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Generi musicali? No grazie, preferisco l’etnico

di Mario Monteleone [user #10] - pubblicato il 20 maggio 2012 ore 17:45
Ognuno ha le sue crociate, e le sue croci. E io mi tengo le mie. Una di queste è dire che i generi musicali non esistono, e che vanno bene solo per (provare a) mettere ordine in quell’insieme entropico e indefinibile che è la produzione musicale.
Ognuno ha le sue crociate, e le sue croci. E io mi tengo le mie. Una di queste è dire che i generi musicali non esistono, e che vanno bene solo per (provare a) mettere ordine in quell’insieme entropico e indefinibile che è la produzione musicale. 

Perché entropico e indefinibile? Perché la musica è espressione, e per definizione creatività. E secondo me la creatività non ha genere; nemmeno quelli maschile, femminile, etero o gay che dir si voglia. È musica, e basta. Soggettivamente. 

Perciò non credo in chi pretende di definire con rigore scientifico “i canoni del rock”, “i canoni del jazz”, o i “canoni della musica barocca”. Per me esistono delle idee (ipotetiche, platoniche, utopiche, individuali e singolari) per ogni genere musicale. Per tutti i generi. E su ogni genere, ognuno di noi ha la sua idea (sempre ipotetica, platonica, utopica, individuale e singolare). 

Vogliamo fare un esempio? Sfido chiunque a darmi una classificazione precisa sul “genere musicale” del signor Jacques Loussier. Oppure a dire qualcosa di diverso da “è musica italiana” dopo aver ascoltato Vinicio Capossela. O anche, a classificare il genere di “Strawberry Fields for Ever” di John Lennon (perché quello lì è John Lennon dei Beatles, non sono “solo” i Beatles). 

Provate. Tanto non è fattibile. 

Perché il Gypsy di Django non è il Gypsy di Stochelo. Perciò a parte quella della musica etnica (che è autoevidente e si definisce da sola) non esiste alcuna classificazione valida. La musica dei Nativi Americani è dei Nativi Americani perché è fatta solo con i tamburi e le voci, ed è suonata dai Nativi Americani. Ed è talmente tautologica questa definizione da essere una definizione vera, visto che le definizioni migliori sono quelle tautologiche (e va da sé che la tautologia non serve a definire nulla). 

Ecco. L’ho detto. Mi sento più leggero. Mi incammino serenamente verso il massacro cui mi sottoporrete. E porto con me un vessillo, su cui ho trascritto un dialogo tra un giornalista e Pat Metheny: 

(domanda) ”Ma a lei non sembra di comporre World Music?” 
(risposta) “Ma certo, compongo musica di questo mondo…”. 

Tanti graffi a tutti ;-).

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Non la farei così facile. ...
di perrynason [user #17170]
commento del 20/05/2012 ore 19:14:46
Non la farei così facile. Le etichette di genere sono appunto "generiche", ma servono a sintetizzare e raggruppare gli stilemi che caratterizzano una forma espressiva. Per dire, sono sicuro che non confondi un brano di Haendel con uno di Mozart, al limite non saprai dire per certo che uno è Haendel e l'altro Mozart, ma di certo dirai che uno è Barocco e l'altro Classico. Ed ecco che te la cavi coi generi che, per quanto approssimativi, fanno comunque il loro mestiere!
Ti è anche scappato un lapsus quando hai detto che "il Gypsy di Django non è il Gypsy di Stochelo". Sei ricorso ad un genere per indicare un contesto. Non si scappa! :)
Il sistema dei generi va in crisi quando ci troviamo di fronte ad una epressione artistica che incrocia stilemi diversi o ne introduce di nuovi, cosa però del tutto naturale, visto che ogni artista vero mira a sfuggire ai generi per essere riconoscibile. E quando capita fa' storia, proprio a testimoniare che il sistema dei generi è comunque un riferimento e tutto sommato funziona. Poi se altri seguiranno quella strada, magari nascerà anche un nuovo genere.
C'è anche chi se la cava con escamotage dialettici del tipo "c'è solo musica bella e musica brutta", ma siamo ancora di fronte a generi, due soli, opinabili, ma sempre generi.
La cosa fastidiosa è la tendenza dei critici e degli "addetti ai lavori" ad abusare del sistema dei generi, coniando etichette arbitrarie e autoreferenziali a meri fini di marketing.
La definzione di un nuovo vero genere, ha bisogno del tempo necessario per essere ampiamente condivisa e codificarsi. In questo il sistema dei generi è anche abbastanza democratico.

