh) vedo di affrontare assieme all'amico Piero il tema. Solo una precisazione: immagino che per traversine oblique tu intenda l'ossicino del ponte inclinato (sono sinonimi). Tutto qua.
Rispondi
Re: Re: Il ponticello del violino
di Cukoo [user #17731]
commento del 23/09/2012 ore 22:07:26
Uso osso, ossicino, traversino e talvolta traversina con lo stesso significato. Traversina forse manco esiste, fuori dal contesto ferroviario. Buona digestione!
Rispondi
Re: Il ponticello del violino
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 27/09/2012 ore 22:52:07
Non sono troppo sicuro che il sistema di distribuzione delle forze nell’accoppiamento corda/ponte sia così semplice come lo dipingi.
In relazione al saggio suggerimento del quaderno di liuteria n.3 ti prego di notare come nei violini (e negli archi più in generale essendo questa famiglia di strumenti ricavata quasi da un unico disegno con adeguamenti dimensionali ottenuti per similitudine geometrica) la tastiera sia molto inclinata rispetto al piano armonico…. Questo significa che nel violino o nel violoncello il ponticello perpendicolare al piano armonico è già naturalmente “quasi” sulla bisettrice della corda: il sistema di tensione è simmetrico e il momento ribaltante sul ponticello è praticamente zero.
vai al link
Tutta l’energia che la corda trasmette al ponte (grazie alla simmetria dello schema delle forze) va in compressione delle fibre del ponte stesso e si trasmette tendenzialmente tutta al piano armonico. D’altra parte negli archi il ponticello non potrebbe nemmeno reagire a un eventuale momento ribaltante applicato dalle corde perché il ponticello stesso alla base NON HA UN INCASTRO MA UN SEMPLICE APPOGGIO.
Per le chitarre che abbiamo considerato nella discussione la tastiera è invece praticamente parallela al piano armonico!
vai al link
Ne deriva che la forza trasmessa dalla corda al ponticello (la risultante delle due forze: quella del ramo verso il capotasto e quella del ramo verso il pin) ha una componente che provoca un momento al piede del ponte dove l’osso si incastra nella struttura sottostante, la cosiddetta placca. Come ho ricordato il momento di questa forza è
M = F h (1-cosα)
che vale fino a che la corda scivola sull’osso e quindi i due rami della corda sono tesi con la stessa forza F (se volete la possiamo ricavare con considerazioni trigonometriche). Dalla relazione precedente possiamo vedere che questo momento aumenta all’aumentare della forza F, all’aumentare dell’altezza del ponte h e all’aumentare dell’angolo α. Per quanto riguarda l’influenza dell’angolo α si può notare che per α = π (cioè 90°) cosα = 0 e il momento diventa M = F h: è come se la corda fosse attaccata direttamente sul bordo dell’osso e quindi il momento è massimo. In altre parole l’osso viene sottoposto alla forza massima che tende a farlo ruotare verso la tastiera……
Ebbene, questo momento può essere annullato se riusciamo a rendere simmetriche le trazioni della corda sui due lati del ponte, cioè se riusciamo a rispettare il principio suggerito dal quaderno di liuteria n.3.
vai al link
Siccome nella chitarra la tastiera è parallela al piano armonico, per rispettare quel principio possiamo solo giocare sulla inclinazione del ponte in modo che gli angoli β1 e β2 siano uguali. In questo modo la forza risultante della corda sul ponte è orientata lungo l’asse del ponte stesso e quindi non provoca su di esso momenti ribaltanti. Proprio come avviene nel caso del violino e del violoncello.

Rispondi
Re: Il ponticello del violino
di Cukoo [user #17731]
commento del 28/09/2012 ore 01:01:25
Fore ho semplificato un po', ma proviamo a quantificare.

1. Il violino.
Il violino ha una angolo tra le corde e il ponte di 12 ° circa lato cordiera (è il nostro angolo di BO!) e di 8° circa verso tastiera. La forza che tende a far cadere il ponte vale, se 20 kg è la tensione totale, 20 x cos 8° - 20 x cos 12°=19.8-19.56= 240 grammi circa. La forza verticale vale all'incirca 7 kg. Il ponticello è alto circa 33 mm. La componente di queste due forze è di circa 7 kg con un angolo di arctg (7/0.24)= 88°; la forza risultante è praticamente verticale. E il ponticello ha ampi margini per non cadere ed è sufficiente la reazione della tavola per evitare la caduta. Sulla base del ponticello la forza agirà in un punto spostato di 1.15 mm rispetto alla sommità (33mm x sen 2°) e quindi all'interno della pianta del ponticello (4.5 mm).


2. La chitarra acustica.
Supponiamo: tensione totale= 60 kg, angolo di BO=15°. L'angolo tra le corde e la tastiera non è, a essere porecisini, nullo. Se ipotizziamo una action di 3 mm al 12 tasto avremo indicativamente un angolo tra corde e tastiera pari a circa arctg(5mm/650mm)= 0.44° (vabbé, è praticamente nullo).
La forza che tende a far 'cadere' il ponticello verso la tastiera vale 60 x cos 0.44° - 60 x cos 15°=59.99-57.95=2.0 kg. La forza verticale vale 60 x sen 15°= 15.5 kg. La componente di queste due forze vale 15.6 kg con un angolo di arctg(15.5/2)= 82.6°. Poichè il traversino è alto circa 10 mm, sulla base del traversino stesso la forza agirà in un punto spostato di 1.28 mm rispetto alla sommità (10mm x sen 7.4°).

1.28 mm chitarra, 1.15 mm violino. Se non ho preso grossi granchi, il traversino dell'acustica niente niente sta su da solo (e non preme più di tanto, forse per niente, contro la parete dell'incavo).


Ciao Maurì.

PS: Ho corretto la tensione totale delle corde della chitarra.




Rispondi
Io credo che, oltre un ...
di serdavide [user #35633]
commento del 27/09/2012 ore 18:56:27
Io credo che, oltre un certo angolo necessario per evitare che la corda quando vibra si muova sull'osso del ponte, non cambi nulla a livello acustico. la "pressione" sulla tavola armonica dipende solo dal momento torcente del ponte e quindi dalla distanza tra la tavola e la corda, dato che la forza, cioè la tensione della corda, è stabilita.
Rispondi
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