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A proposito di Maturità

di jebstuart [user #19455] - pubblicato il 25 giugno 2012 ore 10:25
Volevo parlare di musica, a dire il vero. Ma ci sono altre riflessioni che da qualche giorno mi frullano nella testa.

Il mio figlio minore sta facendo l’Esame di Stato.
Una pietra miliare nella vita di chiunque l’abbia sostenuto. Non a caso è più noto come “Esame di Maturità”.
In pratica la Scuola dovrebbe restituirci i pischelli brufolosi che le abbiamo consegnato a quattordici anni, maturati, barbuti e - in teoria - pronti ad entrare nel mondo degli adulti.

Io ricordo la mia Maturità, quasi quaranta anni fa, come un evento epocale.
Avevamo cominciato a pensarci durante l’estate precedente, i cui mesi di dolce far niente andavano via in un’atmosfera di rimpianto perché ci sembravano l’ultima vacanza degna di questo nome.
E probabilmente era vero. Quei tre mesi l’anno di sole, di spensieratezza, di partite di pallone, di schitarrate e di spiagge assolate non sarebbero più tornati.
L’anno successivo avremmo avuto il mitico esame poi o l’Università o il lavoro. E di questo eravamo non solo consci, ma in qualche modo timorosi ed orgogliosi al tempo stesso.

Alla fine, i fatidici giorni arrivarono. Ricordo che nel Liceo si respirava un clima di guerra e di occupazione nemica.
Nella mia classe c’erano un futuro direttore editoriale della Mondatori, un noto uomo politico, un chirurgo plastico alla moda. Ed anche gli altri, con rarissime eccezioni, erano gente in gamba.
Ma i membri esterni della Commissione ci sembravano comunque Untersturmführer delle SS.
Si aggiravano per la classe con aria perennemente ispirata, posando di tanto in tanto l’occhio torvo ed indagatore su qualcuno coi jeans più consumati o i capelli più lunghi come a chiedere: “Maturo??? Sei sicuro di essere maturo con quei capelli???”
Noi eravamo tutti uomini fatti (all’epoca diciotto anni valevano per trentasei) ed eravamo abituati a fare a botte a fianco dei metalmeccanici nei cortei e sotto i palchi dei comizi, o ad urlare i nostri neonati diritti sul muso del Preside.
Ma di quell’esame, di quei commissari avevamo lo stesso un timore reverenziale.
Coi compagni eravamo stati spesso amici fraterni e in qualche caso anche acerrimi avversari politici (cazzotti e catenate comprese), ma in quei giorni di sudore e paura fummo incredibilmente solidali. Ed alla fine, come Dio volle, l’esame andò. Promossi tutti.
Il giorno dei quadri ci salutammo, spossati come puerpere, promettendoci amicizia eterna come i personaggi di De Amicis.

In questi giorni osservo mio figlio e i suoi compagni.
Non mi pare viva particolari timori, né sia immerso in un clima di particolare solidarietà con la sua classe. E la stessa sensazione ma la danno i suoi compagni, che sembrano fatti con lo stampino, sia nell’aspetto esteriore che negli stati d’animo.
Sono impressioni mie, per carità, che non pretendono certo di avere valore sociologico. Ma le avverto incontrovertibilmente.
Voglio sperare, e lo spero veramente, che la sua generazione sia migliore della nostra, e che sia per questo che da una parte non veda più nei commissari esterni dei cerberi assetati di sangue giovane, e dall’altro viva la vigilia delle prove con serenità e distacco.
Voglio sperare d’altra parte che dopo decenni di lotte e prese di coscienza siano i docenti stessi a non considerare più gli esaminandi come vittime sacrificali, senza però per questo sentirsi in dovere ed in diritto di indulgere in ammiccamenti ed amnistie.
Voglio sperare, insomma, che dall’aria di disimpegno e di calma olimpica che si respira tra i banchi debba dedursi che finalmente la Scuola è divenuta la Casa dei giovani.
Non che ha gettato la spugna.

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Io dovevo...
di GuitarMan.Y [user #34936]
commento del 25/06/2012 ore 10:35:50
Io dovevo nascere 30 anni prima, quando si protestava a squarciagola e si difendevano i propri diritti :). Ora la scuola è solo un semplice torturamento dove ti privano dei diritti e tagliano i buget. Appena tento di protestare mi bollano come cattivo ragazzo (non dico di essere un santo). Gli alunni non difendono i propri diritti come si faceva prima, ques'anno hanno tagliato più di un miliardo di euro di buget alla scuola, e noi che facciamo, niente. La nostra generazione secondo me capirà in ritardo gli errori di oggi.
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 14:33:47
Beh, non è che noi abbiamo fatto poi tanto, se a quarant'anni di distanza esistono ancora i problemi cui ti riferisci :-)

Probabilmente, per una serie complessa di ragioni, i tuoi coetanei sono meno interessati a tentare di cambiare le regol.
Il pericolo, come tu stesso dici, è che il disinteresse verso le problematiche del mondo della scuola finisca però progressivamente per delegittimarla, trasformandola in un percorso che non viene vissuto, ma che piuttosto viene subito più o meno passivamente, sperando solo che termini il più velocemente possibile.
Rispondi
Anche io provai quella sensazione ...
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 25/06/2012 ore 10:48:41
Anche io provai quella sensazione come, credo, tutti i compagni della classe V-B. Tanto che, finite tutte le prove orali, andammo tutti insieme al giardino pubblico. Si passeggiava e si discorreva. Era un addio, era chiaro, e dopo ognuno avrebbe preso la sua strada. Ci saremmo ritrovati dopo anni e anni, ad una di quelle mitiche cene di classe che mi hanno sempre angosciato. Il "come eravamo" è talvolta doloroso e costringe a fare bilanci che si vorrebbero magari eludere.
Forse oggi non è più così. I ragazzi sono "nativi digitali" o giù di lì. Per loro la connessione in rete è fisiologica, per me è ancora un piccolo miracolo. Sono diversi da noi, forse migliori? Forse peggiori? Non lo so
So solo che per mia figlia il mondo è piccolo piccolo mentre per me è sterminato come un mare incognito e procelloso.
Bel diario Jeb, di quelli che ti lasciano un po' così...
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 14:44:01
Bella questa cosa del mondo striminzito.
E' vero. E' cambiata la percezione della realtà, che oggi è sezionata, messa a nudo e proposta in pochi click.