;-)
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di Mario Monteleone [user #10]
commento del 20/05/2012 ore 19:39:5
Ciao. In realtà diciamo quasi le stesse cose. Le etichette di genere sono generalmente generiche e servono solo a generalizzare. Se vai nello specifico, esistono gli artisti che si ispirano a qualcosa, che usano qualche stilema, ma che non sono rappresentativi di un solo genere. Sono cioè solo se stessi. :-)

E perciò, cito quanto hai scritto:

"Questo sistema va in crisi quando ci troviamo di fronte ad una epressione artistica che incrocia stilemi diversi o ne introduce di nuovi, cosa però del tutto naturale, visto che ogni artista vero mira a sfuggire ai generi per essere riconoscibile."

Sono molto d'accordo, e aggiungo che le grandi personalità mandano tutto il sistema all'aria, ovvero lo rivoluzionano, creando appunto nuovi generi. Per cui a un certo punto hai avuto qualcuno che componeva "alla Mozart", "alla Stravinskij", "alla Lennon", di fatto imitando una grande personalità.

E comunque secondo alcune cose restano impossibili da definire. La dodecafonia è dodecafonica solo perché usa tutte e 12 le note? Il jazz di Gershwin era lo stesso di Armstrong? Quali sono le differenze (nette, precise, ben definite) fra il rock'a'billy e il rock'n'roll?

Certo, dire che "tutto è difficile" è uguale a dire che "tutto è facile": non è risolutivo. Però neppure Kant era riuscito a dare una definizione precisa di "gusto musicale" (che va poi di pari passo con quella di "genere musicale").

Grazie :-).
Rispondi
Discussione interessante, anche se rischia ...
di perrynason [user #17170]
commento del 20/05/2012 ore 21:31:52
Discussione interessante, anche se rischia di diventare un po' capziosa se non ci accordiamo sul significato primario di "genere". Provo allora a rispondere alle tue domande.
La dodecafonia è dodecafonica solo perché usa tutte e 12 le note? No, perchè obbliga ad usarle tutte e dodici prima di poterne ripetere una, e più che un genere è una tecnica di composizione.
Il jazz di Gershwin era lo stesso di Armstrong? No, ma se Armstrong che era uno dei padri di quel genere non doveva porsi problemi, Gershwin quando voleva fare jazz doveva porseli.
Quali sono le differenze (nette, precise, ben definite) fra il rock'a'billy e il rock'n'roll? Non ci sono perchè il rock'n'roll è un vero genere, mentre il rock'a'billy, come accennavo precedentemente, è una invenzione autoreferenziale delle case discografiche. Un genere non impone regole, ma codifica linee guida. Se restringiamo troppo il campo e inventiamo etichette arbitrarie, ecco che il sistema salta.
:)
Rispondi
Hai fatto centro. ...
di pastrana [user #34418]
commento del 20/05/2012 ore 19:45:23
Hai fatto centro.
Rispondi
Non capisco quale è il ...
di pastrana [user #34418]
commento del 20/05/2012 ore 19:39:04
Non capisco quale è il punto. Cioè, a te che ti cambia? La classificazione per generi esiste in tutte le forme d'arte, e più genericamente in tutte le forme di espressione, da quelle più alte a quelle più basse: non vedo il motivo per cui non dovrebbe esistere in musica. E' un metodo intuitivo e funzionale, è utile per tutti, e spesso è indispensabile per comunicare.

**non credo in chi pretende di definire con rigore scientifico “i canoni del rock”, “i canoni del jazz”, o i “canoni della musica barocca**
Dalla suddivisione per generi, alla pretesa di "definire con rigore scientifico" ce ne passa. Il fatto che alcune cose non siano classificabili con precisione, non implica che non esistano i generi. Quando definiamo i nostri gusti identificandoli (ed identificandoci) con un genere musicale, non stiamo solo dicendo - ad esempio - "mi piace la musica rock!": stiamo anche rivelando il nostro modo di sentire, e di comunicare in musica. E lo facciamo alla svelta, in maniera precisa, sintetica, diretta ed efficace: tutte caratteristiche proprie di una buona comunicazione.

