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Quando l'accordo scorda
Quando l'accordo scorda

di Maurizio Piccoli [user #26523] - pubblicato il 08 giugno 2012 ore 16:00
Perché un’azione (action) al disopra dei valori “normali” rende avvertibile la scordatura delle note frettate? Si tratta certo di una scordatura minima ma comunque avvertibile se l’azione, cioè la distanza tra la tastiera (o meglio la testa delle barrette metalliche) e il profilo inferiore della corda è oltre quella che viene considerata una distanza “normale”.
Si tratta certo di una scordatura minima ma comunque avvertibile se l’azione, cioè la distanza tra la tastiera (o meglio la testa delle barrette metalliche) e il profilo inferiore della corda è oltre quella che viene considerata una distanza “normale”. A grandi linee si può dire che questa distanza, misurata al 12° tasto sul Mi basso, viene considerata normale quando misura in una chitarra acustica intorno ai 3 mm, poco più poco meno. In una chitarra elettrica: intorno ai 2 mm, poco più poco meno. Le variazioni in più o in meno, dipendono dai gusti del chitarrista, dal desiderio di evitare i buzz (dipendenti dalla vigore della mano destra, da alcune caratteristiche delle corde quali il calibro esterno, il calibro dell’anima, flessibilità del materiale), dal voler facilitare il bending, e via discorrendo. Comunque, qualunque sia questa distanza, l’azione si concretizza nell’abbassamento della corda fino a farle esercitare una adeguata pressione sulla testa delle barrette
che delimitano il tasto prescelto. Tale azione procura un leggerissimo aumento di tensione della corda, tanto maggiore quanto maggiore è la distanza tra la corda e la tastiera. Quando accordiamo lo strumento, agiamo sulle meccaniche affinchè queste procurino la tensione necessaria alle corde per raggiungere l’intonazione (il pitch) desiderato. Dunque, premendo la corda e aumentandone seppur leggermente la tensione, è come se agissimo sulla meccanica. Tale “scordatura” o deviazione in più
dall’esatta intonazione diventa percepibile quando l’azione è esageratamente alta. Vi sarà certamente capitata tra le mani qualche vecchia chitarra con un manico decisamente curvo, concavo, con le corde distanti dalla tastiera, verso il V°/VII° tasto, anche 1 centimetro. A strumento
con corde libere accordate, avrete notato quanta scordatura c’era nell’eseguire note o accordi verso
il V°/VII° tasto. Quella era la prova evidente di come l’abbassamento della corda genera un aumento del pitch, inavvertibile se i valori dell’azione rientrano nella normalità, avvertibile se li superano o se il manico evidenza una esagerata concavità e non quel minimo relief in zona centrale gradito da molti.  

Maurizio Piccoli è l'uomo senza il quale forse tutto questo non esisterebbe. E' stato a causa di un suo straordinario articolo di fine anni '70 che passai dal piacere di suonare alla passione per la chitarra che sfociò in Nashville, Accordo e SHG. Maurizio ha una conoscenza enorme di tutto ciò che riguarda la chitarra e la sua collaborazione ufficiale ad Accordo, che si avvia oggi con questa rubrica "I mille perché", sarà preziosa per chi vuole capirci di più. Se avete temi specifici che vorreste proporre Maurizio potete scrivere alla redazione. (Alberto Biraghi)