Solo pochi decenni fa, lo stesso sapere era potenzialmente sconfinato. Se si faceva una ricerca in biblioteca, dopo aver consultato dieci volumi, l'unica cosa di cui si era socraticamente certi era di conoscere dell'argomento solo una parte infinitesimale di quel che era possibile sapere.
Oggi, nelle cattebrali web del "fast know" ogni argomento è affrontato, rapidamente sviscerato ed archiviato in poche mosse.
Alcuni dei miei studenti, se fosse per loro, farebbero la Tesi a botte di Wikipedia, pur essendo svegli ed abili almeno il decuplo rispetto a noi.

Beninteso. Né il diario, né questo commento intendono sostenere che i giovani di oggi siano genericamente "peggiori" rispetto ai loro corrispettivi del passato.
E' indubbio, però, che siano profondamente diversi. E solo il futuro potrà dirci quale sia il modello migliore.
Rispondi
Io credo che i ragazzi ...
di bernablues [user #16917]
commento del 25/06/2012 ore 22:13:02
Io credo che i ragazzi di oggi, non sono ne migliori ne peggiori di quello che eravamo noi, però hai colto un punto molto importante, il fatto che le distanze si siano accorciate, ma con le distanze anche i tempi per fare talune esperienze si sono rimpiccioliti a dismisura, è ciò, credo che non sia affatto un bene, vedi, quando dici che per te il mondo è un mare incognito e procelloso, questo è un bene, perché dietro a questa tua affermazione, c'è ancora la voglia di conoscere e di stupirsi davanti al nuovo, alla novità, cosa che un ragazzo di oggi, non ha più, almeno per quello che ho potuto constatare fin ora con i miei occhi
Rispondi
ogni generazione ha i suoi ...
di Kata_ts [user #2290]
commento del 25/06/2012 ore 11:02:18
ogni generazione ha i suoi pro e i suoi contro Jeb !

A noi stà vivere il nostro tempo a loro quello di vivere il loro tempo.

Chi è più fortunato condivide con i propri figli molti anni di Vita (e NON intendo dirlo nel senso che vivano con i genitori fino a 40 anni !!!!!!) altri invece meno. Ad ognuno il suo. Alcuni affrontano l'enorme dolore della perdita di un figlio - che credo non ... "passa" mai più' ;(

Secondo me la prima "battaglia" da fare non è rivendicare diritti, combattere per le 'nobili cause' -sì certamente avventure nella Vita molto divertenti/interessanti - ma bensì "fare i conti" con SE' STESSI, in primis !
Solo TU sai cosa pensi nella tua testa, cosa senti dentro di te, quali sentimenti si scatenano in determinate circostanze, solo TU reagisci a quei pensieri/sentimenti come reagisci di fatto, nessun'altro ;)

Sulla Terra siamo miliardi di persone (- dicono, io non le ho mai contate LOL) ed ognuno è 'Uno'

WiWa!
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 14:57:38
Affronti un problema spinoso sul piano educativo, Kata.
E cioè, per dirla in due parole, se sia giusto lasciare che i giovani sbaglino con la loro testa.
Concordo con te sul fatto che solo pensando, decidendo ed in ultima analisi vivendo in piena autonomia decisionale un uomo possa gettare le basi per una maturazione consapevole.
Ma è anche vero che ogni gruppo sociale, dalle formiche alle scimmie trasferisce verticalmente le proprie esperienze.
Ed è questo bagaglio, a mio modesto parere, l'unica vera eredità che possiamo lasciare ai giovani. Senza imporlo, è ovvio, e limitandoci a suggerirne l'esitenza.
Ma senza neanche consentire che nel loro entusiasmo, facendo piazza pulita di tutto ciò che appartiene al passato, i giovani finiscano per ritrovarsi senza radici.

Voglio dire, insomma, che è difficile sapere dove si va, se non si sa da dove si viene :-)
Rispondi
Io c'ero
di stefano58 [user #23807]
commento del 25/06/2012 ore 11:03:4
nel senso stretto della cosa , lo sai , condividiamo anno di nascita ed esperienze socio/politiche ,siamo quel che siamo anche grazie , o a causa , dei giorni vissuti in quel periodo.
Periodo che non ha avuto eguali , e questo va detto chiaro e senza orgogli o trionfalismi , ma eravamo la generazione dei fratellini del '68 , vivemmo quel gran calderone del '77 con i suoi eccessi ma anche tanta voglia di credere in un futuro migliore possibile.Pochi anni dopo crollò tutto.....ma questo per dire che il mondo che ci circonda ci condiziona , forse anche di più quando si è giovani , senzienti e , come spugne aride , cerchiamo giocce di vita da assorbire e trasmutare.Perchè comunque l'aria era piena di cose da assimilare , digerire , interpretare , cogliere o scartare , ora forse non è più così....
la globalizzazione è un mostro a cento teste , tutto divora , uniforma e condiziona , la cultura è ormai preda di pochi e in molti non ne conoscono l'importanza , e dico cultura per dire sapere , conoscere , per poter poi capire e affrontare , scegliere.....
Io voglio avere fiducia nelle giovani leve , anche perchè il futuro è loro , noi possiamo dare una mano quando chiesta ( anche quando no , qualche volta....) , cercare di svegliare curiosità e interessi , diversificare al massimo , consigliare discretamente ma con obiettività.
La scuola dovrebbe fare gli uomini , la vita li attende....
Ciao Mauro , gran bel diario.....:-))))))))
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 15:06:12
Grazie Stefano.
Anche io ho fiducia nei giovani. Ma sono nel contempo molto preoccupato per loro, perché l'attacco sistematico cui sono sottoposti da parte di un mondo che li vuole epicurei, disimpegnati e manipolabili è veramente seza precedenti.
E' però possibile, e spero che sia così, che a prescindere dalle insicurezze in cui si dibattono essi sappiano alzare la testa al momento giusto.
Credo sia molto importante che noi genitori teniamo gli occhi molto aperti sui loro problemi, ascoltando quel che ci dicono e sapendo capire anche quello che si tengono per loro.
.

Rispondi
ciao Jeb, secondo me tutto ...
di paolone11 [user #20712]
commento del 25/06/2012 ore 11:08:32
ciao Jeb,
secondo me tutto dipende dal fatto che ora il rapporto coi professori è cambiato molto,tutto quel timore reverenziale è scemato in luogo di rapporti quasi di confronto "alla pari" ... se sia giusto o sbagliato non lo so, è l'evoluzione naturale dei rapporti credo. Il problema è che troppo spesso gli studenti parlano quando invece dovrebbero ascoltare.