**O anche, a classificare il genere di “Strawberry Fields for Ever” di John Lennon (perché quello lì è John Lennon dei Beatles, non sono “solo” i Beatles)**
Tu stesso ci caschi quando dici "quello lì è John Lennon, non solo i Beatles", tracciando una netta dicotomia tra la produzione Lennon e la più generica produzione Beatles, perchè è funzionale al tuo discorso. Strawberry altro non è che una (splendida) canzone pop, vestita dei suoni e delle atmosfere un po' psichedeliche che andavano di moda in quegli anni, e che erano contestuali al periodo socio culturale di una nazione. Oggi, che viviamo in un altro mondo e in un'altra epoca, ci resta "solo" una bellissima canzone pop.

Che esistano i generi è un fatto, che a te non piaccia è un altro.
Rispondi
Mi spiego
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 20/05/2012 ore 19:47:12
Ciao.

Cerco di dirlo meglio. Secondo me il concetto di genere è un'astrazione, una sommatoria di singoli elementi estraibili da singoli artisti e che come tali resi "standard" di un certo modo di fare musica. I generi sono appunto una generalizzazione. Tuttavia, dovendo rispondere alla domanda "Che tipo di musica facevano i Pink Floyd?" io direi "I Pink Floyd erano i Pink Floyd".

Sarà un mio limite di certo, ma per esempio mi sfugge la differenza fra "pop" e "pop rock", "punk" e "post punk"... :-). Cioè trovo queste etichette poco utili a "spiegare" il contenitore che vorrebbero identificare.

Poi solo una notazione: sono perfettamente d'accordo sul soggettivismo di chi dice "a me piace il rock"; però non serve a definire il concetto di rock, secondo me :-).

E un'ultima cosa: i Beatles erano (a mio modesto giudizio) la sommatoria delle loro personalità, nonché il frutto di un equilibrio interno fatto di pesi e contrappesi. Secondo me all'interno di quella struttura è sempre possibile trovare le tracce dei singoli. Ma i Beatles non erano un genere (almeno per me), erano "solo" i Beatles. Irripetibili :-).

Grazie,
Rispondi
**Tuttavia, dovendo rispondere ...
di pastrana [user #34418]
commento del 20/05/2012 ore 20:09:22
**Tuttavia, dovendo rispondere alla domanda "Che tipo di musica facevano i Pink Floyd?" io direi "I Pink Floyd erano i Pink Floyd"**
Ma guarda che siamo d'accordo eh. La stessa cosa vale per i Beatles, e per tanti altri. Come ad esempio un certo Elvis, che forse "Il Rock" lo ha addirittura inventato.

**Sarà un mio limite di certo, ma per esempio mi sfugge la differenza fra "pop" e "pop rock", "punk" e "post punk"**
No, non è un tuo limite. Spesso è davvero difficile dare un'identità di genere, e - ti do ragione - non troppo importante.

Io intendo i generi più che altro per distinguere tra un certo tipo di arrangiamenti ed altri: ad esempio le mie orecchie non digeriscono troppo i suoni usati nel trash, o nel death-metal, quindi ho la tendenza ad evitarli. Ma questo non esclude che la scrittura (riferendomi proprio allo spartito) di tanti pezzi metal possa esser buona, o addirittura geniale.
Mi servono solo per darmi un orientamento di massima, ma non mi precludono nulla.
Rispondi
Bene
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 20/05/2012 ore 20:15:07
"Io intendo i generi più che altro per distinguere tra un certo tipo di arrangiamenti ed altri: ad esempio le mie orecchie non digeriscono troppo i suoni usati nel trash, o nel death-metal, quindi ho la tendenza ad evitarli. Ma questo non esclude che la scrittura (riferendomi proprio allo spartito) di tanti pezzi metal possa esser buona, o addirittura geniale."

Qui secondo me tocchi un punto importante, ovvero l'arrangiamento e soprattutto l'apporto che agli arrangiamenti possono dare vari strumenti elettronici (pedalini e quant'altro).

L'heavy metal esisterebbe se non fossero stati inventati i distorsori e compressori?
E quanto è diversa una certa musica di Pino Daniele da quella napoletana di inizi '900, arrangiamenti a parte?

Belle domande, direi :-D.

Grazie,

Rispondi
Bè.. la figata dei generi ...
di pastrana [user #34418]
commento del 20/05/2012 ore 20:37:29
Bè.. la figata dei generi è proprio questa: ognuno ne fa l'uso che crede.