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Benritrovato
di stefano58 [user #23807]
commento del 08/06/2012 ore 20:00:15
ti leggo sempre con piacere e le tue conoscenze sono un tesoro che condividi generosamente con noi chitarrai al fine di raggiungere quel chitarrismo consapevole a cui un po' tutti aspiriamo.Dopo le chitarre di alluminio e l'acustica perfetta , chissà che tirerai fuori dal cilindro..... Ciao :-)
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CONIGLIETTI
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 08/06/2012 ore 22:51:36
Spero tanto di avere ancora qualche coniglietto da tirar fuori! Sarò molto presente d'ora in poi.
Salutoni
Maurizio
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Evviva!
di perrynason [user #17170]
commento del 08/06/2012 ore 22:48:08
Questa è una vera, bella, importante notizia!
Conservo un fondamentale articolo di Piccoli, "I legni suonanti", che consulto spesso come una piccola Bibbia sulla chitarra acustica. Una sua rubrica è una grande opportunità per tutti.
Evviva!
Rispondi
Io conservo *tutti* gli articoli ...
di alberto biraghi [user #3]
commento del 08/06/2012 ore 23:08:04
Io conservo *tutti* i primi articoli scritti da Maurizio, dal numero 2 di Strumenti Musicali, credo fosse fine 1979, in assoluto il primo materiale disponibile su questo tema in Italia. Una summa di storia della chitarra come non ne hanno scritte mai neppure gli americani.
E visto che siamo tra pochi intimi, posso dare qui in sordina la notizia che Accordo sta lavorando all'edizione riveduta, corretta e ampliata di "Fender - Storia di un mito", di Maurizio Piccoli, con la nuova sezione che parte dal 1984 e arriva alle recenti meraviglie del custom shop. Contiamo di metterlo in vendita prima della fine dell'anno, mi piacerebbe fare una bella presentazione a SHG. Che ne dite?
Rispondi
Evento nell'evento! Credo che tutti ...
di perrynason [user #17170]
commento del 08/06/2012 ore 23:21:01
Evento nell'evento! Credo che tutti i 30mila e passa pochi intimi non potranno che gradire.
Rispondi
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Approfitto subito dell'occasione per porre ...
di perrynason [user #17170]
commento del 08/06/2012 ore 23:49:17
Approfitto subito dell'occasione per porre un quesito a Maurizio.
Non so bene se sia una mia personale percezione, ma sulle chitarre acustiche la seconda corda (SI) mi sembra risentire più delle altre di questo naturale "scordamento". Uso sempre corde 0.12 e non so se questo capiti anche con altre scalature, ma spesso mi capita che gli aggiustamenti a orecchio dell'accordatura complessiva della chitarra ruotino attorno alla ricerca di una corretto rapporto dell'intonazione del SI rispetto alle altre corde. L'intonazione del SI risulta cioè quasi sempre responsabile di un buon equilibrio dell'accordatura generale. Perché?
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L'IMPERFEZIONE REGNA
di Maurizio Piccoli [user #26523]
commento del 09/06/2012 ore 07:37:58
Confesso che anche per me, in generale, il problemino di “mettere in riga” il Si si presenta spesso.
Non considerando eventuali mal posizionamenti delle barrette nelle primissime posizioni o diseguale consumo delle stesse per cui la profondità degli avallamenti dovuti all’uso è diversa sullo stesso tasto da corda a corda (quelle non avvolte “mangiano di più”), c’è da premettere che il rapporto tra le corde aperte Sol/Si è l’unico “anomalo” in una tradizionale accordatura fatta per intervalli di quarta e che lo stesso rapporto di terza maggiore (anche quello di sesta) è tra quelli meno “tollerati” dalla nostra sensibilità natural-acquisita. Senza addentrarmi nella matematica musicale, una palude in cui affonderei dopo qualche passo, mi basta far capire che un intervallo già di per sé “ostico” (madonna quanti virgolettati!) risulta potenzialmente più fastidioso appena si sconfini anche di pochi cents dal’accettato rapporto di terza maggiore. Mi vien da dire pure che la tonalità di Sol, con l’accordo iniziale spesso eseguito a corde aperte e non con il barré, è una tonalità maschile molto usata. Ora provenire da un accordo in cui suonano libere ben tre corde (il Re il Sol e il Si) ed eseguire, ad esempio un La minore, mi provoca qualche leggero disappunto in quanto noto leggerissime “crescenze” e qualche leggera diversità di timbro (uno zero fret eliminerebbe ques’ultimo fenomeno). E’ per questo che spesso, quando il tempo me lo permette, adotto due/tre diversi sistemi di aggiustamento dell’accordatura in relazione al brano da eseguire. Fossi Tommy Emmanuel probabilmente non lo farei perché la bravura esecutiva metterebbe senz’altro al buio eventuali piccolissime inesattezze di intonazione. Tommy Emmanuel però non lo sono e se posso migliorare la performance, cerco di adottare i miglioramenti possibili. Venendo più propriamente alla questione da te posta, il fenomeno che noti potrebbe essere posto in essere anche dal canaletto del capotasto relativo al Si che fa uscire la corda leggermente più alta del dovuto. Chissà? Straordinari comunque certi piccoli misteri chitarristici che non fanno che aumentare l’amore e l’interesse per questa imprecisa arma di seduzione.
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