Da pochi giorni ho concluso parte dell'esame di stato (non la maturità), beh devo dire che il clima era abbastanza disteso...anche io non l'ho vissuto con particolare ansia, che l'abbia finita? ;)
buona giornata Generale :)
Rispondi
:-))))
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 15:09:56
Beh, tu sei un uomo fatto. L'ansia hai ormai gli strumenti per metabolizzarla ed ansi per usarla a tuo favore :-)

Concordo sul nuovo corso dei rapporti docenti/discenti. E' proprio questo che ha dato la stura al diario.
Fortunatamente la figura del docente-cerbero pare in via di estinzione.
Ci sarebbe però molto da discutere su quella - in grande crescita - del docente succube.
Rispondi
Ho dato l'esame di maturità ...
di janblazer [user #26680]
commento del 25/06/2012 ore 11:46:20
Ho dato l'esame di maturità nel 1974 e l'ho cannato in pieno perchè non studiavo abbastanza..
Avrei dovuto leggere la parola "Non Maturo" sul cartellone appeso al cancello della scuola, me lo meritavo per il poco impegno durante l'anno scolastico, ma non potevano bocciare il tema più bello dell' Istituto, così mi riferì il membro interno della Commissione con disappunto, e allora, con una pedata nel sedere accompagnata da un 42/60, si sono sbarazzati di me..
"Non maturo".. che brutta parola..
Se la "maturità" è esclusivamente essere consapevoli che per essere promossi bisogna studiare e fare il proprio dovere, allora è giusto usare questo termine, se la "maturità" in un ragazzo, in un futuro adulto è altro, penso si dovrebbe usare altri termini tipo "non preparato adeguatamente" o altro..
Non credo che conoscere la trigonometria e i canti del Paradiso renda i ragazzi più maturi..
Io credo che i giovani di queste generazioni non siano ne meglio ne peggio di noi..
Si dice peste e corna di questi ragazzi, attribuendo loro poco impegno sociale, pochi interessi costruttivi e solidali, li si identifica sempre con il telefonino di ultima generazione a chattare e messaggiare, però se proviamo a ricordare cosa dicevano gli adulti di noi.. è meglio stendere un velo pietoso..
Un "in bocca al lupo" a tutti maturandi !!
Oggi c'è il Quizzone.. ma chi l'ha inventato? Jerry Scotti..?
;-)))
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 15:27:1
Mentre leggevo il tuo commento, arrivato a "l'ho cannato", non ci crederai ma ho esclamato tra me e me: "Ma il tema non l'avevano letto?" :-))))))

Come ho scritto in qualche altra risposta, anch'io non credo affatto che i giovani di oggi siano peggio di noi. E trovo del tutto condivisibile la considerazione che ogni generazione tende a guardare con sospetto i suoi giovani :-)
Sono però convinto che la Scuola di oggi sia peggiore di quella che abbiamo frequentato noi.
E' ovvio che non è certo conoscere il Paradiso che aumenta la maturità. E' acquisire il metodo per affrontarne lo studio che rappresenta un indice di crescita.
Ed è questa metodologia - o il "know how", se preferisci - che credo la Scuola non fornisca più, soprattutto per il fatto di essere incapace di proporre un proprio metodo come valida alternativa a quello, sbrigativo ed approssimativo, fornito dai media e dalla rete.


.
Rispondi
io a 18 anni non ...
di mehari [user #25169]
commento del 25/06/2012 ore 13:03:15
io a 18 anni non ero decisamente maturo nel senso vero della parola ...ma ero abbastanza secchione da aver vissuto l0'esame come una prova decisamente più impegnativa delle altre ma nulla di più...traparentesi presentai una "tesina" di informatica su un PC 286 che al tempo era una bomba rispetto ai grossi computer che ancora riempivano le stanze...ero decisamente un nerd...per fortuna mi è passata.....
Quello che mi frena dal criticare le generazioni odierne, che mi danno le stesse impressioni che riferisci tu, è proprio la consapevolezza (come dice janblazer qui sopra) che bene o male anche i nostri genitore vedevano noi con un'occhio un po' indagatore.....non facciamo lo stesso con i nostri figli... ochhio che non sforino troppo però !!!!!
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 15:34:43
Anch'io, nel rispondere, l'ho sottolineato più volte.
E' semplicistico e scontato guardare con sospetto ai giovani. Non possono che essere diversi da noi perché è il fluire stesso del tempo (che oggi peraltro più che fluire viaggia a velocitù supersonica) che cambia sentire, modo di vivere ed ideali.
Ciò che però mi insospettisce e mi preoccupa, è proprio la velocità e l'imprevedibilità dei cambiamenti, oggi così repentini da rendere immediatamente obsoleto ogni schema pedagogico o educativo.
In pratica, mi pare che famiglia e scuola si limitino ad ospitare i propri utenti, in un rapporto che è sostanzialmente di incomunicabilità.
A dire il vero, non è che noi comunicassimo alla grande né con l'una né con l'altra, ma essendo più rassegnati al sacrificio, alla fine implementavamo comunque un nostro modo di essere.
Oggi molte sovrastrutture del processo educativo, peraltro fatiscenti, sono state definitivamente mandate al macero. Ed è stato giusto farlo.
Ma con cosa sono state sostituite? A me l'arsenale educativo odierno di scuola e famiglia sembra desolatamente vuoto.
Rispondi
Io sono del 57, dell'esame ...
di barandrea [user #33283]
commento del 25/06/2012 ore 13:27:17
Io sono del 57, dell'esame di maturità (liceo scientifico) ho un ricordo simile o minore a tanti altri. Quello che ricordo, e bene, è il prof di lettere che all'inizio dell'anno ci disse, studiate un po' tutti i giorni e collaborate tra voi e con me, non credete ad una parolo di tutto quello che dicono sull'esame e non avrete problemi. Chi gli diede retta, e fummo la maggioranza, di patemi d'animo ne ebbe pochi. Ho fatto la stessa cosa con mio figlio (i professori avevano cominciato a terrorizzarli dall'anno prima): lui e i suoi amici hanno fatto l'esame per quello che è, un esame trai meno complicati che affronteranno, senza il terrore che si vorrebbe avessero. L'anno prossimo ci sarà mia figlia, che per fortuna a professori più intelligenti. Sarebbe ora di finirla con tutte queste menate sull'esame di maturità, i ragazzi di oggi ne hanno già troppi e ben più gravi di problemi per sprecare energie nervose in questo modo.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 14:23:04
Grazie del commento :-)

La questione è proprio questa: sostenere un esame senza terrore e senza ansia, visto che come giustamente dici di istanze ansiogene il mondo di oggi ne propone fin troppe.
C'è tuttavia un però. Un esame senza ansia può avere solo due presupposti:essere sereni perché si sa (e se si sa, ogni esame risulta abbastanza semplice), o essere sereni perchè non ce ne frega nulla e/o non si ha nulla da perdere.