**L'heavy metal esisterebbe se non fossero stati inventati i distorsori e compressori?
E quanto è diversa una certa musica di Pino Daniele da quella napoletana di inizi '900, arrangiamenti a parte?
Belle domande, direi :-D**
Entriamo in un altro discorso ancora, e la faccenda si complica ulteriormente. Personalmente, riconosco una certa valenza anche all'estetica del suono: la scelta dei suoni - genericamente - è legata a doppio filo alla scrittura, quindi porta un contributo alla fantasia e all'espressione. Vedo un po' i suoni come la tavolozza di colori per un pittore. Cioè, l'impatto di un accordo in LaM suonato da Angus Young, e suonato su un clavicembalo, non son la stessa cosa: son entrambi LaM, ma ci raccontano cose diverse. Questione di scelte.
Rispondi
Secondo me le cose stanno ...
di enfant_idiot [user #21253]
commento del 20/05/2012 ore 20:01:31
Secondo me le cose stanno così: le etichette di genere sono state inventate dai discografici per vendere i dischi: differenziare il prodotto = vendere di più. Dopo di che c'è chi, a posteriori, aderisce ai "canoni" di un genere, e nel caso, tendenzialmente vende meglio, e chi invece non lo fa, o lo fa parzialmente. Ma l'unica classificazione utile della musica è "musica". Possono esistere classificazioni formali oggettive (musica strumentale, cantata, sinfonica, cameristica) ma che non dicono molto sul contenuto, come le parole poesia, romanzo, racconto non dicono molto sul contenuto dell'opera letteraria, quanto sulla sua forma. Ugualmente, per rimanere al confronto con la letteratura, le etichette di thriller, giallo, fantascienza etc. non sempre sono utili a classificare un libro, soprattutto se è un'opera d'arte e non un prodotto commerciale.
Rispondi
Grazie
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 20/05/2012 ore 20:05:
Grazie davvero, con la tua definizione "la musica è musica" mi aiuti a dire che le uniche definizioni artistiche precise sono quelle tautologiche. :-)

E poi sui romanzi e sulla letteratura, hai ragione: ad esempio, i gialli di Camilleri contengono anche delle ricette di cucina. Sono cioè molto contaminati. Sono dei gialli atipici. Sono cioè i gialli di Camilleri :-).

Rispondi
Sì, ma attenzione, questo non ...
di enfant_idiot [user #21253]
commento del 20/05/2012 ore 20:48:43
Sì, ma attenzione, questo non vuol dire che l'arte non si possa definire, o spiegare o verbalizzare in qualche modo. Ma molto più della definizione in generi, servono l'analisi tecnica dei suoi componenti (strumenti, armonia, melodia, arrangiamento, etc.) oltre che ai dati storici e contestuali. Certo, nulla di ciò sostituisce la fruizione diretta, ma può coadiuvarla, colmare le distanze (geografiche, storiche, etc.). Ma questo non implica una semplificazione (ovvero definire con una parola, es. questo è blues), ma un'analisi, un ampliamento rispetto all'oggetto.
Le etichette, alla fin fine sono utili a classificare, generalizzare, ma comportano una grave perdita. Ogni opera è interna ad un sistema, ma è anche a se. Applicando il concetto all'essere umano, come ha scritto un grande scrittore mozambicano, "ogni uomo è una razza"...
Rispondi
**che non dicono ...
di pastrana [user #34418]
commento del 20/05/2012 ore 21:56:12
**che non dicono molto sul contenuto, come le parole poesia, romanzo, racconto non dicono molto sul contenuto dell'opera letteraria, quanto sulla sua forma**
Io non capirò mai 'sta cosa. O meglio, forse la capisco, ma non riesco a condividerla. Perchè presupporre, sempre e comunque, l'esistenza di un qualsivoglia contenuto? E' necessario? Se si, a chi? Perchè non posso deliziarmi e stupirmi della magia che mi regala una poesia di Baudelaire, come faccio con un piatto di spaghetti con il ragù?? Perchè devo preoccuparmi del "contenuto"? Secondo me molti sottovalutano il piacere sensoriale come fine ultimo e solo. O semplicemente lo negano, o non ne hanno coscienza: si ricercano con ostinazione alti contenuti, e come diretta conseguenza spesso si perdono di vista le emozioni.
E' in questo senso che secondo me una suddivisione per generi ritorna utile, nella musica come nelle altre forme di espressione: ne rivela la natura, e funge da orientamento di massima. Il significato, poi, glielo do io, non pretendo che me lo dia il genere.
Ovviamente, faccio questo (cerco di farlo) con consapevolezza, sforzandomi di bypassare "le etichette di genere" discografiche, e cercando di schivarne le suggestioni: mi faccio delle mie "etichette", per trovare gli ingredienti giusti (esattamente come faccio con gli spaghetti) e per distinguerli da quelli sbagliati. Nel caso della musica, uso le orecchie e un ascolto attento: gli ingredienti giusti son quelli che mi danno piacere, quelli sbagliati non me ne danno. La musica fa per le orecchie quello che gli spaghetti fanno per la bocca: il cervello si trova lì in mezzo solo per caso, e per il tipo di piacere che ricerco io il più delle volte disturba. Piacere dei sensi: c'è forse qualcosa di più bello ed appagante??

