di FBASS [user #22255] - pubblicato il 12 luglio 2012 ore 09:25
Ma lo fu anche fisicamente poichè, su consiglio della sua amica Margarete Steffin ( la sua "Grete" morta poi a Mosca, il 30 maggio del 1941, ove si era rifuggiato anche lui ), nel 1933 lasciò la Germania, ove era nato ad Ausburg il 10 febbraio 1898 ( coetaneo di George Gershwin quindi ), ma dopo 5 anni in Danimarca, a Svendborg, i suoi libbri erano stati messi al rogo in Patria, dovette fuggire anche da lì nel 1939. Si stabilì fino al 1940 in Svezia e fino al 1941 in Finlandia, poi a Mosca, da dove fuggì per la California, imbarcandosi a Vladivostok. Ma, accusato di attività comuniste, si era nel periodo del McCartismo e della caccia alle streghe (accusato di avere opinioni comuniste, il 30 ottobre 1947 fu anche interrogato dal Comitato per le Attività Antiamericane ), ritornò nella sua patria, a Berlino Est, nel 1948, insieme alla moglie Helene Weigel ed alla loro figlia Barbara ( ma ne aveva avuti altri di figli, il primo da Paula Banholzer, che nel 1919 gli diede il figlio Frank, morto in guerra in Russia nel 1943; aveva avuto anche una figlia Hanne ed un figlio, Stefan dalla prima moglie, Marianne Zoff ). Cioè nella Berlino divisa dalla seconda guerra mondiale, ove morì il 14 agosto del 1956. Secondo la sua volontà, Brecht fu seppellito, senza alcuna onoranza funebre, nel cimitero di Dorotheenstädtischer Friedhof in Chausseestrasse, che si scorgeva anche dalle finestre della sua abitazione dove viveva, nella condizione di separato in casa, con la moglie, anche lei sepolta poi lì ( vedi foto a destra ), insieme ad altri familiari. Nel 1928 scrisse la sua commedia più famosa "L'Opera da Tre Soldi" musicata di Kurt Weill, che andò per la prima volta in scena il 31 agosto e che divenne poi il maggior successo teatrale della Repubblica di Weimar. Il 9 settembre 1943 a Zurigo esordì con la "Vita di Galileo", ma le sue opere furono tante, anche un tentativo cinematografico ad Hollywood ( per 5 anni abitò a Santa Monica, vicino Hollywood, poi si limitò ad alcune rappresentazioni per piccoli teatri nella zona, fu capito ed apprezzato solo dopo la morte)
« Lo ammetto, io non ho speranza. Il cieco parla di una via di uscita. Io ci vedo. Quando tutti gli errori sono esauriti l'ultimo compagno che ci sta di fronte è il Nulla ». Lui che al liceo aveva contestato nientemeno che Orazio nella sua "Dulce et Decorum Est Pro Patria Mori", fu salvato in calcio d'angolo dall'espulsione da un Sacerdote Benedettino della chiesa di Santo Stefano, amico di famiglia, Padre Romual Sauer, poichè aveva osato affermare: « Il detto che dolce e onorevole è morire per la patria può essere considerato solo come propaganda con determinati fini solo degli stupidi possono essere così vanitosi da desiderare la morte, tanto più che pronunciano simili affermazioni quando si ritengono ancora ben lontani dall'ultima ora. Ma quando la comare morte si avvicina, ecco che se la squagliano con lo scudo in spalla come fece nella battaglia di Filippi l'inventore di questa massima, il grasso giullare dell'imperatore». Nel frattempo osò pure scrivere alcune poesie tra cui : " La leggenda della prostituta Evelin Roe" e come compensazione "L'Inno a Dio ".
Permettetemi questo omaggio al nostro grande Nicola Arigliano ( dal vivo a Matera, ove l'ho visto ed ascoltato anni fa, al contrabbasso c'era un grande, Massimo Moriconi ) :