Terrorizzare i ragazzi è sicuramente una menata, per usare il tuo termine. Preoccuparsi di avere un giusto equilibrio tra la serietà dell'istruzione ed il rispetto per la gioiosità dei giovani è un problema di portata pedagogica, sociologica e politica non indifferente.
Rispondi
il tema mi ha rovinato ...
di superloco [user #24204]
commento del 25/06/2012 ore 15:39:24
il tema mi ha rovinato la media, perchè scrissi delle difficoltà che avremmo affrontato in futuro e ai politicizzati esaminatori la cosa non piacque.
Nonostante avessi consegnato tutti gli esami un'ora prima di tutti e avessi preso pieni voti mi abbassarono la media dicendo che il mio tema pur non avendo errori di nessun tipo era troppo super partes e questo non piacque per niente...
scuola di m....
Rispondi
....
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 15:47:
La cosa veramente orripilante è che ti hanno punito per aver mostrato un eccesso di maturità :-)

Rispondi
Mi figlia ha dovuto veramente ...
di superloco [user #24204]
commento del 25/06/2012 ore 15:58:30
Mi figlia ha dovuto veramente tribulare per laurearsi, per problemi organizzativi dell'università, pensa che ha dovuto fare esami in ben tre province diverse ma poi si è laureata a pieni voti e mio figlio che ha ancora un anno da fare sta facendo giri incredibili per la mancanza di insegnanti e per gli spostamenti degli esami, sembra incredibile. Ai mie tempi almeno l'università era meglio organizzata o forse dipendeva molto dalle facoltà.
Rispondi
Se posso
di mauriziodb [user #19064]
commento del 25/06/2012 ore 16:25:52
Vorrei dire la mia opinione sull'argomento. La nostra maturità era una svolta nella vita, solo se la superavi in maniera brillante potevi pensare di andare all'università, in caso contrario capivi da solo che forse era il momento di cercarsi un lavoro. Questa era la scelta obbligata per chi, come me, andava male a scuola. Adesso invece non si prende nemmeno in considerazione che non ci sia uno straccio di laurea ( anche finta, inutile, triennale o comprata ). Sapeste amici quante volte, nell'ambito del lavoro, mi sono trovato di fronte a laureati ignoranti e boriosi, e io, da semplice Perito, dovevo sorbirmi una marea di stronzate senza ne capo ne coda. Se in Italia rimarremo con il valore legale dei titoli di studio, non potremo mai far emergere i veri talenti, avremo solo una marea di laureati disoccupati.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 17:02:04
Grazie del commento.

Hai indubbiamente aperto un nuovo fronte, ed una piaga.
Avrai notato che la discussione, finora, ha affrontato soprattutto il tema della fiducia degli adulti nei giovani (insieme a qualche preoccupazione sul loro modo di relazionarsi ai grandi impegni della vita) e quello della inadeguatezza della Scuola.

Ora tu introduci - e credo fosse inevitabile - una ulteriore variabile: lo scarso peso specifico dei titoli di studio e la loro possibile inflazione.
Il discorso diventa estremamente ampio, e non può non tener conto dell'operazione Lauree triennali, che se da una parte ha consentito l'accesso all'Università ad una platea di studenti non disposti in precedenza ad investire un tempo-studio di quattro, cinque o sei anni per il conseguimento della laurea, dall'altro ha introdotto, volenti o nolenti, il malinteso della "minilaurea".

Nelle intenzioni del legislatore, in effetti, non c'era quella di introdurre una laurea a buon mercato, quanto di delineare un percorso di conoscenza e professionalizzazione a step, che fosse flessibile rispetto alla sostenibilità degli studi o, ad esempio, alle possibilità economiche del nucleo familiare, consentendo ad esempio ad un giovane che consegue una laurea triennale in Infermieristica di cominciare immediatamente a lavorare, pagandosi gli studi del secondo ciclo universitario, finalizzato al conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche.

Nella realtà, invece, si assiste all'inizio di un fenomeno che nel tempo potrebbe divenire preoccupante, consistente in un assalto generalizzato ai CdL triennali.
In altre parole, l'Università "breve" diviene quasi un'appendice della Scuola dell'obbligo, spostando sul titolo triennale l'area di parcheggio che nel passato era quella del Diploma di Scuola superiore.

E' una forma di escalation culturale che da una parte può solo far piacere - visto che non si può non gioire di avere un altissima percentuale di laureati tra i giovani che si affacciano alla vita - ma che dall'altra ha in sè il pericolo di un'inflazione di laureati, che può portare - come tu ventili tra le righe - ad un peso specifico progressivamente sempre più basso di alcuni titoli triennali.

Il tutto spesso tra il disorientamento, quando non l'ignoranza (nel senso latino non offensivo del "non sapere"), di una opinione pubblica che dell'operazione triennale/magistrale forse non ha compreso moltissimo e che spesso festeggia con cappelli accademici e corone di alloro il conseguimento di lauree triennali dai titoli astrusi e roboanti, ma scarsamente o per niente spendibili sul mercato del lavoro.
Il titolo di studio come punto di arrivo, e non già di partenza, di una vita.

Ancora una volta, tuttavia, credo si debba stare molto attenti a valutare caso per caso le diverse fattispecie, senza cadere nella tentazione di pericolose quanto inutili (ed offensive) generalizzazioni.


Rispondi
Tutto giusto
di mauriziodb [user #19064]
commento del 25/06/2012 ore 17:44:31
Ma non pensi che, con tutte queste lauree, nessuno vorrà più fare lavori di un certo tipo? Un esempio: ho chiamato il tecnico per la riparazione della lavatrice, è arrivato un signore, mio coetaneo, che dal suo carrellino super attrezzato ha estratto strumenti e utensili e in venti minuti mi ha riparato la lavatrice, sembrava di vedere un chirurgo, tanto era la sua professionalità. Ottanta euro, venti minuti di lavoro, regolare ricevuta. Posso stimare un guadagno medio di trecento euro al giorno, non male direi.
Pensi che qualcuno delle nuove generazioni potrà mai sostituire questi lavoratori ? La mia è proprio solo una domanda, senza polemica, solo per sapere il tuo parere.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 18:21:51
Beh, il numero dei laureati resta comunque abbastanza basso rispetto alla popolazione generale, per cui credo che a breve e medio termine il problema possa difficilmente porsi.