P.s.: attenzione.. usando gli spaghetti con il ragù come analogia, non offendo la sensibilità o l'arte. Non vorrei mai, nel modo più assoluto, portare la musica - o la poesia - ad un livello basso. Anzi. La mia intenzione è quella di portare gli spaghetti con il ragù ad un livello più alto.
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''molti sottovalutano il piacere sensoriale ...
di aleck [user #22654]
commento del 21/05/2012 ore 18:28:2
''molti sottovalutano il piacere sensoriale come fine ultimo e solo'' Cavolo se hai ragione amico!!

Questo è un grande, enorme problema. Conosco gente che restano perplessi davanti ad un testo nonsense, uno di quei testi fatti di parole giustapposte a creare musicalità, atmosfera o ritmo anziché un senso alto e profondo...

Non a caso a volte prediligo la musica straniera... Il ''messaggio'' non è testuale se non in un secondo momento, nell'immediatezza l'impatto è sensoriale, e l'eventuale ''messaggio''(a volte subliminale, non voluto neppure dall'artista stesso) è traslato esclusivamente dalla percezione dei sensi e dalla sensibilità di ognuno.

E questo livello sensoriale è, per me, quello più alto a cui l'arte può arrivare.

Peccato che in molti vi è la morbosa ricerca di un senso a pregiudicare questa dimensione del ''sentire'' l'arte.


PS. Riguardo il ragù.. Quello di mio papà è arte *_______*
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;-)) Certo, l'analogia con gli ...
di pastrana [user #34418]
commento del 21/05/2012 ore 20:30:2
;-))
Certo, l'analogia con gli spaghetti al ragù forse è stata un po' forte - che dici? mi avranno preso per matto? un nuovo utente matto?? ;-) a proposito.. ma quand'è che posso scrivere sul diario? - ma era funzionale al discorso che facevo: la gola, parlando di piacere dei sensi, rende bene l'idea.

**Non a caso a volte prediligo la musica straniera**
..o strumentale. Capisco cosa intendi. Ci vuole di tutto un po': certe suggestioni che scaturiscono dall'interazione di musica e parole (subito mi viene in mente De Andrè, o De Gregori, ma ce ne sono anche altri) sono devastanti, e perdersele sarebbe un errore. E anche in questo caso non è necessario scomodarsi troppo alla ricerca di un significato.
Rispondi
Eheheh ma no, dai! c'è ...
di aleck [user #22654]
commento del 21/05/2012 ore 21:09:42
Eheheh ma no, dai! c'è chi porta il cibo a livelli veramente artistici!;-D

Riguardo la musica strumentale son d'accordo... ad esempio Third Stone From The Sun di Hendrix è uno dei pezzi che mi trasmettono di più, pur avendo un testo veramente... povero, o meglio strumentale alla musica!

Oppure.. Conosci Glenn Branca? ;-)

Però anche io amo (certi) testi... I miei cantautori preferiti sono Caudio Lolli, Enzo Del Re, Gaber, De Andrè, e difronte a certi testi mi inchino... Ma in questi casi credo che sia la musica ad essere funzionale al testo e al messaggio, espresso in maniera esplicita :-)
''in questo caso non è necessario scomodarsi troppo alla ricerca di un significato.'' appunto :-)


Ciao!

