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La pietra filosofale

di svalvolman [user #23788] - pubblicato il 16 aprile 2012 ore 18:09:48
Cari amici accordiani, è con una punta di rabbia, mista a voglia di far polemica (forse) che voglio operare una denuncia senza peli sulla lingua (e sfogarmi, uniamo l' utile al dilettevole) su un argomento che mi preme da tempo: Le "tecnologie" valvolari, o meglio altezzosamente millantate per tali, che i vari costruttori tengono segretamente, gelosamente nascoste, come fossero le rivelazioni ultime della scienza universale! Sono fortemente infastidito da questo atteggiamento, da persone illuminate, da prescelti, che sono riusciti tramite il loro sapere a scoprire la pietra filosofale dell' amplificazione elettromusicale. Su cosa poi? La tecnologia valvolare? Amici cari, non fatevi ingannare da questi presuntuosi ciarlatani da quattro soldi di cacio marcio: Nessuna illusione di aver creato l' universo dal nulla, perchè il 99,99% dei costruttori utilizzano tutti la medesima zuppa sviluppata dalla philips, RCA, Telefunken (e Leo Fender a ruota, nei suoi ampli) nei loro datasheet, con al massimo qualche modifica nei valori, quà e la. Le strutture circuitali sono le stesse, a meno di poche varianti di cui sopra! Tutti, nessuno escluso! Alcuni esempi? Mesa Dual Rectifier - Soldano SLO 100 - Peavey 5150; sapete cos' hanno in comune questi ampli? lo schema elettrico. Praticamente uguale! A volte mi diverto a fantasticare su chi lo ha copiato a chi... Tirando le somme brutalmente, in generale: Le resistenze catodiche di pre sui primi due triodi 12AX7 sono quasi sempre da 1,5 oppure 1,8K e qualche volta da 2,7K nel primo stadio (tipo nei Marshall o Koch); I valori anodici, invece, 9 volte su 10, restano fedelissimi ai 100K; Nel terzo stadio del pre compare un valore da 22 - 33 o classico 39K, naturalmente non bypassata. Oppure le solite 1,5K ; Lo stadio sfasatore che pilota le finali è sempre quello differenziale a "coda lunga". Solo Koch ho notato che adopera una tensione negativa a potenziale dei due catodi (tecnica utilizzata in hi-fi); La tipologia per il finale è la classica push-pull in classe A- AB1 o B, niente di più, niente di meno. Nessuno si discosta, nemmeno di un grammo. Lo dimostrano anche i valori delle resistenze di polarizzazione per le valvole di potenza: 220K, duo o quartetto che sia. Che a dirla tutta è anche un valore sconsigliato dai datasheet sulle 6L6 (infatti, in caso di polarizzazione fissa consigliano un valore max di 100K, onde evitare instabilità e eccessiva rumorosità di fondo), per quell' applicazione, già solo da singola, figuriamoci per una coppia in parallelo. Alla luce di questo io mi chiedo: com' è possibile che costoro possano permettersi la presunzione malsana di rivendicare una qualsivoglia paternità di "progetto" sui loro ampli? E perchè qualche costruttore, nello specifico uno tutto Italiano, di cui non faccio il nome per ovvi motivi, pretende che tutti i suoi ampli debbano pervenire a lui, in sua esclusiva sede, per assistenza generale e per essere riparati? Alla richiesta di un documento tecnico dell' apparecchio, quale possa esserne lo schema elettrico, ti viene risposto che non è assolutamente possibile!!!! Perchè? Che segreti occulti potrà mai contenere un simile ampli? Nessuno. La riparazione la si fa ugualmente, solo che si impiega una valanga di tempo in più! Queste cose mi mandano letteralmente in bestia. Sicuramente un costruttore potrà operare una scelta magari particolarmente oculata della componentistica, portare qualitativamente il progetto al top della resa sonora, scegliere dei trasformatori di qualità mirata, ma non ha assolutamente diritto di reclamare alcuna paternità di progetto e, tantomeno, rivendicare la segretezza di uno schema, perchè al 99,99% è la copia perfetta, come valori e come struttura, di tutti gli altri in commercio. Le sole differenze sono riscontrabili in qualche punto di lavoro tarato diversamente, oppure nel diverso taglio in frequenza della controreazione (la presence, per intenderci). Nessuno ha in mano il push-pull alieno. Nessuno! Sono solo speculazioni! A tutela delle possibili "innovazioni tecnologiche" (sulle valvole?) esistono gli uffici Brevetti, chiaro? E allora cosa dovrei dire io che ho sviluppato schemi in classe AB2, tramite inseguitori catodici e ad accoppiamento diretto (switchabili all' occorrenza in tre modalità: Diretta AB2, Diretta AB1 e Condensatore AB1), a pilota di un push-pull sottocaricato in placca? Oppure col mio pre a struttura multiDrive. Oppure di un sistema per la selezione di tre rette di carico sul trasformatore d' uscita. Devo sollevarmi da terra in lievitazione e affermare che ho reinventato l' amplificazione valvolare sulla chitarra? Ma smettiamola! Ciao uagliòooooooo!

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forse ho capito a chi ...
di JackDynamite [user #14761]
commento del 17/04/2012 ore 23:10:04
forse ho capito a chi ti riferisci... ma sonono in tanti a far così! è bello leggere certe cose:)
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.......
di svalvolman [user #23788]
commento del 18/04/2012 ore 14:20:23
he he he
Rispondi
Capisco il tuo discorso
di TidalRace [user #16055]
commento del 18/04/2012 ore 13:57:13
Forse questa forma di autoprotezionismo, è dovuta alla salvaguardia delle poche differenze dallo standard, che non ha senso brevettare e dal desiderio di non far mettere le mani all'interno da persone che non siano i loro tecnici, anche per questione puramente economiche. Per quanto riguarda i tuoi progetti, spesso qui presentati, possono anche essere stati utilizzati da qualche azienda a tua insaputa, ma nessuno ti riconoscerà mai nulla. Posso confermarti che solo negli ultimi anni si è notato qualche modifica rispetto ai circuiti più classici, ma gli studi più complessi sono stati fatti in altri settori e con altre tecnologie. Un saluto.
Rispondi
Capisco e cerco di capire
di svalvolman [user #23788]
commento del 18/04/2012 ore 14:19:28
Ciao Tidal, sicuramente una casa produttrice, a maggior ragione se piccola, deve in qualche modo salvaguardare i propri interessi, e questo posso capirlo. Però non approvo il costringere uno a portarti l' ampli a "casa" e a tenere custoditi i "segreti occulti pseudo- paranormali" del tuo operato. Anche perchè non tutti possono permettersi i costi di una doppia spedizione + riparazione in sede. Mi chiedo: ma all' estero dicono lo stesso? Se un cliente negli Stati Uniti ha l' ampli rotto, deve spedirlo in Italia??? Scherziamo? In più spedire un ampli è sempre molto rischioso. I corrieri non sono molto delicati nel trasporto, sai...Potresti spedirlo guasto, ma sano, e ritrovartelo guasto, rotto peggio e maciullato. Molto più intelligente, magari, dare una copia numerata dello schema elettrico dell' apparecchio, dal quale si può risalire al nominativo dell' utente che lo ha richiesto. Se per qualsiasi motivo costui lo butta in rete (e magari viola qualche diritto), si sa' subito a chi rompere le scatole, no? E comunque le istituzioni sui Brevetti, dovrebbero svolgere proprio l' azione di tutela sulle utilità e/o invenzioni depositate. Il resto è tutta vergognosa speculazione.
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