Di certo vi sono almeno due fattori di interferenza nel condizionare l'oggettiva penuria di artigiani, a cui in particolre fai riferimento.
Il primo è che moltissimi lavori artigianali sono indubbiamente usuranti sul piano fisico, ed è umano non desiderarli per se stessi o per un proprio figlio.
Il secondo è che alcuni lavori sono considerati "sporchi" o umilianti. E' un retaggio del passato, ingiusto e mutuato pari pari da certi stereotipi deamicisiani e protosocialisti. Il figlio del fabbro con la faccia sporca di fumo, il figlio del muratore con la giacca sporca di biacca. Il fabbro alcolista, il muratore analfabeta, e così via.
Stereotipi oggi il più delle volte assolutamente immotivati, visto che queste attività si spesso accompagnano a guadagni molto dignitosi quando non lauti, e ad un conseguente alto tenore di vita.
Ma evidentemente, sia pure sommersi, certi pregiudizi resistono.
Probabilmente l'operazione più favorevole sul piano sociale sarebbe quella di fare un ulteriore passo avanti, ipertecnologizzando e fornendo un forte substrato culturale alle attività artigianali, affinchè i ragazzi potessero sceglierne una, se gli piace, sicuri di intraprenderla con pari dignità rispetto a professioni forse più romanticamente nobili, ma spesso immensamente meno gratificanti sul piano pratico ed economico.

E' un parere personale, tuttavia, e dilettantistico. Un sociologo ti direbbe meglio di me tutto questo.
Rispondi
Mia figlia giusto in questi ...
di Martinez53 [user #23272]
commento del 25/06/2012 ore 18:30:51
Mia figlia giusto in questi giorni sta dando l'esame di maturità, la descrizione corrisponde più o meno alla tua. Odio profomdamente chi dice: "Ahhh ai miei tempi si che si studiava! Noi si che eravamo in gamba! Ora son tutti delle mezze tacche!" Però non nascondo che ogni tanto lo penso... E' un fatto che il livello culturale o di preparazione dei ragazzi di oggi è più basso, molto più basso... Non ho molta stima dei professori in genere, spesso parlando con con qualcuno di questi mi sono trovato a pensare: "Ma questo c'è o ci fa?" e poi pensando a quanto poco li paghino: "Per me gli danno anche troppo..." Specialmente nella scuola media ho trovato personaggi che definire terrificanti è un eufemismo, ma anche i genitori e di conseguenza i figli di cotanti genitori spesso erano anche più terrificanti...
Nella scuola superiore ho invece incontrato prof di ben altro spessore, con qualche eccezione ma meno che alle medie. Per quella che è stata la mia personale esperienza di genitore non ho problemi a dire che la scuola pubblica (conosco solo quella) in Italia è allo sfascio più completo, e che in questi ultimi anni si è volutamente distrutta la scuola, proprio per creare una generazione di ignoranti teledipendenti e telepilotabili a piacimento. Se è vero che nessuno nasce imparato è altrettanto vero che i giovani non nascono col cellulare in mano, Faceboock come unico orizzonte e i reality-show come massimo esempio culturale, non è colpa loro se gli abbiamo azzerato i grandi valori culturali e gli abbiamo fatto credere che l'ignoranza fa spettacolo è una cosa fighissima. Possiamo parlar malissimo dei giovani, e in parte a ragione, ma loro sono quel che gli insegnamo noi.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 18:44:54
Purtroppo hai ragione.
Sicuramente ci saranno nel Paese moltissime e lodevoli eccezioni, ma non fosse altro che per i pareri di chi è intervenuto in questa discussione, sembrerebbe che la Scuola italiana viva un momento di difficoltà, per usare un eufemismo.
Va forse anche detto che la classe docente è disorientata e scarsamente motivata almeno quanto i discenti. Che ha goduto per anni di meccanismi di reclutamento perversi e clientelari, seguiti da un altrettanto perverso ed inspiegabile giro di vite.
Ma in ogni caso, sono ancor di più d'accordo nell'accollarmi la mia parte di colpe, visto che quando i miei figli sono nati, così come i tuoi, erano completamente nudi e privi di esperienze.
Ammesso che abbiano delle lacune o delle colpe, di certo ce le hanno anche e soprattutto per colpa nostra.



Rispondi
Perdonami, Mauro, ma sarò lungo :-)
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 25/06/2012 ore 20:09:50
Maturità... maturità... maturità...

È un inevitabile rito di passaggio, attraverso il quale la nostra società accoglie tra il mondo degli adulti quelli che fino a poco prima erano chiamati adolescenti.
Visto che ognuno si è aperto a confessioni, ammetto che è una parola che non piace poi così tanto. Mette un po' in soggezione. E trovo curioso il fatto che la società da un lato spinga a "maturare", dall'altro si rifiuti essa stessa di esserlo.

Oggi ho dato un esame universitario. Pensando in questo istante alla Maturità mi viene un po' da sorridere, anche se all'epoca la cosa non è stata per niente divertente.
La mia storia ha degli aspetti in comune con quella di Jan... Come ben sai ho un diploma da geometra, sebbene al terzo anno mi resi conto che con quel mondo avevo ben poco da spartire. Nell'estate del 2009, periodo in cui avrei dovuto "maturare", era successo un mezzo casino per cui ero in rotta con alcuni miei cari amici... Episodi che creano sempre problemi, e lo fanno puntualmente quando hai poco tempo da dedicargli. Insomma, per farla breve avevo ben altro per la testa. E siccome quei cinque anni condivisi con un mondo verso il quale c'era reciproca ostilità mi avevano fatto due palle così, proposi una tesina a metà tra il tecnico e l'umanistico: disastro. Scoprii che gli ingegneri esaminatori D'Annunzio lo conoscevano solo di nome, e che soprattutto non ci vedevano nulla in comune con l'architettura di Frank Lloyd Wright. E a pensarci ora feci proprio una stronzata, perché avrei potuto cavarmela con il solito ponte in legno o il classicissimo progetto stradale, ever green dei maturandi geometri. Ma tant'è.
Morale? Feci un orale disastroso, con domande che mi arrivavano addosso a raffica, dai meandri di un discutibile programma. La commissione d'esame era composta dagli unici professori con cui non avevo mai legato e da curiosi individui esterni, che avevano subito individuato in me un soggetto svogliato e privo di qualità. Tuttavia non potevano bocciare l'unico tema in grado di prendere il massimo punteggio, e mi concessero un 63/100.