ps. per scrivere sul diario dovrebbero passare 15 giorni dall'iscrizione se non vado errato, o almeno col vecchio accordo era cosi :-)
Rispondi
Mah, però il contenuto non ...
di enfant_idiot [user #21253]
commento del 21/05/2012 ore 20:48:07
Mah, però il contenuto non è per forza una cosa intellettuale. Anche trasmettere una sensazione, un gusto è trasmettere un contenuto. Dopo di che certo Baudelaire può essere goduto anche senza sapere nulla di lui, della sua vita, della sua opera complessiva. E in ciò sta parte della sua grandezza. Però capire più cose aiuta, se conosco il contesto e il momento in cui ha scritto, capirò meglio le cose che dice, le godrò al meglio...
E poi, attenzione, non è vero che il cervello è lì solo per caso: siamo abituati a una bipartizione cuore/mente che è solo ideale, tradizionale, ma non ha nulla di reale o scientifico. In realtà tutti i sensi passano per il cervello, e senza l'interpretazione della realtà dataci dalla nostra mente, non saremmo in grado di godere di un bel niente.
Vale anche per il sesso: è nel corpo, ma soprattutto è nella testa (ovvio che se le teste - e i corpi - sono due è molto meglio... ;-)
Rispondi
Si si, infatti ho iniziato ...
di pastrana [user #34418]
commento del 21/05/2012 ore 21:04:3
Si si, infatti ho iniziato il discorso dicendo che son io che non arrivo troppo in là nella ricerca - o non ci voglio proprio andare. Non dico che è sbagliato farlo.

**In realtà tutti i sensi passano per il cervello, e senza l'interpretazione della realtà dataci dalla nostra mente, non saremmo in grado di godere di un bel niente**
qui, volendo, la faccenda si complicherebbe parecchio. Un conto è lasciar fare al cervello il suo (se lo fa..) e un altro è disturbarlo troppo con i ragionamenti. Credo, anzi sono convinto che il mio gatto goda parecchio quando mangia le sue crocchette preferite, o quando si accoppia. Però non ne ha coscienza: la coscienza non implica il ragionamento, quindi nel nostro caso la ricerca di un contenuto. Io concentro le mie energie in questa direzione: cerco di affinare la mia coscienza, a scapito del ragionamento, che comunque arriverebbe dopo.

**ovvio che se le teste - e i corpi - sono due è molto meglio... ;-)**
Ci si diverte parecchio anche solo con le teste. ;-)
Rispondi
La mia personale soluzione
di garp57 [user #997]
commento del 20/05/2012 ore 21:37:38
Un problema che personalmente ho risolto da tempo usando solo due categorie: quella bella e quella brutta. Naturalmente la suddivisione è soggettiva, ma la musica la devo ascoltare io, non altri.
Rispondi
Come regola personale, funziona alla ...
di perrynason [user #17170]
commento del 20/05/2012 ore 21:42:50
Come regola personale, funziona alla grande!
;-)
Rispondi
de lana caprina
di avark [user #29295]
commento del 20/05/2012 ore 23:38:02
io credo che l'unica risposta logica sia quella che hai scritto all'inizio del post: "...vanno bene solo per (provare a) mettere ordine in quell’insieme entropico e indefinibile che è la produzione musicale".
D'altra parte i generi (come gli insiemi, le classi, gli ordini, e famiglie ecc.) sono solo gruppi logici con caratteristiche (scelte se vuoi arbitrariamente) omogenee utili per organizzare la conoscenza.
Chiaramente si può essere in disaccordo sul perimetro del genere (sostanzialmente su quali caratteristiche includere), ma è inutile stare a discutere riguardo la loro esistenza o meno: sono semplicemente classificazioni arbitrarie (ma condivise dalla maggioranza) create ex post.
I miei due cent. Poco musicali :)
Rispondi
Sono d'accordo, anche se il ...
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 21/05/2012 ore 09:40:16
Sono d'accordo, anche se il vero problema delle classificazioni arbitrarie (a mio parere) è che a un certo punto diventano delle forzature tassonomiche, utilizzate a prescindere, per cui senza alcuna giustificazione logica o tecnica trovi che una macro-classe difficilmente definibile (ad esempio, il rock) venga suddivisa in una serie di sottoclassi improbabili che pur non descrivendo nessuna forma di realtà oggettiva sono adoperate deterministicamente. Questo rende le cose inutilmente ancora più complesse di quanto già non lo siano :-).

Grazie,
Rispondi
si puo' certamente definire con ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 21/05/2012 ore 12:33:12
si puo' certamente definire con rigore scientifico il canone di un genere o di un altro... semplicemente i parametri sono soggettivi... Se io decido che per me la presenza o meno della percussione ritmica fa da spartiacque per definire due generi musicali differenti, e' piuttosto facile per me "discriminare".. l'unica cosa che si puo' dire e' che tale caratteristica puo' essere rilevante per me e non per altri....

