C’era una volta un paesello, a dir la verità poco ridente, ma di tanto in tanto si sa, ridere è un lusso concesso a pochi, dunque non resta che dire:” Mal comune mezzo gaudio”. Nel paesello si combatteva una battaglia feroce tra mascalzoni e…"Cavalieri!", direte voi, ebbene no, chi si dava alla guerra in quel periodo era di certo un mercenario, a cui premeva unicamente rubare un po’ qua un po’ là. I cavalieri senza macchia sono relegati al mondo delle fiabe, che qui non trovano mai posto. Fatto sta che in un giorno come tanti uno dei frequentatori della corte del regno di cui il paesello faceva parte decise di portare in tre terreni diversi un po’ di lerciume proveniente da chissà quale posto infausto, con il benestare dei feudatari, convinti di fare un buon affare. Il caso ha voluto che quei feudatari e molti dei loro discendenti, che vivevano su quei terreni, se ne siano andati nell’arco di pochi anni, passando a miglior vita. Il cortigiano nel frattempo ha continuato a frequentare la corte, felice dell’appoggio ottenuto dalla corporazione, cui competeva sbarazzarsi del lerciume. Parecchi anni dopo la presenza del lerciume è stata scoperta ed il signorotto del piccolo comune ha ricevuto l’incarico da parte del re di bonificare al più presto i terreni incriminati. Gli operosi piccoli tecnici si sono allora sforzati di trovare una nuova corporazione, che potesse rimediare ai danni compiuti dal cortigiano e dalla vecchia corporazione, che nel frattempo è diventata sempre più grande. Trovata una corporazione nuova, tra l’altro l’unica ad aver accettato il gravoso incarico, visto che il compenso promesso dal re era piuttosto basso, essa si è messa subito all’opera, verificando quali fossero i danni dovuti al lerciume, che giaceva per di più su un rigagnolo d’acqua sotterraneo, uno di quelli che poi disseta le piante e gli animali di pianure intere. Ma quando tutto sembrava pronto per allontanare finalmente dal paesello il lerciume, il re si arroga il diritto di cambiare le proprie decisioni: "Sarò io in quanto sovrano a decidere a chi spetta occuparsi del lerciume. Dispongo quindi che il compito sia assegnato alla corporazione, che lì è andata a sotterrarlo. E per ringraziarla del prezioso operato, decido di conferir loro un bel compenso sostanzioso!"
L’ironia in questo racconto sta tutta nel fatto che il cortigiano e la corporazione colpevole continuano ad agire indisturbati, nonostante i cavalieri, quelli veri, abbiano portato alla luce tutti i loro misfatti. Per coloro i quali fossero interessati, stiamo parlando per ciò che concerne la corporazione colpevole di una delle maggiori aziende italiane in tema di energia, gas, carburanti, etc. etc. Il re, manco a dirlo, è il governo centrale dello Stato, il cortigiano invece un politico di un certo peso in ambito regionale. Il lerciume è composto invece da una quantità imponente di ferriti di zinco, sotterrate giusto al di sopra di una grossa falda acquifera. Il compenso per l’azienda, che aveva preso in appalto lo smaltimento di questi rifiuti speciali, ammontava a 3,5 milioni di euro, che a Roma hanno poi deciso di assegnare alla società responsabile di questo enorme disastro ambientale.
Quanto esposto accade in uno dei tanti comuni della Calabria. Ecco perché fa male, ma proprio tanto male, quando ci si indica come capaci di succhiare unicamente denaro dalle mammella della lupa capitolina, per meglio dire italica. Saranno in molti a poter essere ritenuti colpevoli di pratiche del genere, ma la cosa su cui voglio farvi riflettere oggi è che in realtà, per la gente onesta, quella simpatica, che quelli del nord prendono in giro perché alla partenza ha più roba da mangiare di una nave da crociera, che adesso non può più nemmeno prendere un treno carico di sogni di sopravvivenza per recarsi al nord a farsi curare dal cancro, giacché i treni abbordabili sono stati soppressi mentre gli ospedali locali venivano chiusi, poppare da quella mammella significa in realtà prendere tanto, tanto, ma proprio tanto veleno. Chi scrive manifesta una media terribile in famiglia, avendo perso tre dei nonni su quattro rispettivamente per cancro al colon, ai linfonodi ed ai reni. |