Per questo sorrido quando leggo su queste pagine di ragazzi che vorrebbero presentarsi all'esame di maturità con la chitarra: chissà che tipo di scuola stanno vivendo... a me l'avrebbero rotta in testa :-)))

Non denigro comunque questa tormentata esperienza. Mi ha fatto capire un sacco di cose, e tutto sommato gli ambienti "tecnici" non mi dispiacciono.
Ma poi, non so bene per quale motivo, mi sono iscritto all'Università.

Cos'è cambiato nella scuola tra ieri e oggi? Non ne ho la minima idea.
Ovviamente conosco solo la mia esperienza, e i miei genitori al diploma non ci sono arrivati. Sò per certo, però, che oggi come oggi non esiste "La scuola", ma ne esistono diverse. Alcuni miei amici liceali hanno avuto un rapporto di complicità fin esagerato con i professori, che ha avuto poi l'effetto di sbiadirne un po' i ruoli. Altri, tecnici, periti o professionali, vivevano come me con un po' di distacco la realtà scolastica, vista come un muro impenetrabile, una macchina burocratica capace di guardare in faccia solo gli alunni che - a detta sua - potevano essere talentuosi lavoratori a seconda dei vari indirizzi specifici.
In entrambi i casi, dunque, che sia quasi totalmente in mano ai giovani (immaturi) o che sia quasi totalmente plasmata da rigidi professionisti (maturi ma non troppo), nella scuola c'è qualcosa che non funziona.

Non credo comunque che la scuola abbia fallito. Al di là della troppa rigidità o della troppa permissibilità, se il suo obiettivo è quello di plasmare dei futuri adulti mediante l'acquisizione di determinate conoscenze, tutto sommato lo fa anche bene. Ma mi trovi perfettamente d'accordo nella tua risposta a Jan: il suo punto debole è dato dal fatto che rilascia lo status di "maturo" a tutti quei soggetti che imparano un metodo di apprendimento... Ma di fatto lo rilascia solo a quelli che si conformano al SUO metodo di apprendimento. A volte approssimativo e obsoleto, a volte pedante e pseudo-futuribile. In ogni caso molto facile da gestire a proprio piacimento, senza tener conto che si sta giocando con il futuro dei ragazzi.

Scusa per l'estrema lunghezza...



PS: la beffa? Mentre scrivo, un banner di Google mi suggerisce di iscrivermi a un corso di geometra online... ;-)
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 25/06/2012 ore 20:43:1
Eh eh eh ... hai scritto in preda al più classico degli euforismi post-esame.
Il post-esame (andato bene, ovviamente) è caratterizzato proprio da logo-graforrea. Immagino che se aesso ti mettessi ad improvvisare sulla chitarra, ne verrebbe fuori qualcosa di buono.
E' come se la tensione accumulata per la prestazione covasse ancora energia, come in un ciocco di legno non completamente spento.
E così, all'improvviso, scoppietta e si libera. :-)

I Commissari del tuo esame di maturità sono la dimostrazione migliore di quale sia stato negl ultimi trenta o quaranta anni il successo del reclutamento di docenti nella scuola pubblca italiana.
Questi sciocchi beccano al "Geometra" uno studente che vuole trovare un parallelismo tra D'Annunzio ed un architetto della Belle Epoque, e loro, intelligentissimi, quasi lo bocciano.
Delle volpi.

Ho dato un scorsa al lemma su Wright su Wikipedia (ti confesso che prima di oggi non ne avevo mai sentito parlare) e devo dirti che a mio parere ci avevi preso alla grande.
Ma quei somarissimi professorini, conoscendo di D'Annunzio forse - se la conoscevano - solo la fama di sciupafemmine, non potevano capire il sottie legame tra l'isolamento del Vate a Gardone e la ricerca ossessiva dell'intimità delle Prairie Houses.
" 'E cche ciucce !!! ", avrebbe detto Eduardo ...
Rispondi
:-)
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 25/06/2012 ore 21:15:11
:-)
Rispondi
Anch'io ricordo una atmosfera simile ...
di Cukoo [user #17731]
commento del 26/06/2012 ore 00:08:32
Anch'io ricordo una atmosfera simile a quella che descrivi. Tanto che nei nostri ricordi il momento più glorioso è la II liceo, non la III degli esami. In III ci eravamo già come separati, in anticipo sui tempi. Mia figlia ha fatto la maturità una decina di anni fa e devo però dire che la vedevo legata a doppio filo con la classe, e che i suoi compagni mi ricordavano i miei. Purtroppo finì che l'amica più vicina di mia figlia, al ritorno dei festeggiamenti per il 110, era sull'automobile sbagliata. E' stato un dolore immenso per tutti, e da allora qualsiasi esame di maturità di cui si parla è il ritorno di quel dolore.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/06/2012 ore 00:39:06
Caspita, è atroce.
E' terribile come la vita possa cambiare scenario in un attimo. E per la morte di un giovane non ci sono mai parole adatte.
Rispondi
Ti parla un maturato del ...
di Brighton [user #9612]
commento del 26/06/2012 ore 00:31:37
Ti parla un maturato del 2007. Posso assicurarti che a me verrebbe da fare gli stessi ragionamenti tuoi rispetto alle "nuove" generazioni. Nuove ovviamente è un termine relativo. La generazione nuova rispetto alla mia è quella che dopo la prima prova, torna a casa e scrive su facebook oppure twitta subito qualcosa con l'iphone di turno. Tutte cose che solo 5 anni fa erano praticamente inesistenti. Però io sento una certa differenza. Poi leggo i post come il tuo e non posso che fare un tutt'uno con la mia generazione e quella nuova, vista la piccolissima differenza di anni. E arrivo al punto. Per me la maturità è stata molto simile alla tua. Ricordo un clima molto bello e malinconico nell'aria. Il tutto in maniera molto genuina e senza che fossimo noi, figli di papà, a viziarlo. Ovvio che di diverso c'è un background che è completamente stravolto rispetto al tuo. Temi politici e significato della scuola. E in questo non posso dire niente. Però non saprei nemmeno dirti quale dei due sia meglio. è vero: col "tuo" background forse ti senti più importante, più utile e quindi, inevitabilmente, più grande. Erano un mondo e un ambiente scolastico più severo anche se non è necessariamente un pro, anche se molto probabilmente lo è;) Tutto questo delirio è per dire che gli studenti sono sempre quelli per la maggioranza e dipende anche molto dalla classe e dalla scuola. Io appunto ho trovato una scuola e una classe degne di questo nome. Se vuoi, oggi, il numero di scuole di scarso livello che pensa solo a buttar fuori ragazzi e che ai ragazzi non dà veramente niente, è maggiore rispetto ad alcuni decenni fa. Quindi la percezione generale sugli studenti è peggiorata. Comunque..Per concludere vorrei lanciarti una frecciatina;) Non so quale tipo di prova di maturità tu abbia fatto (il mio vecchio prof di italiano mi parlò della sua ed era una cosa molto tosta oltre che lunga) ma tieni conto che la terza prova c'è da una ventina d'anni e secondo me è tra quelle più difficili perchè devi preparare, per tutta la maturità, molte più materi, e devi sapere tutto il programma di ognuna e saper rispondere a domande generali (perchè i commissari esterni difficilmente mettono domande molto specifiche in terza prova) in poche righe. Quindi sotto questo aspetto la maturità attuale è forse più difficile.
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/06/2012 ore 01:11:20
Eh eh eh ... frecciatina incassata ;-)
Io ho fatto la maturità nel '76, in pieno Giurassico. Non c'era la terza prova, che ti dò atto essere - sulla carta - decisamente impegnativa.