Per esempio io sento molto la differenza fra i brani che hanno cambi di accordo e brani che non ce li hanno, per questo motivo, trascurando altre differenze, per me, per esempio, la techno, la musica indiana, certa musica popolare occidentale, il gregoriano li sento come facenti parte di una comune famiglia musicale...

certamente tale tipo di "apparentamento" musicale appartiene magari solo a me, pero' e' scientifico... nel senso che non e' difficile individuare con precisione gli elementi che lo caratterizzano....

Rispondi
"Soggettivamente scientifico" è una sensazione ...
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 21/05/2012 ore 13:09:35
"Soggettivamente scientifico" è una sensazione che capisco e condivido, e che poi per certi versi (questa volta in modo oggettivo) dà la prova che una definizione di genere musicale calata dall'alto è sempre artefatta, forzata, e poco utile. Ogni persona ha una sua speciale suddivisione in generi musicali, e a volte tali suddivisioni coincidono per persone diverse. Ma credo sia casuale.

Esempio: a me spesso capita di "riconoscere" che un brano è composto da Morricone da determinati passaggi armonici. Chiunque poi ripeta o riproduca passaggi simili entra a far parte del mio genere "Morricone". In modo soggettivamente scientifico. Piovani, ad esempio, ricorda Morricone, ma ha anche molte cose diverse da lui, specifiche e inconfondibili.

Rispondi
non sto parlando di "soggettivamente ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 21/05/2012 ore 13:19:03
non sto parlando di "soggettivamente scientifico", sto parlando di oggettivita'.... nel senso che ogni brano musicale ha sicuramente caratteristiche oggettive che lo accomunano, rispetto ad ognuna di esse, a qualche altro e a qualche altro no...

il soggettivo entra in gioco quando io decido quale caratteristica prendere in considerazione per le mie discriminazioni e quale, invece, trascurare completamente...

Rispondi
A un Accordiano con il ...
di janblazer [user #26680]
commento del 21/05/2012 ore 14:56:11
A un Accordiano con il N° 10 di iscrizione al sito è concesso anche usare la parola Tautologia..
;-))
Era dagli anni 80, da quando Achille Bonito Oliva ne faceva un uso esagerato accoppiandola a Citazione per definire i due caposaldi della Transavanguardia, la sua nuova frontiera artistica, che non la sentivo pronunciare..
Tutto vero quello che scrivi, non esiste un rigore scientifico per definire i canoni dei generi, possiamo forse dire che nella nostra mente abbiamo dei cassetti etichettati, in cui, se siamo proprio costretti, possiamo mettere assieme, nonostante le loro differenze peculiari, artisti e brani, per esempio Led Zeppelin e Deep Purple, B.B King e Muddy Waters e così via.
Non è un'operazione di archiviazione sempre facile..
Una conseguenza, chiamiamola secondaria, che "i generi" creano, è l'inevitabile nascita di miti, mode e stili di vita in cui gli appassionati si riconoscono e in cui non vogliono assolutamente essere confusi.
Mi ricordo che negli anni 80, sempre quelli, in cui ascoltavo musica dark, Joy Division, Cure, Bauhaus, Siouxsie e via dicendo, mi vestivo sempre di nero, con il Tenax sulla zazzera, codino ossigenato e mascara sulle ciglia, e se mi avessero chiamato "metallaro" mi sarei offeso a morte, io ero dark e volevo essere riconosciuto tale, ostentando fieramente la divisa e i segni di riconoscimento della mia tribù riconducibile al genere di musica che in quel periodo adoravo.
Pobabilmente sono uscito dal seminato, parlare di generi musicali è come parlare di correnti artistiche, è come discutere del sesso degli Angeli e ci si perde strada facendo..
Ciao !
;-)
Rispondi
Ci provo io... per me ...
di Strato2006 [user #13781]
commento del 21/05/2012 ore 15:00:10
Ci provo io... per me definire, anzi meglio "riconoscere", dei "generi musicali", senso ne ha.

La musica è un qualcosa di dinamico, che nel tempo, nello spazio (cioè geograficamente) e nei vari strati culturali dell'umanità, si è evoluta in numerose forme e correnti; in numerosi "generi", che a volte è utile distinguere e riconoscere, anche solo come banale riferimento pratico.

Per cui Nel paese XXX, negli anni YYYY e negli ambienti ZZZZZ andava di moda un tipo di canzoni, suonato perlopiù con determinati strumenti, con l'uso di certe armonie piuttosto che altre, ed i cui testi parlavano perlopiù di questo anziché di quello... ed ecco un "genere". Che non è un imperativo categorico, ma anche solo una linea di tendenza, spesso labile.

