La musica dà grandi soddisfazioni, sempre, e la musica suonata, soprattutto dal vivo, ne può dare ancora di più. Una sola occasione può rendere tutto ancora più godibile, e accade quando un "vecchio leone" porta finalmente a caccia i suoi cuccioli e li aiuta a muovere i primi passi in un mondo che guardano con grandi aspettative, ma anche con grandi timori e timidezze.
Il vecchio leone ha in effetti una certa età, non ha più alcuna traccia di criniera e forse leone non lo è stato mai, ma nell'immaginario dei suoi esuberanti cuccioli è ancora (anche se per poco) un riferimento che rassicura e che rappresenta una sorta di autorevole garanzia di protezione. Tutto questo preambolo per raccontare della prima vera uscita ufficiale del gruppo dei miei ragazzoni, ambitissima e temutissima allo stesso tempo. E' successo sabato al Cantuccio, un locale piccolo ma accogliente in provincia di Udine, con una gestione giovane e dinamica, che si dà da fare con impegno e grande entusiasmo per i giovani, siano essi pubblico o imberbi musicisti alle loro prime esperienze. Non è cosa da poco, oggigiorno. Purtroppo c'è chi ha vedute molto, molto ristrette e osteggia in ogni modo queste iniziative (con successo, ahimè), ma di questo parlerò in un altra occasione.
E' stato divertente partecipare all'evento "dall'altra parte": questa volta i protagonisti erano loro, e il mio compito era diverso. O meglio, erano diversi: promoter, autista, roadie, fonico e tecnico luci, liutaio, elettricista, truccatore (!!!) e, soprattutto… Valium. Anche se i quattro ragazzi -i miei due e altri due fratelli, neanche a farlo apposta- hanno già imparato i rudimenti del suonare assieme, con annessi e connessi, le cose da pensare e coordinare, quando ci si muove dalla rassicurante e confortevole sala prove per dirigersi in carovana verso la meta designata per il concerto, sono molte. Assieme alla limitata esperienza, contribuiscono non poco ad accrescere la tensione che, fisiologicamente, attanaglia chi sta per esporsi in prima persona ad un pubblico che potrebbe anche non essere necessariamente "amico". Sempre che poi ci sia, il pubblico…
Senza farla troppo lunga, il montaggio dell'attrezzatura e il soundcheck sono filati via lisci e veloci, con notevole beneficio per i giovani nervi, visibilmente rassicurati dal risultato. Fase due: il trucco. Già, perché i quattro scavezzacolli (beati loro) hanno pensato anche all'aspetto scenico. Divertentissima la preparazione, con matite, pennelli e ceroni colorati, in assoluto segreto… chiusi nei bagni sul retro del locale :) Fase tre: verrà qualcuno? Purtroppo è sempre un'incognita, fino all'ultimo minuto. Alle 21:20 i presenti sono davvero pochi. Non è incoraggiante. Poi, finalmente, la gente arriva e in dieci minuti il locale si riempie. Molti gli amici, naturalmente, ma tantissimi volti sconosciuti. Può partire la fase 4: si abbassano le luci, sfuma la musica di sottofondo, iniziano ad accendersi i fari colorati (ok, detta così sembra di essere allo stadio…) e finalmente i protagonisti fanno il loro ingresso e iniziano a suonare. I primi brani sono di assestamento e sciolgono i nervi, l'accoglienza è subito molto calorosa. Il repertorio (covers di Kiss e Queen, chi l'avrebbe detto?), condito anche con qualche brano originale, è gradevole e molto apprezzato, e la band ci mette tutta l'energia necessaria, sufficiente a far passare in secondo piano qualche inevitabile ingenuità. E' fatta.
Da lì in poi, solo divertimento. Alla fine della scaletta non ci sono i soliti "finti bis" (abitudine ridicola, ma ormai consolidata), ma il gruppo viene richiamato a gran voce e deve suonare un bis dopo l'altro, per una buona mezz'ora, finchè l'orario non obbliga al silenzio. Una grande soddisfazione per i giovani leoni e anche per quello vecchio e spelacchiato che, probabilmente, è quello che si è divertito più di tutti. Roar! |