Devo dirti che trovo molto interessante il tuo commento, per la tu posizione privilegiata di non-giovanissimo-non anziano.
E concordo anche con la considerazione che solo cinque o sei anni fa le cose potessero essere in qualche modo diverse. Mia figlia ha sostenuto l'esame nel 2005 e l'atmosfera era più o meno quella che racconti. Come a dire che una delle problematiche sociologiche maggiori, in questo campo, è la notevole accelerazione dei cambiamenti sociali.
Ancora una volta, tuttavia, solo il tempo potrà darci indicazioni sulla ricaduta di iPhone, social network e quant'atro sul futuro assetto sociale.

Infine, il problema dell'equazione scuola più severa = scuola migliore.
Messa in termini così semplicistici, ovviamente non tiene. Severo non è e non è mai stato sinonimo di più efficace.
Tuttavia è un dato di fatto che - IN MEDIA - la quantità di informazioni trattenute dai giovani in campi di interesse diversi da quello della loro istruzione universitaria o della loro qualficazione professionale sta subendo una lenta flessione.
Alcune conoscenze vengono porte in maniera più efficiente, ma il corpus di informazioni (o di nozioni, come si diceva una volta con un termine un po' ridicolo) appare seguire un trend in discesa.
Non mi stupisce, perchè i teorici dell'apprendimento sono tutti concordi nell'indicare in meno del 25% la quantià di notizie non destinate ad "evaporare" a distanza di anni rispetto a quelle introitate durante l'apprendimento.
Concorderai sul fatto che - in un modello volutamente ipersemplificato - questo significa che se mi somministrano 10.000 input, a dieci anni ne avrò ritenuti 2.500, ma se gli input scendono in maniera critica, alla fine quel che mi resterà nella capoccia sarà poca cosa.

A far le spese di questo processo di sfoltimento, mi pare, sono le discipline più classiche, spesso percepite dai ragazzi come non utili in un disegno di acculturamento a lungo termine. Storia, filosofia, letteratura, lingue morte.
Al di là di quella che è la mia personale opinione al proposito, che qui poco importa, ancora una volta dovremo aspettare qualche decennio per comprendere quali siano gli effetti sulla forza lavoro e sull'intellighenzia di una Nazione di questo "sfrondamento" del sapere medio.

Di fatto, nella popolazione di studenti dei corsi di laurea e postlaurea di tipo scientifico con cui ho quotidiano contatto, mi pare che negli ultimi dieci anni il livello di approfondimeno delle conoscenze umanistiche, ad esempio, sia in lieve flssione.
E' un dato aneddotico, basato sull'osservazione personale e privo di qualsiasi rilevanza scientifica, ma mi pare rilevante.

E' possibile, tuttavia, che quel oggi che tende a cambiare non è tanto la quantità, quanto l'uso che i giovani fanno delle loro conoscenze di cultura generale.
Intendo dire che la tendenza ad impiegare - sul modello anglosassone - un vocabolario più contratto, la scomparsa nel linguaggio comune delle citazioni, l'idiosincrasia per date, luoghi e nomi, sostituita da una conoscenza per grandi linee dei fatti storici, danno forse un'impressione falsata del livello ci conoscenze acquisite che, più che non essere possedute, piuttosto non vengono esibite perchè ritenute - le anime di De Sanctis, Croce e Sbordone mi perdonino - poco trendy :-)





Rispondi
io suonavo.. quindi la ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 26/06/2012 ore 10:16:05
io suonavo.. quindi la mia preparazione non fu delle migliori... presi poco piu' del minimo... :-)
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/06/2012 ore 13:20:59
Beh, distrazione nobilissima, Yaso :-)))
Rispondi
considera anche che suonavo les ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 26/06/2012 ore 13:34:35
considera anche che suonavo les paul custom e mi portavo appresso un fender vibrosonic reverb (praticamente un twin con dentro un cono da 15")...