Il bebop è un tipo di jazz originariamente (scrivo "originariamente", perché si suona anche oggi e ovunque) legato ad un ben preciso periodo storico e ad un contesto geografico e culturale; ma è jazz, certo non heavy metal né musica lirica.

Che poi l'industria discografica voglia apporre ovunque delle etichette di comodo per motivi commerciali è vero; che questo sia spesso ridicolo, irritante e pure fuori luogo, è ancora più vero; che infine un singolo brano musicale non debba necessariamente appartenere ad un genere ed uno solo, è ancora verità sacrosanta. O che alcuni brani siano nettamente meno "catalogabili" di altri; ma questo non significa che i generi musicali non esistono. E che non siano utili, entro determinati limiti. Delle "utili forzature tassonomiche", certo.
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Mah, forse la rivolta contro ...
di enfant_idiot [user #21253]
commento del 21/05/2012 ore 20:53:32
Mah, forse la rivolta contro i generi musicali proviene soprattutto da un senso di "limitazione". Ovvero quando essi (o i loro seguaci, soprattutto fruitori) creano steccati insormontabili e non ascoltano nulla che vada al di là di un presunto canone. Chi l'ha detto che non si può fare una musica che sia contemporaneamente classica e rock (fatto), punk e blues (fatto), jazz e metal (fatto), etc.? Insomma, può essere un utile strumento di classificazione (semplificante), ma anche un elemento che limita le nostre menti e capacità di sperimentazione. La vera rivoluzione sta nel saper vedere le cose in una maniera diversa rispetto alle classificazioni comuni...
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Diciamo che in parte hai ragione....
di bernablues [user #16917]
commento del 21/05/2012 ore 22:48:28
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A me sembra molto semplice non capisco come non riesci a capire.
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 24/05/2012 ore 18:07:0
Suddividere in categorie è semplicemente un semplificazione per poter parlare ed analizzare una cosa.

Ti faccio un esempio:

I colori, come potresti comunicare ad un altra persona che colore vuoi?
Ad esempio di sfumature di rosso ce ne sono milioni.
Ognuno le può chiamare con nomi romantici e o bizzarri, rosso mattone, rosso sangue, rosso tramonto, ecc.

E se poi hai il problema di essere daltonico diventa ancora più difficile.

Cosa hanno inventato? il codice RAL oppure il Pantone in modo che se ti dico il codice RAL di quel dato colore non puoi fraintendere.
E' un modo per razionalizzare e catalogare qualcosa che varia senza soluzione di continuità.

Semplice no?

E come questo ce ne sono a iosa di esempi esplicativi.

Logicamente come ci sono infinite sfumature di colore ci sono infinite sfumature musicali.
Come non ci sono confini REALI tra un colore e l'altro non ci sono confini REALI tra un genere musicale e l'altro.
Dare un etichetta è semplicemente un modo per razionalizzare un argomento.

Se vuoi si può fare un discorso simile per la pittura, per l'architettura, per la scrittura, per la poesia.

Chi invece intende le etichette di genere come sbarramenti e confini invalicabili sbaglia.
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Io penso che la questione ...
di davidederosa64 [user #20297]
commento del 24/05/2012 ore 20:09:21
Io penso che la questione coinvolga più che altro i fruitori,chi scrive degli articoli,o chi dall'esterno voglia capirci qualcosa.Insomma,tutti coloro che in qualche modo recepiscono l'Arte.
Per chi la fa è ovvio che classificare ciò che si inventa diventa inutile e senza senso.
L'esempio che hai portato di Pat Metheny e il giornalista lo spiega benissimo.
Per il giornalista è importante sapere di cosa sta parlando e quindi ha bisogno di classificarlo dargli un nome.Per il musicista questo non ha senso.Quello che fa in qualche modo lo partorisce.Insomma è della stessa materia di cui esso stesso è fatto lui.Come si può classificare una parte di te?
Spero di essermi spiegato perchè l'ho scritto un po in fretta.
Un saluto.
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La Muscia essendo essa stessa ...
di Kata_ts [user #2290]
commento del 24/05/2012 ore 20:48:11
La Muscia essendo essa stessa molto ma molto SOGGETTIVA, sia da parte di chi la fà che di chi l'ascolta .. è 'inclassificabile' se non per puro "divertimento" o stilare 'classifiche' LOL
WiWa!
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