... la faccenda era leggermente stancante....
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/06/2012 ore 13:47:45
Rispondi
Bellissimo diario, mi ha toccato ...
di Lady_fender [user #29572]
commento del 26/06/2012 ore 11:12:23
Bellissimo diario, mi ha toccato molto. Anche perchè sono nella stessa situazione di tuo figlio. E mi rendo conto che sta per finire un'epoca per me ma allo stesso tempo tutto mi sta scivolando addosso come se non stesse davvero per finire. E non so se sia un bene o un male perchè da una parte non c'è tantissima ansia ma dall'altra non sto vivendo appieno questi momenti che comunque sono fondamentali per la vita di un ragazzo. Sarà che siamo inondati da film sulla scuola dove tutto appare un'avventura insormontabile e la realtà è molto più semplice di quanto non sembri ma devo dire la verità, mi sembra di dare un esame dall'esterno, come se non lo stessi dando davvero, è una sensazione troppo strana.
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 26/06/2012 ore 13:47:2
L'impressione di vivere in uno stato crepuscolare è abbastanza consueta in momenti come questi.
Di contro, una scarsa carica emotiva - e ne abbiamo lungamente parlato - svilisce un po' questo appuntamento, riducendolo al rango di semplice dolorosa necessità.
A mio parere, però, la tua preoccupazione di non percepire tutte le sfumature di questo momento è di per sé una garanzia consapevolezza, e quindi di maturità :-)
Rispondi
Non penso sia questione di ...
di Salvog [user #26748]
commento del 26/06/2012 ore 23:58:28
Non penso sia questione di rilevanti diverse difficoltà ciò che differenzia le varie maturità snocciolate nel corso degli anni.
Per non parlare delle inquietudini che accompagnano i ragazzi in questi frangenti, la strizza è sempre dietro l'angolo, anche per chi si sente preparato ottimamente.
Invece mi volevo soffermare su di un altro fattore che caratterizza per non dire influenza alquanto l'animo del giovane, perlomeno quello di chi ha coscienza e virtù; PROSPETTIVE, signori miei quali e quante sono adesso in un contesto storico come il nostro?

Cosa si aspetta dalla vita il giovane, cosa quest'ultima è disposta o è in grado di affidargli?

Ciao Jeb e buonanotte.


Salvo.
Rispondi
...
di jebstuart [user #19455]
commento del 27/06/2012 ore 07:00:19
Giusta obiezione. E per risponderti sono andato a documentarmi.

Alla fine degli anni '70, ail tesso di disoccupazione in Italia si collocava tra il 7 e l'8%.
Nella seconda metà degli anni '80 (quando io personalmente mi sono affacciato al mondo del lavoro, dopo la specializzazione) ha raggiunto la punta massima del 12%.
Tra la fine degli anni '90 e il 2011 è nvece sceso abbastanza velocemente, con un inimo del 6.5 nel 2007 ed assestandosi oggi intorno all'8.5%.

Come vedi, il discorso regge forse sul piano emotivo, ma non su quello razionale e statistico.
Quando abbiamo terminato noi gli studi, le prospettive erano ancora peggiori.

Solo che, un po' come per le temperature ambientali, c'è evidentemente una differenza tra il tasso di disoccupazione reale e quello "percepito", che è probabilmente determinato da fattori di ordine culturale ed emotivo.
E' probabile che anch'esso, oggi, risenta del clima di isteria generale e, in parte, della caduta di alcune certezeee, quali quella del posto fisso e - se mi permetti un po' di polemica - della possibilià di aggirare allegramente alcune regole.
Rispondi
Augurissimi per tuo figlio. Certo ...
di solare [user #28804]
commento del 27/06/2012 ore 16:00:42
Augurissimi per tuo figlio. Certo che a parte la scuola la realtà di tutti i giorni è sempre più dura.
Per i genitori è un compito difficile e una continua preoccupazione.
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 27/06/2012 ore 16:09:03
Grazie, glieli giro :-)
Effettivamente non è facilissimo essere genitori. Ma questo momento difficile, come tutti gli altri, passerà.
Rispondi
Ma si certo. ...
di solare [user #28804]
commento del 29/06/2012 ore 09:16:20
Ma si certo.
Rispondi
Il mio ricordo della maturità ...
di xstrings utente non più registrato
commento del 04/07/2012 ore 17:56:49
Il mio ricordo della maturità non può considerarsi positivo, non che sia andato male ( tutt'altro ) ma il problema è stato ritrovarsi a 19 anni con una famiglia che spingeva perchè mi iscrivessi all'università ed io che volevo entrare nel mondo del lavoro pur conscio di non avere la benchè minima idea su cosa avrei potuto fare perchè avevo il sentore di non avere in mano nulla che potesse aiutarmi ad affrontare un nuovo capitolo della mia vita.
Cosa accade quindi? I miei genitori mi obbligarono ad iscrivermi alla facoltà di Ingegneria, io mi resi conto che la preparazione scolastica delle superiori non era affatto sufficiente a far sì che potessi affrontare il mondo universitario perciò dopo due anni in cui mi applicai al massimo delle mie possibilità presi una decisione: dissi a mio padre che non ritenevo giusto fargli pagare fior di quattrini in tasse scolastiche e così tentai la strada che già due anni addietro avrei voluto intraprendere.
Decisi di sfruttare il mio diploma di geometra ed incominciai a fare il tirocinio per poi dare l'esame di stato.
Risultato? mi resi conto da subito che 5 anni di scuola superiore non mi avevano insegnato neanche il 5% di quella che era la professione del geometra; feci due anni da praticante ( non stipendiato ovviamente) e poi mi trovai a dover affrontare un esame prettamente scolastico che aveva poco a che fare con i metodi usati nella realtà per praticare la professione.
Oggi per fortuna ho potuto intraprendere tutt'altra professione che bene o male riesce a darmi da vivere ma la morale di questo mio discorso è che l'esame di maturità l'ho vissuto come un momento di gran confusione e nessuno ha saputo darmi un'idea di cosa avrei dovuto/potuto affrontare.
Prima leggevo commenti su professori incapaci o genitori che non hanno saputo dare una buona educazione, io invece credo che la fonte principale del problema abbia origine dallo Stato che non vuole comprendere il perchè due generazioni come la mia e quella dei miei genitori non possano ricevere la stessa educazione, i maturandi di allora e di oggi entrano in un mondo totalmente diverso, ragion per cui hanno bisogno di istruirsi con un approccio diverso.

Ciao Generale ;)
Rispondi
:-)
di jebstuart [user #19455]
commento del 05/07/2012 ore 08:49:09
Ciao Marco :-)

Una consierazione giusta, quella sullo Stato ottuso.
Ovviamente i programmi scolastici dovrebbero evolversi continuamente in relazione ai mutamenti del contesto sociale in cui i diplomati (o i laureati) vanno ad inserirsi.
Quel che dovrebbe invece rimanere immutabile è la serietà, la trasparenza e l'intelligenza della funzione docente. E l'impressione è che così non sia in troppi casi.
Lo Stato, purtroppo, recluta i suoi funzionari ma successivamente non esercita alcun funzione di controllo sia dellla qualità che della liceità dei comportamenti lavorativi.
Non a caso, perchè situazioni aberranti vengano intercettate e corrette si deve spesso attendere l'intervento della Magistratura. E questo non può essere, visto che dovrebbero esistere infiniti gradi di controllo amministrativo, prima di quello penale.
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